Recensione The Nioh Collection – Il dualismo fa da padrone

L’assassinio di nostra madre, una pugnalata al petto, vedo il suo – un uomo grida alla nostra porta svegliandoci da quell’incubo ormai ricorrente. Uno Yokai, di taglia piccola, gli dà la caccia, lo fiuta, lo insegue, lo vuole. Estraggo quel pugnale e muore, basta un colpo. L’uomo ci fissa impaurito, vedo sudore sulla sua fronte, percepisco il suo terrore ed avverto il suo tremolio. Siamo dei mostri, dei demoni, scappa. Non c’è di che stia tranquillo, grazie comunque”.

Odachi

“Ancora ripenso a quel pover uomo, uno degli ultimi abitanti di questo villaggio caduto ormai in disgrazia. Probabilmente sarà morto o ancora peggio, trasformato in uno di quelle bestie. In ogni caso non ha senso parlarne, devo raggiungere il santuario ed eliminare il Mezuki, è questa la mia missione oggi.
Sento dei passi, estraggo la mia Odachi

Si apriva (quasi) così la mia partita con The Nioh Collection (nello specifico il 2), una riproposizione per PS5 dei due capitoli in edizione completa “rimasterizzati”. Parlerò subito e rapidamente di come la Collection sfrutti il nuovo hardware in modo da passare immediatamente su ciò che Team Ninja con queste remastered ha esaltato: la giocabilità ed il gameplay.
In entrambi i titoli sono presenti 2 modalità (monitor permettendo): una punta ai 4k restando sui 60 fps, l’altra, invece, si spinge fino ai 120 fps, ovviamente scendendo a patti con la resa visiva.

Ma quindi questa Collection va comprata?

Assolutamente sì se non hai giocato ai titoli su PS4 (volendo potete acquistare i capitoli rimasterizzati singolarmente) o ti sei perso i dlc, che aggiungono tantissimo contenuto ai già longevi Nioh. Infine, l’implementazione del Dualsense è appena accennata, non aspettatevi il lavoro fatto con Control, qui verrà sfruttato a dovere solo con le armi a distanza. La parte noiosa è terminata, le informazioni tecniche sono state date, adesso possiamo parlare di ciò che mi ha fatto amare questa serie scoperta solo adesso: il gameplay.

Mi metto in posizione bassa e corro verso la fonte di quei passi“.

Bassa

“Come pensavo, dei banditi pronti a depredare ciò che è rimasto del villaggio, un luogo ormai abbandonato a causa dell’apparizione dei demoni, una terribile e costante disgrazia. Mi muovo, la posizione bassa mi favorirà”

Ho trovato Il gameplay appagante quanto tecnico. Una profondità ed una libertà mai visti prima nel combattimento all’arma bianca (Sekiro perdonami), dove il secondo capitolo, più recente, è sicuramente il vincitore della Collection.

Il tutto apparentemente gira intorno alle posizioni (stances), bassa, media ed alta, la cui differenza tra le 3 sta nel rapporto velocità-danno-consumo Ki e nei movesets. Starà quindi a voi cambiarle e combinarle in base al vostro stile, al nemico, alle vostre armi ed al consumo/recupero Ki.
Quest’ultimo, apparentemente sembra la meccanica più semplice da apprendere, ogni nostra mossa (meno le azioni legati agli spiriti) ha un costo in ki (stamina) che possiamo recuperare velocemente reagendo col giusto timing.

Le armi invece si dividono in 12 categorie, tutte con uno skill tree, che modificherà drasticamente il gameplay e che nelle prime ore vi manderà in confusione da tasti (first time? passa tranquilli). A questo aggiungiamo gli spiriti e la loro gestione, che lascia totale libertà (soprattutto nel 2) al giocatore e che viene ampliata anch’essa con un skill Tree.

Due katane ed un falcione, ottime armi da donare ai Kodama del posto, che la loro benedizione mi aiuti, il Mezuki è un essere terribile.
Modifico la mia posizione in media e attraverso il cancello del santuario“.

Il Diablo dei Dark Souls

Media

“Eccolo, la bestia equina impugna un’ascia affilatissima e la sua stazza è di gran lunga superiore rispetto gli Yokai incontrati fino ad ora. Mi vede, scatta ed attacca. Riesco ad evitare un colpo, respingo l’altro e restituisco il favore.
Non sente nulla o non lo dimostra. A differenza mia è bravo a mentire, sto infatti sudando, mi manca l’aria ed un altro attacco sta per arrivare. Mi colpisce”

Tutti ricordiamo quel trend di accostare tutto a Dark Souls, vero?
Nioh, il primo, potrebbe effettivamente sembrare l’ennesimo Soulslike con meccaniche di looting estremo. Giocandolo, effettivamente, ho sentito quel brivido, quella sensazione di appagamento che solo sconfiggere un boss dei souls di From (come ad esempio Demon’s) o attraversare una certa area riusciva e riesce a darmi.

Quindi è Demon's con le katane? No, non può

Non lo merita, è sì da un lato paragonare il lavoro di Team Ninja a quello di mostri sacri dell’action gdr un complimento, ma è anche in parte ingiusto. Perché l’evoluzione vera la si ha col suo secondo capitolo, che grazie ad un gameplay, come descritto su, approfondito e sempre più distante dai giochi a cui è stato comparato, ottiene (sempre nei limiti del 2021) una sua identità. Un po’ come Bloodborne-la smetto.

Vi prego, quindi, di avere pazienza e tatto con la collection. Giocatelo come un qualcosa di nuovo, di simile ma diverso e godetevi il viaggio. Non per forza da soli.

Riesco a curarmi con l’ultima fiaschetta di elisir, la ferita sul braccio smette di sanguinare, lui nitrisce ed incalza verso me. Sono pronto a schivare ma fa un qualcosa di diverso, non riesco più a leggere i movimenti, non-Muoio. Nero, vedo il mio spirito guida lasciarmi, svengo per risvegliarmi poco dopo al santuario dei Kodama. Sono vivo ma sento di aver perso qualcosa, non sono il solo.

Modifico la mia posizione in Alta, in modo da sbilanciare il demone e favorire il nuovo, un guerriero pronto ad aiutarmi”.

Alta

Il guerriero non parla, comunica a gesti e non sembra ostile. Che sia un cacciatore di Yokai o no, poco importa, entrambi puntiamo al Mezuki, chiedo una benedizione ed attraverso il cancello, in compagnia.

Viaggiare e condividere, viaggiare è condividere

Viaggiare e condividere


È proprio sul giocare in compagnia che volevo arrivare. Ad oggi Nioh 2 è l’action gdr con la componente cooperativa migliore, tant’è vero che il gioco può esser interamente finito con amici o sconosciuti.
Team Ninja ha quindi letteralmente lanciato in sordina un nuovo standard: Loot personale adattato al livello del personaggio, difficoltà autolivellante e niente metodi strani per farsi evocare. Spiriti lontani che si aiutano con un unico fine.

“Lo yokai sembra quasi felice nel combattere un nuovo guerriero, inizia lo scontro e fin da subito riesco a recuperare l’affiatamento col mio spirito guardiano. Lo sento, comunica con me e mi offre un nuovo potere, nel mezzo dello scontro accetto il dono e– demone-spettro-brutale-feroce, ritorno in me mentre il Mezuki cade a terra sconfitto.

Prova a comunicare con me ma non riesco a comprendere il linguaggio.
Si dissolve e lascia uno strano cuore che viene assorbito da me e dal cacciatore, curioso.

Rinfodero la mia Odachi, saluto il mio nuovo amico, e mi dirigo verso le terme”.

Terme

Dopo lo scontro con etichette e boss posso trarre le mie conclusioni su The Nioh Collection. una remastered trasparente come un cristallo di Amrita, che prova ripulire giusto un po‘ il comparto grafico (senza gridare al miracolo) e spinge principalmente sul framerate per appagare e tranquillizzare il giocatore impegnato in scontri tra demoni.

“Domani tornerò ai miei incubi, oggi festeggio la mia, nostra, vittoria“.

Voto e Prezzo
8 / 10
50€ /80€
Commento
Un gameplay tanto appagante quanto tecnico accompagna una serie con tanta voglia di emergere dal mare di soulslike. Una personalizzazione completa, che permette di adattare ogni aspetto del cacciatore al proprio pad. Forse le funzioni del dualsense sono appena accennate, ed il comparto grafico è discreto, ma la co-op e le prestazioni vi faranno perdonare e superare queste mancanze.
Pro e Contro
Sistema di combattimento
Co-op

x Graficamente Discreta
x Utilizzo del Dualsense

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