Il primo DLC per Assassin’s Creed Valhalla, “L’ira dei druidi“, oggetto di questa recensione, catapulta Eivor nella verde isola irlandese. Non c’è una vera e propria consecutio temporae con la storia principale – tanto più che per iniziare questa sottotrama è sufficiente aver fondato Ravensthorpe. In quanto ad accessibilità il DLC dunque è aperto proprio a tutti, perché anche il livello di difficoltà si adatta alla potenza di Eivor, da un minimo di 55 circa.

Per chi inizia il gioco è anche un buon modo per potenziare il personaggio prima di affrontare la trama principale (rendendola tuttavia un pelino più semplice).

Ma torniamo in Irlanda, dove il cugino Barid ci accoglie nella sua piccola Dublino che tenta di farsi un nome tra i re dell’isola. “Un’accozzaglia di reucci”, dei quali compagni d’avventura saranno proprio Barid e il neo-eletto re supremo d’Irlanda Flann Sinna.

Il contesto in cui si muove la trama colloca gli avvenimenti attorno all’anno 879, quando storicamente Flann Sinna otteneva proprio il titolo di re supremo o “Re di Tara”. Tara è la collina dove viene incoronato, che ha poi grande importanza nel finale del DLC.

Viene introdotto qui un altro personaggio cruciale per questa breve trama secondaria. Ciara, la poetessa a cui è affidato il compito di incoronare il re. In realtà nasconde qualcosa in più, ma scopritelo da voi.

Nel bene e nel male, una rielaborazione condensata di Assassin's Creed Valhalla

L’ira dei druidi offre un’esperienza in generale molto godibile, con un bel po’ di cose da fare e lunghi viaggi da affrontare. Ecco, a voler essere davvero sintetici bastano poche parole: il DLC prende il gioco principale, rielabora alcune funzionalità e lo condensa in una decina di ore, quindici al massimo. Una durata più che di tutto rispetto, per quello che è “giusto un DLC” – ma che è impegnata per lo più dai viaggi nella mappa.

Anche in Valhalla la mappa principale era davvero enorme, e infatti senza troppe soste secondarie il gioco (più trama di Valka) dura circa 80 ore. Ci sono punti di viaggio rapido sparsi qua e là, ma il più delle volte per raggiungere quel tesoro isolato nelle campagne inglesi serve comunque un breve viaggio a cavallo o a piedi. Come leggerete in questa recensione, lo stesso accade in Assassin’s Creed Valhalla – L’ira dei druidi, dove in una mappa più piccola è concentrato un numero decente di punti di viaggio rapido.

Concentrare Valhalla in uno spazio ridotto

La crescente Ravensthorpe si riflette in Dublino, una città da far crescere ma che esteticamente non sembra cambiare granché. Non ci sono abitazioni o negozi da costruire, aree con cui stringere alleanze: solo Azar, una conterranea di Hytham, con un forziere che si riempie di risorse con il passare del tempo. Queste si spendono per aumentare la notorietà di Dublino, tramite un menu contestualizzato come “inviamo questi doni ai re di oltreoceano”.

Così pure sono contestualizzati gli assalti alle roccaforti, a fianco delle razzie che restano un extra godibile ma in numero ridotto. Le roccaforti invece non sono più un extra: gli assalti sono pochi e tutti contestualizzati nella trama. Il plus stavolta sono gli avamposti commerciali, utili ad espandere le risorse disponibili nel forziere dublinese e ad aumentarne il numero. Prima di godere dei benefit che offrono tuttavia la one man army chiamata Eivor dovrà conquistarli col sangue e trovare gli atti di proprietà.

Come esordivamo all’inizio della recensione, nelle cose buone e in quelle un po’ meno buone, L’ira dei druidi condensa l’esperienza di Assassin’s Creed Valhalla in molte meno ore di gioco. Prende in prestito funzioni chiave dal gioco principale e le rielabora contestualizzandole. Niente è completamente nuovo, quanto piuttosto rivisitato abbastanza da nascondere la polvere sotto al tappeto senza che si veda.

Anche l’Ordine nel suo piccolo risulta rielaborato. La stessa schermata volterà pagina in Irlanda, mostrando sul lato B dei volti completamente nuovi (anche se in inferiorità numerica).

L'Ordine va in vacanza. Faccia a faccia con i druidi

L’alone di mistero che già permeava l’Inghilterra di Assassin’s Creed Valhalla raggiunge naturalmente anche l’Irlanda de L’ira dei druidi. La temibile setta segreta che minaccia le terre verdi è quella dei figli di Danu, druidi “cattivi” che intendono sradicare il cristianesimo dalla faccia dell’Irlanda. Non saranno solo in fervente attesa negli avamposti da conquistare, anzi sono ben sparsi sulla mappa – spesso circondati da nubi tossiche che rendono le sfide con loro un po’ più complicate.

E già che ci siamo, Ubisoft prende gli ovoli malefici e li trasforma in altarini. Le Sfide della Morrigan sono dure prove, che metteranno il giocatore faccia a faccia con un gruppo di druidi e bestie mitologiche assortite. L’atmosfera si fa tetra, e con la solita nube tossica che circonda il ring anche abbastanza opprimente. Attacchi da ogni dove, tra massi, trappole per orsi e coltellate avvelenate. Insomma, delle sfide che per quanto non dell’epicità di un assalto restano tutte da godere.

Tutto il DLC è da godere. Tanto più che inevitabilmente si sbatte contro il solito, enorme scoglio che da sempre affligge la trama. Eivor scaraventato fuori dalla mappa, assassinii con le animazioni “rotte”, cutscene della qualità di un programma anni ’90. Niente di nuovo in casa Ubisoft, questo non significa però che sia più accettabile. Il rinvio del DLC – che inizialmente doveva uscire un mese fa – faceva ben sperare sulla qualità. Eppure, di nuovo, il gioco è pieno di scivoloni.

Era il caso di aspettare?

È assurdo che arrivati a questo punto si debba ancora fare i conti con dei bug che potenzialmente rompono il gioco (giocando su PS5 poi la lista aumenta anche). Assurdo forse non proprio, ma almeno il caso Cyberpunk doveva essere un monito bello importante per qualsiasi altra software house in circolazione. E tutto sommato il primo passo c’è stato, visto che il DLC ha lanciato un mese più tardi del previsto.

Ma gli altri passi? La saga di Assassin’s Creed ha sempre contato su mappe di modesta grandezza, e con lo sfociare nel territorio open world si sono toccate vette molto importanti. La mappa di Valhalla è gigantesca, dunque che sfuggano al controllo un minimo sindacale di bug è più che prevedibile e perdonabile. Ma dell’entità di Eivor sbalzato fuori dalla mappa? O di missioni non completabili a causa di blocchi non meglio comprensibili?

L’ira dei druidi è un bell’inizio per un DLC, di un gioco poi che già di suo è molto interessante. Solo, è un gran peccato che ogni singola volta ci si trovi a prendere dritto un faccia uno schiaffo bello prepotente. Assassin’s Creed ha futuro, ma ha davvero bisogno di qualche cura in più – e se necessario, qualche anno in più.

Voto e Prezzo
Si
10.00€ /24.99€
Commento
Come al solito, l'ennesima prova che le migliori intenzioni ci sono ma sfociano difficilmente in qualcosa in cui non si riesca a trovare un pelo (di mastino irlandese) nell'uovo. "L'ira dei druidi" è un'esperienza duratura e godibile, zavorrata da problemi ben noti della saga degli Assassini.
Pro e Contro
Duraturo
Rielaborazione encomiabile

x A volte dispersivo
x I bug si potevano non rielaborare

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