Blocco dopo blocco cominci a impilare.
Nella tua testa, una struttura perfetta.
È solo allora che cominci a giocare. Ma il computer è spento.

Cercavo Tetris Effect su Google, perché volevo informarmi per la recensione. Non volevo deludere le aspettative, e un po’ ero curioso anch’io. Studiare gli sviluppatori, il gioco, il suo passato. Certamente non è un prodotto così commerciale, ma speravo di trovare qualcosa di interessante da cui cominciare. Pensavo al gioco e il gioco pensava a me, o almeno credo. Perché Google, in un istante, mi fa capire la verità. Bastano un paio di parole: “Tetris effect“, con la minuscola. Ed è allora che ho capito cosa fosse davvero Tetris Effect: Connected. Un gioco di parole che rappresenta un pensiero. In due parole, la sua interezza. Come ho fatto a non averlo capito.

Perché Tetris è un gioco perfetto. È il videogioco più videogioco che ci sia. Il titolo che tutti aspirano ad essere, perché nella sua semplicità è matematico. Non ci sono sbavature, imperfezioni. Tetris è Tetris, ad aggiungerci qualcosa ci si fa solo un torto. L’unico modo per superare il videogioco per eccellenza è palese.

Per superare Tetris serve qualcosa che vada al di là del gioco. Bisogna cercare nel territorio del meta-gioco.

L’importanza di un titolo – Tetris Effect si conosce bene

Hydelic · Connected (Yours Forever) [In-game Mix]

Sulla porta del santuario di Delfi sono riportate queste parole: “Conosci te stesso“. A qualcuno potrebbe sembrare un concetto basilare, ad altri un astruso pensiero passato. Ma i Greci avevano delle idee chiare. Tetris Effect lo sa bene. Lo sa bene perché si conosce a fondo. Lo sa bene perché lo applica a partire dal titolo, da dove nasce la sua filosofia.

Tetris Effect è il suo nome. Lo prende dall’effetto “Tetris”, in psicologia. Molto semplicemente, è quando la mente si adatta al gioco. Comincia a vedere mattoncini, a impilarli. Mentre è sveglia, mentre dorme. Anche mentre chiude gli occhi. Si impilano i mattoncini, come in un testo. Come in questo testo, pieno di punti perché alla fine è un unicum. È qualcosa che, da persona che non aveva mai giocato molto a Tetris prima, mi è successo più volte dopo averlo giocato per ore. Mi preoccupava, faceva stare male di notte. Perché il mio cervello continuava a girare e rigirare questi mattoncini. A trovare le combinazioni perfette per eliminare quelle righe.

È come se continuassi a giocare mentre lo schermo era spento. Un gioco che va al di fuori del videogioco in sé. Che influenza il nostro cervello a tal punto da modificarne i processi mentali. Quello che prova a fare Tetris Effect è proprio questo: imprimersi nella nostra mente a tal punto da cambiare il nostro modo di giocare. Di pensare a Tetris. Perché Tetris Effect non è Tetris 99. È un modo diverso di concepire l’intera struttura del gioco.

È una formula più artistica e autoriale per quello che è, da sempre, un classico dei videogiochi.

Allora basta vedere il nome per capire questo intento. Per capire le intenzioni di Tetsuya Mizuguchi in tutta la sua opera e ciò che rappresenta. Un classico è, secondo Calvino, qualcosa che può dire sempre qualcosa di nuovo. Il nuovo modo di vivere Tetris è proprio Tetris Effect. Che abbraccia tutto quello che Tetris è sempre stato e ha sempre voluto essere. Che riesce, però, a mostrare una luce nuova sul grande palcoscenico di questo videogioco. Il piano ha ricominciato a suonare. A suonarlo siamo noi, impilando mattoncini. Ma i mattoncini siamo noi. Mentre siamo fuori dal gioco.

La bellezza disturbata di Tetris Effect

Per quanto sinceramente faccio fatica a dire qualcosa di più sulla bellezza di questo gioco di quanto abbia fatto Stefano su Gameromancer, proverò a dare un mio spunto. Non dovrebbe essere così difficile. Perché a dire il vero, tutto quello che si potrebbe dire su questo gioco sarebbe vero. È, fino in fondo, un videogioco che prende in giro il giocatore. Che lo inganna, che lo fa credere di essere più semplice di quello che è davvero. Ma dietro quello che si mostra si nasconde la sua vera arte.

La bellezza di Tetris Effect è che tutto quello che fa il gioco è il contorno di quello che è un’opera perfetta. Come il voler ritoccare la Monna Lisa. Ma anche la più bella delle opere cambia di significato se la sua esposizione è fatta con la dovuta cura. L’esposizione di Tetris Effect è, infatti, tutto quello che conta. È quello che un giocatore poco attento non nota. Sono le piccole cose su cui si sorvola. Il gioco vero non è quello, dopotutto, no? Ma la vera partita si fa al di fuori dal campo.

È un gioco di inganni. Di sguardi. Di pensieri. Ricordatevi: Questo gioco vuole rimanervi in mente.

Come farlo? Con i suoni. Con la musica. Con le atmosfere. Chicche di gameplay che sembrano solo delle aggiunte. Eppure ne sono il fulcro. Sono il fulcro della arte di Tetsuya Mizuguchi. Perché, come ho detto, è l’esposizione che conta. Se tutto attorno a te vedi solo arte, sei obbligato a giocare come se fosse tale. Perché lo èCe ne siamo solo dimenticati. L’incredibile musica che accompagna ogni nostro click è lì per ricordarcelo. Così come le poetiche immagini. Il ritmo che li accompagna. È tutto pensato per ricordarci che è un gioco al di fuori del gioco.

Meta-game – Al di là di ciò che possiamo vedere

A influenzare la mia esperienza è stata anche un’altra particolarità. Ho davvero fatto fatica a giocare il gioco. Molto semplicemente, i miei occhi non lo reggevano. Non reggevano di vedere ciò che mostrava il gioco. Lunghi intervalli. Lunghi mal di testa. A un certo punto ho addirittura pensato di dover abbandonare. Non solo ho una grave miopia, ma soffro anche di motion sickness e tanti problemi affini. Eppure non lo ho abbandonato. Perché il gioco mi aveva già pienamente conquistato.

Poche partite, da un'ora ciascuna, mi sono bastate per innamorarmi del Tetris. Ma è un amore proibito.

Videogiochi ed esperienze Un videogioco come Tetris Effect è da vivere come un’esperienza: ne parlo nel mio pezzo su Disaster Report 4.

È un amore proibito per qualcosa che mi fa male. Che mi fa stare male. Eppure è come la vita. I tetramini che cadono sono granelli di sabbia sulla mia clessidra. Non c’è nessun errore che venga direttamente punito. Sei tu che giochi con te stesso. Come nella vita. Sta a te recuperare. Sistemare i tuoi errori. Sta a te guadagnare qualcosa da un gioco che fai fatica a giocare. Ed è allora che ho capito che bisognava giocarlo in modo diverso. Giocare il gioco al di fuori del gioco. Imparare con la pratica, con l’attenzione. Al di fuori di ciò che si possa vedere. Andare oltre. Un meta-gioco.

Ho un rapporto strano con questa parola. Per i gacha, è la loro massima espressione. Un’espressione dal risultato negativo. Due tetramini che si incastrano perfettamente ma ti bloccano la via avanti. Eppure è il modo per avere davvero un’esperienza di nota. Che esca dallo schermo. Che sia più di un gioco. Che superi un gioco che di base è perfetto. È uno strumento. Non puoi incolpare la pistola di aver sparato il colpo. In questo caso, è ciò che eleva Tetris Effect alla sua massima potenza. Che ci obbliga a piazzare dei tetramini giganti sulla nostra strada, perché è il peso delle idee.

Connected – L’ultimo passo per il paradiso

Videogiocatori connessi Siamo tutti connessi. Ma non ci capiamo. Come si comunica tra videogiocatori?

La nuova edizione di Tetris Effect ha però aggiunto una parola al titolo. Ha dato la pennellata finale a quello che era già un capolavoro. Se prima Tetris Effect era un’esperienza incredibile da fare da soli, Connected non ha fatto altro che risolvere il suo unico problema. Ora, è un’esperienza comune. L’unica altra direzione nella quale poteva andare.

Se già la sua semplice forma essenziale si basava sull’andare oltre, qui si fa ancora un passo avanti. Ci si connette. L’effetto “Tetris” si diffonde. Come stelle che si incontrano. Nasce una fusione. La modalità Connected era quello di cui il gioco aveva bisogno per raggiungere la perfezione. Perché quello che era un sogno per persone sole, sbarca sulla nuova generazione come un’esperienza condivisa. Una connessione tra più persone, che comunicano davvero. Non solo con le parole, ma con la loro abilità. Come negli anni 90 ci guardiamo le macchinette a vicenda. È il sogno di un passato perduto che ritorna.

Perché un gioco, per andare oltre, deve incontrare tante persone. Dal vivo, in locale. Online, come amici, avversari. Ad affrontare varie sfide. Addirittura ragionare assieme. Come un anima sola, che si unisce. Più persone che respirano come una sola. Ed è allora che tutto quanto è completo. Gli astri si uniscono. Le costellazioni sono complete. L’incastro è finito. È l’ultimo tetramino.

It's all connected. We're all together in this life

Alle volte serve un gioco per ricordarci la vita reale.

Verdetto
10 / 10
Un videogioco che supera la sua natura.
Commento
Tetris Effect: Connected riesce a dare un'ultima pennellata a un'esperienza perfetta. Bellissimo in ogni suo aspetto - Una perla di maestria che riesce a superare una formula che è già perfetta di suo. Non è più solo un videogioco, ma qualcosa che va al di fuori. Che riesce a toccare una persona per la sua completa coerenza stilistica e di ideali. Perché, blocco dopo blocco, ho capito che ne avevamo un po' tutti bisogno. La sua nuova modalità Connected centra il punto con le sue aggiunte, portando un'esperienza ancora migliore sulla nuova generazione. Siamo tutti connessi da questa esperienza comune.
Pro e Contro
Bellissimo
Perderei la vista
Autoriale
Perfetto
Tetris

x Ho quasi perso la vista
x Non me ne pento
x Mi ricorda la vita vera

#LiveTheRebellion