Pietro Iacullo

News+ Quanti videogiochi parlano di psicologia?

Videogiochi e malattie mentali: oltre il Gaming Disorder

Vi siete mai chiesti quanti videogiochi parlano di psicologia? Quanti videogames trattano le malattie mentali? Domanda legittima, specie in un contesto storico dove la dipendenza da videogiochi è una malattia riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. La risposta, a ben vedere, è sorprendente, e va ad abbracciare il medium nella sua totalità. Non è una tematica che è appannaggio esclusivo dell’indie. Addirittura, andando a cercare (e con le dovute proporzioni) si trova qualche accenno anche in titoli ormai da annoverare nel retrogame.

Il primo esempio di videogiochi che parlano di psicologia (e malattie mentali) non può che essere Hellblade. Ninja Theory ha infatti lavorato a stretto contatto con persone affette da disturbi della psiche, facendo il possibile per restituire il loro disagio. È quasi un simulatore di turbe mentali, che permette come mai era successo prima ad una persona sana di toccare in relativa sicurezza questa patologia. Arrivando, forse, a comprenderla in modo più profondo.

Hellblade è probabilmente il miglior ambasciatore per i videogiochi che parlano di psicologia e più in generale di psiche. Una presa di coscienza che, d’altronde, il medium può ingannare la mente, allo stesso modo di quanto già analizzato per la sfera onirica. Argomento peraltro caro ai nostri gemelli cattivi di Gameromancer, che lo hanno affrontato con una puntata speciale…

… Ma a proposito di gemelli cattivi, è impossibile non collegare a videogiochi e psicologia uno dei tropi più abusati della narrativa in genere. Il tema del doppio, la controparte malvagia del protagonista. Se la letteratura ha Jekyll e Hyde, nei videogiochi questo particolare disturbo da personalità multipla è una vera e propria costante. Sfruttata a diversi livelli di profondità, dall’abbozzo sfruttato in Street Fighter con Ryu ed Evil Ryu, fino ad arrivare a Prince of Persia: I Due Troni. L’ultimo livello del titolo interamente ambientato nella mente di un Principe che, riprendendo il titolo originale, deve sottrarsi al confronto ed arrivare infine ad accettare la sua parte più oscura e deviata per poterla dominare.

Non solo Hellblade si occupa di psicologia nei videogiochi: a ben vedere anche Prince of Persia tratta di malattie mentali

Il tema del proprio doppio oscuro viene ripreso anche da Celeste. Il titolo mette il giocatore da solo contro la sfida più estrema che la natura può riservarci: la montagna. Il fine? Parlare di depressione, di paure e di come soprattutto sia fondamentale combattere contro i propri limiti per uscire dalla zona di comfort. Tematiche non inedite, visto che per esempio anche altri videogiochi hanno trattato problemi psicologici come la depressione. Silent Hill 2 ne è forse uno degli esempi più fulgidi: un’immensa opera stratificata pensata per psicanalizzare il protagonista (ed il giocatore), mettendolo di fronte a ciò che resta di lui dopo il dramma del lutto della moglie.

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Pyramid Head, il boss de facto di Silent Hill 2 e causa di un sacco di problemi psicologici…

Insomma, i videogiochi possono parlare e spesso parla di psicologia. Anzi, diventa a volte un’ancora che gli autori lanciano ai giocatori per affrontare le loro malattie mentali e problemi psicologici tramite il videogioco. Avreste sicuramente letto o sentito storie di persone salvate dal vuoto, grazie ai videogiochi. Magari siete stati voi stessi, i protagonisti di questi racconti. Al solito questo non deve diventare una scusa per nascondere o minimizzare problemi di dipendenza dai videogiochi o di isolamento.

L’arte dà, l’arte toglie. E se i videogiochi sono arte, dobbiamo tenerlo presente…