Una ricetta che soddisf… No, non soddisfa manco per niente.

Voi non potete vederlo ma mentre sto scrivendo questa recensione di Lost in Random ho le mani tra i capelli. È difficile dare un giudizio a un qualcosa di così perfettamente nella media. Ho pensato per giorni a questo articolo, anche mentre giocavo (il che vi da un po’ la dimensione di quanto sia stato difficile tirare fuori qualcosa da quest’esperienza). Volevo parlarvi dei paragoni a caso, che poi tanto a caso non sono, con Tim Burton, spiegandovi che in realtà è lo studio dietro i lavori più celebri di Tim Burton, Laika, la vera fonte d’ispirazione degli autori.

Volevo parlarvi del perché leggerete in giro “fiaba a tinte cupe”, dicendovi allo stesso tempo che sì, è a tinte cupe, ma tutto tranne che articolata come i lavori di Gaiman (Coraline, American Gods… insomma, un genio). Ma poi ho pensato che non ne vale la pena, non per Lost in Random. Ed è triste, perché avevo davvero tanto da raccontarvi, ma non è il gioco giusto e questi argomenti sono troppo grandi per essere buttati così al vento. Quindi vi dirò semplicemente quello che ho provato giocando. Un flusso di pensieri che, spero, vi aiutino a capire la mia amarezza.

Mambo… Dado number five

Partiamo con le cose brutte, così ci togliamo il pensiero e possiamo chiudere un po’ più sereni. Per tutto il gioco ho pensato solo ad una cosa: se questo titolo fosse uscito su PS2 ora lo ricorderemmo con piacere. Saremmo lì a scrivere sulle pagine FB quanto era bello quel giochino con il dado e la regina. Quelle cose da nostalgici che fanno bene all’industria (ironia).

A parte gli scherzi, il gioco è solido, ma è nato vecchio. Il ritmo è completamente sbagliato per essere un gioco del 2021. E davvero, non si tratta di un discorso di costi di produzione e quindi essendo indie non è che potevano fare i miracoli, ma proprio di scelte autoriali. Mettiamo da parte un attimo la fase di combattimento e passiamo alla struttura dei vari “mondi”(nome che non ho messo a caso) presenti nel gioco.

E’ uno story driven, quindi finita la sezione di storia con cutscene varie approderete in uno dei sei borghi. Partendo dal primo si arriverà fino al sesto dove si assiste al finale. Ogni borgo è leggermente più grande del precedente e presenta una missione principale e missioni secondarie da fare prima di completare la missione principale, che porterà ovviamente, al borgo successivo. Dovrebbe essersi già accesa una lampadina sopra la vostra testa, ma andiamo avanti.

Una volta arrivati al borgo la cosa più importante da fare sarà la missione principale (perspicace). Tutti i borghi sono praticamente dei corridoi. Non potete sbagliare. La missione principale praticamente consiste nell’andare dal punto A al punto B e poi al punto C. Fine. Legati a motivi di trama super articolati quali: il boss del livello ha rubato i miei occhi, vai da lui, risolvi l’enigma, prendi i miei occhi e io ti darò la “chiave” per aprire la porta del prossimo mondo. E le secondarie non sono da meno. “Ci sono ben 5 manifesti con la tua faccia sopra, toglili tutti”, oppure “Ho bisogno di tre storie, parla con tutti gli abitanti e raccoglimi queste tre storie e portale da me”.

Se a questo ci aggiungiamo che durante “l’esplorazione” vi imbatterete in arene dove dovrete sconfiggere encounter casuali senza possibilità di uscita, e che ogni singola volta che parlerete con un PNG finirete una missione principale/secondaria o arriverete in un posto nuovo, lo schermo diventerà nero e partirà una cutscene; avrete il quadro completo della situazione.

Lost in Random è praticamente Kingdom Hearts senza possibilità di tornare nei mondi già esplorati.

E’ troppo lento questo ritmo. Cioè, per far spostare un personaggio da davanti alla faccia dovrete prima premere un tasto, aspettare lo schermo nero e il caricamento del dialogo, dire qualsiasi cosa tanto è uguale, aspettare un nuovo caricamento e poi vederlo allontanarsi piano piano dalla strada. Troppo lento. Questo sistema andava bene su PS1 con Medievil e su PS2 con qualsiasi gioco Tie In (tipo quello di Coraline su PS2 appunto). Ma ci stava un motivo se all’epoca addirittura una prodotto come KH era costretto a fare mondi minuscoli con enigmi stupidi (Alice nel Paese delle Meraviglie sto guardando te). La potenza era quella che era. Qui, invece, è stata una scelta. Farà felice qualcuno, sono sicuro, ma non me. E non si tratta neanche di tipologia di gioco, perché i Walking Simulator, che sono molto più vincolati alla storia di questo prodotto, hanno più libertà d’azione.

Ora mettiamo anche in mezzo quello che sembrava il core del gioco dai trailer: il combattimento. Io non riesco a definire Lost in Random un Deck Builder. Sì, hai le carte e devi farti il tuo mazzo personale con cui combattere, ma le carte sono una ventina. E non solo, sono poche e alcune assolutamente inutili, il che riduce ancora di più le possibili combinazioni.

Sono ben integrate nella storia però, questa è una cosa che ho davvero tanto apprezzato. Sia il dado, sia la struttura di combattimenti, sia le carte stesse sono perfettamente coerenti con il mondo di gioco e anzi, sono pezzi di world building e di storia fondamentali. Non voglio fare spoiler, ma c’è un motivo se quelle carte hanno quel costo, quell’effetto e quei disegni, ed è spiegato proprio dentro al gioco durante la main quest. Così si integra la meccanica deck builder in un gioco, bravi davvero.

Peccato che anche questi combattimenti, compresi quelli con “modalità differenti”, siano sbagliatissimi come ritmo. Le ridotte possibilità date dall’esiguo numero di carte permettono pochissime combo, che ripetute in loop contro troppi nemici con troppa vita non fanno venir voglia di andare avanti. Interessanti i diversi “giochi da tavolo” presenti durante l’avventura. Spezzeranno un po’ la monotonia dei combattimenti, ma saranno comunque tediosi e lunghi da portare a termine. Ah sì, come ho detto sopra tutte le battaglie sono obbligatorie. Fate voi.

Ok, hanno sbagliato il ritmo, ma qualcosa si salva...

Van Gogh… Ma chi? Il Poeta?

Vi prego di tralasciare i titoli imbecilli, ma mi serviva per unire due cose insieme: la trama e il comparto grafico. La storia di Lost in Random è una bella storia. È letteralmente una fiaba oscura vista dagli occhi di un dodicenne. Non è niente di rivoluzionario, ma funziona. I personaggi rimangono in testa e ti affezioni a loro e al mondo. Ovviamente le ispirazioni principali sono Alice nel Paese delle Meraviglie e i lavori di Gaiman, Coraline su tutti. Ed è giusto che sia così, perché fiabe di questo tipo possono far crescere le storie di un medium che è ancora acerbo. La loro forza sta nell’essere molto trasversali e riuscire a colpire nei cuori sia i bambini sia gli adulti, trasmettendo una morale diversa per fascia d’età e ceto sociale. Non è roba da poco e Lost in Random se la cava egregiamente.

Altra componente del gioco eccezionale è il comparto grafico. Lavoro magistrale davvero. Al netto di modelli ripetuti un po’ troppe volte, ogni personaggio è perfetto e cucito sul suo background. I diversi layer di profondità di ogni singolo personaggio principale, dal protagonista agli antagonisti, si rispecchiano perfettamente nei dettagli presenti sul corpo e nelle movenze. Il tutto condito con questa pittura sui modelli che li rende pupazzi in movimento dentro modellini di città. Le ombre e i punti luce sugli edifici, sui capelli, sui vestiti non sono creati dinamicamente, ma sono pennellati sopra al presonaggio proprio come se fossimo davanti a dei pupazzi in pongo.

La scelta è stata fatta per strizzare l’occhio a tutti quei film che fanno uso della tecnica d’animazione chiamata Stop Motion, che, guarda caso, usa proprio dei pupazzi. Questa metodologia è la stessa usata nei film d’animazione di “Tim Burton”, come ad esempio Nightmare Before Christmas; anche se, come vi ho detto sopra, in realtà Tim Burton non ha fatto la regia di quel film, ma tutto il lavoro legato alla realizzazione della pellicola è ad opera dello studio Laika.

Un piacere per gli occhi. La dimostrazione di come non serva il fotorealismo a tutti i costi per trasmettere emozioni.

Con questo in realtà la recensione di Lost in Random si conclude. Questa parte è molto più corta perché le cose belle sono così lampanti che non hanno bisogno di descrizioni e elogi. Vorrei comunque concludere dicendo che per quanto sembri una recensione distruttiva, in realtà dimostra secondo me la difficoltà nell’analizzare e scrivere di un titolo così medio. Non è un gioco rotto, questo ve lo posso assicurare.

Al netto di alcuni bug tralasciabili, arrivare fino alla fine è una scelta legata al puro gusto. Io non ho apprezzato questo ritorno alle vibe PS2, ma sicuramente lì fuori c’è qualcuno che non vedeva l’ora di mettere le mani su un titolo semplice, diretto e coinvolgente. Io lo dimenticherò facilmente, e mi dispiace, perché ci puntavo tanto. La sua mediocrità non è abbastanza in un’industria che va così veloce e allo stesso tempo così satura. Solo una cosa vi chiedo però, che vi piaccia il titolo o meno, che vi troviate con le mie idee o no, mi raccomando…

Guardate al videogioco e non ai Tim Burton sparsi come il prezzemolo sulla pasta allo scoglio.

Voto e Prezzo
7.5 / 10
15€ /30€
Commento
Lost in Random è un gioco medio. Una direzione artistica eccezionale che fa il paio con una storia semplice ma efficace. Il gameplay, però, è tutto tranne che innovativo. Il ritmo di gioco è completamente sbagliato, sia nella fase di combattimento sia durante l'esplorazione e la risoluzione degli enigmi. Sembra di essere difronte ad un un titolo PS2. E' una scelta, lo capisco, ma non apprezzo. Il medium videoludico ha ancora tanto da dire e queste soluzioni di comodo non aiutano la sua crescita.
Pro e Contro
Storia semplice e interessante
Direzione artistica eccezionale
Buon comparto sonoro

x Ritmo di gioco
x NPC ripetuti troppe volte
x Alcuni bug trascurabili

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