Gli anime non sono solo serie più o meno lunghe che potete guardare sul piccolo schermo. C’è tutto un mondo composto da vari lungometraggi che, grazie anche a dei budget maggiori, offrono una qualità visiva nettamente superiore rispetto alle controparti episodiche.

Ed è proprio con i film che molti dei grandi nomi dell’industria hanno saputo esprimersi, grazie ad una quasi totale libertà nei temi e nei modi in cui affrontarli. Non analizzeremo quindi le serie animate, dato che potete sapere quali sono le migliori leggendo il nostro articolo sui migliori anime.

Di seguito quindi vi proponiamo la nostra lista dei migliori film animati da vedere.

Akira

Kaneda, il protagonista

Dopo la Terza Guerra Mondiale, Tokyo è stata rasa al suolo da un ordigno nucleare. Trent’anni dopo, nel 2019, la città è piena di bande di teppisti in motocicletta, che seminano il caos per le strade. Kaneda è un ragazzo a capo di una di queste bande, all’interno della quale c’è anche il meno avviato amico Tetsuo.

Una notte, mentre sono in fuga da delle pattuglie della polizia, Tetsuo si schianta contro quello che sembra un bambino. Dolorante, nota però che il povero malcapitato è rimasto del tutto illeso dall’incidente, grazie ad una specie di barriera mentale.

La banda verrà arrestata dal colonello Shikishima, che però preleverà Tetsuo ed il bambino portandoli con se. Quest’ultimo scoprirà poi di avere enormi poteri esper, unito ad una folle sete di vendetta. Toccherà a Kaneda fermare l’amico e sfuggire a tutta una serie di segreti governativi.

Akira andrebbe prima di tutto visto per il grandissimo comparto tecnico. Era il 1988 e Katsuhiro Otomo, regista ed autore del manga da cui è tratto il film, fece un vero e proprio capolavoro a livello visivo. La città di Tokyo è iper dettagliata, così come qualsiasi esplosione all’interno del film, senza dimenticare le immancabili scie luminose delle moto che sfrecciano sulle strade della metropoli.

Ottimo anche il comparto sonoro, che grazie ad uso di musiche simil psichedeliche, riesce ad immergervi completamente nel caos metropolitano. Con tutti questi fattori, la pellicola riuscì a rompere definitivamente il muro tra animazione occidentale ed orientale, facendosi scoprire al grande pubblico.

Una nota dolente si può trovare nel comparto narrativo però. Il film venne confezionato proprio mentre Otomo era ancora al lavoro sul manga, riuscendo ad adattare solo tre volumi dei sei che poi uscirono. A causa di questo, alcuni personaggi vennero completamente tagliati dalla storia, ed il finale è abbastanza diverso dal fumetto.

Lupin III – Il castello di Cagliostro

Jigen e Lupin sulla mitica Fiat 500

Secondo film animato di Lupin III e primissimo film con alla regia Hayao Miyazaki, Il castello di Cagliostro è un lungometraggio del 1979.

Dopo aver derubato il Casinò di Monte Carlo ed esser sfuggito da esso, Lupin, a differenza dell’amico Jigen, noterà che la refurtiva presentava solo banconote false. Il denaro appartiene al Denaro del Capro, una valuta falsa ma di eccellente qualità. Lupin decide quindi di indagare direttamente alla fonte, recandosi nell’Arciducato di Cagliostro.

Poco dopo essere arrivati, i due notano una ragazza in fuga da dei brutti ceffi, ed ovviamente decideranno di aiutarla. Dopo un rocambolesco inseguimento, Lupin e la ragazza cadono da un dirupo, e il ladro gentiluomo si ritrova inerme al suolo.

La ragazza, prima di fuggire, gli lascerà un anello, con i quale lo stesso Lupin la riconoscerà. La fanciulla si chiama Clarisse, ed è la duchessa di Cagliostro, costretta ora a sposarsi col malvagio Conte nonché reggente del paese da anni. Toccherà a Lupin salvarla e sventare il piano del Conte.

Miyazaki e l’amico nonché collega Takahata ci regalano uno dei migliori prodotti animati di Lupin III e dell’animazione in generale. I due avevano già lavorato alla serie, e il concetto del Lupin molto più anti eroe come lo aveva concepito Monkey Punch non piaceva.

Il passaggio infatti ad un Lupin come ladro romantico si solidifica in questo film, dandoci una visione del tutto nuova, forse anche migliore di come si era già visto. Lupin qui decidere di mettere addirittura da parte gli interessi personali per fare un qualcosa di più nobile, come aiutare una fanciulla in difficoltà.

I paesaggi come le animazioni sono tutti particolareggiati e molto dettagliati, in uno stile che ricorderà quello del futuro Studio Ghibli. Plauso finale va fatto all’ottimo secondo doppiaggio italiano, con l’ultima performance di Roberto del Giudice nel suo ruolo storico di Lupin III.

Ghost in the Shell

Ghost in the Shell è uno dei capolavori diretti da Mamoru Oshii. Ambientato nel 2029 in un mondo completamente automatizzato, è possibile trovare ormai persone con innesti cibernetici o addirittura veri e propri cyborg. Uno di questi è Motoko Kusanagi, un membro della Sezione 9 della polizia.

Il maggiore Kusanagi, durante la storia, dovrà risolvere il misterioso caso del “Burattinaio”, un hacker informatico dalle fattezze sconosciute.

A primo acchito, il film potrebbe sembrare un semplice thriller cyberpunk, ma non fatevi ingannare. L’opera infatti affronta egregiamente temi profondi e complessi attuali anche al giorno d’oggi, primo fra tutti il transumanesimo. Gli uomini presentati, infatti, sono così evoluti che ormai si fa molta fatica a distinguerli dalle macchine.

Tutto questo mentre, dall’altra parte, i cyborg cominciano a vedersi molto simili a degli esseri senzienti, ponendosi domande sull’esistenza o meno di una loro ipotetica anima.

Eccezionale poi il lato tecnico, che riesce perfettamente ad unire animazione tradizionale e CG.

Neon Genesis Evangelion: The End of Evangelion

Una scena finale del film

The End of Evangelion è un lungometraggio a cura di Hideaki Anno del 1997. C’è da dire che non è un film stand alone, poiché si pone come vera chiusura della serie Neon Genesis Evangelion, andata in onda un anno prima. Quest’ultima infatti ebbe un finale un po’ mozzato, che i fan non gradirono particolarmente.

Così Anno, dopo il successo della serie e con un budget più alto, ha deciso di creare una vera conclusione per la storia, o almeno era quella l’intenzione.

Il film riprende da dove la serie si era fermata narrativamente, ossia coi fatti direttamente successivi all’episodio 24. Shinji, il protagonista, è distrutto per quello che è successo nel Central Dogma. Egli infatti ha dovuto uccidere Kaworu Nagisa, inizialmente il 4th Children ma poi rivelatosi un Angelo.

Nel frattempo, al centro operativo della Nerv la tensione sale. La Seele, la setta sotto la quale opera la Nerv, scopre i complotti del comandate Gendo. A causa di questo, cominciano ad inviare truppe di autodifesa giapponesi per impossessarsi della base e mettere le mani sugli Evangelion, avviando così il Progetto di Perfezionamento dell’Uomo.

Questo film, nato quasi da una polemica, in realtà non è un contentino per i fan. Al contrario, Anno ha mantenuto al suo interno il tipico stile che contraddistingue l’intera serie, continuandone anche le profonde tematiche. Il film, per come viene trattato, si rifà molto a Devilman di Go Nagai o al film di Ideon di Yoshiyuki Tomino, soprattutto per lo scenario apocalittico verso il quale si avvicina la razza umana.

L’opera è cupissima, a riflessione dello stato d’animo dello staff Gainax e di Anno stesso, che a seguito delle minacce era caduto in depressione. Come nella serie, poi, immancabili sono le citazioni ad iconografie ebraiche e cristiane, come per esempio la Cabala, le stimmate, o l’Apocalisse di Giovanni.

E sono altrettanto immancabili le varie riflessioni filosofiche su cui l’opera vi farà concentrare, in particolare riflessioni su temi tipicamente Freudiani, come la dicotomia fra Eros e Thanatos.

Per vederlo dovrete prima conoscere la serie, come descritto nella nostra guida alla visione di Neon Genesis Evangelion.

Summer Wars

Natsuki e la sua famiglia

Dal regista Mamoru Osoda, Summer Wars è un film del 2009. In parte è tratto da un’opera precedente di Osoda, Digimon Adventure: Our War Game!, ed infatti se lo guarderete le similitudini di trama sono palesissime, forse perché il regista aveva troppi vincoli riguardo un franchise così famoso come era quello dei Digimon.

La storia ruota attorno a Kenji Koiso, un ragazzo genio della matematica ma con problemi di socializzazione. Egli spende la maggior parte del suo tempo su Oz, un mondo virtuale dove è possibile trascorrere le giornate in ogni modo possibile, come se fosse la vita vera.

All’inizio delle vacanze estive, Natsuki, la ragazza più popolare della scuola, gli offre un lavoro inusuale. La ragazza deve tornare nel paese natale di Ueda a trovare la nonna, e vorrebbe che Kenji recitasse la parte del suo futuro sposo. Sfortunatamente, un inconveniente causato dallo stesso Kenji scatenerà un potente virus informatico chiamato Love Machine, che attacca Oz e fa una serie di disastri su tutto il globo. Toccherà quindi a Kenji fermare la minaccia e ristabilire la pace all’interno della rete.

Summer Wars si basa sulla paura che una evoluzione tecnologica scriteriata possa portare a irrimediabili disastri, un po’ come fecero già al tempo film con Wargames. Quest’opera inoltre presenta una costante dualità di fondo, come per esempio tra antico e moderno, simboleggiato dal cambio di usi e costumi tra la metropoli in cui abita Kenji e Ueno, dove si trova la famiglia di Natsuki.

Queste dualità sono perfettamente bilanciate ed Osoda non cerca mai di farne prevalere una sull’altra. In definitiva Summer Wars si mostra come un film semplice e lineare, ma nella sua semplicità riesce nell’intento di risultare estremamente gradevole.

Una tomba per le lucciole

I due protagonisti

Tratto da un racconto semi-autobiografico di Akiyuki Nosaka, Una tomba per le lucciole è uno dei migliori film dello Studio Ghibli, o dell’animazione in generale, diretto dal maestro Isao Takahata.

Il film inizia già con il finale dell’opera. Siamo nel 1945, alla stazione di Kobe, ed un ragazzo muore di fame tra l’indifferenza dei passanti. L’unica cosa in suo possesso è una scatolina di latta contenente delle ossa, che verà buttata via da un’inserviente. Qui comparirà il fantasma della bambina che la raccoglie, venendo presto seguita dallo spirito del fratello morto.

Ci spostiamo quindi a tre mesi prima, sempre a Kobe. Il ragazzo di nome Seita è costretto a scappare in un rifugio antiaereo con la sua sorellina, separandosi dalla madre e dal padre (assente in marina). Scampato ai bombardamenti, Seita torna a scuola per cercare la madre, ma una brutta visione lo attenderà.

Una tomba per le lucciole saprà colpirvi duramente al cuore. Questo film molto triste vi sbatterà in faccia tutti gli orrori vissuti durante la guerra da persone che nulla avevano a che fare con essa. Seita era un ragazzo come tanti, con sogni come tutti, e ognuno di noi poteva essere al suo posto. Preparate i fazzoletti perché anche se sapete dove andrà a parare il finale, ci sono moltissime scene toccanti a cui sarà impossibile non emozionarsi.

Perfect Blue

Mima la protagonista

Al suo debutto come regista, Satoshi Kon nel 1997 ci regala una perla come Perfect Blue.

Mima Kiroge è una giovane ragazza appartenente alle Cham, un trio di idol che canta canzoni j-pop e balla sulle sue note. Il gruppo se la sta avendo un discreto successo, ma Mima è insoddisfatta della sua carriera. La ragazza infatti vuole diventare un’attrice, per cui decide di lasciare il gruppo.

Tra lo sconforto dei fan, Mima inizierà a recitare in un piccolo ruolo in un drama, ma alcuni eventi strani inizieranno ad avvenire. Le sarà recapitato un fax in cui viene accusata di tradimento, ma il fatto sicuramente più inquietante è l’esistenza di un sito internet chiamato Mima’s Room in cui qualcuno descrive le sue giornate nei minimi dettagli.

Al pari degli altri lavori di Kon, in questo film c’è una perfetta amalgamazione tra realtà e fantasia. A seguito delle sue paranoie, Mima si ritroverà di fronte a tutta una serie di strani eventi, a cui farà fatica a trovare una spiegazione. Lo stesso finale, in cui comunque viene più o meno spiegato tutto, finisce con una scena criptica, lasciando allo spettatore il compito di elaborare quanto appena visto.

Altro punto cardine di questo film è il dualismo con cui una persona, in questo caso famosa, si approccia con gli altri. Per molti dei suoi ammiratori, soprattutto i più accaniti, Mima viene vista come una ragazza pura ed innocente, che ben poco si confà al ruolo di attrice drammatica.

La giovane idol invece pensa tutt’altro, attirandosi però a sé le ire di un fan abbastanza squilibrato. La dualità tra avatar e io reale è una tematica molto avanguardistica, dato che nel 1997 Internet era solo un briciolo di quello che ormai è diventato attualmente, facendo di Kon un visionario.

Angel’s Egg

la bambina protagonista

Primo film indipendente per Mamoru Oshii, Angel’s Egg (o Tenshi no Tamago) è un film del 1985 a cui collaborò anche il maestro Yoshitaka Amano (Final Fantasy) nel character design.

L’opera segue una bambina indifesa senza nome in una città abbandonata. Tiene molto ad un uovo che lei stessa nasconde sotto la veste, anche quando va a cercare tra le macerie della città cibo e acqua. Nel prologo si assiste alla discesa di una strana figura a forma di occhio circondato da varie statue, il quale si dirige verso la città dove si trova la bambina.

Un ragazzo in uniforme militare e con uno strano fucile cruciforme lo nota, e si avventurerà anche lui verso quella destinazione. Qui incontrerà la bambina, la quale inizialmente ha paura di lui, ma poi accetta la sua compagnia sperando possa alleviare la sua solitudine, Il ragazzo invece è interessato al suo uovo, convinto che possa essere la chiave di tutti gli eventi.

Angel’s egg è un film quasi muto, ma ricco di simbolismo. Lo stesso Oshii ha infatti affermato che è compito dello spettatore trovare un significato a tutto ciò che viene mostrato nella pellicola, creando una sua narrazione personale.

L’atmosfera che permea l’interno film è onirica, quasi come se fossimo in un’altra realtà. Questo è stato possibile anche grazie ad Yoshitaka Amano, che unisce il surreale a forme semplici. Infatti se qualcosa vi parrà semplice vista da lontano, man man che la camera si avvicina ad esso noterete l’enorme quantità di dettagli presenti, creando un contrasto ottimo.

Anche per questo motivo il film è molto statico. Oshii infatti ha preferito soffermarsi molto sull’ambientazione e all’atmosfera piuttosto che sull’azione.

Si alza il vento

Jiro il protagonista

Annunciato come presunto ultimo lungometraggio di Hayao Miyazaki, Si alza il vento è un film del 2013 prodotto dallo Studio Ghibli. È ispirato alla biografia romanzata di Jiro Horikoshi, progettista di aerei da caccia per la marina giapponese nella Seconda guerra mondiale.

Un bambino di nome Jiro ambisce a diventare un pilota di aerei, ma essendo miope gli sarà del tutto impossibile farlo. Un giorno, però, sognerà l’incontro con il famoso Caproni, genio della progettazione aerea italiana, che gli farà capire che il suo scopo è costruirli anziché pilotarli.

Da qui seguiremo Jiro per quasi tutta la sua vita. Incontrerà dapprima una ragazza su di un treno diretto a Tokyo, a cui il protagonista darà una mano dopo che, a seguito di un terremoto devastante, la sua domestica verrà ferita alle gambe, andandosene però poi senza lasciare il suo nome.

Successivamente si ritroverà addirittura a viaggiare in Germania per ottenere nuove tecniche di costruzione per aerei da caccia, anche se il suo sogno resterà quello di non creare macchine di morte.

Da qui poi si susseguiranno vari fallimenti nella progettazione che lo costringeranno a prendersi una vacanza, nella quale incontrerà Nahoko, la ragazza che aveva aiutato quando era ancora uno studente universitario.

Al centro della vita di Jiro ci sono solo il volo e gli aerei, infatti il protagonista quasi si estranea dalla realtà. Lui li costruisce per il puro piacere di farlo, non cerca uno scopo od un senso. Jiro non pensa mai di star aiutando la madre patria o la popolazione, lui è così assorbito dalla sua passione da pensare solo a progettare aerei migliori.

Il protagonista solo nei sogni in cui incontra Caproni sembra essere davvero sé stesso, come liberandosi dal peso delle formalità della realtà. E sarà proprio la nascita di un sentimento amoroso nei confronti di Nahoko a liberarlo anche nella vita reale di quel peso, non perdendo mai di vista i suoi sentimenti.

Si può dire che Si alza il vento parli del grande sogno di un uomo, ma anche come l’amore sia il collegamente tra il magnifico sogno e l’asettica realtà.

Cowboy Bebop – Il film

Spike Spiegel, il protagonista

Il film, conosciuto anche come Cowboy Bebop: Knockin’ on Heaven’s Door, è diretto da Shin’ichiro Watanabe. È uno spin-off della serie televisiva, in quanto si colloca tra il 22esimo e il 23esimo episodio.

Siamo su Marte, nell’anno 2071. Un gruppo di terroristi dirotta un camion su un’autostrada, facendo fuoriuscire un virus che uccide 500 persone. Il governo, venuto a sapere della faccenda, emette una taglia di 300 milioni su chiunque riesca ad acciuffare il creatore di tale virus.

Si scoprirà essere poi un tale Vincent Volaju, un veterano del conflitto avvenuto su Titano e dichiarato morto in battaglia. La ciurma del Bebop si metterà quindi alla sua ricerca, ma ancora non sanno cosa si cela dietro il virus, e Spike e gli altri dovranno fare molta attenzione.

L’opera potrebbe essere tranquillamente paragonata ad un normale episodio della serie, ma più lungo. Tutte le tipiche peculiarità dell’anime originale qui vengono riprese, con un pizzico in più di cupezza e seriosità.

Visivamente il film è eccezionale, sembra quasi che Watamabe abbia curato ogni singolo frame nei minimi dettagli. Vi sapranno sorprendere anche le numerose scene action per la loro fluidità, soprattutto nelle varie scene a colpi di arti marziali. Ciliegina sulla torta la favolosa OST composta da Yoko Kanno, già partecipe nella serie, che fa risaltare ogni singolo momento di più.

Ninja Scroll

Ninja Scroll è un film del 1993 diretto da Yoshiaki Kawajiri. È considerato uno dei principali lungometraggi animati che, insieme ad Akira e Ghost in the Shell, fecero conoscere definitivamente l’animazione nipponica nel mondo. Fu inoltre anche citato dalle sorelle Wachowski come ispirazione al loro film, Matrix.

La vicenda segue Jubei Kibagami, un abilissimo spadaccino ronin, il quale suo malgrado si ritroverà a combattere contri i Demoni di Kimon. Essi sono guidati da una figura immortale, Genma, il quale è alla ricerca di una miniera d’oro. Quest’ultima gli permetterà di soggiogare il clan Toyotomi e successivamente l’intero Giappone.

Il film presenta i tratti tipici di Kawajiri, con atmosfere dense e cupe, azione incalzante con duelli irrealistici e scene cruente. Il Giappone feudale di Kawajiri infatti è un mondo triste e spietato dove emerge con forza la figura dell’eroe solitario, disinteressato alle lotte politiche fra clan e che ha come ideali la lealtà e il sacrificio.

Il tutto viene inoltre impreziosito dal ricco comparto grafico, con dettagliati fondali scenografici, e dal character design. Quest’ultimo inizialmente presentato come elegantissimo ed espressivo, ma che si trasforma in esagerato e surreale nei momenti d’azione concitata e nella fisionomia di alcuni demoni.

Maquia

La storia è ambientata in un mondo dove vive un popolo leggendario chiamato Iolph, che, raggiunta l’adolescenza, smette radicalmente di crescere e invecchiare, se non fosse per la lunghezza e il colore dei capelli.

Maquia fa appunto parte di questo popolo e passa le giornate in piena pace ricoprendo il ruolo di assistente dell’anziana del villaggio, intrecciando speciali tele, le Hibiol. Questa pacifica routine viene interrotta dall’attacco dell’esercito del Regno di Mezarte, desideroso di entrare in possesso delle straordinarie capacità di questi individui.

Maquia finisce quindi per separarsi dal resto del suo clan, ritrovandosi sola e sperduta in una foresta. Il caso la mette però sulla strada dell’incontro che le cambierà la vita.

È un film scorrevole, armonioso, che raggiunge in pieno il suo obiettivo e trasporta lo spettatore in un mondo dall’apparenza fiabesca estremamente affascinante. Questo viene accentuato soprattutto nei fondali delle varie ambientazioni.

La maternità è il tema centrale del film. Quella di Maquia in primis, consapevole dei suoi limiti e delle difficoltà date dalla sua natura. Non potendosi legare con nessuno al di fuori della sua gente, non potrà mai avere prole, causandole una grande paura all’idea di restare sola.

Una lettera per Momo

momo

Il film si apre con Momo, una ragazzina di undici anni, intenta a rileggere la lettera incompiuta che il suo defunto padre le ha lasciato. Con sua madre si sta trasferendo nella remota isola di Shio, dove una volta la madre viveva quando era bambina, ma per Momo sarà difficile abituarcisi essendo sempre vissuta in città.

Sulla tranquilla isola però cominciano a verificarsi degli strani furti e Momo inizia anche a sentire dei rumori provenienti dalla soffitta della sua casa. Quando la madre si rifiuta di credere alla ragazza, andrà a verificare lei stessa, e si imbatterà in tre demonietti, ognuno con una particolare personalità.

Questo film trae palesemente ispirazione dai grandi capolavori del Ghibli, con la ragazzina di città che si trasferisce in una zona rurale. Però la pellicola non ne risente e riesce e stare tranquillamente sulle sue gambe, non avendo niente da invidiare alle opere di Miyazaki. Un lungometraggio leggero, semplice e fresco, che pur non presentando grande originalità risulta di sicuro essere ben narrato, con un ritmo sostenuto che ben si confà ai luoghi in cui è ambientata la storia.

Merito di tutto questo è da attribuirsi alla regia, che riesce a creare un film autoriale anche con una storia così basilare, sia narrativamente che tematicamente.

La storia della Principessa Splendente

La Principessa

Uscito dopo ben 14 anni dal suo ultimo film, La storia della Principessa Splendente è diretto da Isao Takahata ed è inoltre il suo ultimo lavoro prima di averci lasciato nel 2018.

Un giorno di primavera, un tagliatore di bambù trova all’interno del fusto della pianta una piccola creatura luminosa, dalle sembianze di una principessa. Quando l’uomo andrà a mostrarla alla moglie, la creatura diventa una neonata, ed i due decidono di adottarla dandole il nome di Principessa.

La bambina cresce rapidamente, tanto che viene chiamata “Gemma di bambù” dagli altri del villaggio, riuscendo a camminare dopo poche settimane. Principessa si integrerà alla perfezione al villaggio, tanto che sarà ben voluta da tutti, però le sue origini la chiameranno altrove.

Questo film, la cui preproduzione è iniziata nel 2005, uscì nelle sale giapponesi del 2013 costando la bellezza di 35 milioni di yen. Un lascito di Takahata, che ci regala una perla su tutti i fronti. Ritroviamo quindi una trama semplice ed ispirata dal famoso racconto Taketori monogatari, che però saprà prendervi grazie alla sua dolcezza.

Punta di diamante di quest’opera è il character design, con ogni fotogramma che sembra uscito da un dipinto ad acquerelli. Nessuno dei colori sulla scena predomina sugli altri, e i personaggi hanno tutti un volto molto pallido, uno stile perfetto per raccontare questa storia.

La ragazza che saltava nel tempo

la protagonista che salta

La ragazza che saltava nel tempo ha come protagonista Makoto Konno, una ragazza che frequenta il liceo. Un giorno, però, mentre è nel laboratorio di scienze, inciamperà ed urterà uno strano macchinario. Sembra che nulla di strano le sia accaduto, ma quando successivamente starà per esser investita da un treno, si salverà. Scoprirà così che compiendo un balzo abbastanza lungo potrà tornare indietro nel tempo in un dato istante delle sua vita.

Makoto inizia quindi ad utilizzare questo potere per risolvere le piccole problematiche della sua vita o semplicemente per divertirsi. Però ogni sua azione influirà sugli eventi sempre in modo catastrofico, di conseguenza si troverà costretta ad utilizzarlo sempre più spesso, anche per rimediare a problemi che lei stessa ha causato.

Questo film è molto particolare perché da una parte scorre quasi come un film romantico con ambientazione scolastica, dall’altra come un’opera sul significato del tempo. I temi da love comedy sono trattati molto realisticamente, anche grazie ai personaggi stessi, riuscendo a creare un forte senso di empatia tra gli spettatori.

Particolare enfasi sta anche in come ogni istante sia irripetibile e prezioso, e ogni occasione mancata sia perduta per sempre. Ad ogni salto Makoto infatti si ritroverà via via sempre più matura, ma non prima di aver sciolto tutti i nodi su cui dovrà lavorare, come l’amore, le responsabilità e la consapevolezza del rischio rappresentato dalle sue azioni. Quest’ultima, in particolare, sarà un aspetto cruciale per la sua crescita.

Nausicaa della Valle del vento

nausicaa

Creato da uno staff che poi farà parte del nascituro Studio Ghibli, Nausicaa della valle del vento è un film diretto da Hayao Miyazaki nel 1984. Il film deriva dall’omonimo manga (sempre di Miyazaki) e fu un successo clamoroso, tanto che ispirò persone dal calibro di Jean Giraud (Moebius) e tutt’oggi continua a farlo con altri autori.

In seguito ad un cataclisma globale, la superficie della Terra è stata ricoperta da uno strato tossico noto come Mar Marcio. Esso, che non è nient’altro che una foresta, è un complesso ecosistema di funghi e specie vegetali, abitata da insetti giganti tra cui i Vermi Re.

Al suo interno, l’uomo non può sopravvivere, se non grazie all’ausilio di maschere filtranti. L’umanità ormai si è abituata a vivere in enclavi lontane dal miasma, tra cui la Valle del vento dove governa Re Jhil. Sua figlia Nausicaa, principessa amata e rispettata, è una pilota provetta e si sforza di capire la natura del Mar Marcio e, a differenza della maggior parte delle persone, non ha paura degli insetti giganti.

Quando un conflitto tra le due potenze attive verrà innescato, la Valle del vento dovrà entrare in guerra a fronte di patti secolari.

In questo film sono presenti tutte le varie tematiche che Miyazaki poi proporrà anche nei suoi successivi film. La tematica del rispetto della natura in ogni sua forma gioca un ruolo fondamentale in tutto il lungometraggio, poiché la giungla tossica non è nient’altro che una reazione naturale della Terra, creatasi a seguito dei disastri combinati dall’uomo nel conflitto atomico.

Altro tema molto caro al regista è l’inutilità, l’insensatezza e la crudezza della guerra, dove anche gli innocenti rischiano di perire senza alcun motivo. Infine il film è retto dalla figura femminile di Nausicaa, che non è la tipica principessa. Non è una “damigella in pericolo” che aspetta di essere salvata dal principe azzurro. Lei agisce, prende in mano la situazione, e anche se a volte può sembrare avventata, alla fine fa sempre la cosa giusta.

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