Scriviamo anche noi una pagina di storia con la recensione di Call of Duty Black Ops: Cold War. Mi sarebbe piaciuto giocare alla versione ottimizzata per Xbox Series X ma, ahime, mi sono accontentato di quella per Xbox One. Peccato, anche perché non vi potrò dire nulla su risoluzione grafica, fps e ray tracing. Passata la mezza delusione mi sono ricordato di quanto sono “inflippato” con COD. Cavolo ci gioco da quando ho 16 anni e oggi che ne ho 35 mi emoziono come quella prima volta. Il franchise ha saputo rinnovarsi molto nel tempo, ma non ha mai perso la sua identità.

Se devo trovare un punto di forza del gioco, anzi dell’intera saga, è proprio questo. Dirlo per un videogioco può sembrare una mezza “cazzata”. La potenza di un brand, però, si vede molto con i nostri amati. Prendi titoli come Assassin’s Creed, FIFA e GhostRecon che hanno vissuto numerose evoluzioni/rivoluzioni nel corso della loro carriera. Alcuni i questi smarriscono la retta via. Altri, invece, vogliono coinvolgere una nuova fetta di pubblico, dimenticandosi delle loro origini.

call of duty black ops cold war recensione xbox one

COD è sempre COD. Migliora la grafica, le storie diventano avvincenti e il gameplay risente e o meno di condizionamenti esterni. Ma l’anima del gioco non cambia mai. Della serie, ti riconosco il gioco da un solo frame. Sborone? Sapete benissimo che quello che dico è vero. Riconosci che si parla di COD dai primi 10 secondi di un trailer. Quello stile è inconfondibile ed è quello stile che ha fatto diventare questa saga una leggenda.

Activision fa, al suo Black Ops, un test di solidità con Cold War. Vuole capire se ha ancora senso di trattarlo come un fisiologico spin-off oppure ha la forza per farlo diventare una serie regolare con degli interessanti cross-over. È quello che doveva succedere con Ghosts, anche se poi l’idea si è arenata dopo il primo capitolo. Questa potrebbe essere un’ottima seconda chance, e noi in questo ci crediamo. Se siete scettici proviamo a convincervi con la nostra recensione della versione Xbox One di Call of Duty Black Ops: Cold War.

C’è la storia in gioco

Regan, Breznev, Fidel Castro e Gorbaciov. Insomma ci sono tutti gli attori principali di uno dei periodi più difficili della storia moderna. L’ombra della guerra nucleare agiva silente. Bastava solo una scintilla, un piccolo errore. Serviva un nuovo Gavrilo Princip, e fortunatamente per noi tutto questo non è avvenuto. Call of Duty Black Ops: Cold War racconta i retroscena di questo periodo della storia. Lo fa romanzato, con uno stile che, oramai, è un suo marchio di fabbrica. Basta solo un frame per capire che si parla di COD. E non ho detto mica un video-gameplay. Di questo argomento, però, ne parliamo dopo. Adesso è l’ora di storia, per cui se non avete studiato peggio per voi.

I docenti sono quelli di Activision che si dimostrano molto preparati in materia. Questa volta non ci raccontano una storia liberamente ispirata a fatti reali. Questa volta si spinge oltre e ci fa essere protagonisti della storia. Ci sediamo al tavolo delle operazioni con Reagan e Gorbaciov e loro ci chiedono (aspettando la nostra risposta) cosa fare. Quella nostra risposta, per quanto elementare, entra nella storia.

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E non ci serve nessuna Delorean per innescare il battito di ali che porta alle pagine dei libri di storia. Siamo parte di essa anche se nessuno si “cagherà” le nostre gesta. Siamo attori invisibili sul palcoscenico del mondo. Siamo in mezzo alla gente, nei bar, nelle strade. Siamo a Berlino, Mosca, Vietnam e Cuba. Ma nessuno sa chi siamo e deve essere sempre così. Fantasmi di una guerra fredda.

Mentre nella serie regolare di Call of Duty agiamo alla luce del sole, in Cold War il fattore discrezione è importante. Non ci dobbiamo far notare, anche se a volte è inevitabile uscire allo scoperto. E si sa, quando poi si sta sotto i riflettori lo si fa in grande stile. Non mancheranno, infatti, i famosi momenti indimenticabili. Quelli che devi immortalare con un video gameplay da condividere con i tuoi amici. Quelli che ti fanno ricordare perché questo franchise, dopo 17 anni dall’uscita del primo capitolo, riesce ancora a divertire.

Riconosci che si parla di COD dai primi 10 secondi di un trailer

Una saga, tra spin-off e cross-over

Intere generazioni di giocatori hanno giocato al famoso videogioco di Activision. Tra serie regolari e spin-off, con qualche cross-over nel mentre, il franchise si è saputo rinnovare, imparando anche da qualche importante passo falso. Tutto è iniziato con il periodo storico “più abusato” dal genere FPS, la seconda guerra mondiale. Per qualche strano motivo, c’è stato un periodo in cui tutti gli sparatutto in soggettiva erano a tema storico, rimbalzando tra la prima e la seconda guerra mondiale. La cd. differenziazione di mercato era un miraggio. Tra Call of Duty, Battlefield, Medal of Honor, Company of Heroes e altri la musica era sempre la stessa.

Il colpo di genio è arrivato nel 2007, con l’uscita di Modern Warfare. Qui la serie ha assunto un’identità molto forte, presente tuttora. Il nuovo ciclo è iniziato li e poi sono arrivati gli spin-off, con Black Ops in prima linea. Dispiace per Ghosts, a cui personalmente sono molto legato, ma che la critica non ha molto apprezzato. Per evitare l’odiata dispersione del franchise, Activision ha deciso di puntare solo su due fronti, Modern Warfare e Black Ops.

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La novità, però, è che quest’ultimo assiste a una connotazione inedita, quasi come uno spin-off di sé stesso. Ma in realtà c’è di più, con la figura di Imran Zakhaev a creare un ponte tra le due saghe. Insomma, questa è una prova generale per un clamoroso cross-over. Vi lascio immaginare la mia reazione quando ho visto la faccia di quel bastardo seduto al tavolo della storia.

Resta il fatto che Call of Duty Black Ops: Cold War ha puntato i piedi. Parlare di spin-off, d’ora in avanti, potrebbe essere un grande errore. Non possiamo nemmeno parlare di reboot visto che i fatti dei precedenti capitoli non vengono nemmeno sfiorati. E quindi, a grande sorpresa, abbiamo un nuovo Ghosts, un capitolo libero e senza legami apparenti ma con delle potenzialità non indifferenti. Potrebbe vivere di luce propria e addirittura oscurare la serie regolare. Activision questo l’ha messo in preventivo creando WarZone, un ambiente comune di sfida in modalità multigiocatore. Un modo diverso per non chiamarlo GAAS, perché è di quello che si tratta.

Parlare di spin-off, d’ora in avanti, potrebbe essere un grande errore

L’identità è la forza di un videogioco

Prima vi parlavamo di un aspetto che nei videogiochi è merce rara. La capacità di farsi riconoscere da un solo singolo frame. Se conoscete la saga sapete di cosa parlo e questo è merito della forte identità che il videogioco di Activision si è costruita in questi anni di attività. Non è una cosa che si ottiene dall’oggi al domani e si deve lavorare bene per acquisirla. Ci sono videogiochi che la perdono per via delle modifiche allo stile narrativo e al gameplay generale. Molte volte si crede di migliorare, e magari ci si riesce pure. Il prezzo da pagare, però, può essere molto alto.

Un gamer si deve identificare in un videogioco. Questo è il primo passo per la fidelizzazione che poi è parte del processo d’immersione all’interno di un ambiente virtuale. Se si è “freddi” e “distaccati” rispetto il gameplay, se non ci sente parte di esso e se lo si guarda dall’alto in basso senza un minimo di empatia allora siamo davanti a un problema. Questo succede spesso quando si gioca con un nuovo gioco e affrontiamo quello che io chiamo “momento zero“.

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Quello in cui ci si scambia due battute per capire “se mi stai sulle palle” oppure nascere qualcosa. Nella vita come nei videogiochi. Ogni anno mi succede con FIFA e questo non è buon segno, perché vuol dire che la mia identificazione sta andando in vacanza. Con COD non mi è mai successo in 17 anni. Li ho giocati a quasi tutti i capitoli, conservando dei bellissimi ricordi.

Dopo il primo Modern Warfare, quello del 2003, non mi è mai capitato di avere altri “momenti zero”. Mi sono sempre fidato del gameplay perché mi ci sono sempre identificato. Ho amato Price fino a trasformarlo in un idolo della mia adolescenza. COD insegna dei valori importanti, valori che oggi stanno finendo dimenticati. Il credere fino alla morte in un ideale, la voglia di non mollare mai, anche quando il mondo ti è contro, sono cose che fanno parte del mio passato ma che mi ricordano oggi chi sono. Ecco perché io i videogiochi li amo veramente.

COD insegna dei valori importanti, valori che oggi stanno finendo dimenticati.

Quando l’immersione si crea con i personaggi e non solo con il gameplay

Ok, anche se fino adesso può sembrare che non abbiamo parlato “per una mazza” di Call of Duty Black Ops: Cold War, in realtà lo abbiamo fatto. Ho cercato di evidenziarne il suo lato umano, quello che le grandi firme dell’editoria italiana nemmeno si “cagano” di striscio. Probabilmente perché lo reputano poco interessante mentre noi, invece, ne abbiamo fatto il nostro “core business”.

L’infrastruttura generale del gioco si basa su un precario equilibrio tra personaggi e gameplay, con il primo che ruba la scena al secondo. Si aspetta sempre, infatti, un colpo di scena da parte di uno dei protagonisti durante le missioni, e quanto meno è quello che sembra. L’egocentrismo degli altri attori ruba quella “F” davanti al Person Shooter.

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Il capitano Price, nella saga regolare del gioco, è una buona spalla ma non sfocia mai in manie di protagonismo. Oddio, lo ha fatto in qualche occasione, ma abbiamo sempre noi in mano il pallino del gioco. A livello narrativo sembra quasi di subirlo il gioco in Cold War, testimoni inermi di un qualcosa che tanto alla fine arriva comunque. Tutto questo non rovina, però, il fattore immersione, comunque sempre alto e solido. Crea solo uno sbilanciamento degli ingredienti della ricetta. Alla fine il piatto a tavola è sempre eccellente, forse un po’ troppo salato.

Resta il fatto che quando inizi Call of Duty Black Ops: Cold War è difficile che non lo divori. La campagna principale dura circa 2/3 ore se giocato con calma a una difficoltà per veterani. L’avventura prosegue se ci si butta sulle secondarie. Interessante questa scelta di inserire degli elementi alla “cluedo” per rendere intrigante il gameplay. Il problema è che, il più delle volte, non si sa cosa e dove cercare. Bisogna fare attenzione ai momenti di calma e all’indicatore giallo nella parte alta dell’HUD. Molti indizi che, però, si perdono e decifrare alcuni messaggi diventa complicato. Ergo, si saltano le secondarie e si conclude il gioco. Ok, ma quale sarà il vostro finale?

Alla fine il piatto a tavola è sempre eccellente, forse un po’ troppo salato

FPS o RPG?

Call of Duty Black Ops: Cold War inizia in un modo molto interessante. Una volta firmato l’ordine di reclutamento ci viene chiesto lo stile di gioco. Questo ci assegna delle caratteristiche uniche che influenzano il gameplay. Ricarica miglioarata del n%, velocità di puntamento ottimizzata, resistenza alle granate e così via. Non vi è un vero e proprio skill-tree e a dire il vero queste abilità sono assegnate alla nascita e restano invariate.

Questa cosa mi ha messo l’acquolina in bocca, ma sono rimasto affamato per tutto il corso del gioco. Insomma, una mezza fregutura. Che senso ha farlo così? Perché creare una illusione di una svolta RPG della campagna?

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Ma le prese in giro non sono ancora finite. Tra una missione e l’altra il punto di incontro è il solito tavolo delle operazioni, che quasi sempre coincide con un garage che puzza di muffa e polvere da sparo (o almeno è così che me lo immaginavo nella mia testa bacata). Prima di prepararsi per la missione ci si può divertire a scambiare quattro chiacchere con Adler e i vari componenti del gruppo. È utile per capire chi sono e cogliere dettagli sulla loro vita e sul passato. Ma finisce li.

Nessuna logica o algoritmo decisionale, indizio sulle secondarie o influenza su finali alternativi. Nulla di tutto ciò. Ma perché metterli? Perché creare, ancora una volta, un illusione di qualcosa di utile al gameplay ma che poi non porta a nulla?

Detto questo, una contaminazione RPG della campagna non sarebbe una brutta idea. Un gameplay a ricompense con dei punti abilità da investire nel miglioramento del personaggio non stonerebbe. Secondo me è quello che manca a questo spin-off per consacrarlo come gioco indipendente. Ormai è tempo di recidere quel cordone ombelicale che lo lega a Modern Warfare. Le potenzialità ci sono tutte e il rispetto, almeno il mio, se lo è ampiamente guadagnato.

Ormai è tempo di recidere quel cordone ombelicale che lo lega a Modern Warfare

Cold WarZone

Ormai anche i muri sanno di come Activision abbia solo occhi per WarZone. Il GAAS è costruito per funzionare anche in futuro e ospitare tutti i capitoli della serie. Avviato con il reboot di Modern Warfare nel 2019, questa interfaccia competitiva è disponibile negli store Sony e Microsoft in maniera del tutto gratuita.

Ma si sa che quando c’è di mezzo la parola gratis allora ci si deve guardare intorno per cercare microtransazioni, loot box e acquisti in app. La nostra politica redazionale è molto dura nei confronti di queste pratiche, a patto che queste non influenzino il gameplay sbilanciandolo. Della serie più spendi e più sei forte (ciao FIFA, come stai?).

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Tralasciando i giocatori che giocano solo a questo, e che quando li incontri te ne accorgi dal numero delle kill, l’interfaccia competitiva funziona bene. Il merito è del numero delle mappe e del level design, in grado di esaltare tutti i tipi di giocatori. I cecchini “camperoni” trovano il loro Valhalla (messaggio promozionale – oh mi raccomando a leggere la nostra recensione di Assasin’s Creed Valhalla) sempre e comunque. I “rushoni berseker, armati di shotgun. si studiano le mappe per fare delle imboscate nei punti di respawn.

La cosa che, però, esalta è la costante sensazione di guerra totale e senza limite. Si possono, infatti, utilizzare ogni tipo di mezzo a disposizione, richiedere dei bombardamenti con i droni e lanciare delle cariche di gas per stordire i nemici. Ognuno è in grado di trovare la propria strada, anche se la paura dei vari cheater non è ancora scongiurata.

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Per evitarla è stato inserito il supporto a mouse e tastiera, con la possibilità di dichiararlo prima dell’inizio della partita. Interessante la volontà di abbattere il muro console/PC, creando un’esperienza multigiocatore completa.

Activision ci ha puntato molto su questa modalità, al punto da farla diventare il centro stella di tutte le avventure attuali e future. L’idea è buona e potrebbe dar vita ad un GAAS definitivo in grado di offrire contenuti costanti e continui. Le sei stagioni di WarZone ne sono già una prova.  

Verdetto
9 / 10
Coraggiosi e valorosi
Commento
Cold War dimostra che la saga di Call of Duty, o meglio quella di Black Ops, ha ancora delle cartucce da sparare. In realtà sono delle granate visto il gameplay. Ricorda molto Ghosts per via del coraggio di abbandonare il "classico" e guardare al futuro. Warzone è guerra totale, ma non potete saltare la Campagna. È un crimine di guerra.
Pro e Contro
Si gioca nella storia
RPG? Mi piace
Un nuovo inizio?

x Se inizi una cosa la devi finire
x Warzone e GAAS. Attenti alle microtransazioni

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