Lunediscord #2: Death Stranding, prima parte

Recensione Just Cause 3

Se negli anni passati si puntava maggiormente sulla forma in questa ottava generazione, come abbiamo già avuto modo di approfondire, il trend sembra essere quello dei contenuti. In particolare in questo 2015 ormai quasi al termine gli scaffali videoludici hanno visto diversi esempi di questa nuova filosofia all’insegna dell’open world e delle ore da spendere per completare il titolo di turno al 100%. In questo senso Avalanche Studios aveva già in un certo senso anticipato i tempi con l’ottimo Just Cause 2 (classe 2010): scopriamo se Rico Rodriguez è riuscito anche questa volta ad essere all’altezza della situazione o se invece si è adagiato troppo sugli allori.

Versione testata: Playstation 4

Hasta la victoria

Abbandonata l’ambientazione del sud est asiatico della Panau del secondo capitolo, Just Cause 3 porta il giocatore nella mediterranea Medici, patria di origine di Rico che, come vuole la tradizione della serie, è governata con il pugno di ferro da un regime dittatoriale. Lo scopo del protagonista quindi sarà quello di guidare le forze ribelli, capitanate dal suo amico di infanzia Mario Frigo e dalla scienziata Dimah Al-Masri (prima al servizio del regime) con lo scopo di rovesciare il regno del terrore del Generale Sebastiano di Ravello.

Se cercate una storia “impegnata” avete sbagliato franchise

L’aspetto narrativo non è e non vuole essere il cavallo di battaglia di Just Cause, e a maggior ragione in questo terzo capitolo si limita a rimanere sullo sfondo per quanto riguarda le missioni principali, dove in buona sostanza funge semplicemente da “molla” per l’incarico di turno, sparendo del tutto quando si passa ai contenuti secondari, indipendenti in tutto e per tutto dalla narrazione. Ad ogni modo, per quanto questa non sia sicuramente una colpa (a maggior ragione dopo 3 capitoli con questo spirito), va tenuto presente che se si è alla ricerca di una spy story dai contenuti più profondi Just Cause 3 non è quello che state cercando: Rico non è James Bond, ma piuttosto il classico eroe da action movie anni ’80.

Rampino 3.0
La terza versione del rampino, assieme a tutte le piccole novità ludiche, funziona alla grande

La portata principale, come facilmente intuibile, è quella ludica, che prende come punto di partenza lo scheletro riuscito e collaudato del secondo capitolo. Rico ha quindi a disposizione quattro slot per le armi (occupati da C4, arma ad una mano, pistole o mitragliatrici da usare “in akimbo” e dall’arma speciale, sia un lanciarazzi, un lanciagranate o un fucile da cecchino), oltre alle granate ed ai classici rampino e paracadute. Rampino che già nelle prime fasi di gioco verrà aggiornato da Dimah guadagnando una serie di utilizzi inediti e capaci di rendere l’esperienza ancora più riuscita e divertente: oltre a poterlo sfruttare per i movimenti (con la possibilità di riavvolgere la corda ancor più rapidamente tenendo premuto L2, manovra utile per darsi lo slancio e prendere quota col paracadute) è possibile agganciare, come nel secondo capitolo, nemici, veicoli ed oggetti tra di loro, potendo però adesso costringere le corde agganciate a riavvolgersi avvicinando le due estremità. Il risultato è che si può facilmente lanciare contro il bersaglio di turno un barile esplosivo sfruttando questo “effetto fionda”, o ancora agganciare un veicolo (o velivolo) nemico a terra o a qualche altra unità e costringerli all’impatto (con tanto di esplosione). Oltre a questa versione riveduta e corretta del rampino Rico guadagnerà (anche in questo caso fin da subito) la possibilità di spostarsi utilizzando una tuta alare, che presa la dovuta confidenza diventa un preziosissimo strumento di spostamento ed “infiltrazione” permettendo di raggiungere agilmente qualunque punto della città o della base che si sta smantellando. Tra i bonus opzionali invece vanno segnalati i MOD, dei modificatori elargiti come ricompensa dopo aver raccolto abbastanza punti durante gli eventi (ne parleremo in dettaglio tra poco) che aggiungono all’arsenale di Rico degli extra più o meno utili: da un turbo installato di default in tutti i veicoli richiesti dall’App ribelle (in buona sostanza, la versione di Just Cause 3 del mercato nero dello scorso capitolo, che permette di ottenere armi e mezzi di locomozione sul posto) fino a modifiche che rendono “intelligenti” le granate, capaci di andare a cercare in autonomia il bersaglio. Soluzioni che come detto rientrano nella categoria degli extra e che peraltro possono essere attivate e disattivate dal menu a piacimento, ma che sicuramente riescono in più di qualche caso a farsi apprezzare.

Si accusa invece la mancaza di un sistema di coperture e della mini-mappa di Just Cause 2

Manca invece, rispetto al precedente capitolo, la possibilità di muoversi eseguendo lo scatto a piedi, eliminata dagli sviluppatori per incentivare l’utilizzo del rampino. La scelta in pratica non ha conseguenze negative e difficilmente si rimpiange la mancanza, a differenza del sistema di coperture (assente anche in Just Cause 2) non introdotto con la stessa motivazione: per quanto è indubbio che ne guadagna la spettacolarità dell’azione e che il livello di sfida generale non è così proibitivo da renderne la presenza necessaria, la sensazione è che nelle situazioni più concitate la possibilità di ripararsi dietro qualche oggetto sarebbe stata apprezzata, anche semplicemente per prendere fiato due secondi (venendo incontro in questo alla telecamera di gioco, talvolta in affanno nel seguire i movimenti del giocatore) e ridare il via all’azione in aria col rampino con più cognizione di causa. Altra vittima illustre non presente in questo capitolo è la mini-mappa, che anche in questo caso ci è sembrata eliminata un po’ a torto, specie considerando che una volta eliminati la maggior parte degli oggetti da distruggere di un’area quelli ancora in piedi vengono indicati sulla mappa vera e propria (cui si accede premendo sul touchpad). Considerando che uno dei problemi più fastidiosi di Just Cause 2 era la difficoltà nel localizzare gli elementi da distruggere sopravvissuti alla “prima passata di Rico” l’approccio di questo terzo capitolo al problema ci è sembrato corretto, non fosse appunto per la mancanza di una mappa nell’HUD di gioco che avrebbe evitato di interrompere continuamente l’azione durante queste operazioni di ricerca.

Cosa fare a Medici quando (non) sei morto
Tantissimi contenuti…

Dal punto di vista dei contenuti Avalanche era già riuscita a distinguersi, come dicevamo in apertura, con il precedente capitolo, mettendo a disposizione una mappa enorme e tantissimi avamposti (città o basi militari) da liberare dal giogo di Pandak Panay. Medici non poteva quindi fare eccezione, e se le dimensioni della mappa rimangono più o meno paragonabili a quelle della “vecchia” Panau, ad aumentare è sicuramente la densità di contenuti, che permette alle isole mediterranee di Just Cause 3 di essere meno “vuote” rispetto a quelle visitate cinque anni fa. Oltre alle zone da liberare (che a loro volta vanno a comporre le provincie di Medici) Avalanche ha anche messo a disposizione i già citati eventi, sorta di gare divise in categorie diverse che sfidano il giocatore ad attraversare tutti i checkpoint nel minor tempo possibile, accumulare più punti chaos (distruggendo tutti gli elementi presenti a schermo che è possibile far esplodere) o portare a termine un dato percorso utilizzando la tuta alare cercando di passare il più possibile vicino al centro di alcuni anelli che compaiono a schermo. La ricompensa in punti viene poi utilizzata per guadagnarsi l’accesso ai MOD (a seconda anche del tipo di evento completato). Non mancano nemmeno i collezionabili, rappresentati da alcuni nastri registrati da di Ravello che forniscono informazioni sulla sua scalata al potere, che si affiancano ai veicoli presenti in gioco che prima di poter essere richiesti tramite l’App ribelle vanno rubati e portati ad uno dei tanti garage dislocati sulla mappa.

… Ma col solito problema della ripetitività

Insomma, dal punto di vista della quantità la carne sul fuoco sicuramente non manca nel barbecue di Just Cause 3, ma condivide con Just Cause 2 lo stesso difetto data dalla ripetitività di fondo che va a contraddistinguere questi aspetti secondari: fondamentalmente ci si ritrova, con l’eccezione delle basi militari che riescono a differenziarsi maggiormente una dall’altra, ad eseguire sempre le stesse azioni e spesso si porta a casa il risultato senza nemmeno sforzarsi troppo, dato l’arsenale bellico a disposizione (fortunatamente nelle basi militari prima di poter distruggere tutto con l’elicottero di turno è necessario distruggere le torrette SAM, o hackerarle in modo che abbattano solo i velivoli nemici).

Il bello della ribellione
Il frame-rate non è terribile come si leggeva in giro. Diverso discorso per i caricamenti

Si è parlato molto delle settimane passate dei problemi tecnici imputati a Just Cause 3, specie per quanto riguarda i due imputati numero uno frame-rate e tempi di caricamento. Da parte nostra, dopo circa una trentina di ore di gioco, possiamo scagionare il primo abbastanza a cuor leggero: sicuramente il titolo Avalanche non è impeccabile da questo punto di vista e qualche calo si nota, ma la situazione è tutto fuorché tragica e si tratta di casi essenzialmente isolati e che non si verificano, come si diceva, ad ogni esplosione. Diverso il discorso per quanto riguarda i caricamenti, che invece confermiamo sul banco degli inputati e abbiamo trovato decisamente troppo lunghi. Dal punto di vista visivo invece c’è poco da aggiungere a quanto già detto in fase di anteprima: Medici è senza dubbio ben realizzata ed il risultato finale è allineato a quello delle altre produzioni di ottava generazione. Spendiamo le ultime parole di questa recensione sul doppiaggio, che ripropone alcune voci già sentite nel secondo capitolo (su tutte quella di Tom Sheldon) sostituendone altre, con l’ormai onnipresente Claudio Moneta a prestare le corde vocali a Rico. Il tutto comunque, al netto di qualche “riciclo vocale” di troppo, risulta riuscito e convincente.

Verdetto
8 / 10
Si Rico, Kaboom
Commento
Era lecito aspettarsi una versione "sotto steroidi" di Just Cause 2, e per lunghi tratti Avalanche con Just Cause 3 ci ha accontentati: il nuovo rampino di Rico, la tuta alare e i MOD, quantomeno in buona parte, aggiungono tantissime possibilità al chaos e alla distruzione che è possibile seminare per tutta Medici. È un peccato però che gli sviluppatori da una parte siano stati forse un po' "ingenui" sotto alcuni aspetti, eliminando per esempio la mini-mappa che invece poteva rendere l'azione più continua e meno inframezzata da pause, e dall'altra non siano riusciti appieno a mettere una pezza al problema della ripetitività di fondo che già colpiva il precedente capitolo. Just Cause 3 rimane comunque un titolo da giocare se vi è piaciuto il secondo capitolo o cercato un prodotto di immediato divertimento (cosa che fa alla grande): diversamente è meglio rivolgere altrove le proprie attenzioni.
Pro e Contro
Dannatamente divertente
Le novità funzionano
Tantissimi contenuti...

x ... Ma alla lunga troppo simili tra loro
x Poca furbizia in alcune scelte
x Caricamenti troppo lunghi