Speciale
di Filippo Veschi
il 7 gennaio 2018, 14:01
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Se il buongiorno si vede dal mattino, questo 2018 appena iniziato promette di essere un grande anno per l’animazione Giapponese, anche se fare meglio di Devilman Crybaby, da poco rilasciato su Netflix, sarà davvero, ma davvero dura per chiunque.

Sempre più interessata a diventare un player di rilievo anche per lo streaming degli anime, assieme a piattaforme come Crunchyroll, Prime Video di Amazon e la nostrana VVVVID, Netflix apre questo 2018 rilasciando in contemporanea mondiale la serie Devilman Crybaby sotto l’insegna dei suoi Netflix Originals. Si tratta di un adattamento in 10 episodi dello storico manga di Go Nagai del 1972 prodotto dagli studios Aniplex, Dynamic Planning e Science SARU sotto la regia di Masaaki Yuasa (Kaiba, Tatami Galaxy, Ping Pong The Animation).

 

“Ore wa akuma de wa nai… Ore wa… Debiruman da!!!”
Devilman Crybaby conserva tutti i punti chiave del manga

La trama ripercorre a grandi linee quella dell’opera originale, adattandola e rivisitandola con occhi moderni. Devilman Crybaby conserva tutti i punti chiave del manga di Devilman, arricchendo la storia con nuovi personaggi ed elementi, che offrono un punto di vista del tutto inedito anche per il più accanito fan nagaiano. Akira Fudo è un ragazzo dal cuore gentile e sensibile, che viene coinvolto dall’amico d’infanzia Ryo Asuka nella ricerca della verità sui casi di possessione demonica che si stanno sempre più diffondendo in Giappone e nel mondo intero. Una razza di demoni ancestrali, che regnava sul pianeta prima della venuta della razza umana, si sta infatti risvegliando e si sta impossessando dei corpi degli esseri umani. Ryo teorizza che esseri umani dall’animo puro possano resistere alla possessione demoniaca, ed ottenere la forza ed i poteri di un demone mantenendo un cuore umano. L’ipotesi di Ryo viene ben presto confermata dallo stesso Akira, dopo essere stato posseduto dal demone Amon. Nasce così Devilman, un essere ne umano ne demoniaco, in lotta contro quegli stessi demoni che tramano per annientare la razza umana e tornare la specie dominante sulla terra.

 

Devilman Crybaby, in bilico tra violenza ed emozioni

E questo non è che l’inizio di una storia fatta di sangue, violenza, sesso ma anche momenti toccanti e grandi emozioni. Come il manga originale Devilman Crybaby eccelle nelle atmosfere ultraviolente, apocalittiche, nichiliste. Anche in questa nuova narrazione il pessimismo cosmico di Devilman riemerge in tutta la sua potenza così come la feroce critica alla guerra ed all’incapacità degli esseri umani di comunicare e fidarsi reciprocamente. Negli anni ’70 il manga di Devilman (diverso dall’anime dell’epoca, decisamente edulcorato) era quasi un manifesto della controcultura, che mostrava per la prima volta senza schermi tematiche tabù in Giappone come il sesso e la droga. Crybaby è ai giorni nostri un po’ la stessa cosa.

La pubblicazione su Netflix ha liberato Devilman Crybaby dalle limitazioni imposte dalle emittenti televisive

La pubblicazione diretta su Netflix ha permesso al regista Yuasa di liberarsi delle tipiche restrizioni imposte dalle televisioni giapponesi agli studi d’animazione. Sin dal primo episodio Crybaby mostra senza filtri orge, droga, consumo di alcool, rapporti sessuali etero ed omosessuali. E quando entrano in gioco le possessioni demoniache si scende letteralmente nel campo del body horror: corpi che si trasformano a dare vita ad orrori i cui unici elementi riconoscibili sono organi le cui funzioni sono state completamente pervertite, tentacoli, vagine dentate. Ma se il lato più crudo di Devilman Crybaby rappresenta gli angoli più oscuri dell’essere umano, le pulsioni ad uccidere, divorare, stuprare, allo stesso modo trovano spazio i sentimenti e le emozioni più pure, incarnate da Akira, il “piagnucolone” che da il titolo alla serie, dalla sua amica Miki e dal gruppo di personaggi che li circondano (tra cui una curiosissima gang di rapper giapponesi!), per una combinazione che nell’arco conclusivo della serie metterà a dura prova l’emotività di anche il più insensibile degli spettatori.

Devilman Crybaby Amon

 
Da Go Nagai a Masaaki Yuasa: un’opera di visionari

Nel mostrare questo grottesco spettacolo hanno assolutamente un ruolo di primo rilievo lo stile grafico e le animazioni della serie. Vero e proprio enfant terrible dell’animazione giapponese, Yuasa ha adoperato il suo particolarissimo stile. Un tratto con poche linee, colori flat, animazioni esagerate ed ipercinetiche, con un character design moderno per i personaggi umani ma che si rifà alla tradizione nagaiana nel descrivere i demoni. Nonostante un paio di sporadici momenti nel corso della serie in cui si ha l’impressione che si sia voluto risparmiare su qualcosa, il risultato è eccezionale, grottesco, visionario e per certi versi espressionista.

Crybaby omaggia Evangelion come questo omaggiava Devilman

Alcune soluzioni visive, specie nella seconda parte della serie, sembrano rendere omaggio ad alcune celebri opere di animazione giapponese. In realtà è un cerchio che si chiude, perché il Devilman originale fu tanto potente ed influente da ispirare fumetti come Berserk, anime come Neon Genesis Evangelion e giochi come Shin Megami Tensei. Proprio da questi Crybaby attinge a piene mani, restituendo a sua volta omaggio a quasi 50 anni di produzione audiovisiva giapponese. Devilman Crybaby è un anime velocissimo, cinetico, spesso caotico. Il ritmo del montaggio è serrato ed incalza lo spettatore, senza lasciargli spazio per fiatare. A volte anche eccessivamente, perché a tratti si ha l’impressione che la serie sia stata eccessivamente compressa nei 10 episodi che la compongono. L’episodio iniziale introduce i personaggi in maniera forse fin troppo frettolosa, mentre un paio di momenti di riflessione a seguito degli avvenimenti più importanti non avrebbero certo guastato ne interrotto il ritmo della serie.

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Il miglior anime del 2018 già i primi giorni di Gennaio?

Altro centro assoluto è la colonna sonora che presenta un incredibile lavoro del compositore Kensuke Ushio. Tappeti di synth ottantiniani si incontrano con sfuriate di percussioni elettroniche, per una OST che sottolinea con fare incalzante i momenti più brutali ed inquietanti così come quelli più apertamente epici. Come molte produzioni Netflix sono disponibili sia il doppiaggio originale giapponese con sottotitoli sia quelli regionali, Italiano compreso. Nonostante la mia preferenza personale resti per il doppiaggio in lingua originale, gli amanti degli adattamenti nell’italico idioma possono tirare un sospiro di sollievo: dopo la mezza debacle del doppiaggio di Little Witch Academia Netflix stavolta ha fatto un salto di qualità, con adattamento, mixaggio e voci ben sopra la sufficienza.

Devilman Crybaby ci ricorda perché amiamo l’animazione giapponese

In definitiva Devilman Crybaby è un opera da vedere, magari tutta d’un fiato come Netflix insegna. Nonostante uno stile grafico divisivo (come quello di tutti gli anime precedentemente diretti da Yuasa) ci troviamo di fronte ad una eccellente reinterpretazione di un classico come Devilman. Mantenendo i punti chiave della vicenda e modificando e modernizzando il resto, Netflix e Yuasa hanno confezionato un prodotto in grado di piacere tanto al neofita quanto al fan di Nagai di vecchia data. Devilman Crybaby è una serie potentissima, una serie che mescola violenza ed emozioni, spettacolo visuale e riflessioni. È una serie lontana anni luce dai cliché anime moderni, eppure estremamente moderna. È una serie che ci ricorda perché amiamo l’animazione giapponese e che sarà difficilissima da superare per qualsiasi altra produzione di quest’anno.



due parole sull'autore
Classe 1987, Nintendaro per vocazione, videogiocatore a tutto tondo per passione. Apprezza ogni genere di gioco esistente tranne le simulazioni sportive e passa a leggere, discutere e scrivere di videogiochi tanto tempo quanto ne passa a videogiocare. Uno dei pochi superstiti del team originario de I Love Videogames, è il resettler residente della redazione.
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