Biden e la politica americana hanno messo gli occhi sull’evento di Travis Scott su Fortnite e sono pronti a strumentalizzare il videogioco

In questo lungo periodo di lockdown ci siamo ritrovati a fare i conti con il blocco totale di interi settori produttivi. Uno dei pochi ambiti che in questa situazione ha ottenuto una crescita pittosto marcata è quello dell’intrattenimento, soprattutto quello digitale. Uno degli esempi più significativi di questa tendenza è stato sicuramente Travis scott’s Astronomical, evento in cui il rapper si è esibito di fronte ad una platea virtuale di più di 27 milioni di persone sui server di Fortnite. L’evento non è passato sottotraccia ed ha attirato l’interesse di tante categorie di persone esterne al mondo del gaming. Tra di esse c’è Lis Smith, consulente politica americana, che ha suggerito a Joe Biden di prendere spunto dall’evento tenuto su Fortnite per ripensare la propria campagna elettorele.

L’insostenibilità delle campagne elettorali ed il futuro della comunicazione politica

Smith, sulle pagine del New York Times, ha evidenziato come le campagne elettorali moderne siano diventate insostenibili sia a livello economico che umano per i singoli candidati. Successivamente, in un’intervista rilasciata al portale Politico, Smith ha evidenziato come Travis Scott abbia raggiunto un pubblico enorme senza muoversi dalla propria casa. Non stupisce che la politica si sia interessata a fenomeni di questo tipo. Dopotutto le destre di tutto l’occidente hanno fatto tesoro delle potenzialità dei social network per ampliare i propri consensi grazie alla comunicazione di massa. Il suggerimento di Smith è che il partito democratico sfrutti le potenzialità di eventi come Astronomical per raggiungere masse sempre più grandi. Il tutto con il minor dispendio energetico e monetario possibile.

[…] potremmo provare una cosa simile con Joe Biden, per esempio il volto di Joe Biden proiettato sul Grand Canyon. Potrebbe risultare un po’ ambizioso. Eppure potremmo avere il contenuto musicale da uno degli artisti più famosi sulla scena, in modo che attiri gli occhi sulla convention e che la gente la segua.

Lis smith

Ma i videogiochi non erano subdoli catalizzatori di violenza?

La tesi di Smith è che il partito democratico cominci a guardare a piattaforme come Fortnite come grandi casse di risonanza per le campagne elettorali. Lis Smith ha suggerito a Joe Biden di sfruttare la diffusione di Fortnite e di strumentalizzare il videogioco in quanto medium di massa. Nessuno si aspetta di vedere il volto di Biden sui server di Epic Games, ma il concetto di fondo è quello di imitare eventi di tale portata. Anche perché Biden è la stessa persona che poco tempo fa definì chi sviluppa videogiochi un viscido che insegna agli altri come uccidere le persone.

Questa strumentalizzazione del videogioco mi spaventa tantissimo

Sono anni che combattiamo per far accettare il videogioco come forma espressiva, culturale ed artistica, battendoci con chi lo mercifica. Lis Smith nella vita si occupa di pianificare campagne elettorali. Vedere che oggi si interessi del videogioco in funzione della sua strumentalizzazione a fini politici è preoccupante.

E sia chiaro, non si sta parlando del fatto che videogioco e politica debbano restare separati. Al contrario, il videogioco è politica nella misura in cui nascendo dalla visione di un team di creativi è figlio della loro visione del mondo. Ciò che spaventa è vedere come ci siano persone che spingono per una strumentalizzazione del videogioco come cassa di risonanza per campagne elettorali.

Lis Smith parla di questo quando ipotizza un evento simile a quello organizzato da Travis Scott. Parla del fatto che nell’immediato futuro si potrebbero organizzare degli eventi di portata simile in cui inserire il discorso di un candidato alle presidenziali come uno spot pubblicitario. Dal suo punto di vista è un’occasione d’oro per risparmiare tempo, energie e denaro. Analizzando in maniera distaccata la questione, dopotutto, non si può che darle ragione. Da questo lato della barricata però l’idea di una classe politica intenzionata a strumentalizzare il videogioco in maniera così subdola e sfacciata mette i brividi. Più che altro è triste che un fenomeno culturale come Fortnite venga declassato a mero strumento di comunicazione.

Joe Biden e la politica sbarcano su Fortnite. Quali sono le implicazioni?

Quando si paventa la possibilità che Joe Biden sbarchi su una piattaforma come Fortnite non si tiene conto delle implicazioni di un’operazione simile. Mimare le dinamiche di un evento della portata di Astronomical rischia di portare la propaganda in ambiti che non le dovrebbero competere. Come già detto sarebbe stupido pensare che Smith si aspetti di esporre i discorsi di un politico davanti alla platea giovanissima dei giocatori di Fortnite. Nulla vieterebbe però a determinati sviluppatori di progettare interi videogiochi con l’idea di lasciare spazio al loro interno per intere campagne elettorali dirette o indirette.

Strumentalizzare progressivamente il videogioco potrebbe portare ad una crisi identitaria di enormi dimensioni per tutto il movimento, che potrebbe farsi ingolosire dalle cifre faraoniche mobilitate in tempo di elezioni. Non sarebbe un occasione di crescita per il medium. Anzi, nell’era dell’intrattenimento costruito su basi algoritmiche il rischio più concreto è che si arrivino a creare videogiochi di massa con l’intenzione dichiarata di arrivare ad un pubblico più ampio e generico possibile da sfruttare per ospitare campagne marketing e campagne elettorali.

E se il videogiochi ospitassero la prossima guerra fredda?

Nel 2019 abbiamo visto le proteste di piazza di Hong Kong sbarcare sui server di GTA V. Allo stesso modo, anche la Chiesa Cattolica ha deciso di sfruttare la popolarità di Minecraft a proprio vantaggio per raggiungere una platea molto ampia. Se piattaforme virtuali e massive come Fortnite diventassero suolo fertile per campagne elettorali si arriverebbe in poco tempo a trasformarle in teatro di scontri tra stati e governi mondiali.

È passato meno di un anno dal caso Blitzchung. Lo scandalo non solo minò profondamente l’immagine di Blizzard, ma mise in evidenza quanto profonde possano essere le implicazioni dello sbarco della politica nei videogiochi. All’epoca la Cina, per evitare che le rivolte di Hong Kong diventassero di dominio pubblico, fece leva su Blizzard per sospendere tutti quei videogiocatori che sfruttavano il videogioco per fare propaganda alle proteste.

Tencent e la guerra fredda 2.0

Ripensiamo per un attimo a quanto è successo nel mondo dei social network. Sappiamo per certo che ci sono stati governi mondiali che ne hanno sfruttato la diffusione per attuare una campagna di polarizzazione del consenso politico. In uno scenario in cui non sono i social network ma i videogiochi ad essere possibili prede per la politica internazionale, la possibilità che dei videogiochi molto diffusi diventino teatro di una sorta di Guerra Fredda digitale non sono poche.

Mettiamo caso che per qualche strano caso del destino domani Joe Biden decida di tenere un discorso sui server di Fortnite come suggerito da Smith. Mettiamo anche caso che Biden, o chi per lui, sia poco gradito ad un governo straniero come quello cinese. Le probabilità che quel governo tenti indirettamente di sabotare l’evento non sono esigue. Tutt’altro. Basti vedere chi detiene il 40% di Epic Games. Tencent potrebbe mettersi di traverso ed osteggiare l’evento, minacciando la chiusura dei server per evitare che un avversario politico del governo cinese ottenga troppa visibilità.

In questo scenario, il videogioco verrebbe ridotto a becero oggetto propagandistico, e la sua strumentalizzazione andrebbe ad inficiare tutte quelle persone che avrebbero semplicemente voluto divertirsi. Quindi no, non sono d’accordo con i suggerimenti di Lis Smith.

Anzi, a dire il vero, mi fanno solo molta paura.

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