Recensione Days Gone per PC, la recensione di un miraggio

Oltre 730 giorni…e nulla è cambiato…

Galeotta fu la curiosità. Ebbene sì, è stata la pura e semplice curiosità che mi ha portato a recuperare questo titolo. Perchè lo ammetto, non lo avevo giocato all’epoca (2019) per la stessa sensazione che provo adesso, ovvero mancanza di necessità. Ma di questo ne parlerò più avanti. Fatto sta che è stata la curiosità di constatare con mano il motivo della tanta sottostima di questa IP che mi ha portato a comprare Days Gone già scontatissimo dopo pochi giorni dall’uscita per PC.

Diametralmente opposta è invece la sensazione che mi ha portato a volerlo recensire, ovvero la presa di coscienza. La chiara e palese consapevolezza, rigorosamente a posteriori, di qualcosa che poteva anche avere del potenziale, ma rovinato da una grossolana e superficialissima realizzazione. Un miraggio di un qualcosa che da lontano può anche apparire bello e invitante, ma da vicino si rivela irrimediabilmente inconsistente.

Un miraggio di un qualcosa che da lontano può anche apparire bello e invitante, ma da vicino si rivela irrimediabilmente inconsistente

Giorni ormai andati

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Rimanere in sella per vivere O vivere per rimanere in sella? Il concetto è lo stesso. In Days Gone la tua moto è come una madre, e allo stesso tempo una figlia. Un qualcosa che ti protegge dai pericoli, ti salva. Un qualcosa da curare e proteggere da tutto e tutti.

Una pandemia globale, un mondo nel caos e poi in rovina. Basi non troppo originali per Days Gone, in una produzione che vuol e voleva essere una summa dei capostipiti del genere zombie post-apocalittico: primi tra tutti The Last of Us e The Walking Dead. Quest’ultimo titolo soprattutto, con il quale condivide più di un elemento, dal personaggio biker al termine “erranti” per identificare i non-morti.

Di certo un salto di qualità rispetto alle precedenti produzioni di Bend Studio, che si era dedicato negli anni immediatamente precedenti a dei capitoli di Uncharted per PlayStation Vita. Di certo un porting fatto a regola d’arte, che segna (assieme ad Horizon Zero Dawn) la via per una strategia ben precisa di Sony. L’esclusività relativa a un paio d’anni, e poi sfruttare al massimo la potenza del PC.

Premesso questo tuttavia non si può comprendere tutto il clamore mediatico relativo alla cancellazione da parte di Sony del secondo capitolo di Days Gone. In quanto proprio questo porting, fedele nella struttura all’originale per PS4 e capace di potenziarne tutto il lato tecnico, ne evidenzia tuttavia enormemente anche le mancanze e i difetti. Questa recensione manifesta come chiaramente Days Gone sia un titolo carino, passabile, ma niente di eccelso neanche su PC, nulla di eccezionale da necessitare un seguito. Un gioco di cui sinceramente penso non se ne sentisse tutto questo bisogno.

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Gli zombie bambini, detti larve, sono uno dei pochi elementi di originalità assoluta di Days Gone

Un incipit in medias res che tanto ricorda The Last of Us, ma dalla potenza narrativa decisamente inferiore. Che non migliora purtroppo anche durante tutto l’arco narrativo, suddiviso in “storie“. Ma che tutto sommato funzionano, in una storyline senza troppe pretese nè colpi di scena significativi. L’epopea del protagonista, Deacon St. John, è una storia on the road che si snoda in un infernale Oregon, alle prese con orde di zombie, agguati di predoni e una civiltà collassata legata solo al puro opportunismo.

Nuova alba

Cosa può significare una seconda occasione? Un riscatto? Di certo un porting su PC perfetto come quello di Days Gone, conversione di alta qualità che non conosce il termine bug e che si interfaccia perfettamente con mouse e tastiera. D’altro canto lo stesso lo consacra però a gioco carino perennemente intersecato nel limbo della mediocrità. Come si diceva nulla di eccelso, neanche graficamente parlando.

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Del paesaggio, anche in lontananza, posso ammetterne la suggestività, al netto delle mancanze

Quella che poteva essere una nuova alba per il titolo Bend Studio è in realtà una lucidatura che grazie alla potenza del PC mette in risalto come la old gen non fosse stata sfruttata al pieno delle sue capacità. Lontani dal miracolo The Last of Us Parte II. Ho personalmente trovato molto d’impatto l’alta qualità di alcuni personaggi principali e le loro textures, ma il resto pare un quadro gradevole nella sua visione d’insieme e grossolano nei particolari. Il tutto con settaggi impostati al massimo.

Seppur l’ambientazione sia molto ricca di vegetazione ed elementi sparsi, gli stessi risultano molto poco rifiniti e dalle textures altalenanti nella loro qualità. Per non parlare della superficialissima gestione delle ombre e dell’occlusione ambientale. Perchè a mio avviso si è puntato a mettere in risalto solo determinati elementi, come il protagonista, la moto e la pioggia, elemento spesso costante per tutta la durata del gioco. Il terreno dopo un temporale, infatti, è uno spettacolo di riflessi, tra pozzanghere ed asfalto bagnato.

Cartoline dall’apocalisse

Sebbene questa recensione di Days Gone, tratti il porting della versione PC, con tutti i suoi pregi e difetti, esiste un punto di raccordo con il mondo console. Questo prende il nome di photo-mode. Nell’altalena di emozioni che alterna momenti di frenesia ad altri di calma piatta, si trova sempre il tempo per portarsi via qualche ricordo dell’Oregon. La modalità fotografica, presente in Days Gone, è tra le migliori in circolazione.

Al pari delle altre, in altrettanti titoli, consente di avere tra le mani una fotocamera reflex virtuale con un buon grado di libertà. La cosa che, invece, la rende unica nel suo genere, è il numero di modifiche apportabili ad uno scatto in modalità avanzata. A conti fatti, è come se includesse un software di editing foto. La componente cromatica può essere gestita in ogni singolo elemento, separando i tre canali RGB. Questa “chicca” permette di superare il concetto di preset, lasciando spazio ad uno approccio più professionale.

È però un’arma a doppio taglio, questa. Si rischia di deragliare pesantemente in sede di gameplay, lasciandosi trasportare dall’intensità del momento. In parole povere, arte. La componente artistica di Days Gone parla da sola, e il porting su PC aiuta ad evidenziarla. Non portarsi via qualche ricordo dall’Oregon è, oltremodo, impossibile. Se volete, però, avvicinarvi al mondo della Virtual Photography questa può essere l’occasione giusta. Cercate di non farvela sfuggire.

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Ben oltre il preset, la photo mode di Days Gone ti permette di fare cose stupende. Di certo una chicca inaspettata!

Il peso dell’ambizione

Per quanto Days Gone sia sicuramente ascrivibile tra i migliori open world, è l’accozzaglia di elementi presi a mani basse da più parti, nonchè sicuramente il peso dell’ambizione, a schiacciarne il potenziale. Il gameplay, alla lunga ripetitivo e ricco di elementi derivati da The Last of Us (come il crafting) lo rende scomodo, essenzialmente un qualcosa di già visto, more of the same. Ma è proprio qui che sta il bello di questo titolo. Il modo strettamente “buono” e “sufficiente” in cui riesce a risultare gradevole nel suo insieme, con una trama che funziona e una serie di side quest abbastanza variegate anche se mai entusiasmanti.

Un gioco che ora nella sua versione PC trova sicuramente il suo massimo splendore, destinato però a brillare nella sua nicchia di sufficienza senza riuscire mai a dare quel qualcosa in più, a trasmettere quella sensazione di unicità tale da renderlo indimenticabile. E qui si conclude una recensione di Days Gone per PC all’insegna del “buono”, del proverbiale 6 in condotta.

Voto e Prezzo
6 / 10
20€ /50€
Commento
La massima espressione di un titolo decisamente e solamente "buono". Nulla di eccezionale e divertente al punto giusto. Ora da godere sfruttando la massima potenza del PC, consumando le gomme lasciandosi dietro giorni ormai andati in ricordo della old gen.
Pro e Contro
Combattimento fluido
Moto personalizzabile
Ricco open world

x Grafica old gen
x Trama non indimenticabile
x Tutto già visto

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