Tutti si fanno la stessa domanda. Ricordando burlescamente il meme di “a quando le nozze?” di Viserys Targaryen in Game of Thrones, ogni fan di Nintendo si sta chiedendo da mesi quando uscirà Switch Pro. Taluni si chiedono se, alla fine, esista per davvero. La curiosità è così forte che si ricorre addirittura a paywall delle agenzie di indagini di mercato per riuscire a saperne di più. Informazioni a pagamento, non accessibili ai comuni mortali e ammantate di quell’alone di mistero che forse ne giustifica il prezzo. È il caso di Nikkei, ente per il mercato nipponico.

Il rapporto emerso dal paywall afferma che Nintendo abbia in programma di aumentare la produzione per addirittura 30 milioni di unità come ultima rush prima di un modello di fascia superiore.

L’uniformazione delle console

Se a fine ‘800 c’era la corsa all’oro, oggi ci ritroviamo di fronte alla corsa delle console per uniformarsi le une con le altre. Che sia la potenza, la grafica, la risoluzione, sembra quasi percepito come indegno tenere in piedi un prodotto tecnicamente inferiore, anche se dotato di peculiarità uniche. Come un dogma religioso, semplicemente non è ammissibile.

Ma ci siamo mai fermati a riflettere cosa rende tale questo status quo? La livella del console gaming? Siamo noi, i videogiocatori. Ebbene sì, ecco l’ardua sentenza piombarci addosso come la spada di Damocle. L’appiattimento della diversità non è dovuta tanto ai titoli multipiattaforma, ma al fatto che nessun giocatore voglia sentirsi “inferiore“, come il più classico dei complessi, dove a farla da padrone sono i “muscoli.

Ha davvero senso che tutte le piattaforme siano uguali? Che abbiano, chi più chi meno, la stessa offerta? In fondo, il mondo è bello perchè è Wario, per rimanere in tema Nintendo. Quindi l’ardua sentenza è: c’è davvero bisogno di una Nintendo Switch Pro?

Ci siamo mai fermati a riflettere cosa rende tale questo status quo? La livella del console gaming? Siamo noi, i videogiocatori

Vendite da record e produzione

L’eccezione alle regole di uniformità l’ha senza dubbio fatta Switch, periferica con cui Nintendo questa volta ha veramente fatto centro. Lo testimonia il fatto che, per quanto non sia tecnicamente all’altezza delle controparti, la console della casa di Kyoto ha stracciato ogni record storico, con 41,67 milioni di unità vendute in tutto il mondo nel 2019 e raggiungendo quota 80 milioni a dicembre 2020.

Possiamo quindi tranquillamente affermare che Switch sia la miglior console di casa Nintendo? Sì, ma non per le vendite. Per quanto questo risultato sia ragguardevole, è solo un fattore indicativo. Una conseguenza, del fatto che una branca di videogiocatori ha scoperto con la console ibrida cosa voglia dire giocare con creatività. Giocare in modo diverso a titoli diversi, per il solo gusto di divertirsi in maniera comoda e rilassata.

Ecco il perché di una Switch Pro: ce ne sarà bisogno per davvero solo se, oltre ai miglioramenti tecnici, la nuova console sarà in grado migliorare anche l’esperienza. Riuscirà a battere la sua ombra soltanto se Nintendo potenzierà il divertimento.

Al contempo però, la Grande N tace su Switch Pro. Anche se dal rapporto di Nikkei emergerebbe un dato non da poco, ovvero che l’aumento di produzione in oggetto non abbia precedenti nel ciclo vitale di Switch, Nintendo non commenta affermando di non aver nulla da dire. Lasciando leggere tra le righe dei silenzi che, evidentemente, il tutto sia dovuto alla grandissima domanda e la mancanza di semiconduttori.

Ma dall’altro lato della medaglia i problemi non finiscono di certo qui.

Il limbo dei rimasti indietro

Ricordo come fosse ieri la storia di un ragazzino negli ultimi anni ’90. Un novello del gaming, che di console ne sapeva poco. Nel suo condominio ce ne erano altri di ragazzini, ovviamente, magari più svezzati di lui. Un bel giorno arriva la fatidica domanda dal genitore: “Cosa vuoi per Natale? Vuoi la console?” e gli occhietti iniziano subito a brillare.

Ma lo sbrilluccichìo fa presto a sostituirsi a sbigottimento quando nella mente frulla l’annosa domanda: “Sì ma, quale console?“. Allora la scelta era sostanzialmente una: tra PlayStation e Nintendo 64. Il dilemma, tragicomicamente a dirsi, fu risolto da una vecchia mai stata moglie senza mai figli senza più voglie di de andrèana memoria, che si prese la briga e di certo il gusto di dare a tutti il consiglio giusto.

Se avete tutti la stessa vi annoierete! Prenditi una diversa!“. E fu in quel fatidico momento che il ragazzino fu maledetto, entrando nell’eterno limbo dei rimasti indietro. Senza poter recuperare l’altra alternativa se non dopo molti anni, saltando interamente una generazione. La magra consolazione? Che al tempo, almeno, le console erano davvero diverse e uniche.

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Una volta maledetti dal rimanere indietro, è difficile venirne fuori. Specie in giovane età

La morale della storiella? È che là fuori ce ne sono tanti di questi ragazzini, diventati ormai adulti, intrappolati nel loop non riuscendo mai più da allora a stare al passo. Una miriade di videogiocatori non vorranno mai abbandonare il prezioso modello di Switch acquistato di recente, perché magari fa figo vedere 2020 sul retro della scocca. Perché magari fa figo sentirsi meno inferiori. Per non parlare della paura sull’effettiva retrocompatibilità dei giochi su Switch Pro.

Sfortunata davvero la categoria dei rimasti indietro, bloccati nel gaming come nei loro ricordi, di quando si giocava con PlayStation 2 e si scambiavano i Pokémon col Game Boy.

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