Recensione Mad Max

Lo scorso Maggio, dopo un assenza di più di trent’anni, George Miller è tornato a parlarci di Max Rockatansky, rimettendolo su strada in Mad Max: Fury Road. La pellicola, premiata dalla critica sia per il comparto visivo che come film di pura azione ed adrenalina, ha raccolto i consensi dei fan della vecchia trilogia e avvicinato nuovi ammiratori alla serie. Avalanche Studios, gli sviluppatori svedesi artefici della serie Just Cause, prendono in mano la proprietà intellettuale e pubblicano grazie a Warner Bros. IE, Mad Max su PlayStation 4, Xbox One e PC. Dopo la nostra prova su strada (che in questo caso calza a pennello) alla Gamescom 2015, siamo pronti ad emettere il fatidico verdetto sulle corse nel deserto della controparte ludica di Max Rockatansky.

Versione Testata: PlayStation 4

What a Lovely Day
Quello che è chiaro fin dalle prime inquadrature, e che gli sviluppatori hanno ripetuto allo sfinimento, è l’identità del protagonista: non è ne il Max di Mel Gibson, ne quello di Tom Hardy, ma un Rockatansky completamente inedito, colpito anche lui dalla perdita della propria famiglia e destinato a correre alla guida della propria V8 Interceptor, il gioiello nero, braccato dai cacciatori del Grande Bianco, al servizio di Scrotus crudele dittatore delle sabbie. Dopo un inseguimento tra le dune, Max viene fatto prigioniero dai Bestie da Guerra (Simili ai Figli di Immortan Joe), e portato al cospetto di Scrotus sul suo personale mezzo di locomozione, mentre l’Interceptor viene smantellata a Gastown; facendo un’abile utilizzo delle proprie doti marziali, l’eroe si libera e allontana il feroce cane da guardia dell’avversario, che non contento decide di scagliare la bestiola giù dal carro. Scrotus si avventa dunque su Max con la propria motosega, inconscio che quest’ultima segnerà la sua tragica fine. Max trancia a metà la testa del dittatore che con le ultime forze lo getta nel deserto: così si apre Mad Max, con dei titoli di testa che vedono il nostro protagonista venir svegliato dal cagnolino, ora mansueto e pronto a servire un nuovo padrone, e trovare il fucile a canne mozze appartenuto all’ormai defunto Scrotus, ormai unica difesa per il nostro eroe.

Mentre i due vagano alla ricerca d’acqua, si imbatteranno in Chumbucket, meccanico gobbo che sogna di costruire l’Angelo Nero, il bolide perfetto. Il sogno del “Dito Nero” rispecchia la necessità di Max di

La trama di Mad Max fatica a decollare
muoversi da quel posto desolato, quindi il “Santo Guerriero” (così viene soprannominato da Chum) decide di allearsi col gobbo e cercare di potenziare il suo nuovo automezzo: la Magnum Opus. Nel lungo viaggio che li attende, la strana coppia incontrerà molti personaggi particolari, oltre che le legioni di Scrotus orfane del proprio re ma ancora inconsapevoli di essere stati abbandonati, e quindi decisi a prendere la pelle del Guerriero della Strada alla prima occasione buona. La trama di Mad Max fatica a decollare e sicuramente non è il suo punto di forza e, se non fosse per i personaggi che sembrano usciti dalle pellicole di Miller per quanto si dimostrano pazzi sia nell’aspetto che nel carattere, difficilmente le sarebbe attribuibile un grosso peso. Sparsi per l’immensa area di gioco, e nelle linee di dialogo tra i vari personaggi sono presenti anche numerosi easter eggs che richiamano i quattro film di George Miller e che probabilmente verranno colti all’istante dagli appassionati a cui strapperanno più di un sorriso. Fortunatamente Avalanche Studios ha sfruttato quello che è stato il maggior pregio di Fury Road: l’atmosfera, rendendo la regione del Grande Bianco viva e ricca di scorci eccezionali in cui parcheggiare il proprio mezzo e ammirare incantati il panorama, magari scattando anche una foto ricordo grazie all’omonima modalità, presente fin da subito a differenza degli altri due titoli su licenza di Warner Bros. IE usciti negli ultimi 12 mesi.

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You’re not a coward. Stupid, maybe, but not a coward.
Mad Max sfrutta l’ormai sdoganato sistema di combattimento Free Flow, introdotto in Batman Arkham Asylum da Rocksteady, e migliorato man mano in tutte le produzioni degli ultimi anni (che siano pubblicate da Warner Bros IE o meno), utilizzando saggiamente quadrato e triangolo, Max potrà attaccare e difendersi, mentre ad R1 è destinata la schivata, a cerchio il colpo di fucile (di cui avrete munizioni limitate per buona parte del gioco) e alla croce direzionale verso l’alto la borraccia, unico modo insieme alle scatolette di cibo per cani o larve dei cadaveri che troverete sparsi per il deserto, di ripristinare la salute del vostro eroe.
Il gameplay di combattimento di Mad Max risulta molto più lento e sporco rispetto ai precedenti titoli su licenza, questo perchè a differenza di Talion e Batman, Max mette tutta la propria violenza nei colpi, trasformando la propria furia in potenti spa12006483_10207675849122016_5923971448666154667_occa-mascella o mosse finali in slow motion veramente dolorose per l’avversario. Avalanche Studios è riuscita a trasmettere la sensazione di dolore e per l’appunto di furia matta (non è un caso se ad ogni colpo Max riempirà l’apposito indicatore per poi lasciarsi andare alla rabbia una volta raggiunto il limite) provata da Max mentre uccide senza pietà i suoi avversari0, e che dimostra come può essere dura la vita a piedi nelle lande del Grande Bianco. Non solo, il gruppo di svedesi ha cercato anche di rendere le sottomissioni sì facoltative, ma necessarie al proseguimento della vita su strada di Max: se doveste decidere di affrontare solamente la storia, una volta raggiunta il terzo territorio (dei cinque presenti) avendo ignorato tutte le sottomissioni (o gran parte di esse) sbatterete contro un muro di difficoltà ben più resistente della Fauce che avrete appena sfondato per raggiungere la nuova zona. Max dovrà essere potenziato per non cadere sotto i colpi sempre più potenti delle Bestie di Guerra, o per non saltare in aria durante gli inseguimenti a bordo della 12000801_10207675848602003_3920058869686536416_oMagnum Opus. Entra così in scena un altro personaggio dalle abilità mistiche chiamato Griffa, in grado di risvegliare i talenti nascosti di del Guerriero della Strada in cambio di Gettoni con la propria effige, ottenibili completando obiettivi interni del gioco che vanno dall’uccidere un numero definito di nemici al saccheggiare diversi accampamenti; ognuna di queste sfide completata, oltre al gettone, garantirà anche un livello della Leggenda di Max, ogni dieci di questi, l’eroe otterrà un nuovo titolo e nuovi equipaggiamenti fisici, come tirapugni o nuovo spazio per le munizioni. Sommando i bonus di Griffa a quelli della Leggenda, Max sarà in grado di resistere di più nelle lande desertiche del titolo, diventando una vera e propria minaccia per i servi di Scrotus.

 

Bust a deal, face the Wheel!
La vera protagonista del titolo, tuttavia, è la Magnum Opus: l’Angelo Nero vi terrà impegnati per la maggiorparte del tempo mentre viaggiate nelle assolate regioni del Grande Bianco. Come il suo nuovo padrone, anche l’auto potrà essere potenziata e migliorata grazie ai rottami che troverete sparsi per tutta la mappa di gioco, nella sezione dedicata al Garage, potrete istallare i nuovi potenziamenti e migliorare così le proprietà del veicolo, dal peso all’aderenza sulla sabbia. 11950286_10207675849562027_6103084228428801799_oSono richiesti solo due tasti per poter guidare la Magnum Opus: R2 per accellerare e L2 per la retromarcia, il resto sta nelle capacità del giocatore ad abituarsi ad un sistema di guida quasi arcade, ma che una volta padroneggiato risulterà tra le parti più divertenti del titolo; soprattutto perchè, sebbene si guidi solo con i dorsali, l’Angelo Nero è dotato di tutta una serie di armi e potenziamenti che lo renderanno l’automezzo più potente e temuto di tutto il Grande Bianco. Viaggiando con Chumbucket sul retro, Max potrà fare affidamento su un arpione in grado di trainare oggetti, totem e anche piloti fuori dai propri mezzi; su dei bruciatori laterali che inceneriranno gli avversari o danneggeranno le loro carrozzerie e sull’arpione del tuono, uno speciale arpione esplosivo in grado di incenerire letteralmente i veicoli avversari e le difese delle fortezze. Inoltre Max avrà a disposizione il suo fucile, con cui sparare ai pneumatici o direttamente agli avversari, e uno sparalungo (un fucile da cecchino) che gli permetterà di colpire i nemici da lontano lasciando il volante al gobbo. Con un equipaggiamento del genere la Magnum Opus diventa un vero e proprio Guerriero della Strada, trasformando le fasi di guida da mero viaggio a parte più divertente del titolo. Vedere esplodere i veicoli avversari nei modi più fantasiosi (oltre alle numerosi esplosioni causabili nelle fortezze) rende il tutto ancora più suggestivo e praticamente identico ad un film della serie.

Esistono anche dei modelli preimpostati della Magnum Opus, denominati Arcangeli, che saranno fabbricabili da Chumbucket una volta raccolti tutti i pezzi necessari: questi mezzi leggendari vengono richiesti per portare al termine alcune delle sfide opzionali di Griffa ma molti non sono all’altezza delle creazioni del giocatore. Restano comunque uno dei collezionabili più originali del titolo, insieme alle altre macchine della fazione di Scrotus, tutte disponibili e utilizzabili nelle Corse della Morte, in cui Max sfiderà altri piloti in sfrenate gare a tempo ricche di esplosioni, come già visto nelle pellicole di Miller. Portando a termine con successo le corse, oltre ad ottenere gettoni per Griffa, sbloccherete una fonte di carburante per poter fare il pieno di benzina ai vostri veicoli ogni volta che passerete dal luogo dove si è svolta la gara.

I’ve got skills. I can trade them.
Se la trama principale di Mad Max fatica a carburare, lasciando il giocatore a se stesso nelle lande del Grande Bianco, la maggior parte della longevità del titolo open world di Avalanche Studios è dovuta sicuramente all’enorme quantità di sottomissioni disponibili a schermo. Oltre alle già citate Corse della Morte e ai diversi collezionabili, Max si troverà a dover abbassare la minaccia della fazione di Scrotus in ogni nuova regione che visiterà, una volta raggiunta la fortezza del Leader “buono” di turno. Questi Capitani poco coraggiosi infatti, per permettere a chumbucket di lavorare alla Magnum Hopus in casa loro, chiederanno al Guerriero della Strada di ridurre l’influenza del deceduto leader nemico in diversi modi come sconfiggere i cecchini, sdradicare i totem dedicati a Scrotus, disarmare campi minati grazie al fiuto di Dinki Di (ricordate il cane dell’inizio?) ma soprattutto conquistando i diversi avamposti e facendo esplodere le riserve di petrolio delle Bestie di Guerra. Tra un’esplo11953322_10207670842356850_5797156057087260344_osione e l’altra vi imbatterete anche nei Capobranco, sei enormi guerrieri d’elite armati di un enorme mazza chiodata, i veri e propri boss opzionali del titolo; purtroppo, se l’arena in cui affronterete ognuno dei sei panzoni è sempre diversa, il move-set avversario rimane identico, rendendo abbastanza monotoni e ripetitivi questi scontri, lasciando il piacere di arrivare al Capobranco facendo esplodere tutto (servi compresi), l’esperienza migliore della sottoquest. La ripetitività di fondo delle missioni secondarie inizia a sentirsi dopo circa una ventina d’ore di gioco, soprattutto quando per l’ennesima volta ci ritroviamo a dover abbattere un pozzo di petrolio nei nuovi territori, per assicurarci i favori del Leader sottomesso: fortunatamente, anche se principalmente tutte con lo stesso obiettivo, le ambientazioni di gioco aiutano a variare l’approccio con cui si raggiunge il bersaglio, questo ancora una volta grazie all’ottimo lavoro fatto con l’atmosfera dell’universo di George Miller. L’esempio più lampante sono sicuramente le tempeste di sabbia, viste a Maggio in Fury Road, che innonderanno l’ambiente di gioco rendendoci difficile il trovare riparo, tempeste che arriveranno casualmente e vi avvertiranno qualche istante prima di scatenarsi con un messaggio al centro dello schermo.

I live, I die, I live again!
Abbiamo già lodato le atmosfere, i personaggi e gli ambienti creati da Avalanche Studios, ma non ci siamo ancora concentrati sull’aspetto tecnico vero e proprio di Mad Max. Il titolo gode di una risoluzione a 1080p ma subisce leggeri cali di frame dovuti probabilmente al continuo slow-motion durante le lotte (che siano a piedi o in auto non fa differenza) e qualche bug di lieve entità come tutti i corrispettivi del genere Open World. Neanche la colonna sonora brilla quanto la controparte su pellicola, ma riesce comunque a rendere bene l’atmosfera silenziosa del Grande Bianco, lasciando spazio al rombo dei motori e al fragore delle esplosioni. Il doppiaggio completamente inglese risulta efficace, specialmente quello di Chumbucket veramente d’impatto e adatto al gobbo dalle dita nere. Mad Max presenta tutti i testi a schermo in un ottimo italiano sia per traduzione che per adattamento.

Verdetto
8 / 10
Witness Me
Commento
Pur non esente di difetti, quali una certa ripetitività delle missioni ed una trama che fa fatica ad ingranare, il titolo di Avalanche Studios riesce a regalare le stesse atmosfere delle controparti su pellicola. Se siete fan dei film di George Miller, Mad Max vi stupirà anche nella sua incarnazione videoludica fatta di esplosioni ed inseguimenti. Grazie ad una personalizzazione dettagliata sia del Guerriero della Strada sia della Magnum Opus, ed ad un'infinità di sotto missioni, Mad Max è capace di regalare tante ore di intrattenimento, sempre se siete amanti del genere Open World e soprattutto dell'universo a cui è dedicato (ed in quel caso sentitevi anche di dare un mezzo punticino in più).
Pro e Contro
Atmosfera d'impatto
Sistema di personalizzazione riuscito
Un'infinità di sottomissioni

x Trama che fatica a decollare
x In molte occasioni ripetitivo
x Saltuari cali di frame

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