Se avete seguito alcuni dei nostri vecchi articoli saprete probabilmente dove leggere i manga o dove è possibile recuperarli. Adesso spostiamo la nostra attenzione sui generi (ed eventuali sottogeneri) che compongono questo meraviglioso medium. Ci sono più categorie di quante possiate pensare, ma sicuramente molte le conoscete già.

Siccome richiederebbe troppo tempo parlare nel dettaglio di ciascuna categoria, vi elenco solamente le caratteristiche principali e qualche titolo famoso dei rispettivi generi. I generi sono identificati per target, cioè per persone a cui si indirizzano a livello di tematiche trattate. Inutile dire che i sottogeneri a volte complicano il tutto.

Precisazione necessaria: più che parlare di generi sarebbe opportuno parlare di target, ma siccome è un uso radicato possiamo “permetterci” di usare il termine ed eventuali derivati. Il target di suo è un concetto che oramai ha quasi perso valore, visto che ognuno di essi può tecnicamente racchiudere qualunque genere al suo interno.

Per comodità quindi vi parlo delle categorie o se preferite generi di manga e anime, senza perderci in precisazioni inutili o altro che non vi aiuteranno a creare la vostra consapevolezza su questi due splendidi media giapponesi.

Kodomo – anime e manga per bambini

Kodomo?
Dal giapponese 子供, significa bambino.

Pensati per una fascia di età molto giovane (sotto i 10 anni), i Kodomo sono abbastanza semplici da seguire e di norma presentano uno stile di disegno piuttosto semplice e pulito. Il fatto che abbiano questo target non implica che siano prodotti inferiori, anzi, basti pensare a Doraemon che ancora oggi riesce ad incantare, nonostante sia un Kodomo!
Molte serie della nostra infanzia rientrano in questa categoria, anche se magari avrete pensato che si trattasse di shonen o di altri generi. Qualche esempio è dato da Pokémon, Beyblade, Zatch Bell! e Digimon. Come vedrete più avanti nell’articolo, queste classificazioni non sono sempre “affidabili”.

Shonen – Un nome, una tradizione

Shonen?
Il termine deriva dal giapponese (少年 e significa letteralmente ragazzo.

Impossibile non avere mai sentito il nome di questa famosa categoria, nata per rivolgersi a un pubblico di adolescenti, principalmente maschile. Gira molta disinformazione attorno a questo termine, che spesso viene inteso universalmente per intendere anche i cosiddetti battle shonen, che in realtà sono solamente un sottogenere.

In altre parole, shonen non significa per forza legnate, esistono moltissimi shonen che hanno trame che si discostano dalla violenza, come Death Note, Detective Conan, The Promised Neverland e Dr. Stone. Tutte queste serie citate non presentano elementi battle in senso stretto, ma sono più basati sull’elemento psicologico.

Partendo da questa premessa, adesso possiamo parlare del sottogenere più famoso, cioè i battle shonen, che sono incentrati sulle battaglie e sui soliti stereotipi che avrete avuto modo di conoscere durante la vostra infanzia. Un esempio? Il protagonista immensamente forte, scarsa presenza di ruoli importanti assegnati a personaggi femminili (salvo piacevoli eccezioni) e la presenza di sfide intermedie e dei soliti power up, vedasi Dragon Ball.

Ammetto di trovare questo sottogenere spesso ripetitivo e noioso, ma credo che la ripetitività dei soliti luoghi comuni sia la stessa che ne alimenta il successo. In molti si sono lamentati di Dragon Ball Super, eppure il successo che ha riscosso è abbastanza significativo a livello globale. Esistono anche serie che si discostano molto come tematiche e si elevano rispetto al resto, tipo Hunter x Hunter, Inuyasha e Full Metal Alchemist.

Inutile fare di tutta l’erba un fascio, ma attualmente fra gli esponenti principali di questo sottogenere vale la pena menzionare Dragon Ball, Naruto, One Piece, Fairy Tail e Boruto. Davvero, la lista è troppo lunga, ma credo che questi titoli bastino per darvi un’idea di cosa stiamo parlando.

dragon ball z

Shojo – Un altro colosso culturale

Shojo?
Il termine deriva da 少女 e significa ragazza. Fa riferimento ad un target che va dai 12 ai 18 anni.

Il corrispettivo femminile dello Shonen è Shojo, un genere rivolto alle giovani adolescenti che possiede a sua volta delle peculiarità tutte sue. Predomina la dimensione romantica e anche psicologica su quella prettamente fisica, creando chance di caratterizzazione maggiore rispetto a uno shonen nella media.

Le speculazioni sull’esigenza di questo genere sono diverse, probabilmente vista la scarsa attenzione riservata al gentil sesso si è cercato di condensare altrove certe espressioni artistiche, anche grazie alla progressiva evoluzione culturale post-bellica. Solo nei primi anni del ’60 si può parlare di shojo, grazie al duro lavoro delle prime artiste che si sono imposte sul mercato editoriale.

Alcune caratteristiche dello shojo riguardano il focus sulle suddette relazioni amorose e l’aspetto idealizzato del romanticismo. Visto anche di che target stiamo parlando, si tratta di forme d’amore estremamente pure e platoniche, che vedono come protagonisti un ragazzo e una ragazza molto impacciati e ancora ignari del vero senso dell’intimità.

Molti esponenti sono diventati veri e propri fenomeni pop, come Cardcaptor Sakura, Fruits Basket, Lady Oscar e Utena la ragazza rivoluzionaria. Queste sono solo alcune delle serie più importanti a livello di influenza nel genere, ma ce ne sono moltissime altre che non citiamo per motivi di spazio.

Qualcuno ha detto Majokko?

Questo termine indica quelle opere Shojo incentrate sulle cosiddette maghette o ragazze dotate di poteri sovrannaturali o magici. Vi sono numerosi esempi anche piuttosto recenti, ma è impossibile non citare Sailor Moon e Cardcaptor Sakura (di nuovo), che rappresentano alcune delle più grandi influenze di questo sottogenere.

Ricordo che anche Madoka Magica rientra in questa categoria, ma reinventando alcuni degli elementi comuni della serie e aggiungendo dei colpi di scena niente male, scardinando la monotonia degli stereotipi.

Seinen – Di tutto e di più

Seinen?
Dal giapponese 青年, fa riferimento agli uomini “giovani” quindi non ancora pienamente adulti ma abbastanza maturi per contenuto più “forte”.

Confesso di stare parlando del mio genere preferito, sicuramente uno di quelli che mi ha segnato di più. Si rivolge principalmente a persone adulte e può trattare argomenti maturi o non adatti ad un pubblico giovane. Ciò non vuol dire che siano necessariamente presenti elementi pornografici, quelli li vedremo altrove.

Una delle caratteristiche più affascinanti di questo genere è l’immensa varietà di tematiche trattate e anche il frequente ricorso a tematiche psicologiche, come nel caso di Monster e Buonanotte, Punpun. Quello che mi affascina così tanto di questi generi è la capacità che possiedono di analizzare dettagliatamente tematiche spesso scomode all’interno della società, come la solitudine, la depressione e le ingiustizie di ogni giorno.

Per dire, Buonanotte, Punpun è il classico esempio di opera capace di sembrare apparentemente innocua e spensierata, che infine si rivela tetra e molto introspettiva. Non aggiungo altro per evitare spoiler, però vi consiglio caldamente di leggere questo capolavoro, che vi potrebbe fare riconsiderare la concezione che avete della vostra stessa vita.

Un altro celebre esempio oltre a Monster è proprio Berserk, che racconta la lotta del guerriero Gatsu, impegnato in una serie di conflitti non solo fisici ma anche interiori, per salvare l’umanità e proteggere la persona che ama. Ok, presentata così la trama sembra banale, ma la magia di Berserk risiede nella bravura dell’autore di trasporre questa storia fantasy e renderla più vicina e verosimile possibile al lettore. In quanti non hanno provato rabbia e delusione in quel punto della storia?

Josei – Shojo ma più “adulto”

E no, non stiamo parlando di elementi erotici, mi dispiace. Per Josei si fa riferimento a quelle opere che sono indirizzate a ragazze più mature e che hanno come tematiche principali la vita quotidiana e in un certo senso il realismo. A differenza dello Shojo, qui la dimensione platonica è molto meno sentita e viene rimpiazzata dal freddo realismo che (purtroppo) caratterizza le nostre vite.

Qualche esempio di opera può essere Cocohana o Honey and Clover, senza contare gli adattamenti animati degli Otome, come Code: Realize. Onestamente, questo genere vi capiterà di sentirlo meno spesso, ma non per questo vuol dire che dobbiate essere ignoranti in merito!

Yaoi / Yuri

Queste categorie sono molto conosciute a causa del loro contenuto omoerotico esplicitamente sessuale, nel primo caso maschile e nel secondo femminile. Non credo vi stupisca più di tanto sapere che in Italia il mercato Yaoi / Yuri sia abbastanza florido, anche grazie a una community abbastanza attiva sui social media.

Non mi dilungo troppo su queste categorie, ma gli Yaoi che qualcuno avrà sentito nominare saranno probabilmente Loveless e Qualia Under the Snow. Nel caso degli Yuri invece è possibile ricordare Yuru Yuri o Blue Drop. Le opere citate sono ovviamente degli esempi, questi generi sono in realtà molto più vasti di quanto possiate pensare!

Ecchi

Il genere Ecchi non è pesante come Hentai, che vedremo nella prossima sezione, ma contiene semplicemente elementi erotici abbastanza leggeri. Infatti, non sono presenti scene di nudo (al massimo il seno) e il tutto viene gestito in maniera comica o comunque leggere e softcore. Il termine deriva dal giapponese e significa letteralmente “pervertito”, rispecchiando pienamente quello che vi potete aspettare da questo sottogenere, ma senza esagerare troppo!

Spesso e volentieri si parla di Ecchi come componente piuttosto che come sottogenere a parte, visto che il confine con la commedia a volte è veramente sottile. Alcuni buoni esempi sono High School DxD, To LOVE-Ru Darkness e Trinity Seven. Sia i manga che gli anime vanno bene in questi casi, alla fine parliamo di trame molto leggere e principalmente seguite per altri motivi…

Hentai

Adesso siamo dentro un campo abbastanza controverso: gli Hentai trattano tematiche palesemente erotiche e la censura non è affatto un’opzione. Purtroppo (o per fortuna?) non ho abbastanza esperienza in merito a questo genere, ma è comunque un elemento che “a modo suo” esprime un pezzo di cultura giapponese.

Dentro questo genere sono presenti davvero tantissimi sottogeneri, ma siccome non è la priorità di questo articolo, possiamo passare pure avanti!

Un’infinità di sottogeneri

Naturalmente il mondo degli anime e dei manga pullula di parole giapponesi (spesso usate in maniera errata) che avrete sicuramente sentito nominare qualche volta. Vi riporto i sottogeneri più importanti che meritano di essere attenzionati, specialmente visto che le precedenti categorie sono troppo generiche e poco indicative!

Romantic Comedy (RomCom)

Siate onesti, quanti di voi guardano di nascosto le tanto amate commedie romantiche? Questo sottogenere è uno dei più diffusi e possiamo anche dire che abbia vita propria, visto che ha il suo insieme di stereotipi e anche molte opere importanti a livello pop, come Lamù, Ranma 1/2 e Kimagure Orange Road.

Dato lo spazio limitato non ne posso parlare troppo nel dettaglio, ma in parole povere le commedie romantiche si basano sull’elemento romantico e condiscono il tutto con triangoli amorosi, equivoci e molte gag comiche che hanno fatto la storia. Insomma, niente di particolarmente innovativo, se non il fatto che siano dannatamente coinvolgenti!

Esempi più moderni sono Nisekoi, Domestic Girlfriend e Toradora!, che attingono pienamente dalle opere più datate, che oramai sono lo standard da cui prendere riferimento. È sicuramente uno dei miei generi preferiti, specialmente se parliamo di opere come Kimagure Orange Road, che hanno segnato indelebilmente la loro epoca.

Mecha – Letteralmente il Giappone in una parola

Un genere in declino
Negli ultimi anni la presenza di questo genere è sempre più flebile e gli ultimi esponenti rimasti non reggono la popolarità di altri generi. Ha attraversato molte fasi evolutive, e non è detto che non si trasformi ancora una volta per tornare alla ribalta

Uno dei generi più simbolici, se non il più importante per il Giappone. Stiamo parlando del genere che ha fatto sognare milioni di giapponesi (e non) con i suoi paesaggi al confine della realtà e tecnologie che tutti vorremmo avere. Sfido chiunque abbia visto Mobile Suit Gundam all’epoca a dirmi il contrario.

Ovviamente Gundam non è il primo mecha della storia, anzi, è solamente uno dei moltissimi esponenti di questo magnifico genere. Da sempre il Giappone si è distinto per progresso tecnologico, e questa categoria di produzioni non fa altro che glorificare questo pensiero e soddisfare il desiderio umano di potere e conoscenza.

Molte delle trame dei mecha erano spesso stereotipate e con un filo comune, che comunque piaceva e convinceva abbastanza. Non si può dire lo stesso oggi, visto che oramai escono poche opere veramente mecha e spesso sono più fanservice che altro. Ma nonostante tutto, resta pur sempre un genere must per tutti. Altri esempi sono la serie Macross, Martian Successor Nadesico e Mazinger Z!

Spokon – Qualcuno ha detto Holly & Benji?

Spesso diamo per scontata la presenza dello sport in una serie, non pensando che abbia addirittura un suo sottogenere a parte. Gli Spokon sono più diffusi di quanto possiate pensare e hanno avuto origine nel lontano 1966 con una serie intitolata Tommy, la stella dei Giants. Oggi probabilmente pensereste a Holly & Benji, Rocky Joe o Inazuma Eleven e Haikyu!!.

Si tratta di opere abbastanza coinvolgenti e di solito anche abbastanza lunghe, salvo eccezioni come il magnifico Ping Pong: The Animation, perla da recuperare assolutamente.

Aniparo – E che sarebbe?

Abbreviazione di Anime parody, è un sottogenere che si sposa bene con lo Shonen e tratta gag comiche, come nell’evadete caso di Gintama o anche alcune scene di Slam Dunk. Potrei anche citare Nichijou come esempio di parodia, visto che è un altro esponente non troppo datato.

Gore – Questo si può intuire…

Come facilmente intuibile, questo sottogenere particolarmente cruento è a volte legato ai seinen, specialmente quelli che includono scontri fisici o forti elementi psicologici. L’esempio più noto è Berserk, basti pensare a quasi qualunque scontro del protagonista Gatsu nella serie.

Suriraa – Sarebbero i polizieschi…

Il prossimo parolone è Suriraa, che corrisponde grosso modo ai thriller polizieschi e vede spesso il coinvolgimento, appunto, di forze dell’ordine. Qualche utile esempio per rinfrescarvi la memoria potrebbe essere Death note, Mirai Nikki e per certi versi anche Monster, già citato tra i Seinen.

Di solito le storie sono piene di elementi fortemente realistici e abbastanza complessi da comprendere ad una prima lettura, che rende gli esponenti di questo genere opere non adatte per una lettura veloce e poco attenta. Nonostante tutto, alcuni Suriraa restano degli ottimi esempi di come iniziare a introdursi al mondo di anime e manga.

Meitantei – Gli investigatori

Vi siete mai chiesti dove siano collocabili Detective Conan e Lupin III? Bene, siete nel sottogenere corretto! I Meitantei sono abbastanza complessi da realizzare a causa dell’ingente numero di dettagli da considerare nella creazione di casi o di misteri da risolvere.

Il termine significa letteralmente investigatore, ma può fare riferimento anche a criminali, come i ladri, vedasi appunto il già citato Lupin III. Le trame tendono a essere verosimili e a volte anche cupe, ma non tutto quello che viene rappresentato sarà necessariamente ancorato al senso logico!

Cyberpunk – Un’altra perla di sottogenere

Dovreste avere già familiarità con questo termine, che spesso viene anche usato a caso. Si tratta di una corrente artistica nata negli anni ’80 che ipotizza la presenza di un mondo distrutto e post-apocalittico a causa dell’uso improprio della tecnologia. Di solito leggerete molti Seinen che sono anche Cyberpunk, ma l’esempio più famoso ad oggi resta Ghost in the Shell, noto capolavoro che ha rivoluzionato l’intera storia del cinema.

Ci sarebbero moltissimi altri esempi come il più semplice Hellsing, anche se l’importante in questo caso è capire cosa esprima effettivamente questa categoria di opere. Possiamo vederla come una critica stessa all’uomo e al suo operato, una sorta di monito che ci ricorda cosa potrebbe accadere un giorno se non consideriamo le conseguenze negative delle nostre azioni. Naturalmente, questa corrente artistica non si limita solo ad anime e manga, ha avuto anche altre ripercussioni nel mondo dei videogiochi.

Vedetevi assolutamente la versione del 1995 di Ghost in the Shell!

Gekiga – Dramma per tutti!

In effetti non si sente quasi mai parlare di Gekiga in occidente… ad ogni modo, si tratta di storie drammatiche spesso basate su fatti realmente accaduti e indirizzate ad un pubblico adulto, motivo per cui ricorrono spesso nei Josei e nei Seinen. Questa differenza è tangibile anche a livello di stile, dove non si cerca la “deformazione” ma si cerca una sorta di realismo tendente al cinematografico.

Il primo esempio che mi viene in mente è Hanzo, la via dell’assassino, che include prepotenti elementi storici risalenti al Giappone feudale. Ve lo consiglio se volete farvi un’idea di cosa stiamo parlando, dato che il termine Gekiga spesso viene trascurato e si preferisce dire banalmente Seinen con elementi storici o magari più drammatico del solito.

Harem – Sì, è proprio come pensate

Molto noto e spesso combinato in generi come Isekai, domina la figura del protagonista, spesso un ragazzino impacciato che si ritrova ad avere a che fare con molti personaggi femminili attratti da lui. In realtà, sono anche onnipresenti elementi comici, quindi è difficile parlare di harem senza citare anche altri elementi da altri sottogeneri.

Forse, sarebbe persino un errore parlarvene qui perché a volte è presente solo come luogo comune e non come elemento focale della narrazione. I casi in cui diventa focale possono essere riscontrati in serie come High School DxD, che è anche un Ecchi. Non dovete fare confusione con i triangoli amorosi, che sono appunto un concetto totalmente diverso e appartenente ad altri tipi di narrazione.

Isekai – Cioè escapismo

Partiamo dal termine giapponese questa volta, che possiamo tradurre come “altro mondo”, cioè una dimensione fantastica e differente rispetto alla realtà. Il protagonista si ritroverà catapultato in questa nuova realtà e dovrà imparare ad adattarsi presto alla sua nuova vita. Attualmente si tratta di uno dei sottogeneri più diffusi, come visibile dal palinsesto degli ultimi 10 anni di storia degli anime circa. Naturalmente, anche i manga possono essere Isekai, ma nella mentalità comune si presuppone che si stia parlando di anime o di Light Novel.

Infatti, gli Isekai non nascono dentro gli anime, nascono dalle cosiddette Light Novel, dei romanzi “leggeri” che sono più vicini alla letteratura di quanto non lo siano i manga. Poi, se alcune novel riscuotono abbastanza successo, si pensa subito ad un possibile adattamento animato, come è accaduto con Sword Art Online e Re: Zero, anche se in realtà accade quasi sempre così.

Personalmente, non gradisco questo sottogenere perché è troppo ripetitivo e spesso le serie che ne fanno parte sono le solite stagionali di cui vi dimenticherete finita la stagione.

È possibile “cristallizzare” le trame?

Ma è davvero possibile relegare delle forme d’arte a specifici generi identificati da elementi ben precisi e ricorrenti? Tecnicamente sì, ma è anche legittimo dire che dovremmo fare uso di più sottogeneri per molte serie. Rifacendomi a quanto detto nella premessa, i target oramai sono considerabili generi veri e propri, visto che nell’uso comune per shonen intendiamo certi tipi di produzione.

È vero che serve una sorta di schematizzazione per classificare quello che vediamo, è nella nostra natura. Spero che questo articolo vi sia tornato utile per darvi un’idea sui principali termini usati nel mondo degli anime e dei manga, ma che vi faccia riflettere su quanto siano labili i confini di classificazione.

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