Recensione Wolcen: Lords of Mayhem, ARPG in salsa CryENGINE

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ARPG in salsa CryENGINE

Giuro solennemente che nominerò Diablo il meno possibile, durante questa recensione di Wolcen: Lords of Mayhem. Lo so, quando si “giudica” un prodotto, non è corretto fare paragoni di sorta, poiché ogni titolo è una storia a se stante. E vi giuro che cercherò di farlo, come ho sempre fatto, ma questa volta è mi è molto difficile. Si perché a differenza di Darksiders: Genesis, la cui recensione ha mostrato come in realtà sia più un Darksiders che un Diablo (ecco me ne sono già giocato uno dannazione!), Wolcen: Lords of Mayhem è talmente simile all’ARPG di Blizzard da sembrarne quasi un’espansione.

E forse è proprio per questo che non appena vidi i trailer di questo nuovo hack-and-slash girare su un sempre magnifico CryENGINE, ne rimasi estasiato. Finalmente un ARPG con una grafica degna del 2020! Ma basterà il leggendario motore di Crysis a far dimenticare per un attimo l’incredibile trailer visto alla BlizzCon dello scorso anno?

Non perdiamoci in chiacchere!

Children of Heimlock
La storia di Wolcen: Lords of Mayhem racconta del rapporto di tre fratelli, assoggettati fin da piccoli da una aggressiva propaganda che vuole la repubblica come unica soluzione al dilagante caos demoniaco.

Ogni RPG che si rispetti, prima di lanciare il giocatore nella mischia, (quasi sempre mezzo nudo e con in pugno una zappa) introduce il gioco con una serie di cinematiche atte a contestualizzare le azioni dei protagonisti. La lore del mondo di gioco, in parole povere, la quale permette al giocatore di immedesimarsi il più possibile con il personaggio che sta interpretando. In Wolcen: Lords of Mayhem avviene l’esatto opposto. Frettolose spiegazioni iniziali, un’armatura da far impallidire i designer di Warhammer Age of Sigmar e alla testa di un immenso esercito repubblicano. Ci è chiaro fin da subito, dunque, che la trama narrata nel titolo di Wolcen Studio serva soprattutto come pretesto di gioco.

Nonostante questo, attraverso i vari dialoghi, cinematiche e forum, è possibile comunque delineare la storia che fa da sfondo alle nostre gesta. Il mondo di Wolcen: Lords of Mayhem fu forgiato da creature ancestrali chiamate Primordiali, i quali cercarono di armonizzarlo e di renderlo quasi perfetto. Ad un certo punto però decisero di abbandonarlo a se stesso, lasciandolo così in balia degli Abbathus, Primordiali caduti (è un vizio comune alle creature celesti a quanto pare quello di cadere). Essi lo rimodellarono a loro piacimento, inviando frotte di demoni a sottomettere la razza umana, la quale per loro creò dei veri e propri culti. Per contrastare tutto ciò, una nazione, più di ogni altra, si erge a difesa degli uomini: The United Republic of Mankind.

Salvato da una morte certa all’età di cinque anni dal Gran Inquisitore Gerald Heimlock, sei stato addestrato da quest’ultimo, assieme ai tuoi fratelli d’arme Valeria ed Edric, per diventare un’arma vivente al servizio della repubblica. Ed è proprio questo ciò che sei mentre guidi le legioni della repubblica all’assalto della fortezza di Crimson Keep, occupata per ignote ragioni dalla Brotherhood of Dawn, uno dei tanti culti demoniaci. Ma qualcosa di inaspettato ti accadrà durante la battaglia, un potere antico riemerso nel momento del bisogno che cambierà tutto il tuo mondo.

Immagine di guerra di Wolcen: Lords of Mayhem

Un CryENGINE da paura

Se la trama risulta poco presente durante il gioco (e in tutta sincerità non così originale), a coinvolgere il giocatore ci pensa un CryENGINE da paura. Si, è vero, in un videogioco la grafica non è tutto, lo sappiamo tutti. Ma ciò non significa che la direzione artistica non sia una parte fondamentale nel processo di coinvolgimento del giocatore. Abituati a Diablo 3 o a Path of Exile, poter ammirare un tale livello di dettaglio riempie davvero gli occhi. Ma non parliamo solo della risoluzione delle texture o della qualità dei modelli. Parliamo soprattutto delle ispirate ambientazioni e atmosfere che i Wolcen Studio sono riusciti a edificare.

Sontuose sale di palazzo, costellate di marmi vivi e lucenti inserti dorati. Grovigli di palafitte sospese sul mare, talmente grandi da ospitare vere e proprie guerriglie urbane. Per finire nelle profondità della terra dove si celano antichi artefatti primordiali, in grado di fornire energia attraverso il terreno a potenti costrutti di difesa. A tutto ciò si aggiungono modelli di armature, armi e gioielli da far sbavare ogni amante del genere. E qui arriva la prima peculiarità di Wolcen: Lords of Mayhem. E’ possibile equipaggiare destra e sinistra separatamente. Ogni parte avrà il suo spallaccio, la sua arma, il suo anello e il suo guanto. Questo, insieme alla trasmutazione dell’oggetto in altre skin e in altri colori, genera una moltitudine di set pressoché infinita. E tutto questo senza dover comprare casse randomiche con i soldi della paghetta!

Abituati a Diablo 3 o a Path of Exile, poter ammirare un tale livello di dettaglio riempie davvero gli occhi

Gameplay senza troppi fronzoli

Ma al di là delle qualità tecniche, ce n’è di roba da fare? Qui dobbiamo fare una premessa. Dato il costo abbastanza contenuto, Wolcen: Lords of Mayhem non è un gioco tripla A. Dunque non aspettatevi una longevità e una diversificazione del gameplay al pari dei suoi concorrenti più blasonati. Il gioco offre due principali modalità: la storia (con soli due livelli di difficoltà) e la modalità Champion of Stormfall. La prima si spiega da sola e vanta di ben 3 atti con tre diverse mappe che vi terranno impegnati più o meno per una trentina di ore. La seconda è possibile accedervi solamente dopo la campagna principale. ATTENZIONE SPOILER: una volta conclusasi la storia, verrete eletti come reggente della città di Stormfall, la prima area di gioco, e dovrete ricostruirla dopo il devastante attacco avvenuto alla fine del primo atto. FINE SPOILER.

Per fare ciò sarà necessario raccogliere più oro e primordial affinity (sostanza che serve a far livellare le abilità attive) possibile, attraverso due differenti metodi. Il primo è la Mandates Board, ovvero incarichi che porteranno ad uccidere diversi nemici in diverse zone della mappa. Il secondo sono le Expeditions (sostanzialmente i Varchi di Diablo 3), ovvero portali che portano a dungeon sempre più profondi e difficili dai quali non è possibile uscire se non una volta completati. Champion of Stormfall dunque rappresenta l’endgame del gioco, anche se allo stato attuale non risulta pienamente soddisfacente, anche se giocato in co-op. La speranza è che, come avvenuto per gli altri suoi colleghi, Champion of Stormfall venga col tempo espansa con nuove mappe, mostri e missioni, aumentando gli eventi randomici tipici degli ARPG che al momento scarseggiano.

Immagine di una battaglia in Wolcen: Lords of Mayhem

Build Melee, Archer o Mage? Perché non tutti e tre!

Wolcen: Lords of Mayhem skill tree
Costruire le Build
Oltre alle abilità attive, vi è un immenso skill tree di abilità passive. Se non volete perdere ore e ore a leggere noiose statistiche, sono presenti online numerose guide alle build più forti.
Ok (quasi) tutto molto bello, ma mouse e tastiera alla mano, com’è? Che abbiate scelto di fare una build Melee, Archer o Mage, il combattimento di Wolcen: Lords of Mayhem è frenetico, aggressivo e diretto, ma assolutamente non banale, anzi. L’introduzione del roll attraverso la barra spaziatrice, abilità personalmente mai vista prima in un ARPG con visuale isometrica, cambia da sola l’ormai consolidato gameplay diablo-like, perché sarà necessario utilizzarla in maniera massiccia e accorta durante tutto il gioco, soprattutto nelle bossfight. Quest’ultime purtroppo non sempre risultano gratificanti, ma le diverse fasi dei boss di fine atto vi garantiranno numerosi mouse lanciati e qualche pugno sulla tastiera.

Unico il meccanismo della abilità attive, ottenibili come drop dei nemici, oppure acquistabili da appositi mercanti. Oltre alla barra della salute e quella della stamina (consumabile attraverso il roll), vi è una terza barra oscillante: da una parte abbiamo il Willpower, dall’altra il Rage. La prima si riempie a poco a poco mentre siamo a riposo e grazie ad essa è possibile usare le attive di natura magica (le quali necessitano di un catalizzatore che andrà purtroppo ad occupare una delle due armi equipaggiabili). La seconda invece svuota la prima mentre stiamo combattendo per permetterci di attivare le abilità corpo a corpo. Bilanciare l’utilizzo di queste due parti, attraverso anche l’utilizzo di pozioni, è forse la parte più divertente del combattimento. Insieme, magia e corpo a corpo, creano combo davvero devastanti per una build davvero divertente da giocare, donando varietà agli scontri che altrimenti risulterebbero abbastanza noiosi.

Chiudiamo questa recensione di Wolcen: Lords of Mayhem, rispondendo alla domanda del primo paragrafo: no, non ci farà dimenticare il trailer di Diablo 4. A parte l’eccelso comparto grafico, il gioco di Wolcen Studio è al momento ancora molto limitato e purtroppo presenta alcuni bug che obbligano alcune volte a riavviare il gioco. Ma se siete amanti degli ARPG con visuale isometrica, il costo del titolo non è assolutamente proibitivo e vi regalerà qualche ora di puro divertimento mouse e tastiera.

Verdetto
7.5 / 10
No professoressa, non è vero che ho copiato!
Commento
Wolcen: Lords of Mayhem è un titolo dal budget contenuto che svolge bene il compitino per casa, ma che non introduce nulla di nuovo al genere degli ARPG isometrici. Di forte impatto visivo grazie ad un CryENGINE in ottima forma, riesce ad intrattenere per una trentina ore circa gli amanti del genere, nonostante una trama abbastanza semplice e in gran parte già vista. Introduce alcune novità ad un ormai fossilizzato gameplay diablo-like, ma non bastano a fare di lui il nuovo ARPG di punta.
Pro e Contro
Un CryENGINE da paura
Combattimenti frenetici e aggressivi
Alcune novità per il genere

x Presenza di bug importanti
x Longevità limitata
x Trama già vista

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