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In parallelo agli Ilvg Awards, che eleggeranno il gioco dell’anno dell’utenza, i redattori di I Love Videogames hanno deciso di preparare degli articoli più personali a proposito del loro 2014 videoludico.

 

 

Il 2014, contrariamente alle mie aspettative è stato un anno ricco di sorprese e di titoli di ottima qualità. Insomma un’annata da rivalutare, specialmente sul fronte portable, con due console (Nintendo 3DS e PS Vita) che mi hanno regalato alcune delle migliori esperienze di sempre (un po’ azzardato, vero, ma più avanti scoprirete perché).
Con questo articolo vi parlerò invece dei giochi della mia Top 10 2014 dedicata alle home console. Un anno dove le esclusive Wii U hanno avuto la meglio, fra la risicata offerta delle rivali, multipiattaforma cross-gen e, aimè, una quantità spropositata di versioni remaster.
C’è una lunga lista di esclusi dalla top per un motivo o l’altro. Fra tutti ci tengo a menzionare Drakengard 3, che si vede tagliato fuori dalla classifica per colpa di una realizzazione tecnica disastrosa (uno dei peggiori frame rate di quest’anno). Mi dispiace non aver giocato South Park: Il Bastone della Verità, acquistato, provato ed abbandonato per impegni “lavorativi”, ma sul quale ho fatto un fioretto per il 2015 e provvederò a recuperarlo a tempo debito. Stessa sorte per Dark Souls 2, il quale mi rende il compito più semplice e mi fornisce un assist per accaparrarmi una copia della versione remaster annunciata per la primavera.

10 – Hyrule Warriors: Devo essere sincero, all’annuncio di questo spin-off di The Legend of Zelda in salsa musou ero abbastanza scettico e contrariato. L’idea di veder Link e compagni darsela di santa ragione contro orde infinite di mostri (sebbene un assaggio di combattimenti a più ampio respiro l’avevamo già avuta sul finale di Skyward Sword) proprio non mi andava giù. Apprezzo il genere, simpatizzo per Omega-Force, sebbene ultimamente si siano lasciati prendere la mano sfornando una valanga di musou, letteralmente. Nonostante tutto c’era qualcosa che mi turbava, un timore che qualcosa nel meccanismo produttivo andasse storto rovinando “la magia”. Del resto parliamo di Zelda, quindi ogni preoccupazione è legittima. Fortunatamente però, una volta preso il gioco e indossata la sciarpa contenuta dentro la limited, ogni paura, ogni timore è stato fugato.
Non è il gioco perfetto, e nemmeno il musou perfetto, per quello forse è bene rivolgersi ad altro, ma nel complesso è un titolo che, soprattutto ora quasi completo di tutti i suoi DLC, saprà rendere felice ogni amante della saga.
Hyrule Warriors è un buon diversivo, un titolo spensierato capace di tenerti incollato per centinaia di ore senza farle pesare, in particolar modo se affrontato in coop, e nonostante tutto non va a snaturare troppo lo spirito della serie, merito anche dell’attenta supervisione di Nintendo e di un certo Aonuma, (forse anche troppa, vista l’assenza di un Tingle, chiesto a gran voce dal popolo videoludico).

9 – The Evil Within: Shinji Mikami torna dopo anni al lavoro sul genere che lo ha consacrato e non posso che esserne felice. The Evil Within è un survival horror a tutti gli effetti, bello tosto al punto giusto. Forse l’aspetto orrorifico in sé è la caratteristica più debole dell’intero gioco. È difficile spaventare, e ormai con del semplice cheap scare, per quanto possa essere cagasotto nella vita, non mi impressiono più.
The Evil Within però ha un grande pregio, che negli anni si è perso nel survival horror o presunti tali: la costante e sempre palpabile sensazione di insicurezza che si vive ogni istante del gioco. L’ansia derivata dall’ignoto che ci aspetta dietro un angolo o nell’affrontare un nemico, anche il meno preoccupante ma che in realtà si trasforma nel nostro boia. Un titolo che mi ha stregato e conquistato, e che ha riacceso l’amore nel genere e in Mikami, una delle mie prime cotte videoludiche.

8 – Forza Horizon 2: Il 2014 è stato anche l’anno dei racing game arcade. Nell’anno di Mario Kart 8 è stata dura appassionarsi ad un altro titolo di guida ma il buon Horizon 2 ce l’ha messa tutta per farsi amare in ogni suo aspetto. La deriva sfacciatamente arcade rispetto alla serie classica di Forza, le novità introdotte come le gare off-road, lo splendido comparto audiovisivo e la grande importanza alle funzionalità online e social creano un alchimia fantastica capace di farmi tornare più volte a correre fra le assolate strade della campagna toscana, anche una volta completati gran parte dei tornei disponibili. Un plauso al primo DLC (non proprio economico a dire il vero) che aggiunge una nuova area, l’Isola Tempesta, e che porta nel gioco una serie di nuove competizioni durante spettacolari temporali.

7 – Titanfall: Restiamo su Xbox One con uno degli fps online che più mi ha tenuto incollato al pad quest’anno. Su Titanfall gravavano delle pesanti aspettative (molte delle quali dovute anche al suo creatore, Vince Zampella), ma l’abilità e l’estro creativo di Respawn Entertainment sono stati capaci di spazzare via ogni dubbio. Titanfall non è COD con i Titani come molti lo additavano, ma è un solito arena shooter capace di portare una ventata di aria fresca e tante novità nel gener, ironicamente poi riprese da altri esponenti del genere, COD incluso. Anche il supporto post lancio è stato massiccio, con numerosi aggiornamenti e un set di DLC con nuove mappe per espandere l’esperienza di gioco. Unica pecca, l’assenza di una componente single player, che visto l’universo creato per il gioco avrebbe sicuramente giovato. Magari la vedremo nel tanto rumoreggiato seguito?

6 – Tales of Xillia 2: Avendo adorato il primo capitolo, l’arrivo di Xillia 2 in Europa a solo un anno dal predecessore era uno dei regali più grossi che Namco e Hideo Baba potessero farmi. Poi lo shock. Si perché il primo impatto con il nuovo Tales of non è stato dei migliori. Un anacronistico protagonista silente, un sistema di crescita dei personaggi dal dubbio funzionamento, progressione della storia tramite sfruttamento dei lavori. A questi l’inserimento del vecchio cast nella storia che sembra quasi forzato, quasi a dire “dobbiamo fare il seguito, perché sì”. Tentato dall’idea di abbandonarlo, dopo poche ore ha saputo catturarmi come pochi altri JRPG. Forse non ai livelli dei primo Xillia, ma ci si avvicina fortemente. Come per magia la storia ingrana ed acquista una sua dimensionalità, con alcuni passaggi veramente toccanti e forti dilemmi morali. Poi c’è lui, il fiore all’occhiello della serie, il combat system, uno dei più raffinati e quasi perfetti nel genere degli action-rpg, che in questo nuovo capitolo si migliora ulteriormente aggiungendo un sistema di switch delle armi in tempo reale che donano maggior spessore agli scontri. Insomma un altro ottimo capitolo, che sempre di più mi fa pesare il tempo che manca all’uscita di Tales of Zestiria.

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