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Recensione Yakuza 0

Poco più di un anno fa, qua sulle pagine di I Love Videogames, ci “lamentavamo” dell’estrema lentezza con la quale i nuovi capitoli della serie di Yakuza vengono tradotti e portati da noi in occidente. In questo lasso di tempo in casa Sega qualcosa è cambiato, e sembra che la “grande S” voglia dare maggior risalto (e il dovuto “rispetto”) ad una delle sue creature più amate in Giappone e oltre. Ed ecco che nei prossimi mesi non solo arriverà il remake del primo storico capitolo, Kiwami, ma riusciremo a mettere mano anche al sesto episodio (sebbene si parli dei primi mesi del 2018, salvo sorprese), insieme a Yakuza 0 (Zero), disponibile dal prossimo 24 Gennaio in esclusiva su PlayStation 4.

La recensione si basa sulla versione americana del gioco

People from Kamurocho
In yakuza è impossibile rimanere indifferenti di fronte al suo protagonista

Chi conosce la serie di Yakuza, saprà quanta attenzione è riposta nella sua storia. Fin dalla sua prima uscita su PlayStation 2 la trama di Yakuza ha sempre rappresentato il punto focale del gioco e la sua forza, grazie a personaggi iconici, avventure incredibilmente crude e un mondo, per noi distante, ma così verosimile da aiutare a creare la giusta atmosfera. Su tutti è impossibile rimanere indifferenti di fronte al suo protagonista, Kazuma Kiryu conosciuto come il Drago di Kamurocho, ex Yakuza dal cuore d’oro che, capitolo dopo capitolo, è riuscito a conquistare il nostro cuore grazie al suo spirito indomite e ai suoi pugni d’acciaio.
Dopo averlo visto crescere in tutti questi anni, fino a raggiungere un’aspettata maturità e sicurezza di sé (e delle sue capacità) in Yakuza 0 faremo un salto nel passato, nei rigogliosi anni ’80, in una Kamurocho in via d’espansione, dove i soldi e lo sfarzo eccessivo sono solo fumo negli occhi, che cela una lotta al potere per la conquista di questo quartiere di Tokyo. Kyriu, come sempre, sarà vittima degli eventi, che lo vedranno accusato di un omicidio che metterà in discussione il suo ruolo all’interno del Tojo Clan con conseguente espulsione. Tutto questo in realtà farà parte di un piano machiavellico architettato da una delle famiglie rivali, per cercare di accaparrarsi un piccolo lotto di terreno, che rappresenta la chiave per ottenere il controllo su tutta Kamurocho. Toccherà quindi ad un poco più che ventenne Kiryu cercare di impedire che la situazione crolli e tentare di ristabilire il suo nome e il suo onore.

Come negli ultimi giochi di Yakuza, anche in questo prequel Kazuma Kiryu non sarà solo e dovrà dividere la scena con un altro dei personaggi più amati della serie: Goro Majima.
Il cane pazzo della famiglia Shimano dovrà invece affrontare il suo esilio dal clan (i cui fatti sono raccontati in Yakuza 4) e vivere confinato nella ridente Sotenbori. Finito a gestire un club di hostess, Goro riceverà una proposta alquanto scomoda, il cui esito comporta il reintegro nei ranghi del clan, a patto che elimini un bersaglio per i suoi capi. Inizia così anche per Goro un duro percorso che lo porterà a compiere delle scelte di vitale importanza, pur di ritrovare l’onore perso e tornare ad essere uno yakuza.

Family Matters
assisteremo ad una crescita sotto il profilo psicologico dei due protagonisti

Le due vicende procederanno di pari passo, alternando le avventure dei due ex criminali ogni due capitoli e raccontando storie apparentemente scollegate tra loro, ma che finiranno per convergere in un finale nuovamente esplosivo. In entrambi i racconti assisteremo ad una crescita sotto il profilo psicologico dei due protagonisti. Negli anni abbiamo imparato a conoscere Kiryu come un protagonista tutto d’un pezzo e dai sani valori morali nonostante il percorso scelto non sia dei più onesti. In Yakuza 0 verremo messi di fronte invece ad un personaggio più fragile e nel fiore degli anni, legato a suo amico d’infanzia e “fratello” Nishiki o al padre adottivo che lo ha introdotto al mondo del crimine organizzato, Shintaro Kazama, figure centrali all’interno dei vari capitoli, qua osservati da un altro punto di vista. Lo stesso Goro Majima ne esce completamente stravolto e a stento riconoscibile in una versione più umana e più segnata dagli eventi, che ci farà scoprire cosa lo ha trasformato nel famoso “cane pazzo” che tutti ben conosciamo.

Come negli altri capitoli l’unico appunto che possiamo muovere a Yakuza 0 è l’estrema lentezza con il quale prendono il via gli eventi, spendendo ore in dialoghi prolissi e talvolta pesanti. I primi capitoli servono per ambientarsi nel nuovo gioco, fra tutorial e lunghi “spiegoni” necessari però per costruire una base narrativa solida ed efficace. Il gioco poi è estremamente diluito e riesce a regalarci ore ed ore di gameplay, tirando in ballo sempre nuovi elementi anche nelle fasi più avanzate, rendendo impossibile stancarsi, nonostante per finire il gioco (dividendosi fra trama principale e attività secondarie) siano necessarie non meno di 60/70 ore, durata di per sé ottima ma forse non per tutti i palati.
In questo capitolo poi Sega sembra aver raddrizzato il tiro venendo incontro ai gusti dei fan occidentali della serie, riducendo al minimo tagli e censure che negli anni passati si erano abbattuti sul gioco e che in questo caso avrebbero portato ad un drastico ridimensionamento dei contenuti. Sia nella storia che nelle missioni secondarie i temi raccontati avranno una spiccata tendenza alla violenza e alla sessualità spinta (del resto abbiamo a che fare con un titolo che parla di mafia) tanto da rendere il gioco ancora più coerente con sé stesso. Soprattutto nelle side stories la sfera sessuale viene affrontata in più di un occasione, da dominatrici che necessitano di imparare come si fa ad essere regine del sesso sadomaso, a bambini alle prese con riviste pornografiche, il tutto affrontato con la giusta leggerezza e mai troppo volgarmente o in maniera eccessiva, nemmeno quando andremo a sbloccare la videoteca nella quale rilassarci vedendo video erotici (accompagnati da una fida scatola di kleenex) o la seducente Chat Line telefonica che accenderà in Kiryu più di un fuoco.

 


Per approfondire:
Yakuza 5

 

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