Vi aspettate di vedere PlayStation 5 sul palco della conferenza E3 di Sony? Beh, non pretendiamo di essere infallibili… Ma se pianificate di aspettare le 3:00 del 12 giugno per PS5, è meglio che andiate a dormire. Perché è una cosa che vi sognate.

PlayStation 4 è un treno in corsa, che non accenna a fermarsi. Non dal punto di vista ludico, visto che è da tre anni a questa parte che vengono sfornate killer app per tutte le tasche e fasce di mercato – troppo facile parlare di Uncharted 4 o di God of War, fa molto più underground citare Shadow of the Beast. E non dal punto di vista economico, visto che stiamo parlando della console – di gran lunga – più venduta della generazione, con un monopolio ai limiti dell’imbarazzante come non se ne vedevano dai tempi di PS2. Per questo è assurdo pensare di vedere PlayStation 5 a breve.

E basterebbe già questo per bollare come risibili le speranze di sentir parlare di nuove console.

 

Ma se non vi basta l’Effetto Osborne – e non è una freddura sullo Spider-Man di Insomniac – allora forse è il caso di fare un rapido ripassino di storia.

 

L’ultima console presentata ad un E3 è stata Wii U. Era il 7 giugno del 2011 e la cosa è letteralmente esplosa in faccia a Nintendo…

 

Ok, nintendo ci ha messo del suo… Ma non aspettatevi comunque playstation 5 all’E3
Chiaro, ci sono tutte le “attenuanti” del caso. Non è certo colpa del palco di Los Angeles se il compianto Iwata e soci hanno sbagliato tutto lo sbagliabile, dal nome della macchina al materiale promozionale portato in loco, al punto che la gente si era praticamente convinta che si stesse parlando di un add-on per il vetustissimo Wii e c’è stato bisogno di correre ai ripari con un comunicato stampa. Però è chiaro che ad un evento così, dove si è ospiti in casa d’altri e si dividono attenzioni – e soprattutto minutaggio – con tutti gli altri grandi nomi del mercato, lo spazio è poco per una presentazione in pompa magna. Anche perché diciamolo, all’E3 vince chi fa sognare di più e i sogni sono materia per il software, mentre quando si parla di giocattoli nuovi il tam tam mediatico passa dai numeri e dai paroloni da smanettone e dal celodurismo tecnico da guerra all’ultimo TeraFLOP. Tutte cose che vengono meglio con un evento privato, dove i tempi vengono dettati dalla casa madre e si riesce ad accontentare tutti. Ricordate la presentazione di PlayStation 4? Si è parlato soprattutto di hardware e in particolare di come gli sviluppatori si sarebbero approcciati alla “nuova architettura” x86 (benvenuti nei primi anni ’90, produttori di console!), di quanto PS4 fosse stata pensata soprattutto per rendere felici loro e di quanto le soluzioni proprietarie che tanto avevano fatto smadonnare gli addetti ai lavori su PlayStation 2 e PlayStation 3 fossero un lontanissimo ricordo. Tutte chiacchiere che non avrebbero senso ad un evento generalista.

 

playstation 5 e3 2018

Copertina a cura di Gianmarco Bizzotto – in esclusiva per I Love Videogames

 

Niente PS5 quindi. Almeno, tutto sembrerebbe far presupporre che si inizi a parlare della nuova macchina l’anno prossimo, facendo arrivare PlayStation 4 tranquillamente al 2020. Anche perché (ci arriveremo a breve) ci sono ancora due o tre bombette da sganciare da qui alla fine della generazione.

PS Vita 2? Un clone di Switch? Mah…
E inutile dire che non ci si aspetta nemmeno di vedere un hardware portatile o un ibrido in stile Switch, come qualcuno ha riportato fraintendendo un’analisi di Digital Foundry di qualche settimana fa. Per i motivi di cui sopra, perché a dispetto di quanto vi raccontano i nintendroni Sony non si è mai limitata a copiare dalla concorrenza a casaccio e basta, perché avrebbe più senso cercare di rendere PS4 una sorta di portatile da gaming (esistono miriadi di mod artigianali a tema, e ai tempi di PSOne Sony stessa si era lanciata in iniziative del genere). E perché c’è un certo PlayStation VR sul mercato che sta tenacemente dicendo la sua, ed è al momento il tratto più distintivo dell’offerta rispetto ai vari competitor, e potrebbe essere, tra un anno, un leggero vantaggio iniziale nei confronti della concorrenza al cambio di generazione.

 

Cosa ci si aspetta dalla conferenza Sony quindi?

 

Le conferme parlano chiaro: quattro giochi di “prima fascia”, che corrispondono (proviamo ad ipotizzare l’ordine di uscita) a Spider-Man, The Last of Us Part II, Ghost of Tsushima e Death Stranding.

Sappiamo già che Spider-Man uscirà questo settembre, abbiamo già visto qualche gameplay e abbiamo subodorato l’edizione limitata di PlayStation 4 Pro che verrà distribuita per l’occasione. Poco da dire quindi, ci si aspetta di vedere un po’ di gameplay, qualche altra chicca e che insomma, si rompa il ghiaccio con il titolo Insomniac.

Cerchiamo di abbozzare un po’ di date di uscita
Molto meno si sa di The Last of Us II, si sono visti solo due filmati abbastanza enigmatici (ma che sono bastati a scatenare le teorie dei fan, che danno Joel già per mortammazzato ed Ellie sul piede di guerra) e fondamentalmente basta. Però la storia ci insegna che da tre anni a questa parte Sony eietta sul mercato il suo pezzo da 90 tra marzo e maggio: Uncharted 4 è uscito a maggio, Horizon a marzo, God of War ad aprile… E più indietro anche inFamous: Second Son era uscito a marzo. È facile ipotizzare che il 2019 sia l’anno di The Last of Us e che la finestra di uscita sia quella, con magari l’evanescente Dreams (dio, lo abbiamo visto annunciato di persona alla Paris Games Week di mille anni fa e ancora non si sa nulla, a parte che supporterà PlayStation VR) a recitare il ruolo di jolly che quest’anno è stato incarnato da Detroit: Become Human. L’anomalia in questo senso è proprio Insomniac, visto che di solito nella finestra autunno/invernale la tendenza è quella di lasciare spazio alle Terze Parti. Ed è per questo che, pistola alla tempia, Sucker Punch potrebbe prendersela comoda ed uscire con Ghost of Tsushima nel 2020, anche considerato che dei quattro titoli confermati è quello di cui si è visto meno – si, anche meno di Death Stranding, perché Kojima ha mostrato diverso materiale. Di cui non si capisce assolutamente nulla, ma è un’altra storia.

Ecco, a proposito di Kojima ci sarebbe la tentazione di ritrattare qualcosa…

E no, non è la nostra fede assoluta nel disegno del game designer giapponese, che come ogni dio che si rispetti guarda al quadro generale e siamo noi gli str*nzi che ancora non lo riescono a vedere. È che in realtà Death Stranding potrebbe davvero essere la seconda eccezione alla regola, ed uscire a settembre (sempre 2019, sia chiaro, soltanto Ubisoft potrebbe lanciare due titoloni nel giro di 60 giorni – ed è un complimento ). Perché The Phantom Pain era uscito in quella finestra? No, semplicemente perché è probabilmente il progetto più mediatico – tolto The Last of Us Part II di cui abbiamo già detto – che il brand PlayStation può giocarsi, e considerando che il 2017 è stata probabilmente l’annata più ricca della storia dei videogiochi e che il 2018 è ugualmente pieno di roba in uscita, in quei mesi (citando il nostro Gaetano, da settembre si muore male. Noi stiam già litigando per scegliere i #GiochiCopertina) è lecito aspettarsi che il 2019 sia in flessione.

 

Anche perché già questo 2018, non fosse per Read Dead Redemption 2, sarebbe vagamente al ribasso rispetto all’anno scorso.

 

 

Il mercato è in flessione, e anche questo peserà a Los Angeles
Fateci caso, ottobre 2017 ha visto uscire un Assassin’s Creed solido come non succedeva dai tempi del secondo capitolo, spinto anche dall’anno di pausa che la casa madre si è concessa. Ed ha visto uscire un certo Super Mario Odyssey, punto di arrivo del platform a tre dimensioni secondo Nintendo – una Nintendo che per questo 2018 per ora è stagnante, ma ne parleremo in un altro articolo. Quest’anno abbiamo appunto Read Dead Redemption 2, probabilmente avremo Assassin’s Creed (ma dopo Origins, è un po’ come confrontare l’hype per Il Risveglio della Forza con quello pre-Episodio VIII) e forse Bethesda insisterà a farsi del male (e ribadiamo, è un complimento e siamo assolutamente innamorati della software house) e lancerà Rage 2. C’è meno clamore, e l’anno prossimo è facile presumere che ce ne sarà anche meno:

non possono uscire gamechanger ogni anno.

 

Queste sono le certezze. Il resto?

 

Poca roba, secondo chi sta scrivendo. Perché ormai da tradizione c’è almeno un altro evento annuale a tema PlayStation, a volte anche due (la già citata Paris Games Week). E perché è chiaro che – realisticamente – si getterà anche uno sguardo alla concorrenza, e la concorrenza quest’anno non ha grandissime cose da far vedere, sulla carta. Di Microsoft abbiamo già detto, mentre Nintendo nel best case scenario (e non succederà mai – lo dico a costo di essere smentito a giorni) potrebbe far uscire a stretto giro Bayonetta 3, No More Heroes: Travis Strikes Again e Smash Bros. per Switch – che nonostante i proclami, chi vi scrive è convinto che sarà tutto sommato un aggiornamento della versione Wii U.

Tutta robetta.

Robetta che personalmente ci (mi) interessa pure parecchio, ma che è innegabilmente di nicchia. Specie quando hai Spider-Man tra le icone di casa. È la formula degli ultimi anni a Los Angeles di Sony: concretezza, laddove ci piacerebbe tornare alle notti magiche dove si sognava davanti allo schermo alle cinque di mattina. Ma con la consapevolezza che poi si sogna comunque al PlayStation Experience, basta solo avere pazienza. E rassegnarsi al fatto che di PlayStation 5 si inizierà a parlare tra un anno, per arrivare comodamente all’uscita nel 2020.

 

#LiveTheRebellion