Live #0: Di che colore sono i soldi su iCrewPlay?

Fino al 15 luglio Amazon lancia una promozione 3×2 su alcuni titoli selezionati. Abbiamo immaginato tre “percorsi videoludici” legati all’iniziativa per indurvi in tentazione.

Dopo aver buttato giù la guida agli acquisti di luglio, eravamo convinti di avere davanti a noi trentun giorni di quiete videoludica, da impiegare a smaltire la pila della vergona (o più semplicemente a fare altro) lasciando respirare un po’ quel portafoglio sempre troppo in affanno.

#einfatti…

E infatti, nell’ordine, saldi su Steam, saldi su PSN, poi altri sconti sempre su PSN a tema Giappone e infine Amazon, che non pago dell’imminente Prime Day (l’11 luglio) lancia anche una promozione 3×2 – per i soli abbonati Prime – a tema videoludico. Comprando tre giochi della lista, il meno caro è in omaggio. E di più: se siete abbonati Prime probabilmente vi sarete accorti che il colosso dell’e-commerce ha lanciato a suo tempo anche la sua risposta a Netflix, Prime Video, sempre a disposizione gratuitamente per i clienti Prime. Ebbene: guardando un episodio di una serie tv a caso dal catalogo messo a disposizione, ecco che arrivano 5 euro di buono sconto. Si può dire di no?

Tutto questo per arrivare finalmente al sodo: abbiamo selezionato dalla lista dei titoli in offerta 3×2 tre “coppie di tre” da proporvi, che idealmente formano tre percorsi videoludici tenuti assieme da un filo conduttore. Solo che chiaramente visto che si tratta di un listone – in incognito – pubblicato su I Love Videogames, il filo logico non è sempre così logico. Ma adesso basta parlare/scrivere, è tempo dei consigli per spendere male i vostri soldi.

Percorso A: Fatemi del male

Vi aspettavate che il titolo del percorso fosse una citazione da videogiocatore anzianotto e che dentro ci finissero Doom o Wolfenstein? Non vi preoccupate, più sotto vi accontenteremo. Per il momento invece vi proponiamo un trittico all’insegna del masochismo, visto che per motivi diversi i tre titoli che abbiamo selezionato vi faranno davvero del male.

Il caso di Mighty No. 9 è facile: si tratta di un titolo poco più che sufficiente, tecnicamente arretrato ed afflitto da un level design anonimo – ecco, se siete tra quelli che pensano che Crash Bandicoot abbia un brutto level design, comprate pure Mighty No. 9 e poi recitate l’Atto di Dolore. C’è qualche buona idea, e le boss fight del titolo sono mediamente tutte riuscite, ma non basta. Non basta perché non è un titolo come tanti altri, ma l’erede spirituale di Mega Man, realizzato da quel Keiji Inafune che del Blue Bomber è il padre biologico e putativo. Non basta perché è un titolo che su Kickstarter ha raccolto 4 milioni (QUATTROMILIONI) di dollari. Non basta perché dopo aver fatto penare tutti gli appassionati con continui rinvii, poi è stato definito dal suo creatore “meglio di niente”. Quindi giocateci, e poi diteci se è davvero meglio di niente oppure era meglio starsene zitti.


Per approfondire:
Mighty No. 9

Di tutt’altra risma Life is Strange: qui a farvi male saranno i sentimenti – si, ce li avete anche voi che fate i duri ad ogni costo. Perché inevitabilmente ci si affeziona a Max e a Chloe, si entra davvero dentro il mondo di gioco e nonostante una realizzazione tecnica che tradisce i mezzi non infiniti a disposizione degli sviluppatori, il risultato finale vi rimarrà dentro. E poi oh, a breve è prevista l’uscita del prequel, per cui se non siete ancora saliti a bordo è il caso di farlo adesso.


Per approfondire:
Life is Strange

Chiudiamo la raccolta con una collection-nella-collection come la “versione definitiva” di Dead Island. Perché abbiamo scelto Dead Island? Beh, perché è il classico titolo so bad it’s so good, trash e delirante – specie se giocato in compagnia – e sempre pronto alla violenza gratuita e al fare del male, si tratti di prendere a pagaiate in faccia qualche non-morto o di frustrare il giocatore con qualche bug improbabile.

 Percorso B: Viulenza!

Doom all’epoca era davvero uno strano animale, citando per la seconda volta nel giro di qualche riga Diego Abatantuono. Perché era violento, frenetico ed appagante da giocare tastiera sotto le dita, oltre che a rappresentare lo zenith grafico del relativo periodo d’uscita. Il Doom del 2016 riprende appieno la filosofia dell’originale – e del suo sequel diretto – portando di nuovo su schermo uno sparatutto vecchia scuola, che proprio grazie al suo essere vecchia scuola porta una ventata d’aria fresca. Curiosi? Leggetevi la recensione o andate all’inferno. Noi intanto fremiamo per la versione VR del titolo.


Per approfondire:
Doom

Dying Light non partiva certo con i presupposti per diventare il re del quartiere, ma contro ogni pronostico lo ha fatto. Il gioco base è solido, non molto originale ma dannatamente divertente, e, se sulle prime sembra Dead Island ripulito e rifinito, non appena il parkour entra in gioco le carte sul tavolo cambiano. E cambiano alla grande. L’edizione proposta da Amazon poi include – oltre a tutti gli update made in Techland rilasciati dall’uscita ad oggi – anche The Following, l’espansione del titolo che aggiunge un’altra tacca sulla cintura delle cose belle fatte dallo studio polacco. Non vi aspettate che la trama sia Shakespeare, ma pad alla mano ci si diverte parecchio.


Per approfondire:
Dying Light

Niente urla “detengo il potere” come Carmageddon, perché una volta alla guida si massacra qualunque cosa passi davanti allo schermo. Max Damage fa tutto quello che dovrebbe fare un capitolo della serie, mettendo su disco tanti contenuti, diverse mappe ben realizzate e sistemando tutti i problemi di perfomance che avevano colpito la penultima uscita della saga. Ma? Ma niente, fa solo questo. Se cercavate di più, rivolgetevi altrove: ma se si tratta di brama di sangue siete davanti al titolo giusto.


Per approfondire:
Carmageddon: Max Damage
Percorso C: Stupiscimi

Non si poteva inserire un percorso incentrato sullo storytelling senza includere il capitolo Stand Alone dell’ultimo Wolfenstein – anche in previsione dell’uscita di The New Colossus ad ottobre. Bethesda è riuscita a trovare una sua precisa identità alla serie, riempiendola di momenti introspettivi e dannatamente ben scritti in cui il Capitano Blazkowicz si mostra in tutta la sua interezza a schermo, accompagnando il tutto con un gameplay dannatamente solido – che purtroppo Old Blood permette solo di assaggiare, lasciando poi il grosso del lavoro a The New Order.

Rimaniamo sempre a casa Bethesda per Dishonored 2, titolo che riesce a stupire in particolare per la cura per il dettaglio e la varietà di soluzioni messe a disposizione dagli sviluppatori, più che per la narrativa. Un lavoro encomiabile, che non può non stupire chi sta dall’altro lato dello schermo, e che per questo finisce di diritto nel nostro terzo percorso.


Per approfondire:
Dishonored 2

Chiudiamo con Republique, titolo che sorprende soprattutto se si pensa che si tratta di materiale originariamente pensato per il mondo degli smart device. Narrativamente, per quanto non riesca a chiudere l’opera mantenendo il passo dei primi tre capitoli, il titolo è un’altra di quelle esperienze da giocare, perché oltre a sciorinare citazioni all’interno e all’esterno del mondo videoludico istiga il giocatore a riflettere, mettendo in campo etica e pensieri personali su alcune questioni assolutamente delicate.


Per approfondire:
République (PS4)