Luca D'Angelo

Speciale Ho cercato me stesso in un videogioco

Un periodo nero, ma nero davvero, capita a tutti. Sì, chiaro, con i dovuti scongiuri che “c’è chi è più sfortunato” – un monito che ormai è dura scrollarsi di dosso. Ma tutto sommato è sempre meglio non farlo.

Capita a tutti un periodo nero, ed è facile che si corra ai ripari. Una mano fuori a contatto col mondo, il resto del corpo torna dentro la comfort zone in tutta fretta. È ora di metter mano ai cassetti e cercare qualcosa di rilassante, che faccia sentire bene. Tutti fuori dalla mia palude. Lasciatemi un attimo in pace.

Come spesso accade ho cercato conforto nei videogiochi. L’ho fatto più e più volte, solo per rendermi conto che forse non bastava più.

Ho cercato riparo in una storia ancora da scrivere

Ho cercato conforto in Pokémon Diamante Sbrilluccicante (perché il nome vero non me lo ricordo mai). E in effetti sbrilluccicante lo era, accecante a tratti. Ho deciso di farmi male come so fare, complicarmi la vita versione nuzlocke, solo per ricordarmi che mi piace un sacco giocare distrattamente e perdere. È bastato un albero più appiccicoso del dovuto a trattenermi, strattonarmi da fuori la bolla a ricordarmi che i problemi erano ancora là.

Quindi ho deciso che avrei cercato conforto in altro. In un gacha Bandai schifosamente attaccato ai soldi solo perché brandizzato One Piece. Solo perché la cura che mette in certi dettagli funziona da dio come specchietto per le allodole. Cosa mi ha fregato? I soldi. E ricordarmi che piuttosto che competere con tutto il mondo insieme ero più bravo a risolvere i piccoli problemi reali.

Ma non bastava ancora, e sono tornati i Pokémon. È tornato Pokémon Unite, coi suoi fottuti costumini da money-grabber venduti a prezzo d’oro. Come se piacessero a qualcuno. Oltre che a me. Non ce l’ho proprio fatta a resistere a un Cramorant vestito da cowboy. Quello sguardo ammaliante mi ha convinto a tentare di scalare la vetta anche là. Ma di nuovo, sarebbe stato più semplice occuparmi dei problemi oltre la palude.

E Leggende Arceus? Ah non ne parliamo. Tutto quell’entusiasmo, quella voglia di fare e di scoprire (in un gioco che in quanto a grafica te li toglie), a un certo punto sono semplicemente scomparsi. Pensavo fossero caduti in strada, li ho cercati ovunque ma senza nessun tipo di risultato.

Sono arrivato a cercarli in un universo virtuale, tra un pianeta e l’altro di No Man’s Sky. Un gioco che ho sempre trovato di un introspettivo spaventoso. Ho cercato conforto in una storia ancora da scrivere, un po’ come la vita ma senza interazioni forzate. Ho dovuto chiedere aiuto a un amico, andarlo a cercare naufrago su un pianeta sconosciuto. Ho salvato lui prima di me stesso, prima ancora del mio avamposto Nuova Beluga. E che diavolo, ho salvato addirittura i miei residenti prima di me. 

Ma nemmeno una lotta tra robottoni è stata abbastanza. A quel punto, stanco e stressato, mollo tutto – la Switch, il Dualsense, il cellulare, tutto.

La TV spenta rifletteva il mio volto. Ero ancora là, vivo e vegeto, solo un po' incazzato.

Guardavo i dettagli e vedevo una persona vera, stanca ma tutto sommato viva. Borse agli occhi, qualche pelo facciale in più e l’evidente ricrescita della decolorazione di qualche mese prima.

Mi sono dovuto arrendere al fatto che forse non è sempre colpa del matchmaking se perdo: magari il problema sono io. D’altronde quel pulsante “Lotta” l’ho premuto proprio io. Magari, forse, quel burnout che imputavo solo alla vita reale ha preso carburante anche da quella parte di me che si rinfresca in un videogioco. Quell’entusiasmo di giocare, giocare, giocare, in qualche modo è scomparso.

Guardo dischi e console poggiati su un mobile a prendere polvere, tenuti lì a vista perché tutto sommato sono ancora il mio orgoglio. Li guardo rammaricato, e penso che adesso proprio non va. Probabilmente ho giocato troppo, o troppo tempo da solo. Tanto che ormai giocare in gruppo mi mette a disagio, ma vagare da solo in una galassia sconfinata non mi soddisfa se non ho una storia da scrivere.

Una storia da scrivere cercando stralci di testo nelle storie di altri.

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