Marvel’s Spider-Man: Miles Morales è un’espansione stand-alone dello Spider-Man PS4 di due anni fa, e la recensione potrebbe sostanzialmente finire qui.

Non è che ci sia molto altro da dire, in realtà. Davanti ad un’espansione è ridicolo chiedere di reinventare la ruota, di risolvere al 100% i problemi di vecchiaia del gioco base. Marvel’s Spider-Man: Miles Morales è per l’appunto un’espansione e fa quello che dovrebbe fare: darcene ancora. Il fatto che sia probabilmente uno dei migliori titoli della lineup di lancio per capire cos’è PS5 – anche se Astrobot non è d’accordo – è quasi una coincidenza. Un effetto collaterale non voluto, come quando ti morde un ragno radioattivo e ti svegli che ti sai arrampicare sui muri.

Miles Morales è uno dei migliori titoli per inaugurare PS5, perché PS5 vuole essere un'espansione di PS4

Miles Morales che sostiene il peso di un'automobile, come sostiene quello di questa recensione
Quanto dura? Marvel’s Spider-Man: Miles Morales ha una campagna che dura circa 7 ore, a cui ne vanno aggiunte altrettante di extra se si punta al 100%. In linea con quello che dovrebbe essere un’espansione.
È quasi meta. Inizi un cambio di generazione con un titolo che parla di cambi di generazione, che ha nella premessa narrativa il fatto che Peter Parker starà lontano da New York per un paio di settimane. Poi torna, come probabilmente tra un paio di settimane tornerà PS4 nelle nostre vite, vuoi per l’uscita di Cyberpunk 2077, vuoi per aggredire quella pila della vergogna di titoli accumulati. Miles deve dimostrare di essere all’altezza di sostituire l’eroe che ha vegliato sulla città nei precedenti sette anni. PS5 è chiamata a fare lo stesso, ad esibirsi sul palco dove ha tenuto banco una macchina capace di regalare esperienze pazzesche. È un passaggio di consegne che non ha ancora quella nota di definitivo. Un cambio di generazione, appunto.

Miles che deve darci quello che ci dava Peter, rimanendo Miles. PS5 che deve darci quello che ci dava PS4, uscendo dall’ombra ingombrante del monolite nero. Miles ce l’ha fatta. Perché se come due anni fa ci chiediamo chi è e cosa vuol dire Spider-Man, la risposta è sempre la stessa. Un supereroe che ha i nostri stessi superproblemi. Miles sta affrontando un sacco di cambiamenti: la morte di suo padre, il trasferimento ad Harlem, il rendersi conto che crescendo i rapporti e le amicizie cambiano. È successo anche a noi. Inevitabilmente finisci per calarti nella calzamaglia di Miles, quel ragazzo che ti ricorda tanto il te stesso di qualche anno fa. Forse anche quello di adesso. Diventa più facile, col tempo? Chiede il nuovo Spider-Man al vecchio. Per certi versi si, per altri resta difficile allo stesso modo. È la storia delle nostre vite.

Miles È Spider-Man. Lo è su carta ed inchiostro, e lo è anche dietro lo schermo del tuo 60 pollici 4k

E allo stesso modo Marvel’s Spider-Man: Miles Morales è Marvel’s Spider-Man, con pregi e difetti che troverete in una qualunque recensione. Anche se i difetti, questa volta, si percepiscono meno vista la sua natura di prodotto più compresso. Less is More. Avere meno missioni secondarie ha permesso di sceneggiarle meglio, riuscendo a zoomare sui comprimari che rendono Miles, beh, Miles. Il rapporto con lo zio Aaron e il suo “impiego notturno”, che ha causato la stessa frattura tra lui e il padre di Miles che il ragazzo teme di vivere con Phin. Momenti umani, che cementano ancora di più l’immagine di un nuovo Spider-Man che poi così nuovo non è, è un ritorno alle origini del personaggio.

La differenza rispetto ad un approccio open world più moderno resta palpabile, e per quanto i crimini e gli eventi cittadini siano meglio contestualizzati la solfa rimane sostanzialmente quella. Ma Miles Morales è un videogioco più agile dello Spider-Man base, con meno elementi secondari inseriti per far minutaggio e dei collezionabili più in-topic. Messa davanti ad un’espansione Insomniac non è stata ossessionata dal minutaggio e dal contenuto. Le 30 ore circa del gioco base erano state raggiunte spesso e volentieri così, ma sulle spalle di Miles non grava quel peso ed è quasi una liberazione giocarlo.

Soprattutto quando Miles fa Miles e PS5 fa PS5

Giocare nei panni di Miles Morales non vuol dire solo avere un approccio più young o un mood più black all’esperienza di gioco. Vuol dire poter sfruttare i poteri che lo Spider-Man classico non ha, evitare di giocare nei panni di Peter Parker quando affronta le sue responsabilità. Meno spezzoni senza maschera e scazzottate con la criminalità più divertenti per via della meccanica del Venom, ma soprattutto uno stealth più interessante. Miles Morales può diventare invisibile per un certo tempo, e per quanto ogni attacco eseguito in questo stato ne accorci la durata con questo semplice innesto le fasi furtive migliorano decisamente. Non sembra più un rip-off di Arkham Asylum, non in modo così sfacciato ovviamente.

Miles si pavoneggia delle differenze con Peter e PS5 fa la stessa cosa con PS4. Nelle piccolezze, sfruttando DualSense – per quanto all’acqua di rose – per rendere più immersivo l’oscillare tra i palazzi di New York. La vibrazione più precisa che restituisce l’idea dello sforzo, la resistenza del grilletto destro che simula la tensione della ragnatela. Piccolezze che rendono il roaming più piacevole, e considerando qual è l’altra rivoluzione tecnologica è un valore aggiunto da non sottovalutare. Marvel’s Spider-Man: Miles Morales non ha nessun tipo di caricamento. Il famigerato SSD di PlayStation ha annichilito quello che era un concetto centrale nei videogiochi, e le conseguenze a livello di esperienza sono sbalorditive. Il viaggio rapido da un punto all’altro della mappa è istantaneo, non ci sono più transizioni tra la mappa di New York e le sezioni all’interno degli edifici, quelli che in un altro contesto chiameremmo dungeon.

In un’altra recensione di Spider-Man: Miles Morales si parlerebbe di Ray Tracing, dell’effetto pop-up inesistente e dell’orizzonte visivo incredibile del titolo. Del fatto che un babbano potrebbe scambiare effettivamente il gioco per un film, lui che non vive i videogiochi come noi e quindi percepisce meglio lo scarto tecnico tra la nuova e la vecchia generazione. Ma la vera next-gen è nell’assenza di caricamenti, nell’esperienza utente in continuità, senza interruzioni che spezzano l’immersione. È la matrice di cui parlava Mark Cerny lo scorso febbraio.

È il primo passo verso un videogioco che non ci ricordi di essere tale.
Sospensione dell’incredulità, non dissonanze tra tecnologia e narrazione.

Verdetto
8.5 / 10
Un passaggio di consegne di 2 settimane. Come tra PS4 e PS5
Commento
Marvel's Spider-Man: Miles Morales è un passaggio di consegne. In più di un senso, perché non è solo Peter Parker che impara a fidarsi di Miles e gli lascia la sua città per due settimane, sono i giocatori che imparano a conoscere PS5 calandosi nella calzamaglia attillata di questo nuovo Uomo Ragno che per tanti versi è un ritorno alle origini del vecchio. Perché il bello di Spider-Man era vederlo avere a che fare con i nostri stessi problemi, e Miles è uno di noi. Abbiamo tutti perso un familiare, dovuto traslocare o banalmente visto le amicizie dell'infanzia evolversi e perdere il loro slancio. È la vita, quella vita che non fa mai sconti ma con cui dobbiamo imparare a convivere, a trovare del bello anche nelle piccole cose proprio per il loro esser piccole. Ecco, quello che succede con Marvel's Spider-Man: Miles Morales è questo: è bello perché è più piccolo del titolo di due anni fa.
Pro e Contro
PIù agile di Marvel's Spider-Man
Un assaggio di Next-Gen

x I difetti del gioco base rimangono

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