Che cos’è che fa un buon Assassin’s Creed?
Prima di Valhalla vi sarete sicuramente posti questa domanda. Ma vi siete mai davvero chiesti che cosa volete in un Assassin’s Creed per poterlo definire tale? A volte le chiacchiere di corridoio guardano con diffidenza quel nome sulla scatola di plastica, perché ormai non basta più.

E forse tutto sommato è vero: scrivere “Assassin’s Creed” su un pezzo di plastica ormai è un indicatore meno affidabile del PEGI appena sotto. Siamo tutti d’accordo che più volte Ubisoft ha sembrato aver smarrito pesantemente la strada presa. Una strada di gloria per sé, certo, ma anche di folle in visibilio.

Se state pensando che la abbiano smarrita con la fine di Desmond, o prima ancora di Ezio, ho una brutta notizia per voi. Le leggende muoiono. Spoiler alert: tutti muoiono (no, non è uno spoiler di Valhalla). Morto un Papa una software house deve tirarne fuori un altro. Ciò che è importante è tenere stretto in mano il filo conduttore, così da ricordarsi il percorso.

Spoiler: anche le leggende muoiono

Quasi ogni protagonista fa lo stesso percorso. Personalità burrascose, inizialmente, una vera e propria fonte di guai, che finiscono volenti o nolenti in qualcosa di più grande di loro. Come Ezio, che osservando Minerva parlare a qualcuno oltre la sua era non ha potuto far altro che deporre i ferri del mestiere e lasciare il palcoscenico in silenzio. O Edward, che soddisfatta la sua sete di scorribande può dedicarsi a scoprire i segreti di quella setta con cui è venuto a contatto. Senza tuttavia mai piazzarsi in prima fila nella sua secolare lotta.

Quello stesso filo conduttore di saggezza lo vedrete spuntare di tanto in tanto dalla terra dell’Inghilterra di Assassin’s Creed Valhalla, legarsi stretto a una tappa e tornare nascosto in profondità. Tappe non solo di trama principale ma anche secondaria. Quei “misteri“, brevi sotto-quest che vanno dallo scacciare i ratti da un campo al triste rivelare ad una bambina che forse suo padre non tornerà mai più. Incontrerete scaldi nostalgici del loro passato, e coppie di imbranati fratelli che fanno “pratica di razzia”. Alcuni si riveleranno essere delle poetiche rap battle in versi con altri personaggi. Vincerle aumenterà la statistica Carisma sbloccando, così, nuove opzioni nei dialoghi.

Fate un favore a voi stessi, togliete gli obiettivi dalla mappa

Impostando la difficoltà di esplorazione almeno ad Esploratore (normale) l’esperienza diventa più ancor più immersiva. Il gioco non vi dirà dove e come completare la missione. Dovrete capirlo da voi, ascoltando ciò che ogni personaggio che incontrate in quell’occasione ha da dirvi. Se dovesse rivelarvi la posizione di un suo tesoro o oggetto da recuperare starà a voi ricordarla.

Se già il passaggio a GDR non è per tutti, con il poter impostare la difficoltà di fruizione della mappa la torta ha anche la ciliegina. Potrete sempre scegliere di farvi imboccare gli obiettivi di missione, ma guasterebbe un po’ l’idea di mistero che queste missioni si propongono.

Di leggende ne nascono di nuove, a noi giudicare se reggono il confronto

Scelta del personaggio Vi parlerò di Eivor al maschile sulla base della mia scelta di gioco. In Assassin’s Creed Valhalla potrete scegliere voi il genere, o lasciare che lo faccia l’Animus.

Il protagonista Eivor è il degno successore della vecchia guardia della serie. Sulla base forse di un cliché di vichingo rozzo e violento, mi ritrovo più volte stupito da come sia saggio già a monte dell’avventura. In un certo senso anche Alexios e Kassandra (in Odyssey) lo erano, probabilmente un po’ per necessità di una sceneggiatura che li vedeva muoversi tra i più grandi filosofi della storia. Saggio, eppure non del tutto – anche lui segue un viaggio di completamento come i suoi predecessori.

Dei due greci Eivor ha un’indole decisamente solitaria, e una saggezza certamente influenzata dal fratello – un vichingo che ha visitato diversi posti, in compagnia di due figuri dalle inconfondibili vesti. Gli Occulti saranno parte integrante di un vivace accampamento che voi stessi dovrete costruire – un po’ come con la Roma di Brotherhood. Proprio influenzato da questi, anche il fratello Sigurd è nel mezzo di un viaggio senza fine, da cui a volte sembra quasi ossessionato.

L’accampamento in costante crescita sarà il fulcro da cui si svilupperanno le avventure di Assassin’s Creed Valhalla. Da qui potrete scegliere con chi stringere la prossima alleanza, o recarvi dalla sacerdotessa Valka per accedere ad un’altra importante trama del gioco. O ancora, piazzare elementi decorativi o spendere del tempo ad ascoltare le storie degli altri abitanti.

Anche Eivor, per quanto saggio, avrà le sue scelte da compiere.

Questo si traduce in varie opzioni di dialogo, che vanno dal “tagliamogli la testa” al “pagherà con la vergogna ciò che ha fatto”. Diplomazia o istinto? Un eterno bivio da cui il protagonista è perseguitato, anche nelle visioni che periodicamente lo accompagnano. Come detto, aumentando il Carisma a queste potrebbero affiancarsene altre con cui Eivor farà “il ruffiano”, ad esempio evitando con stile di dover pagare il pizzo a un personaggio.

Ci sarà un’altra figura nelle solite “visioni post-assassinio”, in cui la vostra vittima come al solito vi implorerà di risparmiarla (o insulterà, a seconda del personaggio). L’uomo, certamente noto a tutti, seguirà Eivor come un’ombra in queste visioni mettendolo senso alla prova. Sarà in un certo senso la sua stella polare, in assenza del ben meno astratto Sigurd che Eivor si trova a rincorrere senza sosta.

Dietro ogni leggenda legami, amicizie, compagnie

Perché sono sempre stati loro, in Assassin’s Creed, a portare il protagonista un po’ più vicino al suo obiettivo finale. Solo grazie a Mario Ezio può instradarsi verso la saggezza. Così pure la gloria che pavimenta la strada verso il Valhalla non è da ottenersi in solitaria. Il percorso di Eivor è quindi legato strettamente a quello del fratello acquisito Sigurd, una figura sin dall’inizio abbastanza evanescente che salterà da un lato all’altro della mappa.

Un uomo saggio e in un certo senso già leader fatto e cresciuto, che Eivor guarda con ammirazione. Un mentore, sì, un legame estremamente importante, ma da cui Eivor si dimostra da subito indipendente. Insieme ma in solitaria, inseguendo lo stesso obiettivo di gloria.

Una storia fatta di saghe

Proprio dai legami scaturiscono diramazioni di trama. Come già in Odyssey anche la storia di Eivor si divide in “saghe”, trame parallele alla principale ognuna con il proprio obiettivo finale. Anche alcuni misteri, tra l’altro, vi porteranno al ritrovamento di manoscritti che raccontano il passato del protagonista di quell’avventura. Saghe autobiografiche, una sorta di lore non necessaria alla trama principale ma che è sempre interessante leggere.

Tutti, in Valhalla, cercano la propria personale ascesa alla gloria e non mancheranno di farvelo sapere. Nemmeno i membri del vostro equipaggio. Durante ogni viaggio infatti potete decidere di ascoltare la ciurma in ispiranti canti vichinghi, oppure ascoltare le rocambolesche gesta di uno dei vostri compagni. Godendovi nel frattempo il viaggio come una sequenza filmata, grazie alla nuova modalità Cinematografica.

La stessa ciurma poi vi aiuterà a razziare i villaggi. A voi la scelta di come iniziare – se assaltando dalla porta principale, o introdurvi prima in solitaria per far pulizia in stealth e poi convocare il resto della ciurma per il colpo di grazia. In entrambi i casi vedrete i centri abitati cadere ai vostri piedi: monaci e abitanti in fuga, guardie spiegate per respingere l’offensiva e case in fiamme che colorano di un inquietante rosso l’ambiente circostante. Uccidete tutte le guardie e prendete tutto ciò che potete per potenziare il vostro villaggio, chiedendo aiuto ai membri della ciurma per sfondare le porte e aprire i forzieri più pesanti.

Gli Occulti: gli albori della più vecchia delle leggende della saga

Basim ed Hytham, un duo di Assassini dalla Turchia, saranno presenti per tutta l’avventura spiegando ad Eivor della loro eterna lotta contro l’Ordine di tanto in tanto. Lo sapete già se avete visto i trailer, ma Eivor avrà dalla sua la lama celata – l’iconica arma della setta cui siamo da sempre abituati. Proprio il duo di Occulti la donerà al protagonista all’inizio dell’avventura, addestrandolo all’utilizzo ma senza proibirgli un tocco di personalità. Un’arma da sempre utilizzata per assassinii discreti, al servizio ora di qualcuno che non ha niente da voler nascondere.

Tutto sommato non è per questo che Odyssey ha riscosso il suo successo. Di Assassini e lame celate nemmeno l’ombra, eppure c’era qualcosa che ha attirato l’attenzione. Esplorazioni, misteri, un mondo pieno di missioni secondarie ognuna (all’incirca) contestualizzata nel suo peculiare modo. Assassin’s Creed Valhalla raccoglie quella fiamma e la colloca in un setting dove può farla risplendere ugualmente vivida, con un po’ di consapevolezza aggiunta nel chiedere al giocatore di trovarsi da solo l’obiettivo una volta avviata la missione.

Dobbiamo porcela questa domanda: possibile mai che un gioco che fa degli Assassini e del loro credo il cardine, non ne necessiti per riuscire a piacere? Ma d’altronde è proprio su questo che sto improntando un’intera, filosofica recensione. “Assassin’s Creed” significa “il credo dell’assassino”. Il punto forse è che non c’è bisogno che ogni storia si sviluppi all’ombra della guerra millenaria tra Assassini e Templari. La setta e l’ordine sono un credo, dei modi di vivere.

L'abito non fa il monaco. E nemmeno l'Assassino

Come i protagonisti della saga Ubisoft, anche noi giocatori siamo ormai perennemente perseguitati da un dilemma – e se non lo siete tanto di cappello. Il nuovo Assassin’s Creed è davvero un Assassin’s Creed? Una domanda che affonda le radici nel rework di Origins, che i giocatori tanto attendevano chiedendo un effort più consapevole sui giochi.

L’Assassin’s Creed che conoscevamo, corto e così semplice da essere alla portata di tutti, si è messo addosso la toga da GDR con tanto di statistiche personaggio, skill tree e danno numerico a schermo. Dai protagonisti con armi sempre più potenti a quelli che potenziano anche armatura e abilità, dal singolo protagonista alla dualità Kassandra/Alexios ad Eivor, un protagonista “gender fluid” di cui potrete tra l’altro decidere tatuaggi e taglio di capelli.

Se Assassin’s Creed Valhalla ha qualcosa di imperdonabile sono sicuramente i soliti bug, che non mancano di riproporsi anche in Watch Dogs Legion (ma questa è un’altra storia). Texture di tanto in tanto sfarfallanti, personaggi non giocabili che camminano sul posto incastrati nei muri, la solita fiera insomma. Al loro fianco c’è un credo: quello dell’Assassino, che in un modo o nell’altro permea una saga fatta di alti e bassi.

Verdetto
8 / 10
Sì che ce la fa a far proprio il Credo. Diamogliene atto.
Commento
Assassin's Creed Valhalla si sviluppa in un setting caro a molti giocatori (e non). Un open world grandissimo, che potrete esplorare riducendo le indicazioni stradali al minimo e rendendo i viaggi a cavallo e in barca vere e proprie sequenze cinematografiche cantate e raccontate. Possibile che non si possa ancora fare qualcosa per quei bug?!
Pro e Contro
Una enorme mappa da esplorare
Modalità Cinematografica che rende i viaggi uno spettacolo

x Bug, ancora?
x Gbu, ranoca?

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