Le prime volte che vedrete un anime o leggerete un manga incontrerete sicuramente un sacco di parole o termini che risultano piuttosto strani o quasi incomprensibili. Quando si ha a che fare con culture diverse uno degli ostacoli più grossi è proprio la lingua, in questo caso il giapponese.

Anche io avrei gradito una mano a capire o apprendere alcuni di questi termini, che spesso sono anche difficili da memorizzare o capire, specialmente per noi italiani.
Vi spiego alcuni dei concetti principali o dei termini più ricorrenti:

Gli onorifici e il loro utilizzo

Proprio come nella nostra lingua, anche il giapponese fa ampio uso di forme di cortesia, solo che utilizza un sistema parecchio diverso rispetto a moltissime altre lingue. Invece di appendere un sostantivo che definisce il nome successivo e lo qualifica (come ad esempio Signore / Signora), il giapponese preferisce usare dei suffissi che variano in base al rapporto che intercorre tra le persone che stanno interagendo.

Siccome stiamo parlando non solo di lingua ma anche di cultura giapponese vera e propria, gli anime e i manga risentono moltissimo di questa influenza e alcuni traduttori preferiscono lasciare i suffissi inalterati anche in sede di localizzazione. La stessa cosa accade anche nel caso di alcuni videogiochi, ma ci sono pareri contrastanti in merito a queste decisioni, considerato che si tratta tutto sommato di un uso giapponese che si presta piuttosto male per una traduzione in altre lingue.

Elenchiamo di seguito i più importanti e i più usati per darvi un quadro generale di cosa significhino e in che contesto vengano usati:

San – さん

Iniziamo col botto con San, uno degli onorifici più comuni, che deriva da Sama, che vedremo tra non molto. Ha svariati usi, ma dovete ricordare che viene usato da persone di ogni età in contesti formali e non, quindi ha un uso piuttosto generico. Lo potete trovare usato anche con nomi di aziende, animali e oggetti non animati, insomma si può usare per veramente tutto!

Sama – 様

Un po’ come San, ma decisamente formale e usato per rivolgersi quando ci si riferisce a persone di grado superiore come l’imperatore o semplicemente chi detiene una posizione superiore a livello sociale.
Negli anime e nei manga ci sono personaggi che si riferiscono a se stessi usando Sama, cosa assolutamente sconsigliata da fare nella realtà! Ma siccome stiamo pur sempre parlando di finzione, tutto è lecito, e spesso incontrerete personaggi estremamente arroganti che useranno forme di Sama per autoreferenziarsi.

Chan – ちゃん

Probabilmente uno dei termini più abusati, Chan assume diversi significati in base al contesto e si adatta ad ogni genere, anche se generalmente tende ad essere usato dalle donne. Anche qui, dipende da chi sta parlando, per esempio, un ragazzo può riferirsi alla sua ragazza col -chan oppure se è un’amica di lunga data. Ha connotazioni molto scherzose se usato tra maschi, ma può risultare offensivo se usato con sconosciuti di sesso maschile!

Negli altri casi è semplicemente un diminutivo, che potrebbe essere accostato a piccolo/a nella nostra lingua.

Kun – 君

Altro suffisso abbastanza frequente, viene usato in genere tra amici maschi come forma di rispetto, ma anche da una persona più anziana ad una più giovane. A volte viene anche usato in ambienti più formali, come a lavoro.

Shi – 氏

Abbastanza formale e usato rare volte negli anime, indica un contesto estremamente formale e di solito si usa per rivolgersi a persone sconosciute. Non mancano i casi particolare come Daru di Steins;Gate che lo usa per rivolgersi a Kurisu, essendo un vero “gentleman”.

I saluti giapponesi

È giusto conoscere qualche parola in giapponese per allenare l’orecchio, ma si tratta giusto del minimo indispensabile.

Presento di seguito un elenco con qualche termine frequente in tema saluti:

Oltre ai saluti ci sarebbe il mondo di cui parlare, ma lo farò successivamente vista la mole di contenuto trattato. Ci tengo a specificare che imparare il giapponese con anime e manga sia un’utopia, visto che molti termini e parole usate in questo articolo non sostituiranno mai del sano studio della lingua effettiva.

Mangaka e note di traduzione

Uno degli errori più comuni è utilizzare il termine Mangaka come sinonimo di Manga. Fate attenzione, i Mangaka sono gli autori dei Manga, che sono il prodotto finito e non presentano sinonimi di utilizzo comune (se non fumetti giapponesi), al contrario di Mangaka che può essere sostituito da autore, in questo caso sempre riferito ai manga.

Le note di traduzione sono appunto delle annotazioni presenti nelle pagine dei manga tradotti che recano spiegazioni sulla traduzione o di alcuni concetti che difficilmente il lettore potrebbe comprendere senza una previa conoscenza. Per esempio, una battuta su qualche pop star giapponese difficilmente verrà capita da un lettore italiano, motivo per cui è una buona pratica inserire delle note da qualche parte nella pagina che spieghino di chi si stia parlando. Lo stesso vale per i riferimenti ad altre serie di solito.

Adattare manga non è affatto facile e proprio per questo potreste anche imbattervi in traduzioni ufficiali non proprio ottimali o piuttosto infelici. Lo stesso può accadere anche con i sottotitoli degli Anime, che spesso e volentieri sono troppo approssimativi e “liberi”. Ulteriori differenze tra anime e manga sono abbastanza evidenti!

Kawaii, Chibi, Moe: un passo alla volta

Tra le altre parole in cui potrete incappare (per forza aggiungiamo) troverete sicuramente termini come Kawaii e Chibi, che si riferiscono a concetti estremamente abusati in questo tipo di media. Partiamo dal presupposto che sono termini non inventati e presenti in giapponese, quindi li potreste anche ascoltare altrove.

Kawaii è un termine che indica letteralmente tutto quello che è carino ed è usato prevalentemente dalle ragazze. Al contrario, il termine Chibi si riferisce a un tipo di stile super deformato con cui vengono rappresentati alcuni personaggi, che di solito tendono a reagire in maniera esagerata ad alcuni avvenimenti.

Al contrario, il termine Moe fa riferimento a quel senso di innocenza e ingenuità sprigionato da una persona, spesso di sesso femminile. Questo senso scatena una sorta di sentimento di protezione verso il personaggio in questione.

Lucky Star è l’esempio assoluto di Moe, per dire

Cosa sono gli otaku?

Allora, questo termine è piuttosto difficile da spiegare a livello pratico visto che oramai viene spesso travisato e usato per indicare tutt’altro. Originariamente, il termine otaku indica qualcuno di ossessionato con un hobby in particolare, qualunque esso sia. Manca quindi l’accezione di anime / manga, che è subentrata dopo per rivolgersi ai fanatici o ai fan sfegatati di entrambi. Il termine ha quindi un’accezione fortemente negativa e praticamente di rifiuto sociale.

Oggigiorno, in occidente la parola otaku viene usata genericamente come sinonimo di nerd ma per le robe giapponesi, assumendo quindi una connotazione neutra e meno negativa del passato o di quella giapponese. Anche essere definiti nerd in realtà non è una buona cosa, ma negli ultimi tempi si è evoluto l’uso di questi vocaboli, che invece vengono usati impropriamente per indicare i fan di determinati prodotti.

Riepilogando, otaku sarebbero i “maniaci” di qualcosa, normalmente di anime o manga o della cultura nipponica in generale. Di solito in Italia si usa per indicare dei normalissimi fan, ma l’etimologia della parola dice l’esatto opposto.

La differenza tra Weeb e Otaku

Altro termine spesso usato online è weeb, che indica tutti i fan non giapponesi di anime / manga o della cultura pop nipponica in toto. Importantissimo specificare che si tratti di persone non giapponesi e quindi di gaijin, cioè stranieri, dato che la reale differenza con otaku sta nel fatto che i cosiddetti weeb reputano di conoscere la cultura giapponese sulla base di anime e manga o addirittura videogiochi, avendo così una visione totalmente distorta della realtà.

Riepilogando, la differenza tra le due categorie risiede prima di tutto nell’etnia e in secondo luogo alle credenze di fondo, anche se gli otaku tendono ad avere comunque una visione distorta della cultura, che siano giapponesi o meno.

…che sono diversi dagli Hikikomori!

Con questo termine giapponese si designano quelle persone che hanno rinunciato alla vita sociale per l’isolamento. Questo problema è piuttosto grave a livello sociale, motivo per cui il termine sta trovando anche una certa diffusione in paesi come l’Italia. A dirla tutta, questo fenomeno è nato inizialmente in Giappone per svariati fattori socioculturali, ma ha preso anche piede altrove.

Forse, sarebbe meglio dire che il fenomeno sia sempre esistito ma solo ora ha ricevuto un’attenzione tale da avere un termine specifico. Ma comunque questo termine è erroneamente associato all’universo anime/manga, anche se alcune opere parlano di questo delicato tema sociale.

Cosa sono i lolicon?

Questo termine è abbastanza controverso a livello culturale, specialmente per noi occidentali. A livello etimologico il termine nasce da Lolita complex, termine derivante dal romanzo Lolita di Vladimir Nakobov, che descrive l’attrazione sessuale di questo uomo verso una ragazza dodicenne.

Questo termine indica quindi quel tipo di persone che rientra in questa categoria ma anche opere che ritraggono figure femminili che sembrano avere tra gli 8 e i 13 anni in media. In realtà, la parola lolicon descrive il fenomeno/sensazione piuttosto che l’individuo, ma ha assunto anche questo significato secondario nel tempo.

Gli stereotipi presenti in anime e manga si sprecano, dato che il cast medio di un opera harem/slice of life contiene quasi sempre una ragazza che riporta questi tratti fanciulleschi.

Volumi o Tankobon?

A differenza delle versioni importate, i manga in Giappone non escono direttamente in volumi! Infatti, i nuovi capitoli di una serie sono pubblicati in apposite riviste e dopo un certo numero sono serializzati sotto forma di Tankobon, cioè volumi cartacei. In Italia non esiste questo concetto naturalmente, quindi il termine vi serve solo per capire di cosa stiamo parlando e non tanto per vera utilità pratica.

Fanservice

Altro termine estremamente ricorrente dalla nascita degli anime, indica quel tipo di contenuto atto a soddisfare palesemente i fan. Viene usato oggi per fare riferimento al contenuto più esplicito dal punto di vista sessuale, come qualche primo piano equivoco o personaggi in pose particolarmente suggestive. Questa parola è anche molto presente nel gaming, specialmente quando si fa riferimento a DLC o aggiunte introdotte con nuove edizioni.

Cosa sono le waifu

Per Waifu si intende un personaggio femminile fittizio che un fan considera essere “sua moglie” o la sua anima gemella. Possiamo dire che buona parte del fanservice sia incentrata sulla presenza di tali personaggi che servono ad attirare specialmente fan di sesso maschile. Esiste anche l’equivalente maschile, cioè husbando, e anche qui siamo di fronte a parole inglesi storpiate.

Doujinshi

Forse fuori dal Giappone questa parola assume poco significato, ma viene usata con molta frequenza online per fare riferimento a quelle opere create dai fan, che spesso sono anche in vendita! La più grande fiera al mondo di fumetti, cioè il Comiket (Comic Market) riguarda proprio i doujinshi! Vista la sua immensa popolarità è spesso rappresentata in molte serie, come Steins;Gate o Wotakoi, dove la fiera viene menzionata.

Il mercato dei doujinshi è molto importante e popolare in Giappone, anche se spesso la gente associa contenuti sessualmente espliciti a questa parola. La motivazione principale sta nel fatto che molte opere risultano essere spesso hentai o ecchi, attirando notevolmente l’attenzione dei maliziosi, che affibbiano automaticamente questa accezione negativa.

Gore / Splatter: cosa vuol dire?

Gli anime gore o splatter presentano elementi abbastanza cruenti come la mutilazione o l’esposizione di organi e sangue. Parliamo quindi di opere estremamente crude e non adatte a tutti i tipi di pubblico, motivo per cui non sono adatte a tutti i palati. Berserk che è abbastanza famoso presenta una componente fortemente gore come potete notare beh, letteralmente ovunque nell’opera!

Altri esempi come Elfen Lied e Higurashi rendono piuttosto bene l’idea di cosa ci si possa aspettare.

Perché i personaggi hanno quasi sempre tratti occidentali?

La quasi totalità di anime e manga presenta personaggi con tratti occidentali, quindi senza occhi a mandorla se preferite dirla in questo modo. La risposta dietro a questa domanda piuttosto ovvia va ricercata alla fine della seconda guerra mondiale, con un Giappone ormai in ginocchio e una nazione da risollevare. Le aziende giapponesi di artigianato iniziarono a produrre in massa giocattoli dai tratti fortemente caucasici per soddisfare la domanda dei bambini americani, che ovviamente avrebbero preferito giocare con qualcosa che li rappresentasse piuttosto che un anonimissimo kokeshi (le bambole giapponesi per capirci).

Oltre a questo, ricordiamo il forte influsso della Disney dell’epoca, che dettava i suoi golden standard e quindi dettava le regole estetiche. Non a caso, Osamu Tezaka, il creatore di Astro Boy, ha adottato uno stile fortemente basato su quello della Disney, che poi è stato imitato negli anni a seguire e interpretato come un vero e proprio standard nell’industria.

In parole povere, i giapponesi non disegnano personaggi con tratti occidentali per invidia o per imitarci, ma semplicemente perché in seguito al secondo conflitto mondiale si sono attuate una serie di scelte che hanno portato a reputare come naturale dei personaggi più generici e non per forza asiatici.

E allora perché hanno gli occhi grandi?

Ok, va bene, torniamo in parte al discorso di prima sugli occidentali. In questo caso la risposta non è al 100% giusta, visto che ci sono diverse ipotesi in merito. Vi parlo delle più probabili e anche di quali siano le più logiche motivazioni dietro agli occhioni secondo me.

La prima spiegazione la sappiamo già e riguarda Disney, quindi molti artisti dell’epoca si ispirarono ai tratti dei personaggi di Walt Disney per disegnare i propri personaggi. E fino a qua niente di strano, tutto in linea con quanto vi abbiamo detto prima. Ma è davvero così semplice? Beh, niente affatto, ci sono altre teorie che offrono risposte altrettanto sensate.

Secondo alcuni infatti (come Schodt), a partire da circa la metà del XIX secolo, i giapponesi iniziarono a ritrarsi in maniera diversa, quasi tendente all’occidentale. Non a caso, ci sono ancora testimonianze che ritraggono figure femminili con tratti assimilabili a quelli europei. Secondo me questa spiegazione ha abbastanza senso anche se forse il discorso è più semplice del previsto.

Infatti, è anche vero che a differenza di altre culture, i giapponesi tendono a mostrare meno le loro emozioni e cercano di comprendere le intenzioni dell’interlocutore guardando maggiormente gli occhi. Per questo motivo, occhi più grandi vengono associati con una maggiore empatia. Onestamente questa tesi mi sembra molto ragionevole, oltre al fatto che dimensioni oculari maggiori attirano di più l’attenzione degli spettatori/lettori!

La maggior parte delle emozioni negli anime e nei manga sono mostrate grazie al gioco di luce oculare, altro motivo per cui gli occhi sono così espressivi rispetto ad altre parti del corpo.

Perché i personaggi sanguinano dal naso?

Una delle gag più balorde e scontate nel mondo di anime e manga è quella del sangue dal naso (epistassi). Quando un personaggio maschile vede una ragazza in pose provocanti o situazioni simili, comincia a perdere sangue dal naso, in maniera più o meno accentuata, ma vi siete mai chiesti come mai? No, la spiegazione ovviamente non è scientifica, figuriamoci.

Secondo una diceria giapponese per cui quando un uomo si eccita, aumenta la sua pressione sanguigna e quindi inizia a perdere fiumi di sangue dal naso o semplicemente qualche gocciolina, nei casi meno gravi. Insomma, invece di avere erezioni o eiaculazioni perdono semplicemente del sangue dal naso!

Il primo esempio ci è dato da Yasuji Tanioka, che nel 1970 nella sua opera Yasuji no Mettameta Gaki Dou Kouza ha creato questo uso, replicato in seguito vista la sua comicità.

Un macello di generi per tutti i gusti

Il discorso sui generi è davvero troppo lungo, ma vi basta sapere che in Giappone vengono caratterizzati in base al target, per esempio per età o sesso. Esistono anche una miriade di sottogeneri, motivo per cui vi rimando alla lettura del mio altro articolo sui generi e sottogeneri di anime e manga.

Akihabara – la terra promessa degli Otaku

Stiamo parlando di un quartiere abbastanza famoso di Tokyo, spesso menzionato o rappresentano negli anime e nei manga. Non è un caso che questo quartiere sia diventato un vero e proprio luogo di culto per gli stranieri! In pratica, il quartiere è famoso per la massiccia presenza di negozi di elettronica, videogiochi, anime, manga e articoli per adulti. Il nome completo è infatti Akihabara Electric Town, spesso abbreviato con Akiba per comodità.

Scintoismo

Effettivamente il Giappone non tende a essere ossessivo per quanto riguarda la religione, ma è giusto capire cosa sia almeno lo Scintoismo. Nata originariamente in Giappone, rappresenta una religione politeista fortemente incentrata sui rituali e non tanto sulla dottrina, come le principali religioni monoteiste. Ne consegue che ha un carattere più pratico e meno “teorico”, nel senso che le credenze vengono pesate meno rispetto al rispetto delle tradizioni e dei rituali tipici. Anche per questo motivo non esistono testi sacri, trattandosi di un qualcosa trasmesso per via orale, come se fosse una vera e propria cultura popolare.

Le divinità dello Scintoismo sono chiamate Kami, e sono spiriti sacri che possono assumere diverse forme legate a concetti che rappresentano i vari aspetti della vita o gli elementi naturali. Gli altari sono i luoghi dove si pregano queste divinità, tramite danze, festival e rituali volti a celebrarle. Sono davvero tante le opere in cui vedrete festeggiamenti di questo tipo o riferimenti abbastanza palesi a feste locali.

A tal proposito potreste avere visto i sacerdoti di questi altari o le apprendiste (Miko), impegnati a svolgere determinate funzioni rituali.

Cosa vuol dire cosplay?

Per cosplay si fa riferimento all’indossare vestiti o accessori vari che rappresentano uno specifico personaggio fittizio, in questo caso derivante da anime o manga. Il termine deriva dall’inglese e non dal giapponese, per la precisione dai termini costume e play uniti in un’unica parola. Spesso si crede erroneamente che il cosplay implichi per forza il Giappone, ma non è affatto vero.

I cosplayer sono invece le persone che si dilettano in questo hobby (anche costoso aggiungerei), sia a livello dilettantistico che professionale. Ebbene sì, esiste anche un ambito più “competitivo” di questa realtà, che implica la creazioni di costumi o accessori sempre migliori per rappresentare al meglio un personaggio.

Perché i manga si leggono da destra verso sinistra?

Perché in Giappone si usa leggere da destra verso sinistra, quindi i manga vengono letti allo stesso modo. Anche durante il processo di localizzazione si conserva questo schema per evitare che si perda lo spirito originale ma soprattutto l’ordine di alcuni disegni. In alcuni casi si cambia l’ordine di lettura, causando non pochi problemi a causa della presenza di alcune tavole esplicitamente ideate per il Giappone.

Per esempio, nella versione inglese di Blade of the Immortal, si è deciso di riadattare l’opera in modo che seguisse l’ordine occidentale di lettura. Il problema stava nel fatto che per via dell’impostazione particolare dell’opera è stata necessaria una riscrittura di alcune tavole che ha comportato un rallentamento nell’uscita.

Tipi di -dere, cosa sono?

Con questo termine ci si riferisce ai caratteri stereotipati di alcuni personaggi, riconducibili grossomodo a specifiche categorie. Questa classificazione viene spesso citata nella cultura giapponese, motivo per cui vi parlo anche di questi termini abbastanza “particolari”.

Tsundere

Buono dentro, cattivo fuori, più o meno. Sono quei personaggi all’apparenza scontrosi o violenti, ma che sotto sotto ci tengono. Spesso e volentieri questi personaggi vivono un forte conflitto interiore e hanno problemi ad esprimere le loro vere emozioni. Diciamo che questo stereotipo è abbastanza ricorrente nei personaggi femminili coprotagonisti, come ad esempio Asuka di Neon Genesis Evangelion.

Si tratta di uno dei termini più ricorrenti e importanti per definire il carattere di un personaggio.

Dandere

Altro stereotipo abbastanza ricorrente, deriva dall’unione di Danmaru (stare in silenzio) e Deredere. Sono quindi i classici tipi solitari che preferiscono il silenzio e la riflessione rispetto al confronto diretto e alle chiacchierate. Anche questo stereotipo è abbastanza comune, sia nei maschi che nelle femmine. Normalmente, si tratta di personaggi incapaci a livello sociale ma in grado di aprirsi con le persone giuste e in grado di “risvegliarsi” nelle situazioni più ostili.
Un esempio è Izumu Sakura da Nichijou, l’insegnante molto timida che spesso commette errori di dizione.

Yandere

Il tratto più pericoloso: i personaggi Yandere camuffano un istinto ossessivo e omicida dietro la facciata di un angelo. Se dovessi trovare un termine psicologico più o meno vicino direi che si tratta di figure estremamente gelose e deviate, in grado di fare la qualunque.

Importante ribadire che questi personaggi sono sempre estremamente gentili all’inizio, per poi degenerare progressivamente. Un esempio abbastanza noto è Yuno di Mirai Nikki.

Kuudere

Lo stereotipo del personaggio arrogante e superbo, che guarda tutti dall’alto verso il basso. Il termine deriva dalla fusione di kuuru e deredere. Sono molto controllati e in genere freddi ma non smettono di stupire nelle occasioni dove possono sfoggiare il loro lato più “affettuoso”. Spesso questi personaggi vengono confusi con gli tsundere, ma diciamo che in questo caso il focus sta sul fatto di essere cool.

Gatsu da Berserk è un chiaro esempio di kuudere, visto che rappresenta a pieno lo spettro di questo tipo di personalità.

Anime music video (AMV)

Sempre inerente al mondo anime, riguarda quei video musicali che presentano scene tratte da anime. Rappresentano una delle più prolifiche produzioni dei fan e sono letteralmente disponibili ovunque su YouTube.

Volete un esempio immediato? Secondo voi cos’erano quei video che giravano anni fai dei Linkin Park e Dragon Ball?

Original anime video (OAV)

Termine che fa riferimento agli anime destinati esclusivamente al mercato home video e non alla televisione o al cinema. Normalmente le serie più lunghe disporranno di molti OAV che dovrete sorbirvi in alcuni casi. Ma ci sono anche quei casi dove un’intera serie è composta da OAV, come The Legend of Galactic Heroes.

Original net anime (ONA)

Un’opera destinata ad essere trasmessa su Internet e quindi online e non tramite altri canali. Un esempio recente è Devilman Crybaby, anime esclusivo di Netflix.

La copertina di Devilman Crybaby, ONA esclusiva Netflix

Scanlation (scan + translation)

Con Scanlation si indica la scansione, l’eventuale modifica e infine la traduzione dei manga. Naturalmente le “scan” rappresentano pur sempre una forma illegale di fruizione del contenuto, ma spesso e volentieri resta l’unico metodo per godersi certe opere. Nonostante ciò, consiglio sempre l’acquisto delle eventuali opere disponibili in Italia.

Esistono diverse opzioni per leggere manga in Italia legalmente, ma di solito consiglio sempre Amazon per comodità.

Raw (manga)

Questo termine fa riferimento alle pagine dei manga non tradotte (quindi in giapponese). In parole povere è possibile leggere manga online in lingua originale, pratica spesso consigliata visto che a noi stranieri interessano tradotti!

Fandub e Fansub

Come suggerisce il nome siamo nell’ambito del materiale ad opera dei fan. Per Fandub si intende il doppiaggio amatoriale dei fan, mentre per Fansub si parla di sottotitoli prodotti sempre dai fan e quindi non da professionisti. Per vostra sfortuna il fansub sarà spesso più necessario del previsto, ma lo stesso non si può certo dire del fandub!

Ricordate di supportare sempre il mercato se possibile, magari usando qualche sito che consiglio nel mio altro articolo sugli anime in streaming in italiano.

Eyecatch (anime)

Una delle componenti più importanti di un anime, secondo me. Si tratta di un’illustrazione che segna l’inizio o la fine delle pause pubblicitarie presenti durante la messa in onda di un anime. La serie di Gundam è un esempio abbastanza famoso dell’uso di bellissimi eyecatch.

Zettai Ryouki

Termine traducibile letteralmente come “Territorio assoluto”, in riferimento all’anime Neon Genesis Evangelion che usa il concetto di AT Field. Si fa riferimento alla parte di coscia esposta di una ragazza che indossa una minigonna e calzini alti fino alla coscia. Sono presenti diversi gradi di esposizione della pelle se così possiamo dire, dove A rappresenta il connubio ideale.

Anche questo termine rientra nella logica universale del Moe, valli a capire sti giapponesi…

Troppe spiegazioni? Abbiamo solo iniziato!

Per quanto io non sia un grande fan dei termini specifici per descrivere ogni cosa, il giapponese può sicuramente vantare una miriade di parole per descrivere un sacco di cose. Il mondo degli anime e dei manga ne fa ampio uso, a volte esagerando, almeno agli occhi di noi stranieri!

Di certo la scoperta di alcuni stereotipi o luoghi comuni non si ferma qua, spero di potere coprire molte altre curiosità nei prossimi articoli. D’altro canto, è inutile illudersi e credere di conoscere ogni sfaccettatura di questo affascinante mondo, motivo per cui spesso e volentieri dovrete fare qualche ricerca per conto vostro.