Gameromancer DLC #1: un cancro di nome Steam

Recensione Journey (PS4)

Thatgamecompany negli anni si è ritagliata la fama di software house capace di sacrificare praticamente qualunque aspetto dei suoi lavori in nome dell’esperienza: c’è riuscita per esempio (forse anche calcando troppo la mano) con Flower nel 2009 e di nuovo ha centrato l’obiettivo nel 2012 con Journey, che oggi arriva su Playstation 4 promettendo un “cambio d’abito” all’insegna dei 1080p e dei 60 frame al secondo ma lasciando immutata la sostanza. Varrà la pena rifare il viaggio?

Metti la sciarpa che fa freddo caldo
Per dirlo in una sola parola, Journey è ermetico

Journey, pur essendo alla fine dei conti un titolo tutto sommato lineare (la decisione sul se e quanto esplorare è lasciata al giocatore, che quindi può decidere se sviscerare il titolo a fondo prendendosi il suo tempo o puntare dritto alla meta) non fa nulla per prendere per mano chi sta dall’altra parte dello schermo: le uniche cose certe sono la destinazione, una vetta illuminata da un raggio di luce che all’inizio del gioco si vede sullo sfondo, e le capacità di interazione del personaggio giocabile, spiegate con semplici illustrazioni che si limitano a indicare il tasto da premere.

Insomma, le due-tre ore necessarie a portare al termine il titolo si fanno ricordare non tanto per la formula ludica o per la narrazione (che rimane sempre abbastanza ermetica e lascia ampio spazio all’interpretazione) ma quanto per l’atmosfera e le sensazioni suscitate dal titolo di Thatgamecompany.

Buon viaggio
La componente ludica è tutta a servizio dell’
esperienza

Come intuibile quindi anche la componente ludica è completamente al servizio del titolo: il protagonista ha in buona sostanza la sola abilità di interagire con dei pezzi di stoffa (più o meno grandi) grazie al tasto cerchio, che gli consente di “cantare” una nota musicale che innescherà le reazioni dei tessuti vicini: questi possono trasportare in aria il giocatore permettendogli di planare (il tempo di volo dipende essenzialmente dalla lunghezza della sciarpa che indossa, che si allunga ogni volta che esplorando le varie aree ci si imbatte in alcune sfere di luce) o andando a modificare lo scenario. Di tanto in tanto i vari puzzle ambientali a base di stoffa verranno integrati o lasceranno il posto a sezioni in cui la parte del leone è giocata dallo scenario o da alcuni nemici presenti in esso, solitamente da evitare ed aggirare. L’asticella della sfida non è mai troppo alta e, specie se si ha già avuto a che fare con soluzioni ludiche simili, il tutto rientra ampiamente nell’affrontabile, lasciando come detto la responsabilità della riuscita del titolo agli aspetti più emozionali dell’esperienza.

Davvero azzeccato il multiplayer

In questo senso abbiamo trovato azzeccata la presenza di una modalità multigiocatore “ermetica” assolutamente in linea con il carattere della produzione, che permette di incontrare lungo il proprio viaggio altri giocatori dimenticandosi però volutamente sia di svelarne l’identità (se non alla fine del gioco) sia di inserire un qualunque sistema di comunicazione, limitata ancora una volta alle note emesse premendo sul tasto cerchio. Giocando assieme agli altri viaggiatori erranti a guadagnarne è proprio l’esplorazione, visto che da una parte è possibile “ricaricare” (e farsi ricaricare) la sciarpa in modo da poter sfruttare più spesso la planata e dall’altra è possibile imparare dal compagno di viaggio, imbattendosi in sfere di luce ancora non raccolte o trovando pitture rupestri nascoste che ricostruiscono alcune vicende di contorno all’esperienza.

Ti guarderei per Journey
Senza troppi giri di parole: bellissimo da guardare

Dal punto di vista tecnico l’unico neo della conversione riguarda alcuni sporadici crash del titolo, che comportano la chiusura forzata del gioco e, quando va male, la perdita degli ultimi progressi fatti. Eccettuati questi problemi (in cui durante la nostra prova ci siamo imbattuti comunque una volta sola) Journey su Playstation 4 è senza troppi giri di parole più bello che mai per quanto riguarda l’aspetto visivo: l’aumento di risoluzione giova tantissimo all’atmosfera ed in generale alla pulizia dell’immagine, che riesce a regalare alcuni colpi d’occhio degli di essere immortalati con il tasto Share. La colonna sonora completa il quadro, accrescendo ancora l’immersione e sposandosi alla grande con le caratteristiche dell’ultima (per ora) fatica di Thatgamecompany.

Verdetto
8.5 / 10
Lovin', Touchin', Squeezin'
Commento
Per quanto banale possa sembrare dirlo, Journey è il classico titolo non per tutti: il rapporto longevità/prezzo è decisamente sbilanciato verso quest'ultimo e, in nome dell'esperienza stessa, il titolo sacrifica parecchio mettendo tutto al servizio dell'aspetto emozionale del prodotto. Il rovescio della medaglia però registra un titolo davvero riuscito dal punto di vista delle atmosfere e che in generale raggiunge l'obiettivo che si era prefissato, regalando al giocatore qualcosa sul fronte emotivo pur affidandosi ad una "somma delle parti" che, impatto visivo a parte, non ha nulla di eccezionale
Pro e Contro
Visivamente più bello che mai
Atmosfere riuscite
Cross Buy con la versione PS3

x Rapporto contenuti/prezzo sbilanciato
x Non per tutti