Spiegare Neon Genesis Evangelion è un compito difficile. L’interpretazione dell’opera di Hideaki Anno tiene banco da più di 25 anni tra i fan più accaniti e con il suo sbarco su Netflix, il dibattito si è allargato fino a comprendere un numero ancora più nutrito di persone.

Spiegare Evangelion è complesso soprattutto a causa della densità di idee, pensieri e concetti che Anno ci ha riversato all’interno senza mai prendersi la briga di renderli perfettamente comprensibili, almeno non in maniera superficiale.

Il fascino della serie, in buona parte, è dovuto proprio a questo. Evangelion emana un’aura di mistero che lo ha reso il cult che è diventato sia in patria che all’estero.

Asuka, Rei e Shinji con dietro l'Eva-02

Incrociando quanto mostrato dalla serie con le dichiarazioni rilasciate da Anno negli anni, però, è possibile trovare una spiegazione più o meno univoca dell’opera.

Certo, può capitare di incappare in sovraletture capaci di portarci fuori strada, ma Hideaki Anno sa cosa lo ha portato alla creazione della serie, quindi affidarsi alle sue parole è la cosa più corretta che si possa fare nell’approcciare un’analisi della sua creazione.

Va fatta una precisazione: quando si parla del finale di Evangelion, di solito, si parla sia di quello delle puntate 25 e 26, sia di The End of Evangelion. Più avanti vedremo perché.

Se invece volete saperne di più in merito alla conclusione della tetralogia dei Rebuild, vi rimandiamo alla spiegazione di Evangelion 3.0+1.0: Thrice Upon a Time.

La trama di Evangelion

La ricostruzione della trama qui presentata fa riferimento non solo alla serie ma anche a vari media e documenti mai ufficialmente rilasciati da Gainax e Studio Khara.

Alcuni elementi menzionati, come la Prima Razza Ancestrale, non sono citati nella serie ma fanno parte del background dell’opera. Non sono quindi elementi canonici, ma sono utili a comprendere alcuni aspetti della serie in quanto pensati dal team originale nella costruzione dell’opera.

Anno 2000. Un meteorite si schianta sull’Antartide sciogliendone i ghiacci e innalzando drasticamente il livello dei mari. Questo evento catastrofico, denominato Second Impact, scatena un lungo conflitto mondiale per il possesso delle poche risorse naturali rimaste a seguito del cambiamento climatico. Muoiono tre miliardi di persone.

Questa è la versione ufficiale dei fatti. La verità è che il Second Impact è il risultato di un esperimento fallito operato dagli umani su un gigante sepolto nel ghiaccio del polo sud.

Adam, il gigante, è il primo dei messaggeri inviati sulla terra dalla Prima Razza Ancestrale, antichi extraterrestri che hanno generato la vita nell’universo spargendo dei semi in delle arche. Adam è uno di quei semi.

Finale Evangelion

Dopo la guerra e lo sconvolgimento del pianeta, la Terra si trova a far fronte ad un nuova minaccia, stavolta proveniente dal cielo: gli Angeli. Gli Angeli sono entità aliene che attaccano la Terra mettendo in serio rischio la sopravvivenza della razza umana.

Per far fronte alla nuova minaccia viene creata la NERV, un’organizzazione costituita in seguito al ritrovamento delle pergamene del Mar Morto, un testo antico in cui viene profetizzato l’attacco degli Angeli e in cui viene descritto il progetto per il perfezionamento dell’uomo.

La NERV, che si rivelerà essere sotto il diretto controllo della SEELE, sviluppa gli Evangelion, robot umanoidi di grandi dimensioni pensati per respingere gli attacchi degli angeli.

I piloti degli Evangelion vengono selezionati tra gli adolescenti di tutto il mondo; Shinji Ikari, il protagonista della serie, è uno di loro, oltre ad essere figlio del capo della NERV Gendo.

Neon Genesis Evangelion: Il finale della serie

Il finale della serie si svolge nelle ultime due puntate, la 25 e la 26. Gainax aveva ufficialmente terminato i fondi per la produzione dell’opera, trovandosi costretta a rincorrere delle scadenze impossibili in vista della sua fine.

Gli ultimi due episodi, proprio per questo motivo, sono tecnicamente molto poveri, e hanno subito un processo di riscrittura obbligatorio per poter accorciare i tempi nel tentativo di riuscire a veicolare il messaggio che Hideaki Anno ha sempre voluto affidare alla serie.

Quello che ne viene fuori è un piccolo capolavoro di introspezione, racchiuso in una cornice astratta e di difficile lettura. Anno è riuscito ad ottenere il massimo dai pochissimi mezzi che gli erano rimasti.

Dopo aver ucciso Kaworu, rivelatosi essere l’ultimo angelo Tabris, Shinji si trova a bordo dell’Eva-01. È tormentato dal più grande dei sensi di colpa: ha ubbidito agli ordini, difendendo la Terra dall’ultima grande minaccia, ma lo ha fatto uccidendo il suo unico amico.

La Rei che conosceva non esiste più, o meglio, non è mai esistita. Era un clone di Yui, una bambola senz’anima. Asuka, invece, è ridotta ad un guscio vuoto, distrutta dalla consapevolezza di aver fallito e dalla sua superbia che l’ha portata ad isolarsi.

Shinji è rimasto solo, obbligato da altri a compiere ciò che andava fatto per il bene del mondo senza che nessuno di preoccupasse del suo bene. Si è posto delle domande, ma è stato incapace di scegliere. Ha solo ubbidito agli ordini, ma il senso di colpa lo tormenta.

Il progetto per il perfezionamento dell’uomo è iniziato e Shinji si trova a fare i conti con sé stesso una volta per tutte

Il perfezionamento dell’uomo

La SEELE si è servita della NERV per portare a compimento il perfezionamento dell’uomo. Il suo obbiettivo è sempre stato quello di far ascendere l’umanità ad un livello superiore come entità suprema. Gendo, dal canto suo, ha sempre utilizzato la NERV per raggiungere il proprio scopo.

Il progetto per il perfezionamento dell’uomo gli serviva per poter portare l’umanità ad unificarsi in una sola grande entità, portando gli uomini a comprendersi annullando il concetto di “sé”.

La sua ossessione è quella di potersi ricongiungere finalmente con Yui, l’unica persona che abbia mai amato e con cui sia riuscito ad entrare realmente in contatto.

Finale Evangelion

In tutto questo, Shinji sta lottando con sé stesso. Incontra le immagini mentali di tutte le persone che lo hanno accompagnato durante la sua nuova vita agli ordini della NERV, e dopo una lunga lotta interiore arriva a comprendere il senso delle sue azioni.

Lo fa dopo essersi risvegliato in quella che sembra essere una versione alternativa della sua vita, in cui sua madre è ancora viva, vive con sua sorella Asuka ed è un normalissimo studente circondato di amici e relazioni sane.

Quella che si manifesta a Shinji è una realtà alternativa ma possibile, che gli rende chiaro come la sua paura di ferire gli altri, e quindi di essere ferito a sua volta, l’ha portato all’isolamento di cui è vittima.

Una volta compresi il senso e l’origine della sua sofferenza, Shinji prende in mano la propria vita. La serie si chiude con il cast di Evangelion che si congratula con lui applaudendolo, in una delle scene più iconiche della serie.

Il significato del finale di Neon Genesis Evangelion

Il senso di tutta la serie si concretizza proprio con l’epifania di Shinji. Anno, infatti, ha dichiarato di aver concepito Evangelion in seguito ad un lunghissimo periodo di depressione.

I tried to include everything of myself in Neon Genesis Evangelion -myself, a broken man who could do nothing for four years. A man who ran away for four years, one who was simply not dead. Then one thought, “You can’t run away,” came to me, and I restarted this production.

Hideaki Anno

Ho provato ad includere ogni parte di me in Neon Genesis Evangelion – io, un uomo a pezzi che non è riuscito a fare nulla per quattro anni. Un uomo che per quattro anni non ha fatto altro che fuggire, che si è limitato ad esistere. Poi mi sopraggiunse un pensiero, “Non puoi fuggire”, e ho fatto ripartire questa produzione.

Hideaki Anno

Anno ha voluto parlare a tutti gli otaku. Gli ha voluto lasciare un messaggio potentissimo, sbattendogli in faccia il fatto che si stavano rifugiando all’interno di mondi virtuali per fuggire dalle complicazioni della vita.

Shinji è l’avatar di tutti quegli otaku che hanno rinunciato al contatto con gli altri per paura di ferire ed essere feriti. Una delle chiavi di lettura di Evangelion è proprio quel dilemma del porcospino di cui Ritsuko parla a Misato già nel quarto episodio della serie.

Comunicare, soffrire e comprendersi

La depressione di Anno, la sua chiusura e la sua difficoltà nel comunicare con gli altri ha plasmato Evangelion. Shinji rappresenta il pubblico potenziale di Evangelion e si rivolge a lui. Comprende che la sofferenza è inevitabile e la accetta.

Questo lo porta ad afferrare il senso della vita e lo spinge ad aprirsi per comprendere gli altri, per quanto difficile o doloroso possa risultare. Non è più una persona rinchiusa in sé stessa e prigioniera delle proprie convinzioni e dei propri preconcetti, Shinji esce dal guscio che si è imposto e che lo ha portato alla solitudine e al terrore nei confronti delle altre persone. La sua vita ricomincia da zero.

Evangelion finale

Quello di Anno è un messaggio di speranza lanciato a tutti gli spettatori di Evangelion. È un invito a smettere di fuggire dalle difficoltà della vita, ad accettare il dolore come necessario nella costruzione dei legami con gli altri e, in questo modo, a liberarsi dalla prigione che ci autoimponiamo per paura di ferirci.

Un messaggio importantissimo lanciato da un autore che ha sempre avuto una bassissima autostima e che ha cercato di raccontare sé stesso all’interno di Evangelion.

The End of Evangelion

Al contrario di quanto si è raccontato per anni, il pubblico giapponese fu in maggioranza soddisfatto del finale della serie. Ci furono delle lamentele legate al fatto che la serie si concentrasse solo sull’introspezione di Shinji e si dimenticasse di tutti gli altri personaggi, ma The End of Evangelion non fu pensato da zero per compiacere i più critici.

Al contrario, il film doveva far parte della serie originiale, come testimonia la compresenza di alcune scene in entrambe le opere, ma per mancanza di tempo e budget venne rimandato ad un secondo momento. The End of Evangelion è spesso definito erroneamente come il “vero” finale di Evangelion, ma in realtà si tratta di una rielaborazione del finale originale.

Quelli offerti sono nuovi punti di vista sul third impact scatenato dalla SEELE, che in questo caso viene raccontato “da fuori”. Non è una definizione assolutamente corretta, ma è lecito approcciarlo come se il finale della serie rappresentasse il third impact visto dall’interno dell’Eva, mentre The End of Evangelion lo racconta dall’esterno, prendendo così in considerazione tutti i personaggi della serie e non solo Shinji.

Quello di The End of Evangelion è quindi un finale sicuramente più “grafico”, ma questo non significa che si discosti drasticamente dal finale originale.

Il Third Impact

Dopo la morte di Kaworu, la SEELE dà il via al progetto per il perfezionamento dell’uomo. Decide quindi di sbarazzarsi della NERV, oramai inutile ai suoi scopi, e invia le forze di autodifesa all’assalto della base, con l’obbiettivo di requisire gli Evangelion.

Buona parte del personale viene trucidato durante le sparatorie, mentre Shinji si è ormai rinchiuso in sé stesso con l’intenzione di lasciarsi morire. Misato riesce a salvarlo da morte certa e nel farlo rimane ferita mortalmente.

Con le ultime forze in corpo, Misato chiede a Shinji di salire sull’Eva un’ultima volta per capire il perché delle azioni compiute fino a quel punto, esortandolo a trovare da solo un senso alla propria esistenza. Gli confida anche la verità sugli angeli: sono una versione alternativa di ciò che sarebbero potuti essere gli esseri umani.

Shinji sale sull’Eva e va in soccorso di Asuka, che nel frattempo sta combattendo contro i nove Eva prodotti in serie schierati dalla SEELE. Nel Terminal Dogma, invece, Gendo tenta di fondersi con Lilith per dare il via all’Apocalisse e poter rivedere Yui, ma Rei lo tradisce, si fonde con Lilith e sceglie Shinji come leader, affidandogli così le redini della situazione.

Shinji, a bordo dello 01, diventa il catalizzatore del Third Impact, e ripudiando la sofferenza e le differenze interpersonali che ne sono la causa decide di imporre la morte all’umanità.

Le anime degli uomini confluiscono in Lilith/Rei, perdono la loro forma corporea e si fondono nel mare di LCL. È a questo punto che Shinji attraversa il flusso di coscienza che pone fine alla serie animata, in cui accetta la sofferenza come necessaria.

Shinji decide quindi di annullare il perfezionamento, riportando l’umanità allo stadio precedente in cui ognuno possiede un proprio corpo ed un A.T. Field, e si risveglia accanto ad Asuka su una spiaggia bagnata da un mare tinto di rosso.

Il significato di The End of Evangelion

Così come il finale della serie, The End of Evangelion non vuole rappresentare una soluzione al problema della comunicazione, ma una scintilla che possa mettere in moto il pensiero dello spettatore. Anno ha parlato spesso di come prima e durante la lavorazione di Evangelion abbia letteralmente sprecato anni di vita rinchiudendosi in sé stesso con le sue fissazioni.

Ha visto negli otaku giapponesi il riflesso di quello che era diventato e ha deciso di offrirgli un appiglio per cambiare la propria vita. Durante il third impact Shinji comprende e accetta la sofferenza. Inizialmente ha decretato la morte dell’umanità, condannando gli uomini a perdere il proprio corpo e a fondersi in una coscienza collettiva nel mare di LCL, poi però torna sui propri passi.

Il fulcro attorno a cui ruota tutto è ancora una volta l’accettazione del dolore. A dirla tutta, più che l’accettazione del dolore, Evangelion parla dell’accettazione della vita stessa, di cui il dolore è una parte fondamentale. Non si può fuggire. In questo senso, quindi, The End of Evangelion è ancora una volta un invito ad aprirsi al mondo, a vivere la vita nella sua interezza.

Basta col nascondersi dietro alle proprie passioni ossessive, basta col chiudersi a riccio per paura di essere feriti, è il momento di uscire dal guscio e affrontare le gioie e i dolori dell’esistenza. Gli altri esistono ed è il caso di rendersene conto.

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