Non è servito molto per tirare le somme riguardo Pokémon Unite. Quel gioco strano dei Pokémon, sì, in cui corrono in un campo ad evolversi e far punti nei canestri e massacrarsi di botte a vicenda. Quel gioco che non voleva assolutamente nessuno, perché erano tutti troppo impegnati a commentare che era ora per i remake di Diamante e Perla.

Quel gioco, un MOBA parecchio scopiazzato da League of Legends, aveva dato vita al trailer di debutto probabilmente più downvotato della storia. Solo durante la diretta in migliaia si erano riversati a premere quel pulsante. Long story short, il video sparì dalla circolazione per alcuni minuti e fu ricaricato. Con i commenti ed i like disattivati.

Perché è così che funziona. Che fai quando ti presentano una scatola chiusa un po’ diversa da come te la aspettavi? La distruggi, la prendi a martellate. “Poi spedirò la scatola a me stessa, e quando arriverà la spiaccicherò con un martello!” (no, non è una citazione dei Pokémon)

Beh caro il mio “gamer” (solo perché va di moda la parola), Pokémon Unite è esattamente quello che ti meriti. Nel bene e nel male.

Nel bene, perché è ora di cambiare.

È ora di cambiare, e non si discute su questo. Il franchise Pokémon è qualcosa di vecchio come i videogiochi. E proprio di vecchio puzza. Vi è mai balenato in mente di chiedervi perché di quasi mille Pokémon a malapena un quarto abbiano lasciato il segno? E perché di quel quarto più della metà siano nell’immagine in evidenza all’articolo?

Il fiore all’occhiello di un franchise che ha 25 anni sono Pikachu e Ash Ketchum, la mascotte ed il suo allenatore. Non c’è verso che questo possa cambiare, quindi tutto sommato meglio farselo star bene. Ma perché degli altri 897 Pokémon molti passano inosservati o dimenticati?

Se succede di questo, forse c’è un problema di design. Tantissime idee per nuovi Pokémon, poche per renderli davvero indimenticabili. Un problema di caratterizzazione insomma, che porta a fallire nell’imprimere a fuoco nella mente nuove creature tascabili.

Ed è proprio per questo che un cambiamento era richiesto a gran voce, e nei limiti del concepibile anche abbastanza dovuto. Come per Ash, che per una volta ci è riuscito a superare una Lega Pokémon e può dedicarsi ad una sana e quasi tranquilla esplorazione.

Il problema di base è che un gioco come Pokémon ha delle meccaniche ben stabilite, da così a lungo che “scolpite su pietra” rende perfettamente il concetto. Tutto sommato piace per quello. Quindi la prima idea è aggiungere meccaniche – evoluzioni temporanee, mosse più forti, Pokémon giganti.

Così il fulcro del gioco è lo stesso, ma ci sono degli extra che puoi avere solo in alcune regioni (ovvero, in alcune versioni del gioco). Un’idea che tutto sommato contestualizza le novità, senza necessariamente prevenire la possibilità di riproporle in futuro.

Ma per quanto la regione cambi e porti con sé nuovi Pokémon, redesign dei più vecchi e nuove meccaniche, qualcosa non cambia affatto. Il vecchiume ormai è un elefante nella stanza, e si fa fatica ad ignorare cose così grandi. Come ad esempio una lore che va avanti da 25 anni ma che quasi mai ha l’attenzione che merita, cadendo vittima del semplice cattura-allena-combatti. Un problema in questo caso che Leggende Pokémon sembra voler risolvere.

Ma roba come Leggende Pokémon se ne ha una volta ogni parecchi anni, perché alla fine non è che uno spinoff. Nel frattempo alla povera software house serve continuare a guadagnar soldi, come se non bastassero le carte e il VGC e le magliette e i peluche e le POP e gli zainetti…

E dunque, come attirare l’attenzione in modo innovativo ma che distragga in positivo i giocatori dalla lunga attesa di qualcosa di veramente nuovo? La risposta è Unite, un altro qualcosa di veramente nuovo e che al netto di evidenti problemi incarna quella irrefrenabile voglia di cambiare. Farlo in meglio, facendo finalmente sparare acqua dai cannoni a Blastoise invece che dalla pancia – e pure mentre gira a terra ritirato nel guscio, così per flexare che tutto sommato si poteva fare.

E, innegabilmente, incarna anche il bisogno malato dei colossi di mangiare soldi ai consumatori.

Nel male, perché tutto sommato di cambiare come Cristo comanda proprio non hai voglia.

E quindi se un cambiamento era voluto e dovuto, qual è il problema? Che purtroppo non è sempre ben accetto.

La triste verità è che il cambiamento fa paura, in un videogioco come pure nella vita reale. Lo chiediamo a gran voce che qualcosa cambi, ci speriamo davvero, ma quando accade è sempre quel pelino troppo che non riusciamo ad accettare. O quel troppo poco che ci prende a schiaffi in faccia, convincendoci che nulla cambierà.

Come le meccaniche, anche la mentalità del fan di vecchia data è ormai scolpita su pietra, che fa fatica anche ad accettare Pokémon GO. Per questo chiede il cambiamento, ma in realtà ciò che si aspetta è un prodotto estremamente simile ma con una punta di fondotinta in più. E quando è troppo diverso come nel caso di Unite sono guai, perché “questo non è più Pokémon“. Ha inizio così una lotta secolare.

Su un angolo del ring stanno i remake di Diamante e Perla, quelli che tutti (?) tifavano veramente e che hanno tardato un sacco a farsi vivi. I remake che più che altro sono remastered, perché qualcosa di diverso in realtà c’è ma il core del gioco sembra sempre lo stesso.

Sull’altro angolo invece sta Pokémon Unite, il ragazzo appena arrivato che tutti danno per sfavorito e fischiano. L’arbitro lo fa Leggende Pokémon. Sta lì sotto gli occhi di tutti a giudicare la lotta, pronto a tirarti una sedia in faccia se ti atteggi a fare il figo più di lui. Anche se dovrebbe stare in gara insieme a Unite, perché è anche lui un grossissimo passo avanti ma il core del gioco – molto in fondo – è lo stesso.

È chiaro che se il pubblico è abituato al campione in carica il novellino parte davvero sfavorito. Però è proprio questo il problema: che se il novellino sta lì un motivo c’è. Forse è solo molto forte, forse semplicemente è passato così tanto tempo che il campione in carica ormai lotta con un bastone alla mano. In entrambi i casi qualcosa lo ha spinto a muoversi, a dirsi che era ora di cambiare.

A modo suo Unite fa proprio quello. Cerca di essere il cambio generazionale, una rivisitazione radicale che prende il franchise e lo catapulta in un mondo che nessuno mai si aspettava. Quello di un MOBA, un genere completamente differente dal solito. Questa motivazione da sola giustifica la mania estremamente giapponese di lanciare un tease chiamandolo “grossa novità”.

Perché, di nuovo, Unite è davvero una grossa novità. È un tentativo di esplorare un genere tutto nuovo, indipendentemente da quanti lo ameranno e quanti no. Un tentativo di far conoscere il brand anche a chi lo ha dimenticato, non necessariamente costringendolo a spendere soldi per comprare gli extra. Così, poi, comprerà anche lui o lei i remake.

Allora sai che c'è? Lascialo stare Unite. Spendi 70 euro per Pokémon Soledisettembre piuttosto che 2 per uno Snorlax con la ciambella da mare.

Unite a modo suo sa essere divertente quanto frustrante, specie se giocato in squadra. Dei MOBA incarna alla perfezione tutte le leggende metropolitane di ragequit e squadre da strapparsi i capelli, e dei Pokémon riprende il perverso gusto per i soldi. Non solo le skin, anche gli strumenti si possono potenziare di più sfoderando la carta di credito. E questa è una bella trave nell’occhio.

Le microtransazioni vanno condannate sempre quando possibile, ancora di più se sbilanciano il gioco come in questo caso. Certo è che da un mostrone affamato di soldi difficilmente ci si può aspettare diversamente. E da un free to play tanto meno.

Quindi è esattamente per questo motivo che Pokémon Unite è ciò che i giocatori meritano, tanto quanto è ciò che non meritano. È un cambiamento radicale che andava abbracciato invece che respinto, ma che mentre ti abbraccia ti pugnala alle spalle con una “nuova” idea che non cambia nulla.

È quella prova che per quanto chiediamo il cambiamento saremo sempre meglio disposti a spendere 70 euro per un remake che 2 per una skin di Snorlax in tuta da ginnastica. Unite è cogliere nel sacco una persona che esce incazzata nera da Gamestop con il nuovo remake in mano, giura di non spendere mai più soldi per un remake ma con l’altra mano ne sta già prenotando un altro.

Nei momenti peggiori, Unite è esattamente ciò che i giocatori meritano. Quel gioco brutto (in realtà no) che le software house pubblicano per far incazzare i giocatori, così sicuramente compreranno il prossimo remake. Senza rendersi conto che la novità ha attirato venti milioni di giocatori, e che tutto sommato valeva anche la pena per entrambi investire un po’ nel reimmaginarsi.

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