Assassin’s Creed Valhalla tratta la questione transgender.
In un certo senso…

In un momento in cui Ubisoft si trova nell’occhio del ciclone, per via delle accuse che le sono state mosse riguardo a delle molestie sessuali sul posto di lavoro, la casa di sviluppo Franco-Canadese ha deciso di fare una mossa che ha suscitato molto scalpore, soprattutto tra i puristi dei videogame.
Nell’ultimo capitolo dei suoi franchise di maggiore successo, Assassin’s Creed: Valhalla, è difatti possibile cambiare il sesso del protagonista in qualsiasi momento. Senza peraltro influire in nessun modo sulla trama.

Non siamo stati in grado di garantire un ambiente di lavoro sicuro ed inclusivo.
Non è accettabile.
-Yves Guillemot, CEO Ubisoft

Nel mese di luglio di quest’anno, le dimissioni di alto profilo di Serge Hascoet (direttore creativo e N°2 del gruppo), Yannis Mallat (responsabile degli studios canadesi) e Cécile Cornet (direttrice delle risorse umane) a seguito di accuse di molestie sessuali, hanno costretto Ubisoft a delle dichiarazioni sconvolgenti.

Da quel momento in poi, Ubisoft ha dato vita a delle indagini ad altissimo livello. Mettendo sotto osservazione una ventina di dirigenti e collaboratori, nel tentativo di mettere a tacere le accuse di sessismo.

Insomma, uno scandalo che rischiava di mettere in ginocchio il colosso Canadese, mettendo a repentaglio la fiducia degli acquirenti e degli investitori nella società.

L’asso nella manica di Yves

Nei mesi successivi, dopo che il polverone si è posato, Ubisoft è tornata a lavorare sui titoli in progamma, preparando, all’insaputa di tutti, una massiccia spallata al dialogo sull’identità di genere e sui transgender.

Il 10 novembre di quest’anno, i giocatori di tutto il mondo hanno finalmente potuto mettere le mani su Assassin’s Creed: Valhalla, l’ultimo, attesissimo, capitolo della saga degli assassini. Nel gioco, tra il semi-silenzio stampa della critica e degli sviluppatori e le perplessità dei giocatori, ha preso vita una delle migliori strategie mediatiche del panorama videoludico moderno.

Una mossa talmente semplice, e talmente solida, da essere sostanzialmente un gioco delle tre carte, dove però Ubisoft vince sempre.

Proprio così, delle tre carte.

Strategia o vero impegno sociale, dietro la tematica transgender in Assassin’s Creed Valhalla?

La giocata da manuali di strategia.

Ubi e il sesso Ubisoft è stata protagonista del colpo di coda di questo #metoo dei videogiochi estivo.

Per la prima volta, difatti, in un gioco catalogato Tripla A, cioè con budget e produzione ai massimi vertici, la scelta del sesso del protagonista non è definitiva, e neppure scontata. Anzi, la scelta canonica sembrerebbe essere proprio la “non scelta”.

Il giocatore infatti, può scegliere di impersonare un maschio o una femmina, oppure può scegliere di lasciare la scelta all’Animus, che cambierà il sesso del protagonista a seconda dell’intensità del flusso di memoria di Eivor, il protagonista. Insomma, non si tratta di un protagonista transessuale o genderfluid, bensì di un semplice bug dell’Animus, che non riesce a definire chiaramente il genere dell’antenato in questione.

Yves, vecchia volpe.

Ed è proprio qui che il colpo da maestro si rivela in tutta la sua genialità: Una semplice frase, ossia la descrizione di “lascia scegliere l’Animus“.

“L’Animus rappresenterà il flusso di memoria femminile o maschile più forte, a seconda della sua forza attuale”

Una difesa inattaccabile, e al tempo stesso una stoccata impressionante, da far rabbrividire il giocatore di scacchi più temerario.

Signori e signore, scegliete una carta, si vince sempre:

“Impossibile, non si può mettere un protagonista transgender in una storia di vichinghi”

– Carta a sinistra

Non è transgender, è un bug dell’Animus.

“Se è un bug dell’Animus, allora che importanza ha la scelta?”

– Carta al centro

Non è il fatto che si possa scegliere che è importante, ma che si possa scegliere in qualsiasi momento. Come nella realtà, l’identità di genere non è fissa e neppure stabilita. Si può cambiare quando si vuole, proprio come Eivor.

“Quindi Ubisoft e a favore o contro i diritti transgender?”

– Carta al centro

Ehi, Ehi, è solo un gioco.

E mentre noi guardiamo le tre carte, Ubisoft ci ha fottuto il portafoglio.

Esattamente, perché senza che nessuno se ne accorgesse, mentre erano tutti impegnati a discutere, Ubisoft in un solo colpo è riuscita a ripulire la sua immagine, e sbancare il botteghino. Non è più la casa di sviluppo in cui i dirigenti allungano le mani, bensì quella in cui non conta se sei maschio o femmina, basta che tu sia vichingo.

Et voilà, da molestatore a progressista in un batter d’occhio. Venghino signori venghino, non c’è trucco e non c’è inganno. Una decisione coraggiosa, quindi, quella di permettere la scelta del sesso in qualsiasi momento, ma di sicuro non disinteressata.

E come nei migliori spettacoli di magia, il trucco riuscito meglio è quello di cui nessuno si è nemmeno accorto.

Invece di sviluppare due trame, una per il maschio e una per la femmina, Ubisoft ne ha sviluppata una sola.

Sipario. Applausi.

#LiveTheRebellion