L’offerta animata che ci propone il Giappone è vastissima. Ogni stagione vediamo affiorare quasi centinaia di anime alla volta, ed è impossibile seguirli tutti. Se non si è un conoscitore navigato è quindi facile perdersi nella marea di novità, andando quindi a colpo sicuro su quelle opere conosciute da tutti.

In questo articolo quindi elencheremo quali sono gli anime di nicchia, cioè che generalmente vengono ignorati dal grande pubblico, ma che si rivelano delle piccole perle nascoste.

Bloom into you

le due protagoniste di Bloom into You

Bloom into you è un manga yuri, sottogenere dello shojo in cui è presente l’amore tra due ragazze. È stato scritto da Nio Nakatani, adattato poi in un anime nel 2018.

La trama è incentrata su Yu Koito, una ragazza da sempre appassionata di manga romantici. A causa di ciò, ha sempre desiderato ricevere una dichiarazione idilliaca, di quelle che fanno battere forte il cuore.

Questo suo desiderio sembra avverarsi quando alle medie un suo compagno di classe si dichiara a lei, ma c’è un problema, in quel momento non sente alcuna emozione.

Alle superiori, si troverà poi ad assistere ad una dichiarazione alla bella Toko Nanami. L’eleganza con cui Toko rifiuta il ragazzo colpisce Yu, che chiede consiglio sulla sua situazione con la sua vecchia proposta. All’improvviso però sarà proprio Nanami a farle una dichiarazione che la spiazzerà.

L’anime tratta la relazione tra le due ragazze con grande delicatezza, coprendo allo stesso tempo temi importanti e dando una buona introspezione della coppia. Una serie che quindi potrebbe risultare banale, diventa alla fine un complicato viaggio alla scoperta di sé stessi e dell’altro.

Brain Powerd

personaggi di Brain Powrd

Anime mecha del 1998 prodotto dalla Sunrise, Brain Powerd riunisce alcune delle figure più iconiche nel panorama. Alla regia c’era infatti Yoshiyuki Tomino (Gundam) con mecha design di Mamoru Nagano (Z Gundam) e musiche di Yoko Kanno.

La trama è ambientata in un futuro lontano in cui la Terra è scossa da potenti terremoti ed inondazioni. L’origine di queste catastrofi è un’astronave aliena chiamata Orphan, situata nelle profondità dell’Oceano Pacifico. Due ricercatori, situati all’interno della nave, cercano però in tutti i modi di riattivarla, lanciando sulla superficie i cosidetti “Antibodies” , macchine umanoidi pilotabili.

La protagonista, Hime Utsumiya, è una ragazza che viene a contatto con uno dei dischi per la riattivazione della Orphan, risvegliando intoltre un Antibodie speciale chiamato Brain Powerd. Hime si unirà quindi ad un gruppo di altri individui per fermare le mire della Orphan e salvare il futuro dell’umanità.

L’anime riprende molto delle tematiche che Tomino porta anche in altre sue opere come la dipendenza del potere, e l’ indifferenza delle classi sociali alte rispetto ai comuni cittadini.

Il tema della famiglia è molto centrale e tutti i protagonisti hanno avuto un passato più o meno burrascoso con essa. Tomino infatti si concentra molto sui rapporti interpersonali e mette quasi in secondo piano il fulcro della serie, i mecha.

Gli scontri appaiono quindi grezzi ed abbozzati, quasi come se il regista non volesse farci concentrare più di tanto sulla parte fantascientifica in favore di quella introspettiva.

Ergo Proxy

La protagonista di Ergo Proxy

Ergo Proxy è una serie prodotta dallo studio Manglobe con la regia di Shuko Murase (Mobile suit Gundam F91, Victory Gundam).

La trama si svolge in un un futuro post-apocalittico, gli umani vivono in una città-cupola chiamata Romdo. Qui sono costantemente a stretto contatto con gli androidi, chiamati AutoReiv, usati per lo più come schiavi. Questa utopia verrà smossa dal virus Cogito, che infetta gli esseri artificiali permettendogli di acquisire consapevolezza di loro stessi.

Ergo Proxy risulta molto solido e forte, grazie al suo stile squisitamente dark, cyberpunk e pieno di riferimenti, siano essi di natura religiosa o legati al concetto di vivere ed esserne consapevoli di sé stessi.

L’esistenzialismo è alla base di quest’opera, veicolato dagli AutoReiv che si interrogheranno sul senso delle loro vite e sul loro posto nel mondo, in pieno stile Blade Runner.

Flip Flappers

Cocona e Papika

Flip Flappers è un anime prodotto dallo Studio 3Hz e trasmesso nell’inverno 2016.

La protagonista è Cocona, una ragazzina che frequenta le medie. Tranquilla e giudiziosa farà però la conoscenza di Papika, coetanea dal carattere esplosivo. Papika invita Cocona a venire insieme a lei in una misteriosa dimensione parallela chiamata “Pure Illusion”.

Le ragazzine inzieranno quindi la loro avventura in questo mondo alla ricerca, per conto dell’organizzazione Flip Flap, dei frammenti di un misterioso cristallo che si dice possa avverare desideri.

In questa bizzarra dimensione parallela, composta da mondi tutti diversi e abitata da strane creature, scoprono di non essere le sole alla ricerca dei cristalli, ma che anche l’organizzazione Asclepius ne è alla ricerca.

Flip Flappers è uno di quegli anime originali che può passare in sordina ed essere dimenticato, ma con le potenzialità di un cult. Lo stile e la fludità delle scene di azione ricorda molto la qualità dello Studio Trigger, che più volte viene omaggiato, insieme ad altri esponenti del genere.

La regia è qualcosa di sublime e i giochi di colore sono il vero e proprio elemento fondante di questo piccolo capolavoro.

Golden Kamui

Sugimoto

Golden Kamui è un’opera nata dal manga di Satoru Noda che fa del suo punto forte la narrativa, regalandoci una storia di spessore non indifferente in un ambientazione molto realistica e credibile.

Il protagonista della storia, Sugimoto, è sopravvissuto alla cruenta guerra in Hokkaido contro la Russia e si è meritato il soprannome di “invincibile”. Partito alla ricerca della moglie di un suo commilitone defunto, al protagonista giunge all’orecchio la voce di un enorme riserva d’oro. Inizia così la sua avventura accompagnato da una ragazza di nome Asira.

Un anime che tratta il tema della guerra che saprà regalarvi un realismo nudo e crudo facendovi provare i sentimenti di un vero e proprio conflitto, insieme alle emozioni provate dai soldati.

Si tratta di una serie che non potete farvi sfuggire assolutamente e che consigliamo in particolar modo.

Katanagatari

Katanagatari

Adattamento dell’omonima serie di light novel di Nisio Isin, Katanagatari è un anime del 2010 a cura dello studio Whitefox.

La serie è ambientata durante il Periodo Edo giapponese. Nel corso della sua vita, il prodigioso fabbro Shikizaki Kiki ha creato mille spade le cui ultime dodici sono considerate da tutti come i suoi capolavori, sia di bellezza che di distruttività.

A Togame, ambiziosa stratega agli ordini dello Shogun, verrà quindi ordinato di trovarle tutte per fornire un importante assist offensivo ai suoi alleati.

Una delle caratteristiche di questo anime è l’adattamento fedelissimo all’opera originale di Nisio Isin, già noto per Monogatari. Questo fa si che si conservi perfettamente la bellezza dei lunghi dialoghi dell’autore, scendendo però a volte troppo nel didascalico.

A causa di ciò l’opera ha infatti un’altra peculiarità, ovvero una durata più lunga del normale (50 minuti ad episodio).

Altro aspetto fondamentale che lo distingue da altre opere simili è l’originalità della trama, che si distanzia parecchio dal cliché tipici di questo tipo di narrazioni. Senza menzionare regia e stile che sono praticamente perfetti e rendono la visione una gioia per gli occhi.

Katanagatari resta ancora di nicchia per il pubblico mainstream, nonostante sia di uno studio abbastanza conosciuto. Si tratta di una serie che consigliamo nella maniera più assoluta e che rientra tra gli anime più belli secondo noi.

Mawaru Penguindrum

Mawaru Penguindrum

Mawaru Penguindrum è una serie animata del 2011 composta da 24 episodi, prodotta dallo studio Brain’s Base e diretta da Kunihiko Ikuhara.

La serie parla dei fratelli Shoma e Kanba Takakura e della loroo amata sorellina Himari. Purtroppo la ragazza muore improvvisamente a causa di una malattia ma, tramite un bizzarro cappello a forma di pinguino, torna in vita posseduta da un’entità aliena chiamata Principessa dei Cristalli.

Essa stringe un patto con i fratelli Takakura: la vita della sorella in cambio di un misterioso oggetto chiamato Penguindrum.

Kunihiko Ikuhara è una figura peculiare nel mondo dell’animazione giapponese. Famoso per il suo lavoro come regista su Sailor Moon e La Rivoluzione di Utena, Penguindrum ha segnato il suo ritorno alla regia dopo una decade di assenza.

Le tematiche trattate questa volta sono il destino e l’amore, e non mancano riferimenti a fatti realmente accaduti, come l’attentato alla metropolitana di Tokyo del 1995.

Un elemento caratteristico delle opere di Ikuhara sono delle particolari sequenze musicali ripetute in quasi ogni episodio. Inutile dire che dovete recuperare questa serie anche in vista dell’uscita dei 2 film questo anno e anche perché è uno dei migliori anime psicologici.

Prima della visione, guardatevi questo film del 1985 intitolato Night on the Galactic Railroad che serve a introdurre tematiche essenziali per comprendere Mawaru Penguindrum.

Megalo Box

Il protagonisya di Megalo Box

Realizzato dallo stesso studio autore della seconda serie di Rocky Joe, TMS Entertainment, Megalo Box è un anime del 2018 di 13 episodi, con una appena annunciata seconda stagione.


L’opera è ambientata in un futuristico Giappone, dove le persone tesserate vivono in una città piena di ricchezze, mentre il resto vive in baraccopoli periferiche. In questo mondo esiste anche il Megalo boxing, un particolare tipo di box dove i contendenti indossano un esoscheletro per potenziare le loro prestazioni.

Il protagonista di questa storia è Junk Dog (JD), un ragazzo che combatte in tornei clandestini truccati. Il suo coach, Gansaku Nanbu, infatti lo istruisce ogni volta se perdere o vincere.

Quando però per un mancato incidente incontrerà Yukiko Shirato e verrà pestato dal suo bodyguard, Yūri, JD verrà spinto da una nuova ambizione: scalare i ranking del Megalo Box ed accedere alla Megalonia.

Megalo Box è una storia di riscatto. JD è una persona cresciuta nella periferia giapponese, dove nessuno viene aiutato.

È solo grazie alla sua determinazione e forza di volontà che potrà uscire da quel meccanismo marcio della società, dove la tua condizione di vita viene decretata alla nascita.

Mushishi

Il protagonista Ginko

Mushishi è nato come manga di Yuki Urushibara. L’opera ha vinto diversi premi ed ovviamente ha avuto una sua trasposizione animata in seguito.

I Mushi sono strane creature viventi, né insetti né animali. La convivenza di essi con l’uomo porta problematiche che soltanto un Mushishi, un esperto di Mushi, è in grado di risolvere. Il misterioso protagonista Ginko è uno di loro, e viaggia cercando nuovi casi.

Mushishi è una serie episodica, dove in ogni puntata troverete il protagonista alle prese con un caso diverso. Non vi è una trama delineata, se non rappresentata dal sottotesto filosofico di fondo.

A partire dalle curatissime animazioni, tutto in Mushishi si muove con estrema lentezza. La realizzazione grafica è fatta in modo tale da creare un mood onirico, ipnotico e teatrale nella realizzazione.

Questo stile funziona perfettamente con l’anima più profonda di quel Giappone legato alla tradizione e alla passività dell’esistenza.

Now and then here and there

I protagonisti di Now and Then, Here and There

“Ima, Soko ni Iru Boku”, meglio conosciuto come Now and Then, Here and There è un anime composto da tredici episodi, prodotto nel 1999 e diretto da Akitaro Daichi.

La trama si concentra su Shu, un ragazzino che fa conoscenza di una sua coetanea di nome Lala Ru. A causa di ciò Shu si troverà in un mondo che non è il suo, nel quale la quasi totale assenza di acqua ha devastato l’economia e l’ecosistema.

Qui il giovane si ritroverà prigioniero nella fortezza di Hellywood, governata dal dispotico Re Hamdo, il quale in preda alla follia più totale sta cercando Lala Ru per usufruire del suo particolare potere.

Una trama semplice, ma che non necessariamente è un difetto. L’anime si prende i suoi tempi, approfondendo molto la psicologia dei personaggi, i quali sono per l’appunto egregiamente caratterizzati. Essi vivono in un mondo completamente devastato, al cui interno in pochi hanno ancora speranza nel futuro.

Anche se perduto, l’uomo è comunque spinto dalla bramosia e dall’irrefrenabile voglia di potere e conoscenza, in continua ricerca di un qualcosa di più grande. Un essere che non si accontenta mai, che vuole sempre ottenere più di quello che ha.

Un anime che nonostanze le apparenze del suo character design tratta temi molto cupi e non ha paura di farlo.

Punta al Top! Gunbuster

Personaggi di Punta al top Gunbuster

Hideaki Anno, prima di creare Evangelion, diresse altri anime altrettanto validi, uno dei quali fu GunBuster. Questa è una serie composta da 6 OAV prodotta nel 1988 dallo studio Gainax e per celebrare i vent’anni dello studio ne venne successivamente creata una seconda chiamata DieBuster, con cast completamente diverso.

La storia è ambientata in un futuro prossimo, in cui una razza di alieni simili ad insetti viene intercettata nel Sistema Solare. Nel monitorarli, gli umani scoprono presto che il loro intento è quello di annientarli e saranno quindi costretti a rispondere. Per far ciò, vengono coinvolte tutte le forze terrestri per creare flotte di navi spaziali e robot umanoidi pilotabili.

Ci spostiamo così nel 2015, poco dopo la battaglia. Noriko Takaya è una ragazza orfana di padre, il quale ha lottato nella suddetta guerra. Il suo sogno è appunto quello di seguire le orme del genitore ormai perduto ed andare nello spazio.

Durante la serie Noriko non mancherà di farsi amici come Kazumi Amano, che lei chiama senpai, ed il suo coach, nel quale rivede un po’ quella figura paterna perduta. Non sarà tutto rose e fiori però, perché dovrà anche scontrarsi con gli orrori della guerra.

In GunBuster già si può notare la volontà di Anno di creare un anime mecha profondo e serio. Sulla scia delle opere di Tomino e della Corazzata Yamato, i personaggi non sono persone inamovibili che non vengono minimamente smosse dalla situazione.

Noriko nel corso della serie dovrà affrontare tutto quello che comporta essere in una guerra, e non ne uscirà di certo felice.

Da apprezzare anche la cura posta sulle leggi della fisica, che restano comunque ben approfondite nonostante l’opera di per sé non punti decisamente sul realismo.

Ci sono accenni alla fisica non newtoniana, a teorie relativistiche ed addirittura alla più recente teoria delle stringhe.

Space Runaway Ideon

Space Runaway Ideon

Siamo nell’anno 1980 e Sunrise, dopo l’enorme successo riscosso con Gundam, chiede a Yoshiyuki Tomino di gestire un altro anime, stavolta su un robot componibile. Da questa premessa è nato quindi Space Runaway Ideon, un anime mecha composto da 39 episodi.

Così come per Gundam negli anni successivi, però, Ideon non ebbe un grande riscontro di pubblico, tanto che gli episodi previsti erano inizialmente 43. Successivamente, a fronte della massiccia richiesta, vennero poi ideati due lungometraggi.

La trama si svolge nell’anno 2300, in cui l’umanità è riuscita a colonizzare pianeti all’infuori del Sistema Solare. Uno tra questi è il pianeta Solo, sul quale vengono ritrovati reperti molto particolari. Negli scavi ci sono tre veicoli ed una nave spaziale, che verrà ribattezzata Solo Ship.

Ad assistere alla scoperta c’è anche il ragazzo Cosmo Yuki ed i suoi amici assieme a dei militari. Sfortuna vuole che si imbattano anche in degli extratteresti che vogliono mettere le mani su questa tecnologia. In un tentativo di fuga, Cosmo coi suoi tre amici, a bordo delle tre macchine, si fondono in un gigantesco robot.

Riusciranno a sbaragliare i nemici grazie al robot ed a fuggire. Gli alieni, denomitati Buff Clan però non daranno tregua a Cosmo e agli altri. Il Buff Clan venera il robot chiamato Ideon come fosse una divinità. Il mecha viene alimentato attraverso l’energia Ide, una sorta di flusso cosciente che governa la vita.

Ideon, anche se è un super robot, si discosta dal genere andando a finire più sull’hard sci-fi. L’opera infatti si svolge su scala cosmica, e potrebbe essere paragonata più alla Corazzata Yamato, con toni cupi ed angoscianti. Tomino inoltre è passato dal robot come semplice macchina al concetto più alto del mech stesso.

L’Ideon potrebbe essere tranquillamente associato al concetto di “dio” di questo mondo, il suo potere non fa che accrescere esponenzialmente, arrivando verso l’infinito. Il viaggio che fanno i ragazzi quindi non è per niente eroico: l’Ideon è una specie di bomba ad orologeria, e potrebbe esplodere nelle loro mani da un momento all’altro.

Tatami Galaxy

I protagonisti di Tatami Galaxy

La serie è stata prodotta a partire dall’omonimo romanzo dallo studio MadHouse e sotto sua direzione per un totale di undici episodi. La storia ha come protagonista un ragazzo senza nome, il quale si approccia alla sua nuova vita universitaria con la speranza di una svolta nella sua vita.

Purtroppo però le cose non andranno come sperato, si ritroverà indietro con gli studi e con il suo sogno di un grande amore mai realizzato.

Un fortuito incontro con un’indovina però creerà un punto di svolta, dandogli la possibilità di cambiare la sua vita. Il ragazzo quindi cercherà disperatamente di cambiare gli eventi, cercando un punto di svolta che potrà cambiare per sempre la sua vita.

The Tatami Galaxy è un’opera di scelte. Il protagonista, insoddisfatto delle scelte fatte dalla sua vita, cercherà sempre una via di uscita sotto la frase “e se…?”.

In ogni episodio infatti lo spettatore viene sempre proiettato in un’universo differente, dove anche se i personaggi e le situazioni sono più o meno simili, ci saranno evidenti differenze nella storia a causa di scelte differenti del protagonista.

Questo porta anche la narrazione ad essere una sorta di puzzle, poiché anche se le scelte e la vita del ragazzo veranno alterate, lo scenario di contorno rimarrà uguale facendoci scoprire ogni volta dei particolari in più sui personaggi o del mondo che li circonda.

Caratterista che contraddistingue la serie è il suo stile di animazione. I personaggi a volte diventano molto caricaturali con movimenti che poco hanno a che fare con la realtà.

Questo, condito ad una palette di colori che cambia da mood a mood, aiuta ad arricchire il flow generale della narrazione. Quest’ultima è molte volte eseguita tramite monologhi interiori del protagonista, molto veloci e difficili da seguire, un po’ come un grande flusso di coscienza.

Texhnolyze

Texhnolyze

Texhnolyze è una serie originale andata in onda nel 2003, con character design di Yoshitoshi Abe. La storia si svolge nella fatiscente città sotterranea di Lux, al cui interno tre fazioni si contendono il suo controllo.

La serie si concentra in particolare su Ichise, un orfano divenuto cacciatore di taglie che ha perso una gamba e un braccio, e altri suoi compagni quali Yoshi, Onishi e Ran. Questi personaggi saranno testimoni dei grandi eventi che determineranno il destino della città.

Così come altre opere di questo scrittore, Texhnolyze non è una serie facile da seguire. Molti episodi sono incredibilmente lenti, il primo addirittura ha pochissimi dialoghi.

L’idea è quella di proporre un mondo ipotetico, un racconto metaforico che non offre allo spettatore facili interpretazioni. Con un approccio che si può definire a pieno titolo cinematografico, si crea così un anime pieno di simbologie e richiami culturali.

Sakamichi no Apollon

Sakamichi no Apollon

Tratto dall’omonimo manga di Yuki Kodama, Sakamichi no apollon (o Jamming Apollon) è un anime del 2012 diretto da Shin’ichiro Watanabe.

Nell’estate del 1996, lo studente Kaoru Nishimi è costretto a trasferirsi a Kyushu per vivere da alcuni parenti. Sino a quel momento, Kaoru era uno studente modello piuttosto riservato, finché non incontra il classico ragazzaccio Sentaro Kawabuchi con cui fa amicizia, e che piano piano comincia a cambiarlo, insegnandogli anche l’amore per il jazz.

Con la scusa della passione per il jazz, Watanabe imbastisce una bella storia di amore e amicizia, quest’ultima sentita molto come stimolo ad auto-migliorarsi. È inoltre un anime dai toni molto semplici e leggeri, ma questo non vuol dire che non vi sia drama, anzi i background dei personaggi ne saranno pieni.

Welcome to the NHK

Welcome to the NHK

Nato inizialmente come light novel di Tatsuhiko Takimoto, Welcome to the NHK venne poi trasposto in un anime ad opera dello studio Gonzo nel 2006.

Protagonista di questa storia è Tatsuhiro Sato, un ragazzo che da quattro anni vive come un hikikomori in un appartamento di Tokyo. il ragazzo ha interrotto qualsiasi legame con il mondo esterno e si mantiene a malapena con i soldi che gli inviano i genitori. Un giorno, però, alla sua porta busserà una vecchia signora religiosa accompagnata da una ragazza, la quale successivamente si metterà in contatto con lui, affermando di poterlo curare.

Quest’opera analizza in maniera egregia uno dei grandi problemi dei giovani giapponesi e non, ovvero l’isolamento sociale e quello che ne deriva. Sato, recluso in casa da anni, si aggrappa infatti ad un mondo illusorio fatto di internet, giochi e cartoni, cercando in tutti i modi di estraniarsi da quella realtà che tanto lo opprime.

In quest’opera però non vedrete condanna, bensì una grande empatia, verso queste persone che spesso vengono abbandonate dalla società.

Quasi considerabili autoconclusivi, in ogni episodio o filone narrativo si esplorerà un ambito delle “malattie” di Sato. Passeremo quindi a ragazzine 2D in pieno stile otaku, a MMORPG dove la gente crea nuove vite virtuali, fino ad arrivare ai fantomatici gruppi di suicidio online.

Tematiche che verranno affrontate sempre con cupezza e drammaticità, ma sempre mostrando una luce in fondo al tunnel se si vuole.

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