Molti se ne sono dimenticati, ma i fiori non sono ancora nei nostri controller.

Mi sono accorto, soprattutto negli ultimi anni, che la narrativa su quella che chiamiamo “Console War” sia radicalmente cambiata. È strano, ma sembra che nonostante l’arrivo delle console di nuova generazione, Xbox Series X e PlayStation 5, non ci sia più nessuno che prenda in giro l’amico per aver scelto la “macchina dei sogni” sbagliata. Eppure, fino a qualche anno fa, quando Sony ostentava lo stesso marketing aggressivo, che mantiene però tutt’ora, ci sarebbe stato qualcuno che si sarebbe lamentato addirittura dell’ordine in cui ho messo le due console nella frase precedente. Il fatto è che stiamo solo cercando di evitare di parlarne per quello che è perché ne siamo diventati spaventati. La odiamo, ignorando quello che realmente è.

Ma per quanto la stampa continui le proprie ipocrite crociate, non spetta a loro decidere la verità delle cose. La Console War è qui, ed è qui per rimanere. E forse non è neanche un male.

Il lascito di PlayStation 4 ed Xbox One

Da quanto ricordo, non c’è momento più climatico per la Console War che la conferenza di Sony dell’E3 del 2013. Era l’inizio di una nuova generazione, e Microsoft aveva appena finito di mostrare molte delle sue promesse, primo tra tutti il Kinect e le funzioni online della console. Promesse che sono durate poco davanti alla ferocia che Sony ha dimostrato verso la sua avversaria.

Scroscianti applausi fermavano Jack Tretton dal riuscire a finire le proprie frasi. Il dado era tratto, e i risultati si vedono tutt’oggi. Xbox aveva perso, e aveva perso in partenza. Sono questi i relitti dei vascelli dell’attuale generazione, su cui anche oggi sia Sony che Microsoft continuano a navigare. È cambiato molto, sia per noi come giocatori sia per loro come aziende, ma non ci si può dimenticare del passato.

Dopotutto, anche questa è storia (del videogioco); pensare che non abbia effetti sul nostro presente è mera illusione.

Gli effetti del passato si sentono tutt’oggi, e sono cruciali nel modo in cui entrambe le aziende si mostrano al pubblico. Ci sono stati vinti e vincitori, e per il prossimo round si parte da questa posizione. Ricordiamoci che a redimersi per prima deve essere proprio Xbox.

Primo tra tutti a conoscere la storia è proprio Phil Spencer, che sembra invece essere contrario alla Console War di cui è stato così a lungo partecipe. Ricordate però di non giudicare dalle apparenze, soprattutto in questi casi.

La misericordia di Microsoft esiste solo a parole

L’immagine che Microsoft ha cercato di adottare in questo ultimo periodo è quella della salvatrice del videogioco. Da “fiori nei controller“, se vi piace la metafora. Eppure, molti faticano a capire che sia solo un’altra di quelle stesse trovate pubblicitarie atte a salvarsi la faccia.

Perché, come i nostri gemelli di Gameromancer (nonostante la loro tipica spigolosità) hanno detto nel pezzo speculare a questo sulla Console War, è facile non volere la guerra se la stai perdendo. Ma anche in questo caso c’è di più. Se inizialmente l’intenzione sembrava solo quella di fare bandiera bianca, ormai quella di Microsoft sembra una maschera dietro cui si nasconde.

Se da una parte Phil Spencer si congratula con la concorrenza e i tweet dell’account di Xbox consigliano l’acquisto di PlayStation 4, dall’altra i fatti parlano chiaro. Basta vedere la recente acquisizione di Zenimax (e conseguentemente di Bethesda), Ninja Theory od Obsidian, per capire che all’atto pratico non è la pace quella che vogliono. È il sangue. Perché mentire allora?

Il motivo è semplice: i giocatori hanno capito di odiare la Console War. Visceralmente. Eppure, è forse quello che ci serve davvero.

Così come nella Milano di Manzoni la peste la chiamavano “febbre pestilenziale”, o come si evitava di vederla ne “La Peste” di Camus, i videogiocatori hanno deciso di non volerne sapere più nulla. E così si sono anche pian piano dimenticati come chiamarla.

La lingua è il cardine della percezione degli eventi

La potenza della lingua è un tema esplorato da molti autori, artisti e filosofi. Basti pensare all’incredibile “1984” di George Orwell (che ironicamente è stato usato per la simil-propaganda di Epic) per accorgesene. Pochi però capiscono quanto questo tema sia centrale anche nella nostra vita di ogni giorno.

Se si parla meno di Console War è solo perché la sua percezione è stata sporcata, alterata dal pensiero comune. Mentre il termine in sé scivola nell’oblio, la Console War continua a imperversare, anche se fa finta di non essere più una guerra. Diventa una partita di scacchi, per non spaventare i bambini.

I principali responsabili di questa ipocrisia altri non sono che i giornalisti, che, bruciando la paglia, si lamentano del fumo. In modo non troppo diverso dal giornalismo politico, ci tartassano continuamente con un problema che in verità è solo nella loro testa, o che, peggio, alimentano loro stessi, schierandosi in fazioni (o facendolo credere) per portare più visite.

Se è vero che fenomeni di bullismo o spregio non sono tollerabili, è anche vero che la competizione non è qualcosa di malsano ma è invece la linfa di un'industria sana.

Sarebbe ora che smettessimo di nasconderci dietro a un dito, o a illuderci che Microsoft sia tanto diversa da Sony o Apple. Alla fine della giornata vogliono solo i nostri soldi. O peggio, i tuoi.

La guerra della Console War continua sotto il nostro naso

Mentre noi pensiamo che la Console War fosse veramente l’inferno, attorno a noi esplodono bombe e vengono scavate trincee. Ci ostiniamo a chiamarle in modo diverso ma l’effetto di una bomba non cambierà mai, nemmeno se ci rifiutiamo di accettarla.

Xbox non si trattiene con i suoi servizi, con le acquisizioni e con le precise coordinate nelle quali vuole piazzarsi nella nuova generazione. Sony richiama Microsoft: Gamepass non è sostenibile, mentre abbassa il prezzo di PlayStation 4 per confrontarsi con Switch.

È una guerra strategica, di marketing, e le compagnie la combattono convincendoci che il loro prodotto è il migliore. Xbox Series X è la console più potente, dice Microsoft. “Noi crediamo nelle generazioni“, risponde Jim Ryan, “[Xbox non lo fa]”.

Basta anche vedere i loro approcci per il futuro. Se Xbox cerca di uniformare il suo marchio, offrendo un passaggio più “soft” verso la nuova generazione, Sony decide di guardare al futuro, a partire proprio dal design della sua PS5. Non dimentichiamoci poi dello scontro tra le filosofie delle due aziende, nettamente diverse in tutto e per tutto. Lo scontro c’è, ed è tra i più sanguinosi degli ultimi anni.

Ogni giorno le due aziende si combattono per avere la fetta di pubblico più grosso, per cambiare le carte in tavola e offrire qualcosa di nuovo. È una Console War, e non solo, è tra le peggiori. Ma è meglio così, sia per noi che per l’industria.

Guerra fredda ma senza atomiche

Se la prassi è dire che la Console War fa solo male, e spinge a comportamenti tossici, è ora di dire le cose come stanno. La competizione fa bene all’industria. Forse è qualcosa che sapevate già, ma sembra che crossplay, fiori e sorrisi ve lo abbiano fatto dimenticare.

Pepsiman La Guerra delle Cola è arrivata anche su PlayStation, in un certo senso. Pepsi ha avuto il suo tie-in non a caso.

Per i nostri genitori o nonni c’era la Guerra Fredda, o le Cola Wars, per un esempio più pratico. Noi abbiamo la Console War. Eppure, tutte quante hanno un grosso benefit: se stai cercando di convincere un consumatore, fai di tutto per renderti migliore. Devi dimostrare che il rivale è peggiore, che tu sei il migliore. Ed è allora che Sony predica la sostenibilità del mercato, Microsoft la fruibilità, inseguendo la migliore delle immagini per la propria compagnia. A guadagnarne siamo in primo luogo noi, che riceviamo il meglio da entrambe, invece di vedere due compagnie morenti che vogliono solo conservare il proprio posto. Lo scontro porta al futuro.

Bisognerebbe guardare sotto questa ottica anche la scelta di Xbox di mostrarsi come la salvatrice della pace, perché è quello che noi, persone con empatia, vogliamo. È una semplice questione di percezione, di lingua. È coma la vediamo che definisce come la viviamo.

Non smetterò mai di ripeterlo: è una questione di capire cosa abbiamo attorno, di seguire un senso critico. È bene fidarsi degli altri, o di buone intenzioni, ma è molto meglio analizzare quello che abbiamo davanti prima di tirare giudizi.

Perché chi non vede sotto il proprio naso è facile che perda il proprio portafogli.

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