Speciale
di Filippo Veschi
il 6 gennaio 2018, 10:41
in Speciali

Il 2017 si è finalmente concluso ed è stato per molti versi un anno davvero memorabile per il gaming. Non solo per la qualità dei giochi che sono usciti, ma per i tanti avvenimenti e trend che hanno segnato l’industria in maniera più o meno netta

Abbiamo già parlato di come il 2017 sia stata una delle annate più prolifiche della storia dei videogiochi, con quantità e qualità di titoli che rivaleggiano con quelle di altre annate storiche come 1998, 2001, 2004 e 2007. Mi piace pensare, però, che il 2017 non verrà ricordato solo per The Legend of Zelda: Breath of the Wild, Persona 5 o altri titoli ma più per i trend, le riflessioni e gli spunti che questi giochi hanno stimolato.

Ecco quindi una non-classifica, in cui sviscero i 10 avvenimenti relativi (o tangenti) al gaming, che secondo me hanno davvero segnato l’anno appena concluso in ordine assolutamente casuale e non di importanza: quella sarà compito del lettore stabilirla.

 

1. Il ritorno trionfale di Nintendo

È un po’ la storia che si ripete: tutti la davano morta con GameCube, e Nintendo se ne uscì con DS e Wii. Tutti la davano morta con Wii U, e poi arriva Switch che frantuma record di vendita e riporta sulle vette della popolarità un’azienda che a 10 anni dal boom di Wii sembra aver esaurito ogni cosa da dire. Eppure chi conosce Nintendo un po’ se lo aspettava.

Mai sottovalutare la Grande N, mai darla per bollita, finita

Mai sottovalutare la Grande N, mai darla per bollita, finita. Mai sottovalutare quello che la casa di Kyoto sa fare quando entra in “panic mode“. Ed in panic mode Nintendo c’era da almeno 4 anni, sin da quando apparve evidente che Wii U sarebbe stato un flop colossale. Solo chi ha vissuto gli ultimi anni sotto una roccia non si è accorto che in barba ad un hardware progettato male e ad una serie di errori enormi sotto il punto di vista del marketing il livello qualitativo della produzione software di Nintendo è continuato ad aumentare. Ed ora, quelle abilità e quelle competenze, messe a frutto su di una piattaforma che la gente è davvero interessata a comprare, hanno sfornato titoli interessantissimi in meno di un anno: Zelda, Mario, Splatoon 2, Xenoblade Chronicles 2, Arms, Mario Kart 8 Deluxe… Non è passato mese dal lancio di Switch che non uscisse almeno un titolo degno di interesse da parte di Nintendo o dei sui partner, confezionando l’annata di lancio migliore di sempre. Speriamo solo si continui così anche per il 2018.

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2. Il fenomeno PlayerUnknown’s Battlegrounds

PlayerUnknown’s Battlegrounds (d’ora in poi PUBG, per pietà di chi scrive) è per me un vero e proprio mistero. Questo gioco venuto fuori dal nulla, con una grafica al di sotto degli standard moderni, con problemi di server e bug vari è arrivato ed ha spazzato via qualsiasi cosa. 30 milioni di copie vendute in meno di un anno, il titolo col maggior numero di giocatori concorrenti su Steam, giochi come Fortnite e GTA Online che sentono il bisogno di correre ai ripari ed implementare modalità simili a quelle di PUBG. Se lo aveste raccontato a qualcuno un paio d’anni fa vi avrebbero preso per scemi.

Speriamo che i futuri competitor di PUBG abbiano dei titoli più umani…

Eppure questo è successo. I motivi sono difficili da rintracciare: effettivamente PUBG spicca per la semplicità della sua idea di base, unita ad un prezzo non intimidatorio e ad una discreta presenza pubblicitaria. Però il titolo ha così tanto preso piede nello zeitgeist della comunità dei videogiocatori che è impossibile risalire ad una precisa causa scatenante. Dal nulla PUBG ha conquistato il 2017, e con esso chiunque vorrà realizzare videogiochi multiplayer in futuro dovrà confrontarsi, nel bene e nel male, nella speranza che adottino dei titoli meno lunghi e più pronunciabili.

3. Lunga vita al Platform
speciale
Oltre la nostalgia: c’era davvero bisogno di Crash Bandicoot?
Estate 2017. Non c'è dubbio che il titolo più discusso, chiacchierato e giocato sia Crash Bandicoot: N. Sane Trilogy, la collezione dei tre primi e storici capitoli della serie di Crash Bandicoot, riproposta con grafica aggiornata agli standard ...

Non è un mistero che il genere dei platform passi sempre più spesso in secondo piano rispetto a titoli più improntati sull’immersività e sulla narrazione. Eppure questi giochi, per molti versi ultimo baluardo del “gameplay puro“, non hanno alcuna intenzione di lasciarsi morire e ad intervalli regolari tornano sulla cresta dell’onda. Alcuni anni fa, New Super Mario Bros. e la rivoluzione indie hanno riportato in auge il platform 2D, quest’anno è invece il Platform 3D a fare il suo ritorno in pompa magna. 

Ma è davvero il 2017 o siamo tornati al 1997?

Lo fa con due paladini del genere, in forme che non potrebbero essere diverse: Crash Bandicoot e Super Mario Odyssey. Se il primo si è presentato con una remaster che ha fatto le gioie dei nostalgici (e non ha convinto chi all’epoca non era già convinto), il secondo è arrivato con una nuova incredibile avventura che corona un percorso concettuale intrapreso da Nintendo quasi 10 anni fa, che ha portato a riprendere in mano la formula di Super Mario 64 e Super Mario Sunshine rivisitandola alla luce di quanto appreso attraverso i Mario Galaxy e 3D Land/World. Anche al di fuori dei due lati della barricata abbiamo visto un ritorno di interesse per il platform 3D: Yooka-Laylee è un eccellente tributo ai collectathon Rare di NintendoSessantaquattresca memoria; Snake Pass è un brillante esperimento di platform in cui non si salta; Sonic ci riprova due volte, fallendo con Forces ma riuscendo con Mania (che però è in 2D). Ma è davvero il 2017 o siamo tornati al 1997?

4. Celebri abbandoni

Che al di fuori dell’Italia il “posto fisso” non esista più ormai da decenni è abbastanza noto e questo è particolarmente valido per un’industria con un turnover altissimo come quella dei videogiochi. Per questo in genere non desta grande scalpore la notizia di qualche licenziamento o delle dimissioni di qualche sviluppatore o personalità. Ci sono però dei veri e propri personaggi che negli anni sono diventati simboli di alcune aziende, e vederli annunciare un cambio di rotta per la propria carriera professionale non lascia indifferenti. Particolarmente sentito è stato l’addio di Andrew House a PlayStation, ufficializzato con un toccante discorso durante gli ultimi The Game Awards, mentre nel corso dell’anno abbiamo visto anche il veterano di EA Peter Moore, dopo una vita passata nel settore dei videogiochi (prima di EA con Microsoft e SEGA), cambiare completamente ambiente ed assumere il ruolo di CEO del Liverpool Football Club. Sì, proprio la squadra di calcio.

Peter Moore Liverpool

5. La shitstorm sulle microtransazioni
recensione
Star Wars: Battlefront II
Star Wars: Battlefront II è davvero il figlio del demonio? Stando alle voci e alle board di internet la risposta è Sì. Commenti e insulti che si sono riversati su EA, Dice e il titolo ancora prima che quest'ultimo arrivasse nei negozi. È stata una c...

Ci voleva un nome famoso come Star Wars ed una casa che si lascia facilmente dipingere come cattiva corporazione del male come EA per aprire gli occhi al grande pubblico sul problema di loot boxes e microtransazioni.

Battlefront II è diventato capro espiatorio di una pratica che interessa l’intera industria

Ora, tutta la shitstorm che è esplosa sul caso di Battlefront II è stata forse anche eccessiva, ed il gioco è stato reso capro espiatorio di una cattiva pratica che interessa l’intera industria, ma il lato positivo di questa faccenda è che la discussione riguardante questi metodi di monetizzazione è uscita dagli ambienti degli addetti ai lavori. Perché è giusto che il lavoro sia retribuito ed è giusto che gli sviluppatori trovino il modo di ripagare i loro sforzi durante lo sviluppo dei giochi, ma pratiche che portano il videogioco ad assomigliare al gioco d’azzardo dovrebbero quantomeno essere tenute d’occhio, se non regolamentate. Su mobile il mondo degli acquisti in-app è già una giungla da anni, non sarebbe bello se questo intaccasse anche il mondo dei giochi per console.

6. I giochi della Xbox originale su Xbox One

Sì, parliamo spesso di come la retrocompatibilità sia un problema che interessa una fetta molto piccola (anche se estremamente rumorosa) del pubblico giocante, eppure l’arrivo dei giochi della prima Xbox su Xbox One è sicuramente meritevole di attenzione.

Microsoft sta facendo l’impossibile per recuperare il terreno perduto.

Sia per il fatto in sé, visto che la prima console di casa Microsoft conserva alcuni capolavori oggi difficilmente giocabili altrove, sia perché parte della lunga strategia di Microsoft di ricostruirsi quella reputazione tra i videogiocatori che è andata distrutta durante i mesi disastrosi che hanno preceduto il lancio di Xbox One. Tra la retrocompatibilità, Xbox Game Pass, il lancio di Xbox One X, Microsoft sta facendo l’impossibile per recuperare il terreno perduto. Peccato che manchi ancora uno dei tasselli fondamentali: le esclusive. Ad ogni modo bisogna far loro i complimenti, a metà generazione l’ecosistema Xbox inizia finalmente a mostrare un qualche genere di attrattiva. Non era semplice, dopo aver sbagliato così clamorosamente la partenza.

7. Il multyplayer cross-platform, sogno che diventa realtà
Una realtà, ma non su PlayStation

Era assolutamente impensabile fino a pochi anni fa ed oggi è realtà. Perlomeno per le piattaforme non PlayStation. Proprio quest’anno Microsoft e Mojang hanno unificato l’engine di base di Minecraft per le piattaforme Xbox One, Windows 10, Switch e Android/iOS, consentendo ai possessori di console diverse di giocare assieme. La stessa cosa è accaduta con Rocket League di Psyonix, che permette agli utenti Nintendo Switch di giocare assieme a quelli Xbox e PC. E se per il momento la scelta di Sony di non aprire le proprie piattaforme a questo tipo di esperienze appare ridicola ed immotivata, non possiamo far altro che sperare che il trend continui fino a diventare uno standard per l’industria. D’altro canto, scegliere una console solo perché è quella che tutti nel gruppo di amici possiedono è sempre stato veramente sciocco; poter giocare assieme indipendentemente dalla piattaforma è un’innovazione che nel 2018 non può più essere rimandata!

8. Grandi annunci: il fascino delle IP non accenna a diminuire

Come appassionati di videogiochi ci lamentiamo spesso della scarsa innovazione presente nel medium e chiediamo spesso lo sviluppo di prodotti basti su proprietà intellettuali e concetti inediti. Eppure non siamo davvero coerenti con noi stessi, perché gli annunci che generano più furore ed eccitazione sono spesso quelli di titoli di IP già note e famose. Se nel 2017 non abbiamo raggiunto i livelli degli scorsi anni (con gli annunci del remake di FF7 e di Shenmue 3) poco ci è mancato. Quest’anno abbiamo infatti avuto gli annunci di un Metroid Prime 4 (a più di 10 anni di distanza da Prime 3, feel old yet?) e di un Pokèmon per la prima volta su di una console fissa ibrida. E come scordare la serata dei Game Awards con gli annunci di un nuovo Soul Calibur e di Bayonetta 3? È inutile, possiamo fare i paladini della creatività quanto ci pare, ma quando ci propongono il sequel di uno dei nostri giochi preferiti, tutto il raziocinio va a farsi benedire.

9. Dal Sol Levante col furore

Nier Automata

Dopo una generazione e mezzo in cui il mondo degli sviluppatori giapponesi subiva l’egemonia tecnologica ed anche concettuale degli sviluppatori occidentali, il 2017 si è configurato come l’anno del grande riscatto del Giappone. Negli ultimi 12 mesi abbiamo infatti avuto titoli come Yazuka 0 e Yakuza Kiwami, Ni-oh, Persona 5, Nier Automata, Resident Evil 7, Zelda: Breath of the Wild, Mario Odyssey, e tanti, tantissimi altri titoli di enorme valore. Cosa è successo? Perché tutto adesso?

Il Giappone è tornato a fare quello che sa fare meglio

Le cause sono molteplici ed uno potrebbe dire che la verve nipponica in realtà non è mai scomparsa negli scorsi anni, ma che di fronte all’inadeguatezza tecnica molti sviluppatori si erano rifugiati nella produzione di titoli di nicchia, prima su DS, PSP e Wii, e poi su 3DS e PS Vita. In questo 2017 pare che finalmente il Giappone abbia adeguato i suoi strumenti tecnici agli standard moderni ed abbia ripreso a fare quello che sa fare meglio: creare incredibili esperienze di gioco. Con la diffusione di ambienti di sviluppo di relativo facile utilizzo, con le ottime vendite di console come PS4 e Switch e con la progressiva apertura del mondo nipponico a Steam ed alla distribuzione digitale su PC, questo trend non potrà che confermarsi nel 2018 e nei prossimi anni. Bentornato Giappone, sentivamo la tua mancanza!

10. NeoGAF è morto, lunga vita a ResetEra

Resetera avvenimenti 2017

Da anni il luogo in rete in cui avvenivano tutte le conversazioni che contavano sul videogioco era NeoGAF, il forum internazionale che contava quasi 200.000 iscritti, tra cui molti sviluppatori e giornalisti, oltre a semplici appassionati. NeoGAF era celebre per la sua moderazione ferrea, che lo aveva portato negli anni a farsi qualche nemico ma che permetteva una discussione sempre civile e di alto livello, il tipo di posto dove se entravi a discutere che no, il GamerGate riguardava davvero l’etica nel giornalismo videoludico e non era una campagna d’odio contro le donne dell’industria finivi bannato in 5 minuti per aver sparato in buona od in mala fede delle balle cosmiche. Il caso ha voluto che questa attitudine si sia rivolta contro il proprietario del forum, Tyler “Evilore” Malka, a seguito di accuse di molestie sessuali. Dopo la diffusione diffusione della notizia un gran numero di moderatori e di utenti ha deciso di abbandonare il forum, in segno di dissenso verso l’ipocrisia di Malka. La diaspora verso altri forum (Slaent, The Bore, Waypoint) è durata meno di un giorno. In breve tempo il vecchio team di moderazione ha allestito una serie di server Discord in cui la community di GAF si è riunita a discutere per realizzare un nuovo forum, con gli stessi valori di GAF ma senza Evilore. Pochi giorni dopo è nato ResetEra, forum che ha di fatto sostituito NeoGAF come centro delle conversazioni civili sul videogioco. Il re è morto, lunga vita al re.

 



due parole sull'autore
Classe 1987, Nintendaro per vocazione, videogiocatore a tutto tondo per passione. Apprezza ogni genere di gioco esistente tranne le simulazioni sportive e passa a leggere, discutere e scrivere di videogiochi tanto tempo quanto ne passa a videogiocare. Uno dei pochi superstiti del team originario de I Love Videogames, è il resettler residente della redazione.
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