Recensione République (PS4)

All’incirca un anno fa, con l’occasione dell’arrivo su Steam dell’edizione Remastered del titolo, c’eravamo occupati di République di Camouflaj, team indipendente che mettendo sul piatto nomi decisamente pesanti (la squadra annovera figure che hanno lavorato a titoli come Halo 4, Metal Gear Solid 4, S.O.C.O.M e Red Dead Redemption) di fatto era riuscita a portare sul mercato mobile un prodotto qualitativamente valido. Non a caso, dopo l’approdo su Steam, lo studio di Seattle è riuscito a debuttare anche su Playstation 4 proponendo sulla macchina di Sony tutti e cinque gli episodi (incluso l’ultimo, finora inedito) che compongono l’esperienza.

They want to…erase me. They want to erase who I am

Protagonista del gioco è Hope, che all’interno di Metamorphosis (questo il nome della struttura che fa da teatro per le vicende) è “etichettata” con il nome 390-H: all’interno dell’impianto infatti i cosiddetti Pre-Cals, ragazzi nati e cresciuti (per quanto ricordano) all’interno di Metamorphosis che non hanno mai visto il mondo esterno, sono considerati delle vere e proprie risorse da controllare sfruttando la tecnologia e i Prizrak, una sorta di forza di vigilanza. In un contesto che evoca così da vicino al fantasma di 1884 di Orwell non poteva non germogliare però il seme della rivolta, sobillata dal dissidente Daniel Zager e dal suo “manifesto avvelenato”, versione alternativa del Manifesto redatto dalla figura a capo di Metamorphosis Kenichiro Treglazov. Venuta in contatto con questo materiale proibito Hope viene costretta ad una “ricalibrazione” e, per evitare che la procedura ne cancelli tutti i ricordi, si vede costretta ad evadere grazie all’aiuto di un misterioso hacker che interagisce indirettamente con lei, interpretato dal giocatore.

La narrativa è uno dei punti forti di République e tocca diversi temi tipici del dispotismo

La narrazione, soprattutto per quanto riguarda i primi tre capitoli dell’esperienza, si rivela uno degli aspetti più riusciti della produzione: la storyline principale, quella che coinvolge direttamente Hope e racconta della sua fuga, utilizza un mix di scene filmate e dialoghi registrati, amalgamandoli con un gameplay che come vedremo a breve utilizza in modo decisamente funzionale e riuscito pochi (ma solidi) elementi. In parallelo a questa si dipanano una serie di linee secondarie, all’inizio più criptiche ma man mano che si prosegue con le vicende capaci di far venire gran parte dei nodi al pettine, che contribuiscono ad irrobustire il tutto dando da una parte una visione più chiara di quello che è Metamorphosis e di come i Pre-Cals vengano “cresciuti” al suo interno (arrivando per esempio anche a controllarli tramite i libri, dopo aver digitalizzato ed alternato le loro pagine). Qualcosa però si inceppa verso la fine, in parte nel quarto ma soprattutto nel quinto episodio, arrivando ad un finale che non riesce a gettare luce su tutte le zone d’ombra costruite in precedenza e che probabilmente più di qualche giocatore troverà un po’ “frettoloso”; il (comunque ottimo) lavoro di Camouflaj esce quindi dagli ultimi due atti un po’ macchiato, ma non per questo non vale più il suggerimento dell’anno scorso: tutti i giocatori che apprezzano le storie ben raccontate troveranno in Répulique un prodotto in grado di accontentarli, pur lasciando un vago retrogusto amaro nel palato una volta arrivati alla fine dell’esperienza.

Watch Your Step
Il gameplay semplice tradisce l’origine mobile del titolo, ma ad ogni modo i pochi elementi presenti sono solidi e funzionali allo stile del prodotto

République, ludicamente parlando, è un titolo stealth dove (in ossequio alla natura originaria per prodotto, pensato per il mercato mobile) come detto Camouflaj ha messo sul piatto pochi ma funzionali elementi. Hope non è dotata di abilità o armamenti particolari, e può solo muoversi (correndo, e quindi facendo più rumore e attirando eventuali guardie, o in modo più furtivo, rimanendo bassa e nascondendosi dietro pareti e altri ostacoli) o in caso di cattura opporsi sfruttando i taser o gli spray al peperoncino raccolti in giro per la mappa (o rubati ai Prizrak stessi sfilandoli dalle loro tasche di soppiatto), stando però attenti ad utilizzare “l’arma” giusta contro il nemico appropriato (i taser risultano inutili contro i nemici dotati di corazza e gli spray sono inefficaci se utilizzati con i Prizrak muniti di casco). Di contro il giocatore, nei panni dell’hacker, ha a disposizione qualche freccia in più: se all’inizio può “spostarsi” di telecamera in telecamera sulla falsariga di quanto visto in Watch Dogs e bloccare l’apertura delle porte (consumando però la batteria del cellulare di Hope, che andrà di volta in volta ricaricata usando unità esterne o recandosi nelle stanze di detenzione) man mano che si avanza nell’esperienza e si acquisiscono nuove informazioni è possibile acquistare nuove abilità al Mercato Nero, barattando quanto appreso in-game. Dalla possibilità di “tracciare” il percorso delle guardie fino alla facoltà di attivare degli allarmi come diversivi, dall’hacking di caselle di posta e segreterie telefoniche fino al poter vedere la posizione dei Prizrak sulla mappa o attraverso i muri, proseguendo nell’esperienza le possibilità si arricchiscono e diventa anche più semplice dedicarsi alla raccolta dei collezionabili, nella forma di informazioni, cassette audio, libri messi all’indice da Treglazov (1984 e La Fattoria degli animali di Orwell, ma anche testi apparentemente più innocui come il Frankenstein di Mary Shelley) o di titoli di altri studi indipendenti come Shovel Knight o Transistor. Agli spezzoni più vicini alla filosofia di Metal Gear Solid vanno ad alternarsi alcuni enigmi da risolvere per poter avanzare, aspetto comunque mai prevaricante sia per la relativa semplicità di questi ultimi che per il loro numero tutto sommato esiguo all’interno dei cinque capitoli del titolo.

Il tutto, come dicevamo, tirando le somme risulta sicuramente solido e funzionale a quelle che sono le caratteristiche di République, mettendo l’accento su segreti, narrazione ed ambientazione anche grazie alle meccaniche di gioco descritte (che non scoraggiano l’esplorazione ma anzi, favoriscono l’utilizzo delle telecamere in questo senso). D’altra parte però va detto che la sfida non raggiunge mai livelli proibitivi, complice anche l’IA delle guardie che, come evidenziato nella recensione dell’anno scorso, appare ancora acerba e facile da trarre in inganno.

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Who fed you this poison?
Buono il sonoro, più in difficoltà la resa tecnica

Se la componente narrativa è la caratteristica più riuscita di République, l’aspetto tecnico ne rappresenta invece la faccia più “sporca” della medaglia: se visivamente il titolo si comporta egregiamente, pur non raggiungendo (a causa di una concorrenza decisamente più spietata ed equipaggiata) le vette di eccellenza della controparte mobile, spiace segnalare che i problemi di performance segnalati un anno fa per la versione Steam non sono ancora rientrati del tutto. Passare da una telecamera all’altra, specie se la transizione comporta un “cambio di area di gioco”, richiede dei caricamenti eccessivi che spezzano il ritmo della partita, e più di qualche volta ci si imbatte in qualche errore più grezzo come indicatori posizionati male o, più raramente, compenetrazioni di poligoni. L’accompagnamento sonoro riesce però senza dubbio a farsi perdonare, grazie a dei temi decisamente riusciti e alla presenza di un doppiaggio di livello, che coinvolge più di qualche voce nota al pubblico (citiamo in particolare David Hayter, storica voce di Snake del già citato Metal Gear Solid).

Verdetto
8 / 10
Il finale vi lascerà "senza fiato" *occhiolino*
Commento
République, anche in questa nuova incarnazione su Playstation 4, farà sicuramente la gioia di quei giocatori che sanno apprezzare le storie ben costruite, specie se queste strizzano l'occhio a tematiche orwelliane e ad altri grandi classici della "letteratura dispotica": nonostante a nostro avviso il quarto episodio non abbia il mordente dei primi tre e l'atto conclusivo sia forse un po' troppo frettoloso il lavoro di Camouflaj è indubbiamente riuscito da questo punto di vista. Come è riuscito anche sul fronte più direttamente ludico, grazie a meccaniche non molto profonde o innovative, ma solide e funzionali a quello che è lo stile del prodotto. Peccato per i soliti problemi tecnici a rovinare una festa altrimenti da consigliare senza troppe obiezioni.
Pro e Contro
Narrazione ben costruita
Semplice ma efficace
Ottimo sonoro

x IA nemica ingenua
x Qualche problema tecnico
x Il finale scontenterà più di qualcuno

#LiveTheRebellion