Recensione
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Di Assassin’s Creed Syndicate si parla ormai da quasi un anno, a causa di una prematura fuga di notizie a poche settimane dal lancio del capitolo precedente, Unity. Dopo aver già dedicato al titolo un’anteprima qualche mese fa e, soprattutto, dopo aver messo mano al gioco completo, è il momento di tirare le somme sul titolo della casa transalpina in modo definitivo. Varrà la pena di visitare le strade della Londra di Ubisoft Quebec?

Versione testata: Xbox One

Il sindacato

La “premessa narrativa” dietro questo secondo capitolo della serie in esclusiva per l’attuale generazione (come l’anno scorso infatti Playstation 3 ed Xbox 360 sono rimaste escluse) è in buona sostanza la stessa di Unity: nella linea temporale del presente il giocatore veste i panni privi di volto dell’ “iniziato”, di nuovo alle prese con l’Helix di Abstergo Entertainment che consente di rivivere i ricordi genetici di altre persone senza più dover ricorrere allo storico Animus dei primi tre capitoli. Diversa è, ovviamente, l’ambientazione spazio-temporale, che vede la Parigi della Rivoluzione Francese lasciare il posto a Londra (nel pieno dell’epoca Vittoriana), e diversi sono i personaggi da interpretare: protagonisti dell’esperienza sono infatti i gemelli Evie e Jacob Frye, nati ed addestrati a Crawley ma adesso decisi a sottrare la City da un giogo templare cui è sottoposta da praticamente un secolo.

A differenza di Unity la narrazione nel passato non convince, mentre quella nel presente sazia tutti i fan di vecchia data in attesa

Se Unity, come dicevamo un anno fa, risultava essere narrativamente valido per quanto riguarda le vicende di Arno ma carente di progressi nella linea temporale del presente, per Syndicate vale in pratica l’esatto contrario: la storia dei fratelli Frye nonostante una buona caratterizzazione dei due protagonisti (Jacob più impulsivo e sempre pronto alla battuta, Evie più riflessiva e legata agli insegnamenti impartiti dal padre) non riesce ad accalappiare il giocatore e si limita a farsi giocare senza troppe pretese. D’altra parte però non solo si hanno (finalmente!) notizie di quanto sta accadendo nel presente nella lotta tra Templari ed Assassini, ma si ha anche la sensazione che la trama di questa timeline sia ripartita dopo un anno di fermata ai box, andando a ricollegarsi agli eventi del terzo capitolo e di Black Flag. Non è un caso che infatti l’unica eccezione a quanto affermato poco più su sulla riuscita delle vicende di Jacob e Evie si abbia con i ricordi (in verità opzionali) del set “L’ora più buia”, ambientati durante la Prima Guerra Mondiale (nei panni questa volta di Lydia Frye , nipote di Jacob) e direttamente collegati a quanto sta accadendo all’Abstergo nel presente.

Unity 2.0
La base di partenza è quella dell’anno scorso, ma le piccole novità introdotte funzionano

Sul fronte ludico, come era lecito aspettarsi, Syndicate attinge a piene mani dal lavoro fatto da Ubisoft un anno fa con il precedente capitolo, che di fatto rappresenta lo scheletro di base dell’esperienza: ritroviamo quindi il sistema di movimento confezionato per il debutto sulla “nuova generazione” della serie, che consente un maggior controllo sul parkour utilizzato da Jacob ed Evie negli spostamenti grazie alla possibilità, una volta in modalità Alto Profilo, di stabile azione dopo azione se utilizzare la Corsa Acrobatica verso l’alto o verso il basso, permettendo di decidere quando i vari salti devono essere finalizzati all’aumento di quota e quando invece si vuole riavvicinarsi alla strada. La grossa novità sotto questo fronte è la presenza del lanciacorda, una sorta di rampino collegato alla Lama Celata dei due assassini che permette, premendo il dorsale sinistro, di agganciarsi ai muri degli edifici per scalarli in verticale molto più rapidamente oppure passare di appiglio in appiglio in senso orizzontale utilizzandolo a mo’ di zip-line. Aggiunta a nostro avviso assolutamente indovinata e capace di rendere decisamente più piacevoli le fasi esplorative (ed in generale quelle di movimento, come pedinamenti e fughe) del titolo, e che speriamo di non vedere cadere nel dimenticatoio come successo a suo tempo alla Lama Uncinata di Revelations ma anzi riproposta in salsa ancora più “action” (per esempio la possibilità di lanciarla anche durante il salto). Alle possibilità di movimento si vanno inoltre ad aggiungere le carrozze, con conseguente risvolto sul level design della mappa che mai come a Londra vanta strade decisamente larghe. I controlli sono quelli solitamente utilizzati quando si guida un mezzo di locomozione in un altro capitolo di Assassin’s Creed, con il grilletto destro che mette in moto il tutto, il sinistro a frenare e rallentare ed il tasto A (X su PS4) utilizzato per lo scatto, mentre B (Cerchio) permette di scendere dal veicolo. La realizzazione in questo caso sa divertire con qualche riserva: la riuscita è buona soprattutto durante le fasi di fuga in cui si può scegliere se buttare i nemici fuori strada (X, o quadrato su PS4, assieme alla direzione in cui colpire) oppure optare per un approccio più diretto aprendo il fuoco rimanendo seduti con le briglie in mano o saltando sul tetto della loro carrozza ed eliminandoli in combattimento (o grazie alla Lama Celata), ma in generale il sistema di guida non è tra i più riusciti e la stabilità dei mezzi non è entusiasmante, quasi arrivando a sfiorare sotto questo punto di vista il fantasma di Watch Dogs.

Se il battle system non vi piaceva Syndicate non vi farà cambiare idea

Si parte dalle novità introdotte da Unity anche per quanto riguarda il sistema di progressione (che approfondiremo nel dettaglio a breve) e per il battle system, che come l’anno scorso non è diventato improvvisamente più profondo o complicato ma, complice la gestione a livelli di personaggi, nemici ed equipaggiamento tiene il giocatore un po’ più sulla corda rispetto ai vecchi capitoli quando si affrontano nemici di livello superiore al nostro. Gli avversari attaccano ad ogni modo sempre uno alla volta (ed in generale non brillano per il loro acume anche al di fuori delle lotte), ma in caso di errore puniscono il giocatore facendo parecchio danno e vengono assistiti da un recupero della salute più lento per i due Assassini. Rispetto ad un anno fa però la strada ci è sembrata un po’ più in discesa, soprattutto a causa di un sistema di contrattacco abbastanza più permissivo (specie dopo aver acquistato uno skill che ne allarga ulteriormente la finestra temporale) e ad alcune abilità più fisiche, che da una parte rendono il tutto decisamente più scenografico ma dall’altra senza dubbio semplificano al giocatore un’esperienza già di per se non troppo impegnativa.

Gemelli Diversi
I due protagonisti dovrebbero mischiare un po’ le carte in tavola: nella pratica purtroppo non è sempre così

Come detto anche in Syndicate ritroviamo un sistema di progressione delle abilità per i due protagonisti che permette di accrescerne le capacità man mano che si prosegue con la partita. Jacob ed Evie in-game sono gestiti a tutti gli effetti come due personaggi distinti, e quindi oltre a poter indossare diverso equipaggiamento possono essere “costruiti” spendendo i punti abilità accumulati (l’esperienza invece è in comune, con ogni punto ottenuto da Evie utilizzabile poi anche per Jacob e viceversa) potenziando aspetti differenti per la coppia. Jacob, in linea con la caratterizzazione affibbiatagli, è più incline alle situazioni in cui si affronta il nemico a viso aperto, mentre Evie tende a muoversi in modo più furtivo e a dare meno nell’occhio. O almeno, questa era l’idea sulla carta: nella pratica i due condividono gran parte dei tre skill-tree presenti in gioco, con le poche caratteristiche uniche di ciascun fratello posizionate nei rami più alti dell’albero. Sta quindi al giocatore potenziare i personaggi in modo da assecondare queste differenze, oppure ignorarle (almeno per buona parte della partita) andando a realizzare due Assassini molto simili. Non solo: i due sono indipendenti anche per quanto riguarda le missioni principali, ognuno di fatto (salvo qualche incrocio) con una sua storyline. L’effetto è quindi quello di subire le imposizioni degli sviluppatori da questo punto di vista: non di rado ci è capitato di dover affrontare con Jacob, che abbiamo “assemblato” soprattutto pensando agli scontri corpo a corpo con i nemici, delle missioni furtive che avremmo preferito giocare con Evie, e viceversa rimpiangere le capacità di combattimento di Jacob quando la sorella era costretta ad affrontare più avversari. Un peccato, specie considerando che a differenza di Unity Syndicate, pur proponendo di nuovo la meccanica delle Opportunità durante le missioni, ha giocato questa carta con più parsimonia (compaiono solo nell’ultima missione di ogni sequenza) e differenziando maggiormente le possibilità che il giocatore più cogliere, che in pratica diventano parte a tutti gli effetti della situazione raccontata nel ricordo, incastrandosi con questo anche dal punto di vista narrativo.

Fortunatamente nel resto dell’esperienza (orfana quest’anno della cooperativa online introdotta l’anno scorso) i due gemelli sono intercambiabili, potendo affrontare i soliti tanti contenuti secondari del pacchetto nei panni dell’uno o dell’altro.

Lo abbiamo già detto Unity 2.0?
Questa volta Londra si lascia girare senza timori

Dal punto di vista visivo Syndicate si posiziona sugli stessi, ottimi livelli dell’anno scorso: Londra è ben dettagliata e offre scorci davvero notevoli come aveva fatto d’altra parte Parigi in Unity. Anche le animazioni si confermano decisamente splendide, specie quando Jacob ed Evie si ritrovano ad infliggere il colpo di grazia ad uno o a più nemici alla volta, cimentandosi in mosse davvero scenografiche e realizzate ottimamente. Decisamente migliorata invece la questione della resa tecnica, non ancora impeccabile (ci siamo imbattuti in qualche comportamento anomalo come per esempio oggetti che rimangono sospesi in aria) ma decisamente più fluida sotto il versante dei fotogrammi al secondo sia all’interno che all’esterno. Come da tradizione anche il sonoro fa egregiamente la sua parte, sia per quanto riguarda le musiche che le voci dei personaggi, con un doppiaggio in italiano difficilmente criticabile se non a causa di gusti personali.

In conclusione...
8
“L'anno scorso Parigi, ques'anno il Tamigi”
Pur nel suo essere meno "di rottura" rispetto a Unity, Assassin's Creed Syndicate pad alla mano si comporta decisamente bene: le piccole novità introdotte sono senza dubbio funzionali alla serie ed in particolare alla Londra realizzata da Ubisoft Quebec, e finalmente anche chi segue la serie dagli esordi riesce ad avere notizie di primissima mano dal fronte della lotta tra Assassini e Templari nel presente. Dispiace solo che la storia di Jacob ed Evie, nonostante i due ce la mettano tutta, non riesca ad avere l'impatto cui la serie (salvo qualche eccezione) ha sempre abituato, escludendo da queste considerazioni le missioni relative a "L'ora più buia" nei panni di Lydia Frye (con la guest star Winston Churchill a dirigere le operazioni in una Londra in piena Prima Guerra Mondiale).
Le piccole novità funzionano
Londra è realizzata splendidamente
Va avanti la timeline del presente...
x ... Ma narrazione nel passato è sottotono
x Jacob e Evie si potevano differenziare di più

due parole sull'autore
Laureato con disonore in Informatica e presunto webmaster del sito, tra una cosa e l'altra ha a che fare con la tecnologia praticamente da quando ne ha memoria. Potete leggere i suoi sproloqui in più o meno in qualunque articolo porti la sua firma o ascoltarli dalla sua viva voce premendo play su un episodio a caso di Gameromancer, il podast di I Love Videogames.
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