Il confronto tra Xbox Series S e Series X spaventa i tecnici. Con ragione.

Il 10 novembre prossimo Microsoft lancerà sugli scaffali di tutto il mondo Xbox Series S e Xbox Series X. Si tratta di una novità assoluta per il mondo delle console. Microsoft va a riproporre una strategia già rodata nel mondo mobile applicandola ai videogiochi. La differenza è che però il ciclo vitale di una console è molto diverso da quello di uno smartphone. In seconda battuta le due nuove macchine vanno ad incastrarsi in un catalogo che vede nei negozi ancora anche le due precedenti console di Microsoft. Macchine che l’azienda ha annunciato di voler supportare ancora per il prossimo biennio.

Xbox Series S vs Xbox Series X: entry level contro top di gamma, prezzi contro prestazioni. Dov'è il problema allora?

Dal punto di vista commerciale la manovra ha molto senso. Xbox Series S è la macchina per il giocatore occasionale, per quello che vuol spendere poco e/o non ha ancora un pannello 4K in casa. In un periodo storico come questo, dove il Covid-19 ci ha insegnato l’importanza dell’escapismo ma allo stesso tempo ha messo in ginocchio l’economia tra licenziamenti e cassa integrazione, un entry level di questo tipo ha una ragion d’essere. Si va ad aggredire una fascia che al momento è sguarnita, o al massimo è e sarà occupata dalle console di attuale generazione. Series S, in questo senso, parte avvantaggiata. Garantisce piena compatibilità col loro parco titoli e aggiunge tutti i videogiochi che saranno sviluppati per la nona generazione.

Xbox Series S contro Xbox One X: la next-gen di Microsoft è morbida.

Non si può però non avere qualche perplessità sul branding scelto per le due nuove macchine. E in particolare proprio per quello di Xbox Series S. In prima battuta, bisognerà spiegare ai potenziali acquirenti che Xbox One S è meno prestante di Xbox One X (fuori produzione, ma ancora presente nei negozi), che a sua volta ha sostanzialmente le stesse prestazioni di Series S ma è di una generazione successiva e che Series X è difatti il modello top di gamma. Sony a confronto si limita a dire che PlayStation 5 è meglio di PlayStation 4 sfruttando l’algebra delle elementari. È molto più facile comprare una PlayStation, dal punto di vista cognitivo.

Sony usa l'algebra, Microsoft le lettere. Che sono quelle che ci hanno allontanato dalla matematica.

Anche la linea di comunicazione tenuta nei precedenti due anni non aiuta Series S. Microsoft ha stressato molto la questione teraFLOPS, facendo perno su questa buzzword per veicolare facilmente l’idea e l’immagine della console più potente del mondo. Lo ha fatto già dall’annuncio di Xbox One X, che è stato seguito subito da un teaser relativo a Project Scarlett, ovvero Series X. Xbox Series S è in un certo senso una retromarcia, perché a quella che è la console più potente della nuova generazione Microsoft va ad affiancare quella che sarà la meno performante. La filosofia dietro Xbox Series S va contro quella di Series X, e il confronto tra le due macchine lato hardware è impietoso.

Ok, l’architettura hardware sarà la medesima, senza dubbio. Ma in ogni caso si sta dicendo che per tutta la generazione qualunque titolo sviluppato per le nuove macchine Microsoft dovrà avere come requisiti minimi quelli di Xbox Series S. Di più, mentre uno sviluppatore quando porta il suo lavoro su PlayStation deve ottimizzare su una sola configurazione e un solo hardware, lo sforzo su Xbox raddoppia. Anzi, quadruplica nei primi due anni, visto che van messe in conto anche One S e X. Uno scenario che agli sviluppatori non piace, come testimoniamo i malumori già espressi da id Software e Remedy.

La preoccupazione maggiore, giocoforza, è quella relativa alla RAM. Non solo Xbox Series S paga uno scarto di 6GB di memoria rispetto alla sorella maggiore, ma questa va a velocità sensibilmente inferiori. Come per Series X la memoria è ripartita in una sezione più veloce da 8GB e una più lenta. La prima viaggia a 224 GB/s, in luogo dei 560 GB/s dei 10 GB veloci di Series X. Series S è insomma più lenta del 60%, e il gap sale drasticamente se si vanno a confrontare le due porzioni di memoria “lente”. I due giga di Series S lavorano a 56 GB/s, contro i 336 GB/s dei 6 GB di Series X.

La memoria è un fattore cruciale a livello di sviluppo di un videogioco. Non impatta soltanto sulla risoluzione (che riguarda più che altro la GPU) o la qualità delle texture, ma abbraccia le possibilità di design a tutto tondo. Le perplessità degli addetti ai lavori sono più che legittime, e giocare con la risoluzione potrà al massimo tamponare il problema. Il dover lavorare tenendo conto di Series S giocoforza mette dei paletti alle idee dei dev e certifica quello che sapevamo già, ovvero che sviluppare videogiochi sta diventando sempre più costoso ad alti livelli.

Xbox Series S però si sposa perfettamente con Game Pass

Microsoft negli ultimi anni ha acquisito diversi studi. Non si tratta di studi Tripla-A, tant’è che Remedy non s’è accasata da Phil Spencer nonostante una collaborazione decennale tra le due case. Sono stati acquisiti sviluppatori piccoli e medi, capaci di realizzare ottimi titoli con budget assolutamente non stellari. Microsoft si è comprata Ninja Theory, non Naughty Dog. E questo perché da un lato, se Game Pass deve essere sostenibile, i giochi del catalogo vanno sviluppati contenendo le spese. Dall’altro, beh, devono poter girare su Series S. Magari con qualche upgrade tecnico e visivo su Series X, ma comunque tenendo conto dei requisiti minimi.

Ha un suo senso. Ma il sottotesto è che Xbox Series S ha già vinto lo scontro con Series X.

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