The Legend of Zelda è uno di quei pezzi di storia che narra di una leggenda. Analizziamo il fenomeno della serie e le novità che ha portato nel medium videoludico.

La storia The Legend of Zelda nasce dalla fantasia di Shigeru Miyamoto. L’autore in un’intervista spiegò l’idea da cui nacque il primo capitolo. Quando era piccolo, si trovava spesso a giocare nei boschi dietro casa. Durante queste sessioni di gioco, Miyamoto immaginava di essere un eroe che doveva sconfiggere il male, e di avventurarsi nelle grotte per reperire oggetti che lo aiutassero nella sua impresa. Iniziano già a intravedersi gli elementi cardine della serie di Zelda.

Quando ero giovane, sono cresciuto in una campagna del Giappone. Ciò vuol dire che ho speso molto del mio tempo esplorando le colline vicino casa e divertendomi all’aperto. Quando ho iniziato a frequentare le elementari, ho iniziato a fare gite fuori porta e a scalare le montagne. C’è un posto vicino Kobe, con una montagna sulla cui cima c’è un grande lago. Io e i miei amici andavamo a esplorare la montagna e, arrivati sopra, rimanemmo estasiati dalla bellezza del lago. È da questo episodio che ho tratto ispirazione per il primo The Legend of Zelda. Abbiamo creato questa bellissima avventura in cui è possibile esplorare questo mondo e visitare laghi e grotte. E proprio da quella idea che ho iniziato a inserire le mie esperienze di bambino nello sviluppo dei miei giochi.

Shigeru Miyamoto Intervista a NPR, 2015

Giocando a una qualsiasi storia della leggenda di Zelda non è difficile trovare tutti gli elementi descritti da Miyamoto. Il gioco invita a esplorare il mondo creato dall’autore, dando il senso della scoperta. Elementi naturali come grotte o laghi, sono proposti nel gioco come dungeon o luoghi marittimi da esplorare.

Se ne volete sapere di più, passate anche nel nostro sottosopra

The Legend Of Zelda

La principessa Zelda attraverso le varie storie della leggenda
Perché il nome di Zelda? Per ammissione di Myiamoto, il nome della principessa Zelda deriva dal nome della moglie dello scrittore Francis Scott Fitzgerald. Cioè Zelda Sayre Fitzgerald

Siamo nell’anno 1986 e nei vari negozi esce The Legend of Zelda per il Famicom, da noi in occidente chiamato NES. Grazie a questo, Zelda inizia la sua leggenda. In quell’anno gli scaffali sono invasi da confezioni color oro. L’oro, elemento puro in natura, voleva significare come quel gioco, al momento sconosciuto, sarebbe stato negli anni avvenire un nuovo standard per l’industria videoludica. La confezione non era un simbolo della vanità di Nintendo. Al contrario, la casa di Kyoto aveva paura che il prodotto non avrebbe riscosso successo.

La storia ci presenta per la prima volta Link, un bambino del regno di Hyrule, che parte per una missione importante: recuperare i pezzi di una reliquia sacra, la Triforza, e sconfiggere il re del male Ganon. Il mostro, come il protagonista, è alla ricerca della Triforza per poter sottomettere il regno di Hyrule. Per poter arrivare al prezioso tesoro, Ganon rapisce la principessa del reame, Zelda.

Il saggio di Hyrule dona a Link la spada dando inizia alla storia della leggenda
L’inizio della leggenda racchiuse in poche linee di testo

Il gioco fu una vera rivoluzione. Dal punto di vista tecnico, la cartuccia all’interno aveva una batteria a tampone che permetteva al giocatore di salvare (sì, dobbiamo ringraziare The Legend of Zelda per l’implementazione dei salvataggi). È stato dunque il primo gioco a introdurre il concetto del salvataggio. Fino a quel momento, per riprendere il gioco senza partire dal primo livello, bisognava usare dei codici che comparivano a fine livello. Ovvero, le password.

Ma l’innovazione era anche nella struttura di gioco. L’episodio madre porta con sé il concetto della libertà d’azione. Come affrontare l’avventura e risolvere la crisi sono decisioni che spettano al giocatore. Non esiste un percorso imposto dagli sviluppatori. Sta a chi gioca decidere dove andare e quale dungeon esplorare. E tutto questo per sbalordire i giocatori durante l’esplorazione. Anche i caricamenti da un’area all’altra sbalordiscono il pubblico: sono brevi, totalmente irrisori, e concentrati durante l’entrata e l’uscita delle grotte.

It’s dan(geon)rous to go alone

The Legend of Zelda, il dungeon a forma di svastica
Il dungeon della discordia Il design del terzo dungeon ricorda una svastica. In verità questo simbolo è un’icona sacra per il buddismo e prende nome di manji. Serve ad augurare buona fortuna.

La feature di spicco di The Legend of Zelda sono i dungeon, diventati una costante nella serie. Queste grotte virtuali sono rese come un labirinto contenente un premio finale per il giocatore. Per concluderli è necessario affrontare trappole ed enigmi. Non esiste un ordine dettato dal programmatore per poterli visitare; tranne due che servono per proseguire nella storia, ma sono esplorabili liberamente.

Per poter proseguire nelle varie schermate di gioco bisogna cercare delle chiavi, in modo da aprire le porte che conducono alla stanza successiva. Il problema è che esistono più chiavi di quante sono le porte, o viceversa. Dipende dall’ordine in cui si visitano i dungeon. Problema che deriva dalla non linearità dei livelli.

Altro errore che si trova nel gioco è quello riguardante i muri da far esplodere. Nel dungeon numero 3, ad esempio, c’è un oggetto importante, la zattera. Questa serve per poter esplorare il lago e arrivare al quarto dungeon. Il problema è che per poterla prendere bisogna far saltare in aria un muro che non è visibile a schermo. Per i giocatori meno navigati in The Legend of Zelda: a Link to the Past, esistono dei muri che presentano delle crepe. Grazie alle bombe è possibile distruggerli ed entrare in aree segrete.

Nel primo capitolo della leggenda queste crepe non esistono, vista la difficoltà nel riuscire a inserirle a livello visivo. Quindi il giocatore deve aprire la mappa, constatare che in una delle quattro direzioni esiste un’altra stanza, chiudere la mappa, piazzare la bomba sulla parte centrale del muro e scoprire la porta segreta ciò spezza di molto il ritmo del gioco.

The Legend of Zelda: A Link to the Past

Dopo la parentesi platform di Zelda II: The Adventure of Link, con A Link to the Past si ritorna alla visuale a volo d’uccello del primo capitolo. Il gioco è sviluppato per la piattaforma SNES ed è rilasciato nel 1991 e presenta alcune novità rispetto al suo predecessore, sia per la trama che per il gameplay, che si fondono tra di loro. Si scopre che Hyrule nasce come dono di tre divinità. Queste sono Naryu, Din e Farore. Per lasciare un segno del loro passaggio sulla Terra, creano la Triforza. La storia di questa leggenda inizia con un sogno di Link in cui la principessa Zelda chiede aiuto, rinchiusa nel castello di Hyrule dal malvagio Aghanim. Scopo ultimo dello stregone è quello di resuscitare Ganondorf per poter stabile un nuovo ordine fatto di caos e malvagità.

Le novità inserite all’interno di A Link to the Past sono molte, complice l’hardware dello SNES molto più performante. L’ambiente di gioco si presenta vivo e altamente interattivo. I fili d’erba, gli alberi, sono tutti elementi che possono essere distrutti e che rilasciano oggetti nei casi più fortunati. Fa la sua comparsa un attacco caricato che fa roteare il protagonista a 360 gradi. Ma non è questa la parte più importante all’interno del medium videoludico, niente affatto.

Link esce dal castello di Hyrule in a Link to the Past
Con questa immagine possiamo già vedere l’enorme balzo grafico fatto tra il primo e il secondo capitolo della serie.

In questo gioco è introdotto per la prima volta il concetto di morte permanente di un comprimario. Erroneamente la novità di questo espediente è attribuita a Final Fantasy VII. In questo capitolo Zelda muore, cambiando le carte in tavola della trama. Insomma, A Link to The Past migliora di molto il suo predecessore, ma non è quel salto qualitativo che fa gridare al miracolo.

Il gioco è annoverato tra i migliori Zelda, ma bisognerà attendere ancora qualche altro anno per vedere il vero terremoto e ciò che sarà d’esempio per i futuri giochi d’azione.

The Legend of Zelda: Ocarina of Time

Siamo nel 1998. Un anno che ha segnato molti giocatori. Da un lato abbiamo coloro che sono rimasti fedeli alla grande N, altri invece hanno abbracciato la neonata Playstation. Il 21 novembre, però, Nintendo lancia il suo asso nella manica per poter guadagnare il terreno perso con Sony. Proprio quel giorno esce The Legend of Zelda: Ocarina of Time. Ed è subito un successo di vendite e amore incondizionato da parte dei fan. I motivi? Molteplici. Il prodotto era ciò che i fan volevano da tempo. Il suo gameplay ha innovato un intero settore. È grazie a lui se abbiamo il lock target all’interno dei giochi moderni. Ma ci arriveremo a spiegare le varie novità introdotto in questo capolavoro senza tempo.

La storia inizia sempre nel regno di Hyrule. Link in quest’avventura è un bambino di otto anni del villaggio Kokiri. Il giovane è emarginato dai altri bambini, non possedendo una fatina. Una notte il nostro eroe ha un incubo, un cavaliere nero rapisce la principessa del regno, Zelda. La mattina seguente la fatina Navi lsveglia Link e gli comunica che il grande albero della foresta, Deku, sta morendo. Una volta al cospetto del grande albero, questo spiega al nostro eroe che la sua malattia è dovuta a un “uomo venuto dal deserto”. Deku dunque consegna a Link uno smeraldo e gli ordina di recarsi al castello di Hyrule, per poi morire davanti agli occhi del giovane. Una volta infiltratosi nel castello, Link incontra Zelda, sua coetanea, e scopre che anche lei sta avendo incubi ricorrenti la notte.

Link a Cavallo di Epona con la fatina Navi

Inoltre, la principessa spiega al nostro eroe che in visita al castello c’è effetivamente un “uomo venuto dal deserto”, Ganondorf della tribù dei Gerudo, che sta tramando contro il re. Zelda quindi affida un’ocarina a Link insieme a un compito, quello di trovare le 3 pietre spirituali. Esse, seconda una leggenda, sarebbero in grado di aprire una grotta nella Terra Sacra in cui è custodita la leggendaria Spada Suprema. Link quindi parte per l’avventura e, dopo aver raccolto le tre pietre, arriva al santuario dov’è custodita l’arma. Ma quando sta per estrarre la spada dal piedistallo, arriva Ganondorf, che lo tramortisce e si appropria della Spada Suprema. Sette anni dopo, Link si risveglia in forma adulta e incontra Rauru, uno dei 7 saggi leggendari. Egli spiega al nostro eroe che ora la principessa Zelda è in pericolo e aspetta a lui di salvarla.

Il terremoto dell’arma suprema

Come detto in precedenza, Ocarina of Time è un vero e proprio spartiacque per il mondo dei videogiochi. Prima di tutto in questo capitolo, si passa dal 2D al 3D. Ciò risulta una vera manna dal cielo per gli sviluppatori. Possiamo notare un level design allo stato dell’arte e molte aggiunte al mondo di gioco. Ora gli enigmi si sviluppano anche sulle altezze e non più su di un piano solido. Ma la novità più importante, quella che ha consacrato The legend of Zelda come il pilastro dei giochi di avventura per cui noi oggi li conosciamo è lo Z Lock. Questo gioco, datato 1998, può fregiarsi di essere stato il precursore dei giochi di adesso.

Lo Z Lock semplicemente è il Target Lock sul nemico, quello che utilizziamo su Devil May Cry quando dobbiamo combattere un singolo nemico, per intenderci. Grazie a questa trovata gli scontri in Ocarina of Time acquistano un sapore tutto nuovo. Ora è possibile parare e schivare a lato, rendendo uno dei punti deboli delle vecchie iterazioni, un punto di forza. Ma oltre a ciò in The Legend of Zelda, storia e leggenda si mescolano. Infatti è presente per la prima volta tutto il World Building del mondo di gioco.

Sono introdotte le tribù che vivono all’interno del Regno. Oltre a ciò fanno la loro comparsa i viaggi temporali. Dopo i 7 anni passato nel sonno, Link sblocca la facoltà di poter tornare indietro nel tempo e risolvere vari enigmi nel mondo di gioco. In pratica è un 3D all’ennesima potenza. Grazie all’asse temporale il gioco può essere catalogato come un’avventura in 4D.

Dato il successo di Ocarina, uscì un seguito diretto The Legend of Zelda: Majora’s Mask, ma questa è un’altra storia.

The Legend of Zelda: Majora’s Mask

Come detto in precedenza, Majora’s Mask è il seguito diretto di Ocarina of Time. Il prodotto riscosse molto successo per due motivi: il primo perché cavalcava l’onda del successo del predecessore, il secondo in quanto la storia ha elementi più cupi e maturi. Inoltre viene abbandonata per la prima volta la terra di Hyrule per approdare in quelle di Terminia. Per poter giocare al titolo era necessario avere l’Expansion Pack per Nintendo 64. Altra curiosità del titolo è che Zelda non compare (se non tramite flashback) nel gioco, ne tanto meno sarà lei a muovere gli eventi di gioco.
Il gioco inizia da dove terminava Ocarina of Time.

Zelda Majora's Mask

Link dopo aver vinto contro Gandorf parte alla ricerca della sua fatina, Navi. Mentre vaga, viene attaccato da uno Skull Kid che indossa una maschera. Costui sottrae al nostro eroe l’Ocarina ed Epona per poi fuggire. Link inseguendo il bambino, all’improvviso si ritrova in un mondo parallelo, chiamato Terminia. Arrivato in questa nuova terra, lo Skull Kid trasforma Link in un cespuglio. Disorientato, il protagonista incontra il Venditore di Maschere. Egli dice a Link che può farlo tornare in versione umana se in cambio gli porta l’Ocarina e la maschera dello Skull Kid, che è la Maschera di Majora. Tale maschera ha un potere così grande da poter distruggere Terminia.

Una delle particolarità che salta subito all’occhio di chi gioca riguarda il tempo. Link ha a disposizione 72 ore del mondo di gioco, equivalenti a 54 minuti nel mondo reale, per salvare il mondo. Ad aumentare l’ansia del giocatore ci pensa un orologio che segna i giorni e le ore rimanenti alla fine del mondo. Per poter ovviare al problema, Link può eseguire la canzone del Tempo per tornare al primo giorno, salvando anche i progressi di gioco.

The Legend of Zelda: storia della leggenda nera

Purtroppo, come ogni saga che si rispetti, arriva un momento in cui si inizia a sentire il peso dell’età. Ormai le idee sono poche che si iniziano a sentire i segni del tempo. Siamo nel 2006, e la Triforza videoludica è composta di Nintendo, Microsoft e Sony. Microsoft e Sony abbracciano la filosofia di costruire console per raggiungere il fotorealismo. Nintendo invece punta sul fattore di divertimento per tutta la famiglia e fa uscire Wii. La console riscuote un successo senza precedenti, diventando in poco tempo una delle macchine più vendute nella storia. Ma che console Nintendo sarebbe senza Zelda?

Un'Era nera era giunta per la saga

The Legend of Zelda: Twilight Princess, oltre a essere il canto del cigno per Gamecube, esce anche per Wii. All’annuncio i fan della saga erano in visibilio. Poter utilizzare i Joypad della Wii con Zelda avrebbe garantito un’immersività maggiore. Ma il titolo sopra citato, non farà felici gli sviluppatori.

The Legend of Zelda: Twilight Princess

The Legend of Zelda: Twilight Princess esalta i fan. Ma in questa storia della leggenda di Zelda si intravedono delle crepe. Il titolo non introduce alcuna novità, cosa che aveva abituato con i vecchi titoli. Molti si lamentarono, accusandolo di non essere un vero The legend of Zelda data la sua linearità.

In questo capitolo Link è un giovane ragazzo del villaggio Tauro che deve recarsi al castello di Hyrule. Il protagonista deve portare una spada forgiata per la principessa Zelda. Prima della partenza, la sua amica d’infanzia Iria nota che la cavalla dell’eroe, Epona, è ferita. La ragazza sgrida Link e porta l’animale alla sorgente di Rante. Il protagonista mosso dai sensi di colpa, segue il duo attraverso un cunicolo nascosto. Arrivato a destinazione, Link cerca di scusarsi con Iria, ma all’improvviso giungono dei nemici che tramortiscono l’eroe e rapiscono la ragazza. Una volta risvegliatosi, di fronte a sé trova un portale. Oltrepassandolo, Link si ritrova nel mondo Crepuscolo, con le sembianze di in lupo. Da qui in poi inizierà la storia di questa parte della leggenda.

Curiosità del titolo è che la versione Gamecube e quella Wii sono specchiate. Link impugna la spada nella mano sinistra in tutta la serie. Nella versione Wii, invece, la maggior parte dell’utenza impugna il telecomando nella mano destra, e l’eroe stringe la spada nella sua mano destra. Il mondo di gioco viene poi così ruotato, creando l’effetto specchio.

The Legend of Zelda: Skyward Sword

Tutta la cronologia completa di the Legend of Zelda
La timeline di Zelda Ebbene si, è proprio assieme a Skyward Sword che Nintendo ha ufficializzato la timeline.

Dopo The legend of Zelda: Twilight Princess, Nintendo si cimenta a riportare in auge la serie. Le ambizioni erano forti, visto che il nuovo capitolo The Legend of Zelda: Skyward Sword sarebbe uscito in concomitanza con il 25° anniversario dela serie. L’idea di base era quella di utilizzare la nuova versione del telecomando Wii, il Wii Motion Plus. Grazie a questo potenziamento, era possibile indirizzare i fendenti della propria spada a seconda di come si muoveva il telecomando. Una novità, sì, ma non così fondamentale per i fan della serie. Purtroppo i difetti erano molti, le aree erano molto piccole per gli standard dell’epoca e soprattutto le sessioni con i Cavalcanubi per spostarsi da un’isola del cielo all’altra erano abbastanza snervanti. Unica cosa degna di nota fu che, con l’avvento di questo gioco, Nintendo decise di dare una timeline ufficiale al gioco, dopo le varie teorie dei fan.

Il perché di questa scelta è da attribuirsi al desiderio di stupire per il 25° anniversario della serie, e gli autori pensarono di inserire Skyward Sword come prequel dell’intera opera. Link, in questo capitolo, vive in un’isola del cielo, chiamata Oltrenuvola. Egli si appresta a eseguire l’esame per diventare un cavaliere del cielo, titolo conferito ai cadetti dell’accademia come passaggio alla maggiore età. Dopo aver effettuato l’esame ed essere stato incoronato da Zelda nuovo cavaliere, sia il nostro eroe che la principessa effettuano un volo cerimoniale sui loro Solcanubi. Ma durante il volo un tornado appare ed inghiottisce Zelda e ferisce Link. Durante la convalescenza, l’eroe scorge una figura femminile. È Faiah, lo spirito della Spada Suprema lasciato dalla dea generatrice di Hyrule, Hylia. Risvegliatosi di notte, Faiah avverte Link che la principessa è ancora in vita, ma dovrà esplorare il mondo sotto le nubi per poterla riportare a casa.

“Link, svegliati Link”

Come ribadito più volte nei paragrafi precedenti, la serie di The Legend of Zelda aveva subito un crollo che sembrava irreversibile. L’idea originale di Miyamoto ormai era morta e sepolta, relegando i vari Zelda a giochi di azione. Il senso di scoperta ormai era un mero ricordo, le novità che la serie portava a ogni capitolo non esistevano più. Il progresso tecnologico, unito all’uscita di nuove serie di videogiochi che stravolgevano il medium stava facendo decadere la serie.
Inoltre, l’avvento del panorama indie stava portando varie novità nell’industria. La storia della leggenda di Zelda sembrava ormai tramontata. Era diventato il fantasma dell’epoca che fu.

Link riposa sotto un albero con la spada suprema al suo fianco

Dopo il passaggio di Wii U, fa la sua comparsa al pubblico Nintendo Switch. La console ibrida era la scommessa da parte della casa di Kyoto per potersi riprendere dal fallimento della scorsa generazione. Non era possibile un ulteriore fallimento, bisognava giocarsi il tutto per tutto. Nella lineup dei vari giochi presenti al lancio della console figurava il nuovo Zelda. La nuova storia nella leggenda di Zelda era qualcosa di ambizioso. Il trailer di presentazione mostrava un desiderio di ritorno alla scoperta. Le primi immagini mostrano spiagge, foreste e, come una carezza per i fan, la Spada Suprema. Come a confermare il loro periodo nero, nel trailer i developer mostrano una sorta di nebbia nera che avvolge il castello di Hyrule. I programmatori sapevano di essere nel loro periodo nero, ma volevano uscire a tutti i costi.

The Legend of Zelda: Breath of The Wild

Link combatte contro un gruppo di scheletri
Quanti Zelda esistono? Al momento della stesura di questo articolo si contano 18 titoli principali, 9 spinoff e 10 remastered. Per un totale di 37 titoli.

E con questo capitolo ci riuscirono. The Legend of Zelda: Breath of The Wild è stato il respiro che hanno tirato gli sviluppatori dato il successo del gioco. Ma da cosa era dovuto tale successo? Beh, semplicemente si era ritornati al fascino della scoperta. Questo capitolo ha anche riscritto il concetto di open world, creando un nuovo termine di paragone con i futuri giochi e creando anche nuovi cloni. Il fascino di potere scalare qualsiasi montagna presente nel gioco unito alla mappa di gioco enorme e totalmente esplorabile, hanno sancito il successo del gioco. Ma non solo. Anche gli elementi naturali, combinandoli tra di loro, danno vita a soluzioni di gameplay che con si trovano in altri titoli.

La storia narra delle gesta di Link che, risvegliatosi 1000 anni dopo la sconfitta della calamità Ganon, si ritrova a dovere soccorrere la principessa Zelda, che tiene sotto scacco la calamità cercando in tutti i modi di difendere il suo regno. Per poter sconfiggere il nemico, il nostro eroe dovrà riattivare i quattro colossi sacri, per poter porre fine a questo incubo.

Che la storia continui…

Come ogni leggenda, la storia di Zelda continuerà. Alle porte dell’E3 e per il 35° anniversario della serie, attendiamo nuove informazioni per il sequel di The Legend of Zelda: Breath of The Wild. Annunciato all’E3 del 2019, il seguito diretto del capitolo per Switch non riceve aggiornamenti da tempo. Non sappiamo a che punto sia lo sviluppo ne tanto meno una data di uscita. Si spera che non L’E3 2021 si possano avere nuove informazioni riguardo a questo nuovo capitolo.

Alla fine, non possiamo che ringraziare Shigeru Miyamoto, Eiji Aonuma
e chiunque erediterà la Leggenda.

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