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Basta il comparto artistico a fare un buon gioco?

La risposta è, manco a dirlo, No. La forza dei titoli che fanno del comparto artistico la propria ragion d’essere è anche nel gameplay o nel messaggio. Cosa succede quando gli altri aspetti vengono messi in secondo piano? Ci troviamo tra le mani Vane, tante buone intenzioni con fin troppe magagne.

Sviluppato da Friend & Foe, team indipendente composto tra gli altri da ex-membri del Team Ico, Vane è disponibile in esclusiva  PlayStation 4 dallo scorso martedì. Dopo un lavoro di quattro anni, rientra nella categoria di giochi introspettivi, dove l’ambientazione silenziosa lascia lo spazio a paesaggi magnifici in Low-poli.  Un po’ di Journey, un po’ di Rime, tanto di Ico, Vane lascia sempre un sapore di già visto.

Il che non sarebbe del tutto negativo se il gioco funzionasse come si deve fino alla fine.

Vane è la dimostrazione che non basta il comparto artistico per garantire un ottimo gioco

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Nelle ossa di Vane c’è un viaggio di un bambino capace di trasformarsi in corvo (non a comando ma ci arriveremo), e il ciclo della creazione-distruzione.  Nei cinque atti che compongono il titolo, verremo trasportati in altrettante ambientazioni, ognuna con un filo conduttore preciso per l’esplorazione e conseguente completamento delle stesse. Il tutto porta ad un doppio finale ma, in nessuna occasione, riesce a proporre qualcosa di diverso ed emotivamente coinvolgente.

Artisticamente invece tutto l’opposto.

Tutte le  ambientazioni invece sono suggestive e riescono a trasmettere l’idea sia di vastità che di solitudine, riuscendo in pieno nell’obiettivo del team. Scorci, paesaggi e giochi di costruzioni potrebbero valere un viaggio ricco di déjà-vu. Ad aiutarli, una colonna sonora elettronica che cresce quando il puzzle  inizia ad essere risolto. Questo rende i paesaggi di Vane silenziosi per la maggior parte del tempo, ma capaci da un momento all’altro di travolgere il giocatore con il crescendo musicale di sottofondo. Un’ottima mossa da parte di Friend & Foe, che conferma la bontà dell’aspetto tecnico del titolo.

I problemi cominciano ad affiorare non appena prendiamo il comando del corvo per la prima volta.

La pesantezza dei comandi si unisce ad una telecamera troppo lenta,  che non riesce a seguire i movimenti dell’uccello, soprattutto quando decidiamo di infilarci nei canyon o negli spazi chiusi. Gran parte del tempo passato nelle piume del corvo, ci vedrà impegnati ad aggiustare la visuale. Questo unito all’impossibilità di tramutarci in bambino a piacimento, rende le sezioni in volo la parte più pesante di Vane. Il nostro protagonista potrà trasformarsi da umano ad uccello ogni volta che ci getteremo da una determinata altezza, mentre il contrario sarà possibile solo con la presenza a schermo di un elemento specifico. 

Il cambiare tra una forma e l’altra è la meccanica principale di Vane.

Dopo un breve prologo con esplorazione lineare,  Vane ci catapulta nel deserto, in cui sottoforma di corvo saremo lasciati liberi. La sensazione di libertà, mista alla telecamera ballerina, proseguirà una volta riacquistate le sembianze umane, portandoci in un altro luogo e offrendoci nel mentre enigmi ambientali. Fino a quel momento Vane  sa di già visto, ma resta un piatto abbastanza gustoso.

Poi comincia il penultimo atto.

Lo scopo diverrà portare una sfera speciale al termine della zona, con l’aiuto di altri bambini. Non ho intenzione di dirvi cosa rappresenti la sfera e cosa è in grado di fare, ma una volta sbloccata, dovrete fare attenzione perché il titolo inizierà a “glitchare” nei modi più assurdi. Prima del Capitolo 4 ero già stato vittima di bug di intersezione o di telecamere impazzite, ma spingendo la sfera gigante sono andato incontro a tre game-breaking, che mi hanno costretto a riavviare il titolo.

Il problema è che Vane non ha check-point. Tornare al menù principale significa ricominciare l’intero atto.

Esplorare troppo la zona quindi potrebbe tramutare  il tempo speso in polvere, costringendovi a ricominciare a spingere  il globo dall’inizio. Farlo incastrare in punti impossibili da raggiungere potrebbe  intrappolarvi in un loop tra bimbo e corvo  che può essere resettato solo riavviando. E così via, in problemi evitabili solamente sapendo che strada intraprendere. Al quarto tentativo infatti, evitando l’esplorazione del luogo, sono riuscito a schivare i terribili glitch, ben più pericolosi della tempesta da cui il bimbo cerca di fuggire.

 

Un peccato dopo uno sviluppo di quattro anni. Vane pare riprendersi poi nell’ultimo atto, recuperando quanto perso nel precedente ma riacquistando quel fascino di già visto in passato. Il capitolo finale ci mette di fronte ad una scelta, dopo averci spiegato, solamente con la forza delle immagini, la natura del mondo di gioco e di ciò che lo popola.

Interessante ma non abbastanza da convincerci a lasciar perdere i difetti del viaggio stesso. 

In conclusione...
6.5
“Prendi l'arte e mettila da parte”
Non basta un ottimo comparto artistico e una più che degna colonna sonora a rendere un titolo indimenticabile. Vane cerca di agguantare quanto fatto da Journey, Ico e Rime in passato, ma non brilla di alcuna idea propria. Un tour di riciclo introspettivo di cui si salva si l'aspetto artistico, ma che soffre di una telecamera fastidiosa e di glitch e bug saltuari. Friend & Foe ci ha messo la buona volontà, e ciò ha reso Vane un titolo in cui passare un pomeriggio e non molto di più.
Buon'atmosfera
Ottimo utilizzo della colonna sonora
x Bug e glitch vari
x Telecamera da rivedere

due parole sull'autore
Assuefatto giocatore fin da quando non aveva neanche un pelo sul mento, ha coltivato la propria passione con lo stesso amore con cui cura la propria barba. Molti lo definiscono un Nintendaro senza speranza, senza contare gli oltre quattromila trofei presenti sull'account PSN e gli oltre 370 giochi su Steam (quanti di questi effettivamente giocati non lo sa neanche lui).
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