Ep. 31: Scoprimi 'sta cippa

Google lancia la sua piattaforma di streaming con un obiettivo preciso: evolvere il videogame. Il medium videoludico è fresco, giovane e deve ancora stabilizzarsi nel dibattito culturale e anche se è brutto dirlo: essere preso sul serio. Come ogni forma di intrattenimento è figlia della tecnica, della possibilità di fruizione e della riproducibilità. La differenza maggiore è che può fagocitare ogni arte e farla propria.

Uno, tra i tanti motivi per i quali il videogioco è roba da mocciosi, è semplicemente l’ignoranza. Molti non hanno mai video-giocato, non hanno mai tenuto un pad in mano e non sanno cosa sia un pad. Il joystick conoscono, perché dal tabaccaio di paese c’era l’arcade con quelle cose luminose. Certo che se penso alle difficoltà ancestrali che molti hanno con le mail, non possiamo certamente lamentarci noi video-giocatori.
A volte non facciamo caso a quanto siamo stronzi. Con tutti questi nomi complicati sembriamo alieni

Il videogioco ha bisogno di espandersi in maniera semplice, immediata e capillare, come la radio

Proprio dalla cugina, forse più lontana, dei videogiochi possiamo farci ispirare. La radio è tutto quello che i videogiocatori vogliono, anche gli sviluppatori: la ascolti dove vuoi, accedi facilmente, le apparecchiature per ascoltarla e farla non sono impossibili e viene premiato per il contenuto. Stiamo arrivando al punto. Il prossimo step evolutivo nel mondo del gaming non può limitarsi alla potenza grafica, all’immedesimazione o al VR. Il prossimo passo coraggioso sarà portare il videogioco alle masse.

Dovremo rinunciare alla nicchia, diventeremo la maggioranza che urla al bar dell' E-sport

Google non ha fatto solo una conferenza di qualche ora, non ha solo presentato un brutto game-pad. Non si è neanche vantata della sua potenza, con tutti quei centri di elaborazione dati (vabbè forse solo un pò). Come tutti i grandi visionari che si rispettano non possono accontentarsi del presente. Loro non possono svilirsi in una console-war. Spesso nel cammino per portare al grande pubblico un’innovazione si commettono errori. E di errori ne abbiamo anche visti tanti. Il Kinect di Microsoft ad esempio era un’idea ottima. Potevi avere il futuro in tasca ma lo hanno ucciso con 100$ di troppo. Sony, dal canto suo, ha saputo portare un giocattolone complicato e costoso a milioni di persone: il VR.

Google deve dimostrare che ha i mezzi per accompagnarci verso il cambiamento

Molti non si sono accorti dell’importanza quotidiana che l’azienda di Mountain View riveste nel loro quotidiano. Iniziamo dalle mail. Sono il contatto professionale più utilizzato. Curriculum (si, al singolare perché è un termine non-italiano) appuntamenti, informazioni logistiche, buste paga e cud sono trasmessi via mail. Molto altro ancora, certo. Durante la pausa lavorativa vuoi giocare con lo smartphone e i tuoi record sono tutti registrati in Google Play. Devono produrre un Documento al volo oppure tradurre un paper importante. Ecco i tool di Google. Prendiamo appuntamento e c’è il calendario bello e sincronizzato con tutto. non apriamo il capitolo Youtube che abbiamo capito: la nostra vita sta beneficiando enormemente della tecnologia che Google offre. Gratis.

Uscendo dal discorso google, per un attimo, in ambito ludico abbiamo moti servizi di intrattenimento a costi contenuti. Netflix, Amazon Video, Spotify e molti altri dimostrano, grazie al loro successo -leggi diffusione– che sono lontani i tempi delle librerie piene di VHS, DVD e polvere. Nelle nostre librerie abbiamo sempre meno spazio per qualche nuovo libro, manga, blueray. Abbiamo sempre meno spazio per le libreria, a dirla tutta. Certo che credere che sia solo un problema di spazio sarebbe riduttivo. Corretto di certo ma non andrebbe a fondo del problema.

Il problema principale dell'innovazione del digitale è l'immediatezza

La grande favola che hanno raccontato a chi oggi ha i capelli bianchi: il computer vi semplificherà la vita, sarà tutto più facile. Certo che è vero. Hanno dimenticato di dir loro che avrebbero dovuto studiare e capirne le vere potenzialità. Microsoft ha portato il complicatissimo computer nelle case, sembrava tutto così semplice e immediato con Windows 95. Ora sembra che Google voglia realizzare la profezia, immergerci in un mondo fantascientifico dove basta una parola, un gesto per avere tutto. Questo si nasconde dietro l’enorme sforzo economico e tecnico di Google Stadia. La prossima piattaforma di streaming, dedicata al videogioco, potrebbe essere molto di più. Forse sarà il banco di prova di future tecnologie che realizzeranno veramente e quotidianamente la profezia di un mondo interconnesso, immediato.

Lo stadium è il luogo dove gli atleti gareggiano nella corsa. Indica anche un’unità di misura. L’interesse nasce anche dal nome, latino, dell’innovativa piattaforma/servizio di gaming. Stadia è un nome ispirato. Secondo
Phil Harrison, vice-presidente di Google, è riferito al giocatore come spettatore, che vede un gameplay, clicca sul tasto gioca e dopo 5 secondi anche lui entra in partita.

Possiamo fare tante cose

Le opportunità offerte da Stadia sono avveneristiche e in linea con la politica di Google. Guardi un gameplay su Youtube (attualmente uno dei principali canali di informazione) e magari apprezzi il videogioco. Allora inizi a giocarci. Forse ho scordato qualche passaggio? Nossignore, bastano 5 secondi di attesa. Tutte le vecchie incombenze che richiedevano tempo ora sono delegate agli oltre 200 centri di calcolo di Google. Installazione, aggiornamento, processazione avvengono a chilometri di distanza da noi. Dobbiamo ovviamente avere installato Chrome, il browser, oppure avere un Chrome cast. Dalla finestra aperta su PC, TV, Smartphone non dovremmo fare altro che giocare. Ovviamente servirà la fibra ma è anche vero che il filo del telefono e i binari dei treni non sono spuntati fuori dal nulla. Non è tutto oro quello che luccica e vogliamo sottolinearlo. Anche Stadia ha dei limiti, che non le permetteranno di regnare sin da subito, ma ne parleremo più avanti.

Con google Chrome potremmo giocare ad ogni gioco, su Chrome

Oltre a giocare sarà possibile disporre di strumenti utilissimi per gli sviluppatori. Il cloud Gaming quindi offrirà soluzioni futuristiche anche agli addetti ai lavori, con possibilità enormi per i piccoli sviluppatori.

Ubisoft fa un passo avanti

Alzi la mano chi ha sempre detto che sono le esclusive a indirizzare verso l’acquisto di una console. Ora chiedo a voi cosa potrebbe succedere se da qualunque dispositivo si potessero giocare tutti i giochi. Un futuro, quindi, dove l’esclusiva non avesse ragione di esistere, a meno di dolorose ricadute commerciali o esclusione da nuove tecnologie. Ubisoft ha dato tantissimo ai videogiochi. La sua serie Assassin’s Creed ha alzato più volte l’asticella e ha segnato un’epoca, ha rivoluzionato il game design. Odissey è stato una delle IP “prestate” per la prova di Stadia.


Tutto è iniziato sei anni fa, quando abbiamo gettato le basi per quello che è il rapporto odierno.


Yves Guillemot CEO Ubisoft

Quindi una collaborazione di lungo corso e il forte sostegno di Ubisoft, che non considera Stadia una minaccia per il gaming classico (console e PC) ma un servizio complementare. Certamente nei prossimi anni sarà così. Per ora non si corrono concreti rischi di concorrenza, anche per una delle criticità più rilevanti di Stadia: la latenza.

Odissey è stato giocato alla risoluzione
1080p e 30fps con 166 m/s di latenza secondo i test di
Digital Foundry. Esperienza snervante.

Le criticità

Costruire un servizio per attirare milioni (o anche di più) di giocatori-utenti è emozionante. Siamo tutti ovviamente in attesa di nuove informazioni -in estate Google ha promesso di rispondere alle nostre curiosità- ma qualche elemento lo abbiamo già. Sappiamo che per sostenere lo streaming promesso (4K e 120 fps ma sono pronti per un 8K 240 fps) servirà una connessione di tutto rispetto e la vicinanza ai centri di calcolo. La prova che ha fatto brillare gli occhi a chi ha assistito in diretta è stata portata a termine, con successo, a soli 64 chilometri dai server che elaboravano. Doom girava a meraviglia e siamo tutti d’accordo, però tutto era calibrato a puntino. Vogliamo parlare che ci sono molte opzioni da settare? Del wifi che perde pacchetti di dati? Della latenza in base alla zona dalla quale si riceve lo stream? Per non parlare di giochi come Apex Legends o qualunque massive multiplayer.

L’unico test che avrà valore sarà quello domestico, magari Stadia sarà stroncata proprio su Youtube.

Quanto potrà calare la resa e la risposta dopo gli input, dopo che migliaia di persone si collegheranno allo stesso server di zona? Digital Foundry ha già evidenziato l’enorme latenza -rispetto a console e lasciamo stare quanto rispetto a PC- e l’impoverimento della resa grafica. Certo, stiamo parlando di un titolo nuovo, Odissey, mentre Doom riesce a far risaltare il lavoro dei server.

Peccato che tra un anno o due Doom sarà retrogaming e tanto vale far girare su Stadia anche Super Mario, Tomb Raider e Pokemon Rosso.

Non tutti giocano solo con il wifi, è vero. Molti usano il caro vecchio cavo ma se mi dici che posso giocare da smartphone o tablet allora mi collego con il wifi. Sempre in attesa del 5G ovviamente che in termini di prestazioni potrebbe rendere assai soddisfacente l’esperienza di Stadia ma resta il punto su quanto traffico si consumi perché alla fine siamo clienti e non viviamo nel palazzo di vetro di Google.Quindi è chiaro che finché la fibra non sarà diffusa quanto il rame sarà sempre troppo presto per parlare di rivoluzione.

Noi non cerchiamo mai le cose, ma la ricerca delle cose, non viviamo mai nel presente, ma in attesa del futuro.

(Blaise Pascal)

La strada è quella giusta ed è interessante. Certamente le aziende non possono ristagnare nell’attesa che dal nulla nascano infrastrutture adeguate e una spinta verso il progresso serve a tutti. Non vogliamo essere troppo pessimisti, le critiche sono doverose anche per evitare future scottature e delusioni. Ci aspettiamo grandi cambiamenti in ambito tecnologico. Fino a qualche mese fa non si parlava di 5G ed ora sta diventando una realtà (da prendewre con le pinze ma per motivi non tecnologici). Le connessioni potranno vedere nuovi sviluppi, così come i costumi e le abitudini delle persone. Il sogno di essere dentro il casco di Iron Man è vicino. Avere l’HUD mentre passeggiamo non è così lontano. Questa esperienza colossale di Google è la prova che siamo ancora nel mondo della tecnologia imperfetta, che ha bisogno di correzioni, di limature continue. ogni prodotto deve fare i conti con un medioevo strutturale che ne svilisce, spesso, le potenzialità.