Per cosa si prova nostalgia? Solitamente per oggetti e contenti già vissuti. No? Guardare indietro fa riemergere emozioni, sensazioni già provate. Io, però, non avevo esperienze con Legend of Mana prima di giocare al remaster, a a parte esperienze di passaggio con la serie in generale. Sono forse troppo giovane per l’estetica della prima PlayStation, e sono sempre stato un appassionato di personaggi ben definiti e protagonisti della propria storia.

Perché allora ho provato nostalgia? Meglio fare un po’ di ordine.

Trailer d’annuncio del gioco

Ricapitoliamo: di cosa si parla?

Lo scorso 24 giugno la versione remaster di Legend of Mana è uscita su PlayStation 4, Steam, e Nintendo Switch, ed ho avuto il piacere di giocare alla versione PC. Il prodotto originale debuttò nel 1999 in Giappone e nel 2000 in Nord America. Si parla di oltre vent’anni fa. È a tutti gli effetti vintage.

Square Enix ha presentato il trailer d’annuncio lo scorso febbraio, promettendo miglioramenti alla giocabilità, oltre che miglioramenti grafici e una colonna sonora rinnovata. Non è questo il posto dove elencare tutto. Insomma, queste notizie sono già in articoli precedenti. Qui si parla sempre di novità. Non è bello rimacinare vecchie informazioni, no?

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Ma cosa si può dire di nuovo su un gioco che ha più di vent’anni? In verità, più di quanto non pensassi prima approcciarmi per la prima volta. Vorrei parlare del titolo ovviamente, ma nel farlo, permettetemi di accennare a sensazioni e memoria storica.

Dio è gentilmente offerto da Ikea

Il mondo in cui si svolgono gli eventi si chiama Fa’Diel. Un nome non esclusivo di questo titolo, anzi, anche altri capitoli della serie si trovano in una versione di Fa’Diel. In perfetto stile anni ’90, il giocatore si trova di fronte ad un overworld da cui si può accedere a degli scenari specifici come città, grotte, giungle, laghi, e perfino l’inferno! Come detto prima, il tipo di esperienza è estremamente nostalgico. Non solo per chi abbia giocato alla prima versione del gioco. Anzi, io ho rivissuto le sensazioni di vecchi Final Fantasy (recuperati anni addietro, durante l’adolescenza). Al contrario di altri titoli che evocano le stesse sensazioni, però, in questo si ha un’esperienza in stile Ikea.

Fa’Diel in Legend of Mana – nel remaster come nell’originale – lascia al giocatore la libertà di assemblare il proprio mondo. Quando si progredisce nella storia, si ricevono degli artefatti da utilizzare nell’overworld. Cosa vuol dire? Vuol dire che quando si riceve un artefatto si riceve un pezzo di mappa, da posizionare nel mondo di gioco secondo il proprio gusto. Ogni utente, ogni partita avrà una conformazione differente. Il giocatore ha il potere creativo assoluto: siamo tutti noi a costruire il nostro mondo. È un messaggio potente, se ci si pensa a fondo. Il mondo è letteralmente ‘fatto di creatività e immaginazione.

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Ecco come si pianta il seme (o la ruota, in questo caso) di una città

In sostanza, si tratta di un esperimento che mira a porre il giocatore al centro dell’esperienza. Personalmente, l’ho trovato una piacevole reliquia di un tempo passato. Anche questo – credo – ha contribuito alla sensazione di nostalgia per una partita fatta per la prima volta.

Dai frammenti di mappa, ai frammenti di storia

Un altro elemento distintivo del gioco è la storia. O meglio, questo è quel che direi se una storia ci fosse.

Si tratta forse di un sandbox? Il giocatore è in balia di se stesso e lasciato in mezzo alla più assoluta anarchia? Non proprio. Solo che manca una narrazione che tenga insieme l’esperienza complessiva.

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Di fatto, il gioco ha oltre sessanta missioni e storie diverse. Solo che si tratta di esperienze che in altri giochi definiremmo ‘missioni secondarie’. In sostanza, sono piccole storie da chiudere in pochi minuti. E con una buona varietà in termini di meccaniche di gioco! Non tutte le missioni sono incentrate sullo sconfiggere un boss o abbattere un nemico. Ci sono quest che richiedono di risolvere indovinelli o di cercare personaggi specifici. Alcune di queste servono a costruire piccole narrative che si estendono per qualche episodio. Poco e niente supera i cinque o sei capitoli, tuttavia.

Il gioco ha oltre sessanta missioni e storie diverse

Riguardo a questa caratteristica, ci sono alcune cose da dire. Intanto, la scelta di molte storie autocontenute, e legate da personaggi ricorrenti, è senz’ombra di dubbio un bell’esercizio di narrativa non lineare. Peraltro, quest’aspetto è rafforzato da un cast di comparse davvero simpatiche e memorabili. In un mondo che fino all’altro ieri si lamentava – o fingeva di lamentarsi – dei ‘giochi-corridoio’ (guardo voi, Final Fantasy X e XIII), la completa libertà narrativa dovrebbe essere una boccata d’aria fresca. Il remaster di Legend of Mana dovrebbe essere accolto da squilli di trombe e una pioggia di petali di rose. Perché non è così? Dov’è il proclama ufficiale che parla di ‘Legend of Mana remaster necessario‘?

Una narrativa non lineare rischia di confondere. Insomma, ve lo dice chi ha sconfitto due colossi prima di incontrare Impa in The Legend of Zelda: Breath of the Wild (e si è divertito a farlo). Non capita sempre, chiaro. Una buona integrazione delle storie e un design coerente e coeso aiuta a orientare il giocatore. Purtroppo, non mi sento di dire che sia così per il remaster di Legend of Mana. O comunque, non sempre. Dispiace dirlo, ma a volte il giocatore rischia di perdersi prima di poter continuare la propria avventura. Non accade di frequente, ma il rischio c’è.

Essere Dio e vivere nel caos sembra divertente, ma il resto?

Mappa e trama sono due pezzi da novanta quando si tratta di questo articolo. Tuttavia, non sono gli unici aspetti degni di nota.

In primis, l’HD remaster di Legend of Mana valorizza la pixel art. Non c’è dubbio. Quella di non convertire in 3D è stata una scelta azzeccata. C’è di più. La grafica originale era molto molto più grezza, ma la percezione non è quella di un prodotto ‘ripulito’ o inautentico. Al contrario, la sensazione di fine anni ’90 è tutta lì. Tra le altre cose, anche l’audio è di enorme aiuto. Il contesto di gioco della prima PlayStation è evocato non solo da effetti visivi, ma anche sonori. Non mi riferisco solamente alla musica! Sia chiaro: quella è già perfetta così, e l’arrangiamento l’ha innalzata a standard odierni. Però, anche i suoni sintetizzati, come quelli che che indicano il passaggio dall’overworld a punti di interesse e città sono pura poesia.

Remaster di Legend of Mana - Gioco pre-lancio

Le meccaniche di battaglia deviano dal più comune combattimento a turni, e lasciano più libertà al giocatore, come normale per la serie dei Mana. Con una buona varietà di armi, inoltre, c’è abbastanza materia prima per divertirsi per un po’. In più, l’aggiunta della possibilità di disattivare gli incontri rende l’esperienza molto più fluida, nella nuova edizione. Una nota in minima parte negativa è quella della risposta dei controlli. Può darsi che sia perché il gioco originale era per PlayStation, o perché le specifiche del PC su cui l’ho giocato non fossero adatte. Tuttavia, di tanto in tanto i controlli sembrano essere recepiti con leggero ritardo durante i combattimenti. Nulla di trascendentale, in verità, ma abbastanza da dare l’impressione di poca reattività.

All’inizio si è parlato di nostalgia

Ho aperto quest’articolo con una domanda sulla nostalgia. L’ho chiesto perché questo remaster di Legend of Mana mi ha portato un po’ indietro. Mi ha fatto tornare in mente esperienze con i vecchi Final Fantasy, recuperati su Steam o altre console. Mi ha fatto ripensare a tante cose a cui non ho giocato, ma di cui ogni tanto sento di fare parte, perché persone care e poco più grandi di me le ricordano con affetto.

How The Legend Of Mana Remaster Differs From The Original

Non è un gioco di oggi. Chiaro. Non è neanche un gioco che si rischia di trovare fra i lavori di sviluppatori indipendenti che sono cresciuti con prodotti così. Non credo che potrebbe uscire oggi per la prima volta. Proprio per questo, però, sono contento che sia un’opzione per chi decida di fare un tuffo nel passato. Al netto dei difetti, trovo che sia un’esperienza piacevole e in un certo senso educativa. Un caso di studio, se vogliamo. Studiare storia fa capire che la realtà in cui viviamo non è l’unico mondo possibile. Giocare a tante cose diverse e di diversi periodi crea coscienza di quel che il medium sia stato e possa essere in futuro.

Se lo consiglierei? Sì. Tutti dovrebbero almeno provarlo, ma facendo attenzione alla proposta. Ho apprezzato questo gioco quasi più come un documento di storia recente. Certo, l’ambiente grafico è meraviglioso e le meccaniche sono godibili. Ma resto convinto del fatto che ci sia di più da cercare in un prodotto così. L’esperienza non è di oggi e non è per tutti. Nessuno vorrebbe lamentarsi di, che so, Majora’s Mask, perché non somiglia a Breath of the Wild, no?

Voto e Prezzo
7.5 / 10
20€ /29.99€
Commento
Legend of Mana remaster non è solo un gioco. È un documento storico, un esempio di narrativa non lineare, un esercizio di creatività. Infine, Legend of Mana remaster non è per tutti, anche se molti dovrebbero provarlo.
Pro e Contro
Comparto audio/video
Comparse colorite e interessanti
Non-linearità
Spinta ad essere creativi
Un tuffo nella storia

x Esperienza di gioco datata
x Non-linearità
x Comandi a volte poco reattivi

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