Vi ricordate quando Joe Biden definì gli sviluppatori di videogiochi dei “piccoli viscidi“? Il tempo passa per tutti, evidentemente, abbastanza da mettere da parte vecchie inimicizie e trasformarle in alleanze. La sua campagna presidenziale, infatti, da qualche giorno è sbarcata su Animal Crossing, che è sempre più tenuto in considerazione dalla politica. Sia chiaro, non significa che Biden abbia creato un abitante e si sia messo a decorare la propria isola virtuale. La questione è che chi dirige la sua campagna elettorale ha deciso di puntare forte anche sui videogiochi.

Il medium ha, da sempre, un rapporto controverso con la politica. Da sempre indicato come grande ispiratore di violenza e additato come nemico pubblico numero uno dalla politica, oggi la relazione tra i due mondi sta cambiando drasticamente. È interessante il fatto che i videogiochi siano stati messi sotto accusa da entrambe le polarità della politica in tutto il mondo. In america sia i repubblicani di Trump che i democratici di Biden si sono più volte schierati contro il gaming. Anche in Italia il settore è stato preso di mira da tutto il mondo politico. Da Clemente Mastella che propose di creare un comitato che vigilasse sui videogiochi violenti fino alla richiesta del Codacons di ritirare dal mercato le copie di GTA IV, passando per gli attacchi ricorrenti al medium da parte di Carlo Calenda.

In principio era Fortnite

Come si è arrivati, quindi, dalle campagne contro i videogiochi alla propaganda politica in Animal Crossing? L’avvicinamento è stato inaspettato, per quanto inevitabile. Qualche mese fa, infatti, un evento in particolare ha attirato l’attenzione dei leader delle campagne elettorali degli Stati Uniti: Il concerto di Travis Scott su Fortnite. L’evento permise agli addetti ai lavori di realizzare le immense potenzialità comunicative del medium, e in particolare di una piattaforma come Fortnite. Il gaming ha infatti raggiunto proporzioni da capogiro. Le stime parlano di una popolazione mondiale di 2,5 miliardi di videogiocatori.

Il ruolo della Pandemia, tra escapismo e l’intrusione della politica in Animal Crossing

La pandemia e il conseguente lockdown, inoltre, hanno portato sempre più persone ad avvicinarsi al gaming. Anzi, a dirla tutta, Animal Crossing è stato il titolo che più di tutti ha aiutato le persone ad attraversare la fase di quarantena. La prima figura della politica americana ad avvicinarsi ad Animal Crossing è stata Alexandra Ocasio-Cortez, che ha visitato le isole dei suoi follower. Ocasio-Cortez si è anche schierata contro l’esercito americano, che ha usato il canale Twitch del proprio team di eSport per lanciare una campagna di reclutamento online.

La comparsata di Ocasio-Cortez sulle isole di Nintendo, però, ha avuto un riscontro abbastanza positivo da parte dei fan. Questo perché la rappresentante Dem ha mantenuto un approccio molto soft senza mai scadere nella campagna elettorale più sfacciata. La sua giovane età, inoltre, ha “legittimato” la sua presenza nel mondo di Animal Crossing agli occhi degli utenti.

L’aggressiva campagna di Joe Biden su Animal Crossing

In passato, Animal Crossing è stato utilizzato anche dagli attivisti di Hong Kong per organizzare delle proteste a supporto delle rivolte in atto nel mondo reale. In questo caso, l’uso fatto del titolo Nintendo è differente. Il team che si occupa della campagna elettorale di Biden ha infatti deciso di creare dei design condivisibili per cartelli e vestiti degli abitanti virtuali del gioco di Nintendo. Questo signfica che Biden non è direttamente raggiungibile su Animal Crossing, ma i suoi sostenitori sono incentivati a dimostrare il loro supporto nei suoi confronti.

Non solo, la campagna si estende fino agli streamer, con cui sono stati stretti accordi specifici per mostrare quegli specifici design durante le loro sessioni live. La questione è spinosa, perché il sodalizio tra partiti politici, streamer ed influencer in genere non è regolamentato. A dirla tutta, il problema risiede specificatamente nella grande varietà di persone raggiungibili dagli stessi streamer, che spesso parlano ad un pubblico composto principalmente da minorenni.

Tutta la questione tradisce una certa incoerenza da parte di chi come Biden ha da sempre dimostrato un immotivato astio nei confronti del settore, mentre oggi ne sfrutta la popolarità e la capillarità per guadagnare consensi.

La progressiva strumentalizzazione del gaming da parte della politica è preoccupante

Fa strano vedere come il mondo politico abbia deciso di inserirsi in maniera sempre più profonda nel mondo del gaming. Fa strano perché questo cambiamento è giunto senza che prima si sia tentato di instaurare un vero rapporto tra instituzioni politiche e industria del videogioco. I videogiochi sono infatti passati dall’essere considerati nemici dell’ordine pubblico e ispiratori di attentati a diventare strumento di comunicazione da sfruttare per raggiungere platee sempre più ampie. I videogiochi fanno politica da sempre, che piaccia o meno, ma la politica ha sempre fatto troppo poco per i videogiochi. Nessuno si è mai sincerato delle condizioni di chi lavora nell’ambiente, ma ora ne sfrutta il lavoro per i propri scopi proprio perché la mancanza di regolamentazione permette pratiche inattuabili altrove.

Non è certo una novità, dopotutto pure la campagna elettorale di Barack Obama fece capolino all’interno di Burnout Paradise. L’apparizione degli slogan di Joe Biden in Animal Crossing tradisce un’interesse di fondo della politica nei confronti del gaming. Il rischio è che questo interesse rischia di trasformarsi in strumentalizzazione. Il rischio principale è legato al fatto che Animal Crossing e Fortnite sono di proprietà di aziende private, che avrebbero un controllo preoccupante sulla comunicazione politica internazionale.

Un breve sguardo all’Italia

Siamo tendenzialmente portati a considerare questi avvenimenti come alieni alla realtà italiana. Secondo molti siamo un paese troppo vecchio e troppo poco all’avanguardia perché la classe politica si interessi di questa forma di cultura. La realtà dei fatti è che se è vero che la sinistra di Calenda e delle interrogazioni parlamentari su Mafia City hanno mantenuto il loro approccio diffidente nei confronti dei videogiochi, lo schieramento opposto sta tentando in qualche modo di addentrarcisi. Giorgia Meloni è da sempre impegnata in un flirt costante con il mondo nerd, mentre Casapound ha adottato Capitan Harlock come mascotte ufficiale del movimento.

Va citata inoltre la storia d’amore tra l’estrema destra italiana e le opere di Tolkien, che ha radici profonde che si estendono fino agli anni ’70, in cui il MSI organizzava i campi Hobbit, forzando la lettura delle tematiche dell’estrema destra all’interno delle sue opere fantasy. Nell’ultimo periodo, un altro caso da monitorare è quello di Cristiano Aresu, chiacchieratissimo sui social dopo aver parlato su Facebook delle proprietà curative miracolose dell’Avigan contro il COVID-19. Aresu ha basato buona parte del suo successo iniziale sul seguito che aveva racimolato su internet come venditore di videogiochi e appassionato di cultura nerd. Oggi Aresu ha fondato il movimento Dignità Popolare e partecipa alle manifestazioni contro le misure restrittive del governo contro la pandemia, e sui social parla allo stesso pubblico di videogiochi e di cultura pop.

Sono tutte strumentalizzazioni pericolose proprio perché difficilmente monitorabili. La causa è lo scarso interesse della politca “tradizionale” nei confronti di un medium che ha un potenziale comunicativo gigantesco, che viene sfruttato proprio in virtù del suo essere non regolamentato.