Lo scorso 24 Aprile alle ore 01:00, in un’isoletta all’interno della mappa Sabbie Sudate, è andato in onda uno degli eventi più colossali della storia di Fortnite, ovvero il concerto di Travis Scott. L’artista americano, vista l’attuale situazione mondiale, ha voluto presentare il suo nuovo singolo The Scotts all’interno del mondo di Epic Games, superando così i confini imposti dalla attuale pandemia. L’evento era raggiungibile collegandosi ad apposite sale d’attesa, nelle quali, in via del tutto eccezionale, venivano disabilitate le normali meccaniche di gioco. Niente spari, niente costruzioni. Solo spostamenti, salti e balletti, così da permettere ai giocatori di godersi in tutta tranquillità l’esperienza incredibile che Epic aveva creato per loro. E lo è stato.

Più di 12 milioni di videogiocatori connessi in contemporanea, sommati ad un numero imprecisato di spettatori dalle varie piattaforme, hanno potuto assistere a quello che a tutti gli effetti è stato uno degli eventi più significativi dell’intera storia videoludica. E a dirlo è un videogiocatore che non ha mai apprezzato il gioco di Darren Sugg e soci. Può sembrare un’esagerazione, ma chi ha vissuto in prima persona quello che Epic è riuscita a dipingere a schermo sa che non lo è affatto. Per tutti gli altri, l’invito è di guardare il video qui sotto e di continuare poi la lettura dell’articolo. Ciò che Epic ha messo in atto va ben oltre i confini ludici ai quali siamo abituati.

Una continuity a cavallo tra le due realtà

L’evento di Travis Scott non è di certo stato il primo ad introdurre una performance di una persona reale all’interno di Fortnite. Già con Marshmello, si era vista la capacità di Epic di coinvolgere artisti di livello internazionale. E nonostante tecnicamente non fosse minimamente paragonabile a quanto visto con il rapper texano, mostrò a tutti ciò che era in grado di fare: portare la realtà (quella vera, contemporanea) all’interno del suo mondo virtuale. Ma non c’era assolutamente da stupirsi. Fortnite, fin dagli albori, ha sempre cercato di creare una continuity tra il suo gioco e il mondo che i propri utenti vivevano tutti i giorni. In tempi non sospetti infatti, scrissi le seguenti parole riguardo a Darren Sugg, nell’articolo dei 10 Game Director più influenti del momento:

E’ incredibile come Darren Sugg, Game Director del titolo incriminato, e il team di Epic Games siano riusciti a creare un videogioco così popolare senza alcuna direzione artistica particolare, senza alcuna lore, con un gameplay solo in parte innovativo. […] Perché ha avuto tutto questo successo, tanto da riuscire da solo a mettere in ginocchio case dalla lunga e decennale ludografia? Perché Fortnite non è un videogioco ma un servizio cross-mediale. Non avendo adottato alcuna particolare direzione artistica e di gameplay, Fortnite è completamente mutabile nel breve tempo. Skin, ambientazioni e modalità di gioco possono, senza risultare forzati, adattarsi alla moda del momento, dando così l’impressione al giocatore di essere parte integrante della quotidianità in cui vive […]

L’assenza di una contestualizzazione, di una storia, di una precisa direzione artistica, dovrebbe risultare assai penalizzante per un videogioco il cui scopo è coinvolgere. Ma nel tempo Fortnite è riuscito a trasformare questa sua debolezza nella sua carta vincente. E allora perché questo evento è così diverso? Perché dovremmo stupirci ora per Travis Scott e non per il concerto di Marshmello?

Non avendo adottato alcuna particolare direzione artistica e di gameplay, Fortnite è completamente mutabile nel breve tempo

Uno sguardo al nostro futuro prossimo

Travis Scott non è comparso sul palco salendo piano piano da una botola come fu per Marshmello. Travis Scott ha letteralmente bucato la dimensione virtuale per entrare di prepotenza all’interno di Fortnite, sbalzando in aria tutti i giocatori presenti nella mappa. E’ arrivato attraverso un planetoide da lontano, e nell’attimo in cui ha toccato terra si è rivelato nella sua vera forma. Un gigante, sia nel mondo reale (non di statura ovviamente ma per la popolarità) che nel gioco, lasciando tutti i giocatori a bocca aperta. Muovere il proprio avatar ai piedi di questo titano che canta e balla è stata un’esperienza mai vista all’interno di un videogioco.

Spettatori semi-passivi di un’esperienza talmente immersiva da far impallidire quel capolavoro di Half Life Alyx (lo so qui l’ho detta davvero grossa, ma lasciatemi questa licenza poetica). E mano a mano che la canzone avanzava, anche l’intero mondo mutava con essa. Dalle Sabbie Sudate, Travis ci ha accompagnato attraverso un vero e proprio trip allucinogeno che ha attraversato le profondità oceaniche fino allo spazio profondo, in una profusione sgargiante di colori.

Ma tutto questo non avrebbe avuto un tale impatto sociale se non stessimo vivendo una pandemia globale. Se giornali e telegiornali ci dicono che niente sarà più come prima, che per molto tempo gli assembramenti non saranno possibili, Fortnite ci mostra come potrebbe essere il nostro futuro a breve. Se l’obbiettivo di un concerto è quello di emozionare e coinvolgere gli spettatori con la musica di un artista, beh Epic lo ha centrato in pieno. E senza bisogno di usare un binocolo dall’ultima gradinata dello stadio San Siro. Eravamo tutti lì, ai suoi piedi, che ballavamo e ci emozionavamo insieme.

Spettatori semi-passivi di un'esperienza talmente immersiva da far impallidire quel capolavoro di Half Life Alyx

Oltre i confini della realtà ludica

Sia chiaro, lungi da chi vi scrive elevare Fortnite allo stato di capolavoro videoludico. La sua profonda anima commerciale, avulsa da qualsiasi forma d’arte volta ad accrescere la cultura del giocatore ma atta solamente ad una sua fidelizzazione pagante, gli impedisce di elevarsi al di sopra dei suoi fratelli games as a service. Ma nonostante le opinioni che possiamo avere in merito, non possiamo essere ciechi di fronte alle nuove frontiere che il gioco di Epic sta esplorando. Siamo di fronte alla nascita di una metaludorealtà (meta- inteso nel suo erroneamente interpretato significato aristotelico, paragonabile al prefisso trans-, ovvero che va al di là dei propri confini).

Una realtà ludica che valica le proprie frontiere per integrarsi con la realtà vera e attuale. Un mondo che non può essere compreso solamente in quanto tale, ma che necessita di una conoscenza ulteriore, ovvero della nostra realtà. Una realtà aumentata capovolta, un Pokemon Go al contrario. Uno sguardo ad un futuro che probabilmente è più prossimo di quanto pensiamo.