Devil May Cry 5 arriva su PlayStation 5 (e Xbox Series X) con la solita Special Edition, e non servirebbe aggiungere altro a questa recensione. Perché sì, siamo ormai alla quarta Special Edition su sei capitoli in totale, e in tutte il comune denominatore è Vergil. Il risultato finale, questa volta, è una sorta di ibrido tra la Special Edition del quarto capitolo e la Definitive del famigerato DmC Devil May Cry dei gaijin Ninja Theory. Non solo un personaggio extra, ma un paio di modalità e qualche miglioria tecnica che prova ad allineare i giocatori console a quelli PC. Devil May Cry 5 su PS5 non vuole reinventare la ruota, e sarebbe stupido chiedergli di farlo. Vuole semplicemente essere una mano di olio su degli ingranaggi che comunque già scorrevano egregiamente l’anno scorso.

Detto questo, come si racconta Devil May Cry 5 Special Edition?

Le novità

L’approccio, giocoforza, deve essere più descrittivo. Parlare dei contenuti per una volta, più che dell’esperienza di gioco. E da questo punto di vista l’idea dietro questa Special Edition è molto semplice. Come successo per DmC, si pesca tra le mod più popolari e si cerca di potenziare la resa tecnica del pacchetto. Torna in auge la Turbo Mode, che permette di giocare Devil May Cry 5 al 120% della sua velocità originaria. L’impatto col gioco, come lecito aspettarsi, lo rende più frenetico e decisamente più impegnativo. Si abbassano i tempi di reazione e tutto è più veloce.

L’altro grosso innesto ludico è la modalità Mitico Cavaliere Oscuro. Che no, non rende Sparda giocabile, ma in compenso moltiplica il numero di nemici a schermo al punto da trasformare l’esperienza di gioco in qualcosa di molto simile ad un musou. Il risultato qui è più altalenante: più nemici a schermo si traducono in un’esperienza meno pulita e, soprattutto, in uno style-meter che diventa decisamente più semplice da portare al massimo.

Ma in fondo lo sappiamo, questo è solo l’antipasto. La portata principale è Vergil.

Qui putroppo il modello seguito più che DmC è quello tradizionale della serie. Filmato custom introduttivo, rimozione di gran parte del resto delle cutscene e poco altro. Vergil diventa giocabile in Devil May Cry 5 senza integrarsi davvero nel pacchetto. Si giocano li stessi livelli degli altri personaggi – pensati per gli altri personaggi – nei suoi panni. È qualcosa all’insegna del fanservice, che è un po’ la cifra stilistica di questo quinto capitolo della serie.

il gameplay di Vergil è spettacolare

Vergil è pensato per essere il personaggio più stylish in questa sagra dello stylish action che si chiama Devil May Cry 5. Combo pensate per la spettacolarizzazione, un Devil Trigger che riprende il doppelganger già visto in Devil May Cry 3 come stile di Dante e in DmC su Vergil stesso. Il doppio è in un certo senso regolabile, impostando la velocità con cui va a ripetere le azioni del giocatore. Ma non finisce qui, perché non bastasse ritorna – direttamente dalla Special Edition di Devil May Cry 4 – la barra della concentrazione e anche Vergil dispone infine del suo Sin Devil Trigger.

il sin devil trigger di Vergil in Devil May Cry 5 Special Edition
Vergil ha a disposizione da subito le sue tre armi: Yamato, Mirage Edge (che fa le veci della Force Edge dei precedenti capitoli) e i Beowulf.

Com’è giocare con Vergil? Molto soddisfacente, anche se capita di tanto in tanto di avvertire una manifesta superiorità rispetto agli avversari a schermo. Incluso qualche boss. Di contro in altre situazioni è palese che Vergil sia quasi un elemento estraneo al level design pensato l’anno scorso. Riesce ad adattarsi, mantenendo però sempre una sorta di distacco. Sarebbe stato bello vedere qualche extra contenutistico anche da questo punto di vista, se non addirittura una mini-campagna come per La Caduta di Vergil in DmC Devil May Cry. L’aggiunta ludica, però, rimane assolutamente un grosso valore aggiunto per i fan.

Le novità tecniche

Non sarebbe next-gen senza Ray Tracing, verrebbe da dire. Devil May Cry 5 Special Edition si adegua al diktat generazionale, al costo però di sacrificare fotogrammi al secondo. Attivare il Ray Tracing vuol dire giocare a 30 fps (in 4K) o in 1080p (mantenendo il frame-rate sulle 60 immagini al secondo). Disattivando il Ray Tracing, il gioco gira tranquillamente in 4K e a 60 fps, e scendendo con la risoluzione arrivare a toccare addirittura i 120 frame al secondo.

Giocare un Devil May Cry a 30 fps è chiaramente volersi del male. Il gioco – il genere – è pensato per la fluidità, e rinunciarci solo per avere un sistema di illuminazione migliore è un nonsenso. Devil May Cry 5 vuole essere un giocattolo, vuole farsi giocare. Allo stesso modo, se si gioca su un pannello 4K, è sconsigliabile settare una risoluzione più bassa. Le immagini generate dal gioco sono sostanzialmente grandi un quarto dello schermo e vengono poi stretchate per coprirlo tutto, col risultato di avere un’immagine decisamente meno pulita. In aggiunta alla considerazione che i 120 frame al secondo, in realtà, sono tutt’altro che stabili, la configurazione regina è per forza 4K a 60 frame al secondo. Chiaro, tutto questo se il pannello a disposizione supporta il 4K.

Verdetto
8.5 / 10
La solita Special Edition, ma va bene così
Commento
È Devil May Cry 5, ci hanno aggiunto Vergil ed è arrivato su next-gen. Non c'è davvero altro da dire. L'operazione non è sicuramente tra le più sontuose, ma parliamo di un capitolo assolutamente solido e di un prodotto che si affaccia sul mercato ad un prezzo estremamente popolare. Chi non l'ha giocato ed ha fatto il grande salto è davanti ad un'occasione ghiotta, chi lo ha già giocato... Beh, la lineup di lancio delle nuove console non è così piena da poter dire di no.
Pro e Contro
Ancora un gran gioco
Vergil giocabile...

x ... Ma all'insegna del fanservice
x Mitico Cavaliere Oscuro altalenante

#LiveTheRebellion