Recensione
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Cosa c’è di più bello di giocarsi 2 titoli di Yakuza in un solo anno? Beh sicuramente giocarne un terzo.

Dal prossimo 2 Ottobre, sarà disponibile nei negozi Fist of the North Star: Lost Paradise in esclusiva su PlayStation 4.

Sviluppato dal Ryu ga Gotoku Studio, da noi conosciuto come il Team Yakuza, Lost Paradise mette da parte le avventure del Drago di Dojima, concentrandosi su una delle figure più iconiche e famose di sempre: Kenshiro.

 

Hokuto no Ken è sicuramente una delle opere manga/anime più famose di sempre. E facciamo fatica a credere che qualcuno, nel corso della sua vita, non abbia avuto modo di conoscere questa versione di Mad Max sotto steroidi.

 

E proprio in concomitanza dell’anniversario, che segna il 35° anno dell’opera di Tetsuo Hara e Buronson, quale occasione migliore per rilanciare il successore della Divina Scuola di Hokuto con un gioco a lui dedicato?

 

In questa sorta di spin-off post apocalittico, scoprite insieme a noi la nuova avventura di Ken il Guerriero.

 

Versione Testata: PlayStation 4 Pro

 

 

 

Mai. Mai. Scorderai. 

 

La storia di Fist of the North Star: Lost Paradise si inserisce alla fine del primo arco narrativo della prima stagione della serie animata. Alla ricerca della sua amata Yuria, Kenshiro arriverà al cospetto di Shin, uno dei maestri della scuola Nanto. I due, una volta amici, arriveranno ai ferri corti proprio a causa dell’amore provato verso la giovane ragazza. E dopo uno scontro mortale, nei suoi ultimi istanti di vita, Shin rivelerà che Yuria è morta, sconvolgendo la vita del nostro eroe.

 

Preso dallo sconforto per la scomparsa della sua amata, Ken inizierà un pellegrinaggio.

Arriverà così alle porte della città blindata di Eden, uno dei pochi “paradisi” rimasti sulla terra, dopo il conflitto atomico che ha portato l’umanità sull’orlo dell’estinzione.

 

L’arrivo ad Eden però per non è casuale. Ken nel suo viaggio scoprirà degli indizi che suggeriscono che Yuria non è morta come credeva, ma che si nasconda proprio all’interno della città.

Deciderà quindi di fare il possibile per poter riabbracciare Yuria, e giurarle amore eterno.

Fist of the North Star: Lost Paradise è il titolo perfetto che gli amanti di Kenshiro aspettavano da anni. 

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Inizia così questa nuova storia dedicata a Kenshiro. Contrariamente ai “musou” usciti nella scorsa generazione, che seguivano in maniera pedissequa la storia raccontata nel manga e nell’anime, Lost Paradise si concede una libertà creativa.

 

Alla stregua di un OAV, viaggiando sul filo della canonicità, gli sviluppi di trama prendono una piega originale introducendo Eden e i suoi abitanti.

Una volta trovato il modo di superare il cancello invalicabile della città, Ken farà la conoscenza di Jagre, iracondo capo delle guardie, Lyra, la sensuale maitresse del nightclub, e Xsana, la sacra sacerdotessa che protegge questa “città dei miracoli”.

 

Kenshiro entrerà prepotentemente nelle loro vite, sempre con un solo fine: ritrovare Yuria.

 

E nel corso dell’avventura si troverà a proteggere Eden dall’attacco dell’esercito di Kyo-oh, misterioso comandante dell’Army of Ruin, che tenterà in tutti i modi di sovvertirne gli ordini e impadronirsi del segreto che si cela nelle sue profondità.

Fra uno scontro e l’altro, Ken dovrà fronteggiare anche alcuni volti famosi della serie. Toki, Jagi e perfino il potentissimo Raoh. Ed è qua che il gioco rielabora gli eventi che tutti noi conosciamo ad uso e consumo proprio, come spesso avviene in molti adattamenti televisivi e filmici. Gli esiti delle battaglie rimarranno gli stessi, ma cambieranno alcune dinamiche che verranno riplasmate per essere coerenti con la nuova storia, senza stravolgerne il senso. I dialoghi, le frasi e le scene più famose, o l’uso di certe tecniche sarà lì, proprio come ricordavate, prendendo però vita in puro stile Yakuza.

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La scelta del Team Yakuza da parte di Sega si rivela non casuale, ma azzeccata. Per quanto questi due mondi siano distanti, i punti in comune fra le due serie non mancano.

E a far da collante troviamo proprio Kenshiro e Kiryu. Due personaggi totalmente agli antipodi, ma vicini sotto il profilo umano. Sempre pronti a combattere le ingiustizie e a proteggere i più deboli e, sopratutto i propri cari. Dei personaggi estremamente positivi, nonostante il contorno tratti di temi spesso forti e decisamente truci. Anche il saper umanizzare caratterialmente i propri personaggi conferisce all’opera maggior spessore al racconto, riuscendo nuovamente, anche in questo caso ad emozionare, sequenza dopo sequenza.

Essendo un titolo però incentrato su Kenshiro ci saremmo aspettati un maggior sfoggio di riferimenti alla serie alla quale si ispira. In realtà ci troviamo di fronte ad un racconto molto bilanciato, che si concentra maggiormente sui fatti nuovi piuttosto che sul passato di Kenshiro. I personaggi introdotti vengono presentati spesso accompagnati da brevi flashback, permettendo così, anche a chi non ha mai seguito la serie con attenzione, di non perdersi nulla della storia.

 

L’attenzione invece per le sequenze animate, in particolar modo nella creazione di coreografie di lotta sceniche era uno degli obiettivi che il Team Yakuza voleva raggiungere.

E la sfida è stata completata con successo.

Avremo quindi, in particolar modo negli scontri con i boss, delle fasi ottimamente costruite a livello visivo, in grado di arricchire un sistema di combattimento ormai collaudato e che sembra aver raggiunto la sua massima espressione.

Anche in questo caso le similitudini con la serie di Kazuma Kyriu sono tante. 

Sebbene la sensazione di trovarsi di fronte ad una copia carbone è presente ed è palese, ci sono diverse novità che differiscono dall’originale.

Kenshiro può attaccare facendo uso di calci e pugni, così da dare vita alle combinazioni di colpi più famose dello stile di Hokuto. Rispetto a Yakuza però non troviamo le classiche Heat Action, che permettono di finire i nemici con mosse devastanti, ma le letali Channeling Actions. Queste azioni, che agiscono direttamente sui punti di pressione del corpo umano, rappresentano la caratteristica distintiva dell’Hokuto Shinken, lo stile di lotta della sacra scuola.

 

Premendo “Cerchio” quando l’avversario sarà in stato di shock meridiano si attiverà un QTE che permetterà di aumentare i danni della tecnica appena usata. Queste riprenderanno quelle usate da Ken nei fumetti e nella serie animata, riversando a schermo tutta l’essenza splatter e violenta che negli anni ha caratterizzato questo personaggio.

Le tecniche sono molteplici, alcune anche inedite e create ad hoc per il gioco, e solo tramite i potenziamento di una sorta di sferografia divisa per aree d’azione, potremo sbloccare sbloccare nuove arti o migliorare le caratteristiche fisiche di Kenshiro.

Non fate inc*zzare Kenshiro

Per velocizzare il gameplay, di per sé già molto frenetico, raggiunto un certo punto nel gioco potremo bypassare le Channeling Action giustiziando il nemico di fronte a noi, se andremo ad eseguire la mossa con il giusto tempismo. In questo caso l’avversario esploderà in una pozza di sangue, ed otterremo una sfera blu che andrà a riempire una barra (che richiama la costellazione dell’Orsa Maggiore, la stessa impressa da Shin sul corpo di Ken) che una volta piena permetterà di attingere a tutto il nostro potenziale.

Kenshiro entrerà così nel Burst Mode, una sorta di stato “rage”, che banalmente si traduce in difesa e danni aumentati. Non solo. Eliminando i nemici istantaneamente questi lasceranno cadere a terra i Deathcry, versioni “fisiche” delle onomatopee pronunciate proprio nell’istante di morire, che potranno essere affettate e usate, alla pari degli oggetti in Yakuza, per colpire ed eliminare i nostri avversari.

 

Piccola novità la troviamo con l’introduzione di alcuni talismani, più precisamente chiamati Destiny Talismans. Durante il gioco, quando incontreremo nuovi personaggi, o sconfiggeremo le nostre nemesi, otterremo la possibilità di creare questi particolari oggetti, che equipaggiati ci permetteranno di attivare nel momento del bisogno delle abilità speciali. Alcuni ci consentiranno di ripristinare la nostra barra della vita, altri incrementeranno la difesa, o ci consentiranno di eseguire rapide mosse letali.

 

Il tutto a nostro vantaggio, risollevando spesso gli esiti di un incontro che sembra ormai segnato.

Alcuni vantaggi potranno essere attivati anche fuori della battaglia, e una volta usati, ci sarà da aspettare un cooldown prima di poterli sfruttare nuovamente.

In un gioco che prende così tanto dalla serie di Yakuza resta difficile non citarlo continuamente mentre svisceriamo ogni elemento di gameplay. Ed ecco che pur analizzandone la struttura ludica che fa da contorno al gioco, i richiami alla serie “madre” sono molteplici.

Benvenuti in paradiso

Eden è una piccola Kamurocho, con  vicoli sabbiosi pieni di thug, i suoi negozi e locali, pronta a cambiare volto con il calare della notte. Qua le attività da svolgere saranno meno numerose che nel quartiere fittizio di Tokyo, ma non meno interessanti.

Per guidare al meglio il giocatore è stato scelto di razionare le cose da fare, sbloccandone di nuove capitolo dopo capitolo.

 

Le substories, altro elemento caratteristico di Yakuza, qua è presente (con circa un ottantina di storie), ma pur essendo quest secondarie, molto spesso vengono usate per introdurre nuove meccaniche di gameplay. Kenshiro, da buon “crocerossino”, si prenderà in carico tutti i problemi di Eden cercando di porvi una soluzione.

Dovremo diventare apprendisti baristi cercando di soddisfare i gusti di una clientela esigente. E per farlo sarà necessario completare 3 minigiochi che impongono l’uso del pad per simulare gli strumenti del barman. Sbloccato il nightclub ci verrà chiesto, proprio come in Yakuza 0, di seguirne la gestione. Dalla cura delle hostess alla giusta assegnazione dei tavoli e delle richieste dei clienti, sempre più esigenti man mano alzeremo il livello della sfida.

Una delle tecniche dell’Hokuto Shinken permette di curare, tramite la digitazione dei punti di pressione giusti, diverse malattie. Così Ken si improvviserà il dottore di una clinica super affollata, fra pazienti bisognosi d’aiuto e vandali pronti solo a far danno, sulle note di alcuni brani di musica classica, in un rhythm game decisamente fuori di testa.

 

Non mancano poi il Casinò, dove sperperare tutti i nostri averi, il Colosseo, nel quale testare le nostre abilità nello stile di Hokuto, o la sala giochi, al cui interno, dopo averli recuperati, potremo giocare ai cabinati dei classici Sega, da Space Harrier ad Out Run, fino ad un pezzo da “90” come il Fist of the North Star uscito per Sega Mark III, o meglio conosciuto dalle nostre parti come il Master System.

Lost Paradise introduce anche qualche elemento inedito, come un’intera area “open-world”.

 

A bordo della nostra buggy, potremo visitare l’area desertica che si estende nei pressi di Eden. Sarà possibile scontrarci con le decine di thug che battono la zona, recuperare risorse da usare per la creazione dei Destiny Talismans, e partecipare a gare di corsa o ad un ulteriore minigioco, una versione estrema del baseball che vede in gioco longarine di ferro come mazze e motociclisti assetati di sangue.

 

Questa modalità “aperta” fa anche da hub per alcune delle location del gioco, come Cassandra, la città prigione, o offre riparo ai ricercati, protagonisti di una modalità che ci farà diventare spietati cacciatori di taglie.

Perché in Lost Paradise i soldi non saranno mai abbastanza e ogni introito sarà ben accetto.

 

Pur non brillando, la parte open world è un’aggiunta che arricchisce ulteriormente il gameplay e lo differenzia nettamente da Yakuza, funzionando decisamente meglio rispetto alle sezioni di guida del taxi del quinto capitolo.

La buggy potrà poi essere migliorata aggiungendo accessori e personalizzazioni che si riveleranno poi utili per accedere a nuove aree.

 

L’esplorazione non sarà del tutto libera, ma saremo vincolati al consumo di carburante del mezzo.

Se questo raggiungerà lo zero, il gioco andrà in game over. Per ovviare il tutto basterà rifornirsi nelle apposite aree, che fungeranno anche da comodi fast travel, per spostarsi rapidamente da una parte all’altra del deserto. 

 

First of the North Star: Lost Paradise offre diverse ore di gameplay. Seguendo principalmente la storia si completa nel giro di 25/30 ore, mentre concedendosi qualche extra, il contatore delle ore sale notevolmente. Una volta completato il gioco avremo accesso ad una modalità libera, che ci permette di riprendere il salvataggio finale e di completare le attività lasciate indietro, senza più i vincoli di trama.

 

Un ulteriore livello di difficoltà si aggiunge a quelli presenti di base, e selezionandolo le cose si faranno più complicate. Se verremo sconfitti non sarà possibile continuare la partita come avviene normalmente, obbligando così il giocatore a ricaricare l’ultimo salvataggio e perdendo di fatto i progressi fatti fino a quel momento.

Dal manga al videogioco

Graficamente Lost Paradise non impressiona come il sesto capitolo di Yakuza, ma ha il suo perchè. Le motivazioni sono da ricercare principalmente nell’utilizzo del vecchio engine e non del Dragon Engine dell’ultima avventura di Kiryu.

 

L’uso del cel-shading maschera un po’ le cose restituendo a video il feeling della serie animata. La caratterizzazione dei personaggi è ottima, e pure quella dei thug, sebbene spesso ripetuti, rende abbastanza grazie alla differenziazione di vestiti e accessori. Alla solidità del frame rate, tendenzialmente sempre stabile, si scontra una resa visiva non sempre ottimale.

Eden, per quanto caratteristica, mostra qualche limite e non regge il confronto con Kamurocho, nonostante di notte risplenda in una pioggia di luci al neon. Anche la parte open world ha evidenti limitazioni, risultando per lo più spoglia e poco attraente, seppur funzionale al suo scopo.

Ed ora una delle stranezze che più ci ha colpito del gioco.

L’assenza di canzoni provenienti dalla serie animata che facessero da trait d’union con il franchise di Kenshiro. Le musiche si comportano bene e sono sempre azzeccate, ma una “Ai o Torimodose” o una “Tough Boy” avrebbero avuto sicuramente molto più fascino. A sorpresa troviamo invece un’ispiratissima “Receive You”, tema presente nel primo Yakuza, qua riadattato in pieno stile Hokuto.

Nulla da dire invece per il doppiaggio, che prende in prestito le voci principali del cast di Yakuza per una prova attoriale di primissimo livello.

Sentir parlare Ken con la voce di Kiryu è sicuramente un valore aggiunto. Non solo a livello affettivo, ma anche qualitativo, donando al personaggio maggior spessore. È presente anche una traccia inglese ma sinceramente non ci sentiamo di consigliarvela per nessun motivo.

 

Lost Paradise arriva in occidente tradotto solamente nella lingua di albione, mentre i nomi dei personaggi e delle tecniche riprende quelli originali visti nel manga e nella serie TV, dimostrandosi fedele all’originale.

 

In conclusione...
8.5
“Dopo aver letto questa recensione, vi restano 3 secondi di vita”
Con Fist of the North Star: Lost Paradise, il Team Yakuza reinterpreta ottimamente il classico di Kenshiro. A 35 anni dalla sua nascita con questo titolo si celebra nel migliore dei modi una delle icone dell'animazione giapponese con un titolo che ne incanala l'essenza. Pur non seguendo la storia in maniera fedele, la rielabora per adattarla ad un nuovo racconto, che in pieno stile Yakuza saprà intrattenervi e divertirvi proprio come il Drago di Dojima ha saputo fare in questi anni. Lost Paradise non è esente da difetti, e ci ha stupito della mancanza di molti più riferimenti alla serie alla quale si ispira, o l'assenza della colonna sonora originale. Anche graficamente fa la sua parte, senza però spingere di più come avremmo sperato, data l'assenza del Dragon Engine, in favore di un motore più datato ma "affidabile" sul lato prestazioni. Al di là di questi dettagli, Fist of the North Star: Lost Paradise è un titolo che si apre a tutti: dagli amanti di Ken ai fan di Yakuza, fino ai giocatori occasionali che da ragazzini seguivano il cartone poco prima di andare a cena, ognuno rimarrà affascinato dal carisma di Ken e del suo letale savoir faire.
Ottima reinterpretazione di Kenshiro
Battle system profondo e vario
Numerose attività secondarie
x Colonna sonora originale assente
x Si poteva fare di più sui riferimenti
x Tecnicamente migliorabile

due parole sull'autore
Giacomo è il nonno del gruppo e giocatore fin dall'alba dei tempi. Finché non crepa, potete leggere i suoi deliri senili su queste pagine, che sopravviveranno al loro autore anche se chiudessimo il sito entro l'anno.
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