Non riesco a guardare il design di PS5 e Series X senza vedere figure retoriche.

Xbox Series X e PS5 col loro design sembrano voler gridare al pubblico qualcosa di più complesso del “Forza, compratemi!”. I loro lineamenti, i loro colori, i video con cui sono state presentate… così come le parole creano strati di significato grazie ai tropi, Microsoft e Sony hanno stratificato la loro filosofia nei design delle rispettive console. Xbox Series X si presenta con un design da parallelepipedo dalle linee pulite, dove il superfluo è stato eliminato in favore dell’essenziale, abbracciando uno stile minimalista. È un monolite nero, una scultura che si pianta con forza nel terreno, irremovibile.

È aggressiva nella sua staticità, e sembra volersi imporre sullo spazio che la circonda, pur volendoci scomparire.

PS5, invece, vuole farsi notare, vuole catturare su di sé tutti gli occhi nella stanza. È egocentrica.

I suoi lineamenti sono morbidi, la sua forma è slanciata. Da ogni angolazione il suo aspetto muta, come se volesse dare l’impressione di un continuo movimento. L’anima nera della console è liscia, richiamando idealmente le generazioni precedenti, mentre la scocca bianca è porosa, creando così non solo una dicotomia cromatica, ma anche tattile.

Xbox Series X è una metonimia: la causa che indica l’effetto

Guardando il video di presentazione l’ho trovato ricco di riferimenti al potere generativo, all’atto della creazione. Il collegamento è stato immediato: Xbox Series X è la vita, è ciò che genera il mondo di gioco, ciò che gli dà lo spessore necessario per renderlo reale. Una danza fra particelle che culmina con un big bang; l’onda che ne deriva inizia non a plasmare la realtà, ma a darle particolari, risoluzione. Poi uno specchio d’acqua, archetipo per eccellenza dell’origine della vita, sopra la quale la console domina; è calmo, rotto solamente da un’ultima onda d’energia sprigionata dal monolite.

Xbox Series S ‒ la versione all digital presentata qualche giorno fa ‒ non si discosta molto da questa linea di design, mantenendo una somiglianza parentale tra le due versioni. Il parallelepipedo si snellisce e riduce lievemente le sue dimensioni, avvicinandosi di più alle linee delle generazioni precedenti, e posiziona i fori di aerazione sul lato, circoscrivendoli in un’area sferica completamente nera.

È una console distinta, con un nome che la identifica e la differenzia dalla versione madre, e con caratteristiche estetiche che trasmettono un proprio atteggiamento. L’assenza del comparto disco si traduce in una leggerezza che modifica il design; guardandola sembra più agile, più dinamica, più spavalda rispetto a Series X, pur mantenendo una sorta di codice etico di mimetismo, verso cui Microsoft sembra voler puntare.

Se Xbox Series X si accosta all’acqua e fa proprio il suo significato di creazione, il design di PS5 si tramuta in acqua diventando moto inarrestabile. Nel video, milioni di sfere danzano ricreando l’immagine di un flusso d’acqua in costante movimento. Un flusso composto da elementi solidi che pulsa, che visivamente cerca di ricreare nello spettatore una sensazione tattile. Più le sfere si muovono, mostrando simboli, costruendo architetture, e più la sensazione di sentire quella granulosità sui polpastrelli si fa vivida. È come se l’intento di PS5 non sia quello di creare il mondo di gioco conferendogli particolari visivi, ma sia quello di farcelo sentire attraverso il tatto. La vista perde il dominio.

Il design di PS5 è una sinestesia: una continua associazione di elementi appartenenti a sfere sensoriali diverse.

La versione base e la all digital sono gemelle: stesso nome, stessi colori, stesse dimensioni. Cambiano leggermente le linee lì dove viene meno il comparto disco, conferendo al design della all digital una maggiore simmetria e una minore imprevedibilità. Xbox Series X e PS5 sono due console che non solo si presentano esteticamente differenti, ma che puntano a obiettivi opposti.

Xbox Series X mira al presente, alla potenza di gioco per la competizione, per la frenesia, per un’esperienza di collettività. Il suo essere in quanto oggetto fisico è irrilevante, ecco perché il suo design le permette di scomparire.

PS5 è una coperta che vuole avvolgerti, che intende il videogioco come esperienza del singolo e che punta quindi a far immergere l’individuo nel mondo di gioco, sfruttando più sfere sensoriali possibili. Il suo design è progettato per monopolizzare lo spazio, per piegare a sé e sfruttare l’arredo circostante, per gridare “Io ci sono!”.

I design adottati per questa nuova generazione di console mi ha stupita. Se guardiamo le generazioni precedenti, sia di Xbox che di Playstation, c’è come un filo conduttore che sembrava guidare il design della generazione successiva. Ora no. C’è una svolta. C’è da parte di entrambe le aziende la voglia di un cambiamento.

il design della playstation che non fu
Sliding Doors La prima PlayStation avrebbe dovuto essere completamente diversa. Poi è saltato l’accordo tra Sony e Nintendo.

La prima Playstation uscì in commercio nel 1994. Il suo design era semplice: una base rettangolare compatta con sopra l’apertura per il disco, il tutto di colore grigio chiaro. Nulla di più.

Nel 2000 uscì PS2, e con essa ci fu la prima svolta di design. La piccola ed elegante PS One si trasforma completamente, adottando un look imponente, aggressivo e più deciso. Sony, sicura di sé e ormai inserita nel mercato videoludico, dà alla sua console un design che esprima tutta la fiducia che l’azienda ripone in se stessa.

Le successive console Sony non si distaccano molto da questo design.
PS3 sembrava voler timidamente introdurre il concetto di sinuosità, rendendo un lato della console più tondeggiante. Questo dettaglio tuttavia sembra, appunto, una timida prova, un desiderio di morbidezza di cui però la stessa azienda sembra aver avuto un po’ paura, temendo di distaccarsi troppo dai design a cui l’utenza era abituata. PS4, infatti, torna con linee rigide, cercando l’elemento distintivo nelle geometrie che tentano di dare l’illusione di una figura scomposta.

Il design di Xbox invece ha seguito un percorso più lineare

La prima Xbox esce nel 2001, e si presenta come una solida scatola nera fasciata da un’imponente X. Per immettersi nel mercato videoludico, Microsoft ha deciso di mostrare subito un design aggressivo, che potesse distinguerla dalle console in commercio e dalla rivale PS2, uscita solo un anno prima.

Xbox 360 cambia asse e decide di proiettarsi verso l’alto. Come per PS3, Xbox 360 aggiunge al suo design una nota curvilinea che addolcisce la figura. Xbox One è una totale inversione di rotta. La console torna nella posizione orizzontale ed elimina qualunque traccia di curve nel suo design.

Ecco perché questa nuova generazione mi ha lasciata a bocca aperta: entrambe le aziende sembrano aver capito cosa vogliono trasmettere al giocatore, e come vogliono porsi in relazione a lui.

Non esiste una guerra tra console, ma esistono modi differenti per vivere la realtà videoludica. Microsoft e Sony l’hanno capito, hanno entrambe sorriso allo specchio, hanno osservato cos’erano e cosa sono ora, e hanno capito cosa vogliono essere in futuro. Ecco perché questi design non vogliono smettere di parlare: hanno troppo da dire.

Sono due splendide e delicate figure retoriche.