Gli anni ’70, insieme alla decade successiva, è stato uno dei periodi più floridi per l’animazione giapponese. In questi anni infatti si assiste alla nascite di veri e propri capisaldi di quest’industria, con serie che ancora oggi vengono riviste e scoperte.

Scopriamo quindi quali sono i migliori anime degli anni ’70 e quali dovete recuperare assolutamente.

Ashita no Joe

Il protagonista Joe, seduto su un marciapiede

Nato dalla mente di Asao Takamori e Testuya Chiba, Ashita no Joe è una delle opere più influenti nel panorama manga e dell’animazione. La serie anime è divisa in due stagioni, rispettivamente di 79 e 47 episodi. Prodotta da Mushi Production, vanta nel suo staff grandi nomi quali Osamu Dezaki (Regia), Shingo Araki (Direttore dell’animazione), Akio Sugino (Key Animator).

Il protagonista è Joe, un ragazzino orfano che si arrangia come può nel vivere. Come tante altre persone indigenti di quel periodo, vive nella periferia di Tokyo in quella che è a tutti gli effetti una baraccopoli. Joe è uno scavezzacollo e più di una volta verrà coinvolto in risse coi teppisti e malviventi locali.

Proprio durante una scazzottata, Danpei Tange, un ex pugile ormai alcolizzato, nota del potenziale in lui. Il vecchio deciderà quindi di insegnargli la boxe, lo sport che potrà portare entrambi ad un domani migliore.

Ashita no Joe non è solo un’opera sulla boxe. All’interno troverete infatti un vero e proprio spaccato di vita di quel periodo, dove il futuro per molte persone è incerto ed alcune classi sociali cominciano ad insorgere per far sentier la loro voce.

Un’ottima parabola sportiva, con un protagonista quasi un anti-eroe, che si mescola a dei temi prettamente da gekiga.

Capitan Harlock

Il capitano Harlock con dietro la sua astronave Arcadia

Tratta dall’omonimo manga, la serie sempre a cura di Matsumoto debuttò nel 1978, ben un anno dopo. Siamo nell’anno 2977, il Governo Unificato della Terra guida un pianeta in pace, in cui le persone vivono in uno stato di perenne indifferenza rispetto a quello che accade nel mondo.

La maggior parte della popolazione mondiale, grazie al notevole progresso tecnologico raggiunto, non lavora più, si limita a passare le proprie giornate nell’ozio e nel divertimento. La classe politica che la governa è l’esatto specchio di essa, corrotta e cieca di fronte ai reali problemi della gente

Harlock è un emarginato diventato un pirata dello spazio, a bordo della sua nave Arcadia, proprio per ribellarsi al governo terrestre e all’apatia generale. La storia inizia quando un giovane, Tadashi Dayu, decide di entrare nell’equipaggio dell’Arcadia per vendicare il padre, scienziato ucciso dalle Mazoniane.

Quest’anime lancia un profondo grido verso la libertà di ogni individuo, Harlock infatti abbandona la Terra proprio per questo. Stanco di governi e politicanti corrotti, e soprattutto dell’indifferenza generale, lascia la sua patria per amor di essa. Il personaggio non si dedica ad essere un pirata per scopi personali, ma anzi cercherà in tutti i modi di aiutare e salvare il suo pianeta natio.

Conan il ragazzo del futuro

Conan, il protagonista della serie, in un campo

Prima della fondazione dello Studio GhibliHayao Miyazaki aveva già prodotto alcune serie e lungometraggi con Isao Takahata. Molti furono prodotti partendo da già famosi libri per ragazzi, ed è questo il caso di Conan.

Tratto dal libro The Incredible tide di Alexander Key, Conan è un anime del 1978 diretto da Miyazaki in collaborazione con Takahata e Hayakawa per l’ente NHK.

La storia inizia nel 2028, anni dopo la Terza Guerra Mondiale, terminata con lo sterminio della popolazione mondiale. Conan è un ragazzo nato dopo il conflitto che vive con il nonno su isola sperduta chiamata “L’isola Perduta“.

La vita di Conan è semplice e in intimo contatto con la natura. Il ragazzo, dotato di una forza e un’agilità fuori dal comune, è un abile pescatore, in grado di resistere in immersione molto più a lungo delle altre persone.Un giorno però troverà sulla spiaggia una ragazza chiamata Lana. Soccorsa, la ragazza rivelerà che in realtà non tutti gli uomini sono morti nel conflitto, ed anzi, c’è una civiltà attiva al di là di quella loro piccola isola.

In questa opera si può notare la dualità tra la natura e la tecnologia. La prima vista come positiva e benevola, la seconda capace solo di distruggere e corrompere. Ma Conan è anche una storia di avventura mista a fantascienza steampunk, con dei momenti tipici da commedia, dove l’energicità e l’innocenza del ragazzo la faranno da padrone

Daitarn 3

il potente robot Daitarn 3

Yoshiyuki Tomino non ha solo creato l’universo di Gundam, ma ha anche partecipato attivamente alla creazione di altre serie di stampo robotico. Tra queste spicca ovviamente Daitarn 3, anime del 1978 che in Italia ebbe notevole successo grazie al boom dell’animazione di questo periodo.

Nel XXI Secolo la Terra comincia ad essere attaccata da degli essere chiamati Meganoidi. Questi non so che dei cyborg provenienti da Marte e creati da Haran Sozo, sfuggiti al suo controllo. I Meganoidi vogliono schiavizzare l’umanità, trasformando i “migliori” in dei Meganoidi a loro volta.

A fermare i loro piani c’è Haran Banjo, figlio di Sozo nonché pilota dell’invincibile Daitarn 3. La serie è quasi episodica, assistendo dapprima alla fuga di Banjo da Marte e man mano che le battaglie si susseguiranno scopriremo anche del perché del suo odio verso questi esseri.

In Daitarn Tomino anticipa alcuni degli aspetti che ritroveremo in Gundam. Il concetto di evoluzione della specie umana per esempio qui viene presentato tramite i Meganoidi, esseri che grazie alla tecnologia voglio progredire e colonizzare lo spazio.

Le loro motivazioni restando in quel gradiente di grigio, dove non si sà chi sia dalla ragione e chi dal torto, e starà poi a Banjo decidere se e con chi schierarsi una volta appreso tutto quello che si nasconde dietro i loro piani.

Doraemon

il gatto blu Doraemon

Doraemon è una delle mascotte più conosciute in Giappone ed al di fuori di esso da praticamente sempre. L’anime, iniziato alla fine degli anni ’70, ormai ha all’attivo ben più di 1700 episodi. La serie è ancora apprezzatissima, tanto da meritarsi un remake nel 2005 che è ancora in produzione.

La storia segue le vicende del bambino Nobita Nobi. Sebbene sia una persona di buon cuore, Nobita è un gran pigrone e sfortunato in tutto quel che fa. A causa di ciò subisce sempre le prepotenze di due altri bambini, Gian e Suneo, oltre al venire sempre rimproverato dai genitori e dall’insegnante per il suo scarso rendimento a scuola.

Proprio per queste ragioni, un suo discendente dal XXII secolo, gli manderà indietro nel tempo un gatto robot di nome Doraemon. Nobita verrà quindi seguito ed aiutato grazie agli infiniti gadget di Doraemon, chiamati chiusky.

L’anime è un perfetto passatempo per grandi e bambini, il suo target di riferimento. Alla base di Doraemon infatti è possibile ritrovare il classico insegnamento che può spingere un bambino a diventare più autonomo e meno dipendente da chi gli sta intorno, un po’ come il goffo Nobita impara durante gli episodi.

Galaxy Express 999

Testuro insieme alla bella Maetel

Galaxy Express è una delle grandi serie sci-fi/space opera creata da Leiji Matsumoto, ispirata dal racconto Una notte sul treno della Via Lattea. Nata nel ’78 venne prodotta da Toei Animation per un totale di ben 113 episodi. All’interno era possibile scorgere come cameo anche i protagonisti di altre opere di Matsumoto, creando una sorta di universo condiviso, il Leijiverse.

La serie è ambientata nel 2021, epoca in cui gli uomini hanno eretto la città chiamata Megalopolis. Sede della più avanzata tecnologia, qui le persone possono farsi sostituire ogni parte del corpo con delle controparti meccaniche. Purtroppo però non tutti hanno accesso a questi interventi, e i più poveri sono lasciati a patire.

Tetsuro Hoshino e la madre sono due persone molto povere, ma vengono a sapere di un pianeta dove vengono fatti innesti gratuiti per chiunque. Mezzo di trasporto che li condurrà a destinazione è il Galaxy Express 999, un treno che fa il giro per tutta la galassia e con destinazione proprio quel pianeta.

La serie è un’opera di crescita interiore, sia per il piccolo protagonista Tetsuro che per lo spettatore stesso, che lo seguirà passo dopo passo. Matsumoto ci pone dinnanzi, inoltre, ad una critica verso l’umanità tutta. In questo mondo tanto evoluto quanto spietato, dove regnano ancora discriminazioni, ipocrisia e l’indifferenza verso un problema globale che colpisce sempre le classi meno agiate.

Nei vari episodi (per lo più autoconclusivi) l’opera è pregna di malinconia e melodrammaticità. Più volte ci si chiede se l’immortalità sia la soluzione di tutti i mali, in contrapposizione ad una vita breve ma intensa. Tetsuro stesso si interroga su questo dilemma, non sapendo se vivere eternamente significhi essere felici per sempre, od essere tristi per sempre.

Remì – Le sue avventure

Remì insieme ai suoi amici animali

Diretto da Osamu Dezaki, Remì è una serie animata del 1977 trattta dal romanzo Senza Famiglia di Hector Malot. L’opera è passata alla storia come uno dei titoli più influenti nel suo genere, il meisaku.

La storia inizia con il ritorno a casa del padre adottivo di Remì, divenuto storpio a causa di un incidente sul lavoro. Datosi ormai all’alcool, l’uomo comincia ad non avere più soldi per vivere e quindi vende quel che può. Verrà portato addirittura a vendere suo figlio ancora in fasce, Remì, all’ambulante Vitali e rivelandogli che non è il suo vero padre.

Da qui inizieranno tutte le avventure, o le disavventure, del piccolo Remì in viaggio con Vitali per ritrovare la sua perduta madre. Un anime molto struggente e strappalacrime, che potrebbe risultare ostico al pubblico giovane a cui dovrebbe fare da riferimento.

Per chi non si farà impaurire dalla sua melodrammaticità, Remì è in grando di insegnare come è possibile andare avanti nonostante le avversità, temprandosi e facendo in modo di intraprendere la strada giusta per coronare il nostro destino.

Un anime quindi molto adulto e cupo, lasciatoci da uno dei più grandi registi dell’animazione, ma che saprà certamente lasciarvi tante lezioni di vita e comprendere come gli uomini grazie ai legami tra di loro, quelli sinceri e duraturi, riescano ad andare avanti nelle avversità della vita.

Heidi

la piccola Heidi

Heidi è una delle prime serie animate dirette da Isao Takahata e Hayao Miyazaki. L’anime si basa sull’omonimo romanzo dell’autrice svizzera Johanna Spyri e venne prodotta dallo studio che poi diventerà Nippon Animation. La serie segue il filone dei Meisaku, opere tutte prodotte dalla Nippon che si basavano su libri occidentali.

La storia è ambientata sulle Alpi svizzere durante il 1880. Heidi è una bambina rimasta orfana ed accudita dalla zia Dete, che ormai non può più badare a lei avendo trovato un lavoro a Francoforte. La donna decide quindi di lasciarla all’unico suo altro parente più stretto, il nonno.

Egli è una persona burbera e schiva, e vive in una baita montana isolato da tutti. Il vecchio prende in custodia controvoglia la bambina, ma la simpatia e l’innocenza di Heidi riusciranno a penetrare la sua ruvida scorza di montanaro.

La storia, a parte alcuni tratti, non ha un grande sviluppo. Seguiremo per lo più la semplice vita di Heidi sulle montagne, accompagnata dal suo amico Peter e le sue amate caprette. Forse però è proprio la semplicità il punto forte di questa storia. Essa infatti attraversa qualsiasi tempo ed è fruibile da chiunque a qualsiasi età.

Infatti, dietro tutta questa semplicità, si vede chiaramente tutto il lavoro di Takahata e Miyazaki. Il comparto tecnico è eccezionale, con degli sfondi davvero evocativi, come poi ci abitueranno con il loro Studio Ghibli.

I personaggi presenti nell’opera spiccano tutti di grande umanità, riuscendoci a sembrare quasi veri e provando forte empatia verso di loro.

Jenny la tennista

Jenny, la protaginista, in divisa da tennis

Jenny la tennista (in originale Ace wo nerae!, “Punta all’ace!”) è un manga shojo di Sumika Yamamoto. È stato successivamente adattato in due serie animate, OAV (tutti diretti da Osamu Dezaki) e un dorama. In Italia è arrivata solo la prima stagione del 1973 sui canali Rai, e successivamente gli OAV su reti Mediaset.

Jenny (Oka Hiromi) è una ragazza come tante altre. Insicura, timida ma con una grande passione, il tennis. Un giorno viene avvicinata dal coach Munakata che vede in lei un potenziale nascosto, facendola addirittura entrare nel club di tennis del liceo anche se è solo una principiante.

La vita al suo interno sarà tutt’altro che facile per Jenny, sopportando le angherie delle ragazze più grandi, unito al suo complesso di inferiorità per Reika, chiamata anche “Madame Butterfly”. La ragazza però non si darà per vinta, allenandosi duramente ogni giorno, anche rinunciando allo sbocciare dei primi amori, un’esperienza indispensabile per quell’età.

L’importanza dello spirito di gruppo e del sacrificio emerge con chiarezza in anime di genere sportivo, in cui l’idea di fondo è lo sport come metafora delle sfide della vita. Jenny infatti ad ogni partita “combatterà” su due fronti, uno sul campo vero e proprio, ed uno personale.

Grazie alla regia di Dezaki questi momenti di pathos e di forte emotività vengono catturati alla perfezione, grazie al suo stile registico espressionista. Il tutto viene poi unito al character design di Akio Sugino con dei disegni che, ad esempio, diventano duri e cupi nel caso in cui Jenny durante il gioco stia provando insicurezza o sconforto.

Kyashan – il ragazzo androide

Kyashan, il protagonista della serie

Lo studio Tastunoko è stato celebre proprio a cavallo degli anni ’70 e ’80 per le sue reinterpretazioni delle figure supereroistiche in chiave giapponese. Vennero creati quindi tutta una serie di eroi, con tutte quelle tematiche care al Sol Levante. Da qui nasce, insieme ad altri, Kyashan (Casshern in originale).

Il Dottor Azuma è il più grande esperto di androidi della Terra. Un giorno però, a causa di un corto circuito, uno dei suoi androidi si ribella, creando un vero esercito di robot con l’obiettivo l’assoggettazione del genere umano. Azuma non sa come rimediare quando suo figlio Tetsuya si offre di diventare lui stesso un androide per fronteggiarli.

Il ragazzo quindi si trasforma in Kyashan, aiutato dal suo fidato cane Friender divenuto anche lui cibernetico in seguito ad un incidente.

A differenza delle altre serie sentai di Tastunoko, Kyashan si contraddistingue per i suoi toni cupi e drammatici. La storia infatti è una fantascienza che molto si avvicina ai racconti di Mary Shelley, in cui similmente le creazioni di Azuma si ribellano al loro stesso creatore.

Il setting stesso ricorda poi un Giappone del dopo guerra. Un paese devastato, dove armi tecnologiche sempre più potenti fanno stragi di civili innocenti, e dove Kyashan stesso si troverà ad essere disprezzato dalle persone che cercherà di aiutare, a causa della sua natura.

La corazzata Yamato

la ciurma della Yamato

La corazzata Yamato, meglio conosciuta come Starblazer dall’adattamento, è un’altra grande opera di Leiji Matsumoto.
Si tratta di un anime fondamentale, poiché segna la svolta del medium sci-fi verso serie più complesse e mature. Questa svolta influenzerà anche serie come Gundam o, più in là con gli anni, Neon Genesis Evangelion. È inoltre il primo anime ad aver vinto il premio Seium nel 1975, un risultato che venne eguagliato nuovamente solo da Nausicaa molto anni dopo.

Siamo nel 2199 e la Terra ha subito un massiccio bombardamento da parte di asteroidi radioattivi. Ben presto, l’intero pianeta diviene inospitale e gli umani sono costretti a rifugiarsi nel sottosuolo. L’unica speranza verrà fornita dal pianeta Iskandar, il quale si offre di donare un meccanismo che possa aiutarli.

Viene quindi riesumata da un fondale marino ormai prosciugato una nave da guerra della seconda guerra mondiale, la Yamato. Verrà trasformata in una nave spaziale e dotata di un equipaggio con 117 uomini, i quali dovranno percorrere questo viaggio entro un anno, o sarà troppo tardi.

Yamato al tempo fu una vera e propria rivoluzione. Gli autori infatti decisero di abbandonare il solito stereotipo dell’eroe tutto d’un pezzo, per abbracciare personalità più vicine al pubblico. Questo, unito alla grande impostazione e regia di Matsumoto, gettarono le basi per quella che poi viene definita Space Opera.

Lady Oscar

Oscar, la protagonista, in divisa da ufficiale

Lady Oscar è indubbiamente uno dei manga shojo più importanti di sempre, nato dalla penna di Riyoko Ikeda, una delle autrici più importanti del settore. L’adattamento animato del 1979 venne curato dalla Nippon Television per un totale di 40 episodi.

Ambientata nella Francia del XVIII secolo, la serie descrive la vita nella corte di Versailles dall’incoronazione di Luigi XVI fino alla Rivoluzione del 1789, seguendo le vicende della giovane regina Maria Antonietta d’Austria e di Oscar François de Jarjayes, sua coetanea.

Oscar è stata allevata dal padre seguendo una dura disciplina militare, proprio come se fosse un maschio, e riveste la carica di comandante della Guardia Reale a protezione della regina.

Oltre che per la storia e i personaggi di per sé, l’opera viene ricordata anche per l’incredibile cura messa dall’autrice nell’ambientazione storica, descrivendo nel dettaglio sia com’era la vita al tempo della rivoluzione francese che narrandone gli avvenimenti con grande precisione.

L’isola del tesoro

Jim, insieme al pirata Silver

L’isola del tesoro, in originale Takarajima, è un anime del 1978 tratto dal famoso romanzo per ragazzi L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson.

Il protagonista è il piccolo Jim Hawkins, che aiuta la madre nella gestione della locanda “Ammiraglio Benbow”, sulle rive dell’Atlantico. Un giorno farà la conoscenza di Billy Bones, il quale si fa chiamare solamente “Il capitano”. Egli nasconde la mappa del grande Capitano Flint, che Jim eredita alla sua morte.

Il bambino convince quindi la madre a partire in cerca del tesoro, nella grande avventura della sua vita. Durante il viaggio incontrerà il suo migliore amico John Silver, che si rivelerà essere un pirata. A causa di questo, Jim dovrà decidere se effettivamente John è suo amico o solo un losco approfittatore.

Come tutte le opere del duo Dezaki-Sugino, la serie è di altissimo livello, riuscendo a catturare anche l’attenzione di un pubblico più maturo. L’anime è infatti caratterizzato sia da momenti drammatici, dove il capitano Silver ne è il protagonista assoluto, che a quelli più leggeri grazie al piccolo Jim.

È inoltre un’ottima trasposizione dell’omonimo romanzo, nonostante Dezaki si prenda delle scelte autoriali che la differenziano dall’opera principale.

Lupin III – La prima serie

Jigen, Lupin e Goemon

La prima serie di Lupin, celebre adattamento dell’omonimo manga di Monkey Punch risale al 1972. La serie inizialmente venne affidata a Masaaki Osumi e dal suo team, ma quasi subito lasciarono il progetto e lo studio. Venne quindi affidata al duo Hayao Miyazaki e Isao Takahata, trasformandola nell’anime che ancora oggi riscuote un grande successo.

La trama segue le avventure di Lupin III, nipote del famoso ladro Arsenio Lupin e a sua volta ladro ricercato a livello internazionale. Lupin agisce insieme al suo gruppo, formato dal formidabile pistolero Daisuke Jigen, lo spadaccino Goemon Ishikawa e la femme fatale Fujiko Mine.

La banda però non ha una vita facile, venendono costantemente rincorsi dall’ispettore Zenigata dell’Interpol, con l’obiettivo di arrestarli una volta e per tutte.

Sarà impossibile non innamorarsi del cast di questa serie, scopendoli man mano che l’anime prosegue, imparandone ad amare i loro tratti caratteriali, tra pregi e difetti. Ogni episodio è autoconclusivo, seguendo la banda ogni volta in rocambolesce avventure, miste tra la drammaticità e la commedia surreale.

Se vi è piaciuta questa serie non possiamo fare altro che consigliarvi la terza di Lupin III, uno dei migliori anime degli anni ’80. E come non citare anche Lupin III – Il castello di Cagliostro, uno dei film anime immancabili nel vostro repertorio.

Mazinger Z

il robot d'acciaio Mazinger

Mazinger Z può essere considerato il primo anime ad introdurre un robot pilotabile da un uomo ed uno dei primi anime mecha, dopo Astrobot e Testujin 28.

La serie è del 1972 a cura della Toei Animation per ben 92 episodi. Le vicende seguono Koji Kabuto che eredita dal nonno Juzo un robot da lui stesso costruito, il Mazinger Z. Koji grazie ad esso dovrà fermare il dr. Hell, uno scienziato tedesco che aveva partecipato con Juzo ad una spedizione archeologica nell’isola greca di Bardos.

Qui trovarono i resti della civiltà micenea, riesumando un esercito di mostri meccanici costruiti dagli stessi. Hell quindi si impossessa di questa fantastica tecnologia con l’intento di conquistare il mondo, ma non ha fatto i conti col Mazinger.

Mazinger dovrebbe essere guardato da tutti per la sua importanza. Nagai infatti riuscì a far esplodere un genere abbastanza acerbo al tempo. L’anime ha per lo più una natura episodica, con il classico mostro da sconfiggere ogni volta che fa molto cartone del sabato mattina, essendo comunque rivolto ad un pubblico più giovane a cui poi vendere il merchandise.

Nonostante questo, l’anime presenta comunque anche dei sottotesti interessanti, per esempio come il bieco potere della tecnologia e le sue potenzialità vengono espresse tramite un costante a violenza immotivata.

Mobile Suit Gundam

il Gundam, con dietro una colonia spaziale

Ideata da Yoshiyuki Tomino, Mobile Suit Gundam fu una vera e propria rivoluzione del genere mecha. Si passò da robot dotati di poteri quasi divini che affrontavano il “mostro del giorno” a robot molto più piccoli e con abilità ridimensionate, i real robot appunto.

In Gundam il robot diventa un mezzo da guerra vero e proprio, usato dai personaggi come userebbero una pistola contro il nemico. L’RX-78-2, il primo modello di Mobile Suit, è uno dei più piccoli mecha esistenti e il suo intero arsenale non si basa su raggi termici o pugni a razzo, tutt’altro.

Le armi a sua disposizione infatti sono cose abbastanza comuni per l’anno in cui è ambientato, tra scudi, fucili, e mazze chiodate.

Grande cambiamento è inoltre la caratterizzazione dei personaggi. I protagonisti non sono più eroi senza paura, ma diventano molto più vicini allo spettatore medio. Essi si struggono e soffrono come farebbe chiunque, soprattutto considerando il fatto che sono spesso ragazzi coinvolti in conflitti bellici in cui loro stessi non vogliono avere niente a che fare.

Per recupera tutta la serie non possiamo che rimandarvi alla nostra guida a Gundam e soprattutto ricordarvi che si tratta di uno dei migliori anime con robot. Questa serie ha avuto notevoli ripercussioni, come visibile nella nostra lista dei migliori anime anni ’80.

Tekkaman – Il cavaliere dello spazio

Tekkaman, pronto a combattere con la sua doppia lama

Altro grande eroe della Tastunoko, Tekkaman è una serie animata del 1975. Anche se non riscontrò molto successo alla sua uscita, sono state prodotte altre due serie dal nome di Tekkaman Blade, ottendo un riscontro positivo dal pubblico globale.

La serie è ambientata alla fine del XXI secolo e la Terra sta ben presto diventando un pianeta inospitabile a causa del forte inquinamento. Gli umani decidono quindi di trovare un nuovo pianeta, guidati dal dottor Shukura Amachi e dal suo Programma di Sviluppo Spaziale.

Degli extraterresti guidati dal malefico Waldaster attaccano però il pianeta, volendolo conquistare. Per fermare gli alieni il dottor Amachi confida a George, figlio del suo braccio destro ormai defunto, la presenza di una potente arma in grado di fermarli. Pegas è un robot senziente ed è dotato di una avanzatissima camera dove George puà trasformarsi in Tekkaman, l’invincibile eroe in grado di salvare l’umanità e condurla in un luogo migliore.

Così come per Kyashan, questa serie è ricca di momenti drammatici. Lo stesso George per potersi trasformare in Tekkaman è costretto a subire degli sforzi fisici che gli procurano dei dolori lancinanti, ricoprendo il ruolo di un eroe sofferente e drammatico.

Le tematiche ambientali esplorate dalla serie sono abbanstanza avanguardistiche dato il suo periodo di uscita. La bramosia di un potere illimitato grazie alla tecnologia viene sempre ostracizzata, in contrapposizione all’esperienza collettiva degli umani che vivono in simbiosi con la natura.

Tiger Mask

l'Uomo Tigre

Tiger Mask (L’Uomo Tigre) nasce dalla mente di Ikki Kajiwara, autore di altri spokon di successo come Ashita no Joe. La serie animata del 1970 ebbe molto successo ed ha ottenuto due seguiti, di cui uno nel 2016.

Naoto Date è uno dei tanti bambini rimasti orfani dopo la Seconda Guerra Mondiale. Un giorno, facendo visita allo zoo locale, si ritrova di fronte alla gabbia delle tigri, ed il piccolo bambino decide che da grande vuole diventare forte come una di loro.

Fugge dall’orfanotrofio e si ritrova a Tana delle Tigri, un’associazione a scopo di lucro che addestra lottatori di wrestling. Per dieci anni quindi si allena duramente nella loro sede, diventando quindi un wrestler. L’associazione però ha come regola che metà dei compensi di ogni lottatore vadano a loro, e chi disobbedisce deve morire.

Naoto non ci sta, poiché vuole lottare solo per aiutare i bambini che, come lui, sono rimasti orfani. Decide quindi di prende lo pseudonimo di Tiger Mask e di mettersi contro la Tana delle Tigri, costi quel che costi.

La serie colpisce innanzitutto per il suo tratto sporco e all’apparenza raffazzonato, che ben si accosta ai toni ed ai combattimenti all’ultimo sangue a cui Naoto dovrà sottoporsi. Gli scontri infatti sono pieni di questa carica melodrammatica, risultando carichi di violenza ed incertezza per le sorti del protagonista.

Ovviamente non è solo incentrata sui combattimenti, anzi ampio spazio lo si dà ai personaggi. In Naoto, come in tanti altri, è forte il tema del riscatto sociale, presente anche in altre opere di Kajiwara. Essendo cresciuto come un orfano, cerca a tutti i costi di dare un futuro migliore a chi come lui soffre, dando molto peso al concetto di unità familiare.

Time Bokan: Yattaman

La serie Time Bokan nasce dagli studi della Tastunoko nel 1975. È una serie di vari anime tutti uniti da caratteristiche simili, come per esempio la comicità demenziale, presenza di robot e di giovani eroi molto goffi, unito al tema del viaggio nel tempo.

Una delle più famose è sicuramente Yattaman. Ambientata negli anni ’80, segue un trio di eroi dedito all’inseguimento del gruppo noto come Trio Drombo, per far si che non si impossessino dei frammenti della pietra Dokrostone. Questo scontro tra le due parti viene ripetuto per ogni episodio della serie in esilaranti situazioni.

Veri protagonisti di questa storia sono i membri del Trio Drombo, che spesso riusciranno a strapparci più di una risata, a causa della loro sfortuna e goffaggine. Questo è il punto di forza di quest’anime, che non prendendosi sul serio riesce a far divertire lo spettatore per tutti i suoi 108 episodi.

Tommy la stella dei Giants

Tommy, il protagonista, con una palla da baseball in mano

Altro grande manga spokon di Ikki Kajiwara che riceve un adattamento animato. Tommy e la stella dei Giants è infatti il primo anime sportivo ad essere trasmesso in Giappone e comprende ben tre serie.

La storia segue Arthur Joung, promessa del baseball costretto a terminare presto la sua carriera a causa di una ferita di guerra. Per questo l’uomo costringerà quindi suo figlio Tommy a giocare a baseball, e diventare il campione che lui non è mai potuto essere.

Il figlio è quindi sottoposto fin dalla tenera età ad allenamenti massacranti, crudeli e spartani, mirati a farlo diventare il lanciatore numero uno. Grazie ai suoi sacrifici infatti Tommy riuscirà poi ad entrare nei Giants, una delle squadre più rinomate del Giappone.

Come altre opere di Kajiwara, quest’anime è un po’ il riquadro storico di questa generazione. La vecchia leva, come ad esempio il padre Arthur, fa parte di quell’epoca nipponica severa e martoriata. La nuova generazione, come Tommy, dovrà quindi farsi carico di questo enorme senso di responsabilità, riportando il Giappone in auge.

La serie dipinge quindi un popolo sconfitto ma carico di senso del dovere, che come il giovane protagonista soffre ancora a causa del proprio passato ma che comunque cammina a testa alta.

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