Gameromancer DLC #1: un cancro di nome Steam

Nel giorno di Pasqua, non potevamo non resistere alla tentazione di essere un po’ sacrileghi e un po’ nostalgici e riesumare dieci resurrezioni clamorose all’interno della nostra industria d’intrattenimento preferita. Uovo di Pasqua in una mano e fazzoletti nell’altra (l’uso decidetelo voi), eccoci quindi all’ennesimo listone festivo di I Love Videogames.

Quello delle resurrezioni è un tema molto caro alle varie mitologie e alle culture di un po’ tutto il mondo, abbastanza da aver permesso a qualcuno di fondarci un credo circa due millenni fa (anno più, anno meno). Col passare del tempo e il susseguirsi dei secoli, il tema della resurrezione ha perso parte della sua sacralità anche grazie all’arrivo degli zombie nella cultura contemporanea, attraverso il Cinema; ma a noi, di questa intellettualissima analisi del tema della vita dopo la morte, non può fregare proprio nulla, specie in una giornata di festa, cibo e uova di cioccolato come questa.

Mentre pensavamo a quale dei nostri agnelli (leggasi: news reporter) avremmo potuto servire per primo sul tavolo pasquale, ci è passata per la mente una sorprendente verità rivelata: il mondo dei videogiochi è pieno di morti e risorti, siano essi sviluppatori (anche se, ci dispiace ammetterlo, non in senso letterale) o semplici serie videoludiche tornate in vita dopo un certo periodo di tempo. Se trovate del tempo fra un portachiavi e l’altro trovato nell’uovo di Pasqua, quest’oggi vi proponiamo una lista di 10 vere e proprie resurrezioni interne all’industria videoludica. L’unica differenza con la “versione ufficiale” è che nessuna di queste è avvenuta dopo tre giorni.

 

Le Avventure Grafiche

Grim FandangoDay Of The TentacleFull ThrottleMonkey IslandBroken Sword… E poi? Be’, poi il silenzio con poche eccezioni, almeno fino all’arrivo di Telltale Games. Le avventure grafiche erano un genere incredibilmente in voga negli anni ’90, soprattutto perché la forte presenza delle grafiche bidimensionali ha permesso al genere, dalle meccaniche estremamente semplici, di proliferare in tutta tranquillità. LucasArts era l’indiscussa maestra delle avventure grafiche, in quel periodo, ed è stata in grado di rilasciare un gran numero di capolavori sul mercato, capolavori che molti amanti del genere tendono a ricordare ancora oggi.

Purtroppo, a un certo punto del loro arco vitale, le avventure grafiche hanno iniziato a perdere mordente, a causa dell’impossibilità delle loro meccaniche (spesso basate sul punta-e-clicca) di adattarsi ai nuovi ambienti ludici tridimensionali. Si dice che il 3D abbia ucciso le avventure grafiche; ma non bisogna dimenticare che, in anni recenti, il genere ha visto una netta resurrezione, che già era possibile avvertire da Fahrenheit: Indigo Prophecy (con il suo seguito spirituale, Heavy Rain) e da poche altre eccezioni relative alla sesta generazione di console. Eppure, pochi anni fa, Telltale Games deve aver deciso che “no, non ci stiamo” a far morire le avventure grafiche per sempre; la diretta conseguenza è stata l’arrivo di The Walking Dead, un’avventura dinamica molto vecchio stile che, pur facendo uso di un ambiente 3D, è stata in grado di catturare consensi di appassionati e pubblico di vecchia data. La storia, da lì a capolavori come Life Is Strange, la conosciamo un po’ tutti.

 

Crash Bandicoot

Siamo tutti a conoscenza della storia del Bandicoot più famoso del mondo videoludico, una delle tante mascotte Sony nell’Era PlayStation e indubbiamente uno dei personaggi più goffi e amati della storia videoludica. Capostipite di ignoranza, Crash Bandicoot è stato abbandonato da Naughty Dog dopo numerosi capitoli di successo, arrivando a passare nelle mani di Activision che, secondo buona parte dei fan del Bandicoot arancione, ha fatto più danno che altro.

Tutti lo davano per disperso, e molti avevano ormai abbandonato le speranze di vedere un suo ritorno in grande stile. Eppure, un anno fa, qualcosa si è mosso, rivoltando i piccoli cumuli di vergogna sotto cui Crash era sepolto e riportandolo in vita per tutti i fan del buffo animale mangia-mele: Crash Bandicoot: N Sane Trilogy è stato annunciato come la remaster dei primissimi tre capitoli di Crash Bandicoot, indubbiamente i più amati e i più citati dal pubblico pagante sul web (well-played, Activision). L’uscita della trilogia è prevista per il 30 Giugno 2017; un curioso caso in cui si sa già la data esatta in cui avverrà una resurrezione.

 

Mortal Kombat

La serie di Mortal Kombat ha la fama (ben meritata) di essere una delle serie picchiaduro più cruente mai pensate nella storia dei videogiochi. Tutti conoscono le Fatality, simbolo di violenza pura in cui il vincitore di uno scontro sfoga tutta la propria rabbia repressa sull’avversario, spesso dilaniandolo nei modi più crudi che una mente umana possa mai concepire. È dunque ironico che, dopo anni e anni di successo tra gli appassionati, proprio la serie di picchiaduro più cruenta di tutte sia crollata sotto il suo stesso peso, svanendo miseramente nel nulla quando Midway Games è fallita. Il problema, tuttavia, è che la serie stava già avendo diversi problemi a decollare da parecchio tempo, dopo una serie di capitoli non esattamente indovinati e qualche sfortunato spin-off prodotto nel tentativo di far tornare il marchio ai suoi antichi splendori; se si escludono porting, re-release e spin-off vari, infatti, la storia di Mortal Kombat termina ufficialmente nel 2006. Almeno, la prima parte della sua storia.

Anni dopo, con il fallimento di Midway nel 2009, il marchio passa a Warner Bros, che concede i diritti per lo sviluppo a Netherrealm Studios e investe fortemente in una rinascita della serie. I fan vengono accontentati: nel 2011 esce Mortal Kombat su PlayStation 3 e Xbox 360, un reboot della serie che combina diversi elementi dei primi tre Mortal Kombat e che ha già ricevuto un seguito (Mortal Kombat X) nel 2015. Non resta che sperare che la serie non sia affatto terminata qui.

 

Guillermo Del Toro

Alzi la mano chi non ricorda tutti i recentissimi litigi tra Hideo KojimaKonami, sorti nelle fasi finali del progetto Metal Gear Solid V: The Phantom Pain. In quel periodo, con una demo-teaser realmente spaccamascella a livello tecnico, il noto game designer giapponese aveva annunciato una collaborazione con il noto regista Guillermo Del Toro per la realizzazione di un nuovo capitolo di Silent Hill. Mesi dopo, mentre le tensioni tra Kojima e Konami crescevano, Silent Hills è stato ufficialmente cancellato.

L’horror con Norman Reedus come protagonista è ancora almeno a sette chilometri sottoterra, ed è difficile che venga riesumato in un prossimo o in un remoto futuro. La collaborazione tra Kojima e Del Toro, tuttavia, è più viva che mai, e si è semplicemente spostata sotto la supervisione di Sony Interactive Entertainment, che ha dato il suo benestare per la produzione di Death Stranding. Senza dubbio la resurrezione effettiva e pratica è ancora ben lontana dal vedere la luce, ma, nel frattempo, molti giocatori (anche nella nostra redazione) stanno già iniziando a sfregarsi le mani.

 

NiOh

Era il lontano 2004, quando Koei annunciò di essere al lavoro su una trasposizione transmediale di uno script incompleto di Akira Kurosawa, noto e amato regista giapponese che ha portato grandi contributi alle estetiche del cinema moderno e contemporaneo. Il progetto NiOh doveva seguire la storia di William, un personaggio storico realmente esistito che si ritrova a essere il primo samurai occidentale in Giappone. La storia, sebbene ispirata da eventi reali, avrebbe dovuto avere in sé elementi soprannaturali; tuttavia, la primissima versione del progetto crollò su se stessa, apparentemente impossibilitata a raggiungere una qualità complessiva che soddisfacesse i Game Director.

Le informazioni su NiOh divennero sporadiche e sempre più frammentate, finché anni dopo, nel 2015, il titolo fu annunciato nuovamente come esclusiva PlayStation 4. Il resto lo sappiamo già: NiOh è stato rilasciato giusto pochissimi mesi fa, è piaciuto al nostro webmaster ed è senza ombra di dubbio un titolo che tutti gli amanti dell’action-RPG dovrebbero giocare. Occhio a non definirlo “Soulslike” di fronte al suo recensore, però.

1 2