Dietro le tante serie anime iconiche, c’è sempre una persona dotata di grande estro creativo. Essi ovviamente sono i registi, magari non famosi come le loro serie di punta, ma hanno comunque contribuito a far diventare gli anime quello che sono ora grazie al loro incredibile talento.

Ognuno di loro è spinto da motivazioni differenti e crea prodotti altrettanto diversi. Tutti però hanno in comune l’aver creato dei classici che riescono a entrare nei cuori degli spettatori, contribuendo a creare un’industria vecchia ormai un secolo ed in continua crescita.

Eccovi quindi la nostra lista dei registi di anime migliori al mondo, che hanno prodotto alcuni dei film anime più di spicco nel panorama nipponico e che hanno decisamente segnato indelebilmente la storia del medium.

Hayao Miyazaki

Hayao Miyazaki

Hayao Miyazaki è uno dei co-fondatori del famoso Studio Ghibli, il quale fu creato insieme all’amico Takahata dopo che i due lasciarono Nippon Animation. Miyazaki è diventato ormai famoso in tutto il mondo grazie ai suoi lavoro con lo Studio Ghibli, venendo conosciuto anche da chi non è un grande fan degli anime.

È un regista molto famoso per il suo stile di produzione “purista” preferendo l’animazione tradizionale fatta a mano rispetto ad opere in CGI. Ovviamente alcune volte è necessario usarla, soprattutto per migliorare alcune scene e renderle più dinamiche, ma Miyazaki fa usare solo un massimo del 10% di CGI nei suoi film.

Altro tratto distintivo dei suoi lavori sono sicuramente i personaggi. Miyazaki è famoso per l’inserimento all’interno di tutte le sue opere di personaggi femminili dalla forte caratterizzazione. Non è raro vedere infatti la protagonista femminile essere più coscienziosa ed ingegnosa del protagonista maschile principale.

Nei suoi lavori si trova anche un forte senso ambientalista. Non è raro che critichi la tecnologia ed il progresso, colpevoli di aver portato l’uomo a diventare più avido ed a far del male alla natura come mostrato per esempio in Mononoke.

I suoi lavori hanno attirato un gran consenso di critica e pubblico in tutto il mondo tanto da essere stato addirittura chiamato “il Walt Disney del Giappone”, un appellativo che fa fatica ad accettare. Uno dei suoi lavori, “La città incantata”, durante la 75esima edizione degli Oscar vinse come miglior film d’animazione.

Hideaki Anno

Hideaki Anno

Hideaki Anno inizia a farsi conoscere lavorando come animatore nel film “Nausicaa della Valle del vento”, diretto da Hayao Miyazaki nel 1984. Fece così tanta buona impressione che i due nel tempo sono diventati ottimi amici, con Miyazaki che lo considera ormai un suo erede spirituale.

Dopo aver diretto “Nadia del mare azzurro”, Anno crea prima Gunbuster e poi Neon Genesis Evangelion. Nadia era un anime abbastanza scanzonato, un po’ sulla scia di Conan – il ragazzo del futuro.

Sarà poi con le successive opere che il regista riesce ad esprimere quelli che per lui sono temi fondamentali ovvero il suo amore per la fantascienza, il tokusatsu e un grande approfondimento psicologico dei personaggi.

C’è da dire inoltre che Hideaki Anno è una persona che ha sempre convissuto con disturbi di salute mentali come la depressione. Questo suo malessere viene incanalato all’interno delle sue opere, le quali irrimediabilmente riflettono i suoi vari stati d’animo.

La sua opera magna infatti, Neon Genesis Evangelion, è pregna di personaggi tormentati che fanno fatica ad accettarsi ed aprirsi agli altri.

Anche se continua a lavorare ai vari film su Eva, Anno si è cimentato anche nella regia di veri e propri film live-action. L’ultimo è stato “Shin Godzilla“, che ha unendo il genere dei Kaiju con una sferzante critica al sistema governativo giapponese ha saputo riscuotere grande successo tra il pubblico.

Isao Takahata

Isao Takahata

Uno dei nomi che più emana reverenza nel settore dell’animazione è sicuramente Isao Takahata. Amico e collega di Hayao Miyazaki da praticamente l’inizio della loro carriera, nonché co-fondatore del famoso Studio Ghibli, col quale ha prodotto alcuni dei suoi migliori lavori.

Takahata si è laureato in Letteratura Francese all’Università di Tokyo ma si convinse di cimentarsi nell’animazione dopo aver visto il film d’animazione “Le Roi et l’Oiseau“, basato su di un racconto di Hans Cristian Andersen. Iniziò la sua carriera in Toei, dove conobbe il suo collega ed amico Hayao Miyazaki.

Tra le sue principali fonti d’ispirazione troviamo i lavori dell’animatore Paul Grimault, insiemi ad altri rappresentanti della New Wave Francese. Tra le altre influenze possiamo citare Frédéric Back, col quale condivideva l’idea di usare il trompe-l’œil per dare l’effetto di un mondo 3D usando un medium a sole due dimensioni.

Nei suoi lavori Takahata amava lanciare messaggi sociali di responsabilizzazione. È noto infatti che Takahata era un grande sostenitore del movimento anti-bellico e i suoi film rispecchiano ovviamente ciò. Questo suo modo di fare film hanno influenzato molto Miyazaki sia nell’inserimento di tematiche sociali sia nel suo amore per l’animazione.

Katsuhiro Otomo

Katsuhiro Otomo è un altro nome che capita sicuramente di sentire quando si parla di registi conosciuti in tutto il mondo. È stato fin da piccolo un grande fan del cinema, tanto che durante le vacanze estive non esitava a farsi lunghi viaggi solo per andare a vederli. Dopo il liceo segue il suo sogno di diventare mangaka, pubblicando la sua prima opera, “A Gun Report”.

Negli anni ’80 pubblica la sua opera magna, scritta dopo ben otto anni di lavoro, “Akira”. Il manga stava avendo così tanto successo al tempo che ad Otomo proposero un adattamento filmico con lui stesso a dirigerlo.

Nel 1988 esce il film di Akira, quello che poi sarebbe stato l’emblema giapponese del boom degli anni ’80 e di quella che veniva chiamata la “Golden Age degli anime”.

Otomo creò un film animandolo con 11-12 frame per secondo. Questo permetteva di avere composizioni molto fluide e che riuscivano a tenere il passo, ed anzi superare, gli standard dei film Disney. In ogni shot è possibile notare dettagli anche microscopici dettagli che rendono la direzione artistica di Otomo una gioia per gli occhi.

Sci-fi, distopia, grandi scene di azione e una critica alla società, questo è Akira. Il film, con budget di 11 miliardi di Yen, incassò 45 milioni di dollari, e fu successo al tempo. La popolarità dell’animazione nipponica volò alle stelle, creando un nuovo seguito di fan da oltre oceano.

Mamoru Oshii

Mamoru Oshii

Uno dei visionari di questo medium, così possiamo chiamare Mamoru Oshii. Inizia la sua carriera alla Tastunoko, facendosi conoscere lavorando ad episodi delle serie “Time Bokan” e “Gatchaman”. Grazie a questo riesce ad arrivare alla regia della serie di “Lamù” e dei suoi primi due film, “Only you” e “Beautiful Dreamer”.

Quest’ultimo è pregno della filosofia con cui Oshii poi affronterà i suoi successivi lavori. Il film è pieno di analisi introspettive sui personaggi e contiene diverse riflessioni, come lo scorrere del tempo e la ricerca del vero Io in una persona. Inutile dire che i fan non apprezzarono il tono serioso dell’opera ed Oshii lasciò per dedicarsi a progetti propri.

Nel 1995 Oshii ritorna alla regia con Ghost in the shell. Ambientato in un mondo distopico cyberpunk, il film fu un grandissimo successo che diede una nuova spinta al medium e fece esplodere ancora di più il fenomeno anime in occidente. Divenne addirittura ispirazione per i futuri registi oltreoceano, come le sorelle Wackowski.

Il film fu molto ispirato dalla passione di Oshii per il cinema europeo e per i suoi grandi autori come Federico Fellini, Ingmar Bergman, Michelangelo Antonioni e Jean-Pierre Melville.

Ghost in the shell è la summa del pensiero di Oshii. Il film è infatti caratterizzato da tutta una serie di simbolismi ed allegorie presenti già nelle sue precedenti opere come in Tenshi no Tamago.

Inoltre temi quali esistenzialismo, solitudine e transumanesimo vengono enfatizzati al massimo, un po’ come se il regista volesse inserire tutto se stesso al suo interno.

Mamoru Hosoda

Mamoru Hosoda

Mamoru Hosoda è un regista sicuramente atipico visto il contesto in cui matura. Acclamatissimo dalla critica, è stato spesso accostato alla figura di Hayao Miyazaki ed ha inoltre portato una ventata di aria fresca nel panorama dell’animazione giapponese, esaltando la tradizione ma fondendola con l’innovazione.

Attraverso l’animazione Hosoda cerca sempre di mettere in risalto le emozioni positive. Questo fa si che le sue opere possano essere fruite da un pubblico variegato che va dai bambini fino a persone adulte.

Il regista ha lavorato per molti anni a serie per la Toei Animation, questo lo ha portato alla creazione di una propria creatività e metodologia di lavoro. Hosoda ha quindi sempre cercato a modo suo di aggirare le restrizioni tipiche di un prodotto fatto per essere fruito in tv, come lo erano appunto le serie della Toei.

Questo lo ha portato a creare un mix estetico tra semplicità del disegno unito ad un’alta qualità. Il tutto viene poi unito a dei fondali dettagliatissimi grazie a reperti fotografici, con i quali il regista lavora.

Il suo debutto arriva con l’avvento dell’animazione in digitale, di cui diventerà uno dei pionieri in Toei. Con il film dedicato al franchise Digimon, “Our War Game”, Hosoda ci mostra altri temi che diventeranno caratteristici delle sue opere.

È infatti sempre stato sensibile al tema della tecnologia e del mondo informatico e sul fatto che non debbano essere presi alla leggera. Secondo lui la tecnologia e la rete sono grandi mezzi, ma anche molto pericolosi, e messi nelle mani dell’uomo potrebbero portare a disastri inimmaginabili.

Osamu Tezuka

Osamu Tezuka

L’uomo a cui possiamo attribuire la nascita degli anime, Osamu Tezuka, viene anche chiamato con l’appellativo “il dio dei manga”. Dopo essersi laureato Tezuka decide infatti di dedicarsi al fumetto, spinto anche da una grande stima per Walt Disney.

È conosciuto soprattutto per essere il padre di una delle prime serie animate televisive, Astro Boy. Anche se la serie venne pesantemente editata quando venne portata in occidente, ottenne un successo clamoroso.

Creò anche numerose altre serie di grande importanza, come Kimba il leone bianco, ove tutt’oggi si crede fosse stato di ispirazione a Disney stesso per “Il re leone”.

Tezuka non si dedicò solo ad opere scanzonate. Nella sua carriera infatti spazia in diversi generi com il noir, fantasy o storici come “I tre Adolf”, in cui tocca temi come la spietatezza della guerra o le oppressioni subite dal popolo ebreo.

I tratti delle sue opere sono ampiamente riconoscibili, tondeggianti, con grandi occhioni e in generale molto semplici. Questo suo stile influenzò molto negli anni successivi il medium, tanto che ci si ritrovò con tutta una serie di anime che lo copiavano palesemente, affermandosi quindi come standard nell’industria.

Satoshi Kon

Satoshi Kon

Satoshi Kon ha lasciato il suo marchio nell’animazione grazie ad un mix di autorialità e tematiche profonde. Kon è sempre stato un genio del medium al punto che venne subito notato da Katsuhiro Otomo, che lo volle come collaboratore per un suo manga, e successivamente da Hosoda, con cui lavorò al secondo film di Patlabor.

Il picco del suo operato si ottenne col suo lavoro alla regia di Perfect Blue. In questo film, così come in tutte le opere di Kon, realtà e fantasia si amalgamano perfettamente.

Lo spettatore non riesce mai a capire se quello che sta succedendo sia reale o solo frutto delle fantasie dei personaggi, che proiettano allo spettatore visioni distorte del mondo.

Il regista inoltre aveva molto a cuore il rappresentare la psiche umana con tutti i suoi problemi che ne possono derivare. Non è raro quindi nelle sue opere trovare personaggi affetti da disturbi di vario genere, proprio perché egli stesso voleva porre una lente di ingrandimento su queste tematiche poco affrontate.

Purtroppo Kon non poté mai esprimersi appieno a causa della morte prematura, non riuscendo a causa di questo triste evento neppure a finire l’ultima opera a cui stava lavorando, The Dreaming Machine.

Shinichiro Watanabe

Shinichiro Watanabe

Nato a Kyoto, Shinichiro Watanabe si ritrovò a diventare uno dei nomi importanti del medium dopo essere entrato nella compagnia di animazione Sunrise. Ha iniziato a lavorare come co-regista nel celebre sequel della saga di Macross, Macross Plus, da cui poi passò nel 1998 a dirigere una propria serie, Cowboy Bebop.

La serie divenne un successo internazionale, venendo poi reputata come uno dei migliori anime di sempre. Uno dei segreti del suo successo risiede nella sua struttura, adottata spesso da Watanabe anche per altre sue opere. Infatti il regista spesso crea storie incentrate su una trama verticale, puntando quindi su di episodi autoconclusivi.

Altra grande caratteristica del regista è il rendere la colonna sonora parte integrante dell’opera che va a creare. Le tracce musicali non sono più un semplice accompagnamento della scena ma diventano parte integrante della storia, legate ad un particolare personaggio, mood, o evento.

Ogni sua serie dunque è caratterizzata da un genere musicale specifico. Si passa quindi dal jazz di Cowboy Bebop, all’ hip-hop di Samurai Champloo fino alla New wave con Space Dandy.

Yoshiyuki Tomino

Yoshiyuki Tomino

Yoshiyuki Tomino inizia la sua carriera in Mushi Production, lo storico studio di Tezuka. Proprio sotto la sua ala Tomino inzia a scrivere storyboard e sceneggiature per Astro Boy, l’anime più importante in quel periodo.

Successivamente si spostò in Sunrise dove pian piano cominciò ad affermarsi nel genere mecha grazie ad opere come Zambot 3 e Daitarn III. Il grande successo però arriva nel 1979, quando sconvolge il pubblico con la sua opera Mobile Suit Gundam. Il concetto di mecha viene qui rivoluzionato con Tomino che dà il via ad un nuovo genere: il Real Robot.

Nelle sue serie, soprattuto Gundam, il regista fa sempre passare il suo messaggio anti-bellico. In queste opere infatti non vi è una spettacolarizzazione della guerra, che anzi viene vista come un male scatenato dalla natura stessa dell’uomo.

Inoltre i protagonisti non sono mai degli eroi senza paura quanto più ragazzi impauriti che si ritrovano in un contesto più grande di loro, un po’ come accadeva in Space Battleship Yamato, riuscendo quindi ad empatizzare molto di più con gli spettatori.

Tomino durante la sua vita è più volte caduto in depressione e questa cosa ovviamente si è riflettuta all’interno delle sue opere. I finali di molte di esse, come Dunbine o Mobile Suit Z Gundam, sono tragici e conditi da numerose perdite all’interno del cast dei protagonisti.

A causa di questo venne più volte soprannominato dal pubblico “Tomino il macellaio”.

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