Recensione Maquette e la ricorsività della vita

Ricorsivo
/ri·cor·sì·vo/
Aggettivo

· Che si rinnova o si ripete a intervalli regolari o quasi.
· In matematica e in logica, di procedimento per cui in una successione di funzioni (o formule, ecc.) è calcolabile il valore di ciascuna funzione (o formula, ecc.) se si conosce il valore della precedente.

Per parlare di Maquette è necessario chiarire il concetto di ricorsività e di come Graceful Decay lo abbia inserito all’interno della sua opera di debutto. Maquette è un first person puzzler che si inserisce nel solco tracciato da The Talos Principle e The Witness, incentrato sulla ricorsività che ne è fondamento sia a livello di gameplay che, più in profondità, di narrativa. Maquette è comparso gratuitamente su PS5 per tutti gli abbonati a Playstation Plus, proseguendo quella che spero diventi una tradizione virtuosa volta a promuovere piccoli titoli poco convenzionali. Il gioco fa parte del catalogo di Annapurna Interactive, publisher tra i più competenti e prolifici degli ultimi anni per quanto riguarda i titoli a medio e basso budget.

Da piccolo a grande e viceversa

Il funzionamento di Maquette è piuttosto semplice: ci troviamo in una cupola, che contiene al suo interno un modellino in scala della cupola stessa. La cupola, a sua volta, è contenuta in una cupola identica ma molto più grande, e questa replicazione si ripete apparentemente all’infinito se si fissa lo sguardo sulla linea dell’orizzonte. Il mondo di Maquette è quindi una sorta di enorme frattale che si espande ricorsivamente nello spazio. Può sembrare banale, ma non lo è, perché questo aspetto è ciò che da forma alla meccanica portante del gioco. Ogni oggetto con cui è possibile interagire, infatti, se trasportato all’interno del modellino replicherà sé stesso con proporzioni più grandi all’interno di tutti gli altri livelli di realtà. Questa interazione permette di aggirare gli ostacoli del mondo presente all’esterno del modellino e, viceversa, di rimpicciolire oggetti molto grandi per poterli utilizzare per risolvere gli enigmi.

Spiegarlo a parole molto più difficile che vederlo in azione

La vera forza della ricorsività del mondo di Maquette sta nel modo in cui il suo aspetto più “meccanico” si accorda con la storia narrata al suo interno. Maquette infatti fa da cornice ad una storia meravigliosamente ordinaria di un amore che nasce, si sviluppa e appassisce, le cui dinamiche interne però sono equiparabili alla ricorsività di cui sopra. A giocare un ruolo fondamentale nel racconto sono proprio le dimensioni relative dei dettagli: quella che all’apparenza sembra una piccolissima crepa si trasforma col tempo in una spaccatura insanabile tra Micheal e Kenzie, proprio come quel piccolo cubetto rosso che una volta inserito all’interno del modellino viene replicato con proporzioni sempre più grandi. È un dettaglio che mostra tutta la cura messa in campo da Graceful Decay nella costruzione del titolo.

Maquette e la ricorsività dei suoi errori

Maquette non è esente da problemi. Se si può passare sopra a qualche problema di ottimizzazione, con occasionali stuttering e brevi crolli di framerate (che in ogni caso non dovrebbero esistere su una console potente come PS5), ci sono purtroppo dei problemi di game design che pesano sull’esperienza complessiva, o che perlomeno lo hanno fatto nel mio caso. Ancora una volta è la ricorsività ad ottenere un ruolo centrale nell’esperienza. Questo perché, di fatto, i problemi che ho riscontrato sono legati principalmente a singoli enigmi che funzionano poco e male, soprattutto a causa della pessima comunicazione che il gioco fa di certe sue meccaniche. Si tratta di piccoli problemi ed errori, che se messi però in relazione alle dimensioni e all’essenzialità dell’esperienza diventano via via più ingombranti all’interno del gioco.

È quasi un paradosso in questo periodo di estrema evoluzione del linguaggio ludico (di cui i walking simulator tanto bistrattati sono stati se non iniziatori quantomeno catalizzatori principali), ma Maquette fa un lavoro migliore nel dare un profondo senso narrativo alle sue meccaniche rispetto a quanto non faccia nel realizzare le meccaniche stesse. È un peccato perché, quando funziona, Maquette è in grado di offrire dei momenti di ottima fattura e profondità. Peccato che, nonostante ad un certo punto il gioco si reinventi per evitare di risultare troppo ripetitivo, tutta l’esperienza sia costellata di momenti un po’ inconsistenti.

Ne vale la pena?

Al netto di tutto sì, Maquette merita quantomeno una prova, soprattutto per chi ha imparato a conoscere i titoli distribuiti da Annapurna Interactive e ne ha saputo cogliere lo spirito. Maquette racconta una storia semplice ma in grado di risuonare con tutti, grazie soprattutto alla naturalezza con cui si esprime. Micheal e Kenzie non hanno un volto, sono semplici voci che dialogando raccontano la loro storia d’amore. Per quanto possa risultare scontato lo svolgimento della narrazione, ad essere vincente sono proprio la caratterizzazione e l’interpretazione di quei dialoghi. Maquette fa un lavoro splendido nello spingere a fantasticare sui suoi due personaggi. Per me sono stati reali per tutta la durata dell’esperienza. Era come se li avessi di fronte a me, come se stessi assistendo alla proiezione di vecchie videocassette che ne documentassero la relazione.

Difficilmente sarà in grado di soddisfare appieno gli appassionati dei puzzle game più complicati e cervellotici. Se vi avvicinate a Maquette dovete farlo tenendo a mente che le sue meccaniche esistono principalmente per essere a servizio della storia raccontata, e non viceversa. Però, in ogni caso, quella di Graceful Decay è un’opera prima che fa ben sperare per il futuro, soprattutto anche in relazione alla superba bellezza estetica del mondo di gioco.

Voto e Prezzo
6.5 / 10
15€ /20€
Commento
Maquette è un po' figlio di Superliminal, The Talos Principle e The Witness. Non è un'esperienza irrinunciabile, ma l'intuizione della ricorsività intesa come meccanica di gioco è riuscitissima a livello di concetto, seppur mostri il fianco a qualche problema di game e puzzle design a livello realizzativo. Ciò che conta davvero è il modo in cui mescola meccaniche e narrativa per raggiungere la quasi piena comprensione del linguaggio ludico su cui poggia l'intera esperienza. Non è irrinunciabile ma funziona e rappresenta un ottima opera prima per i ragazzi di Graceful Decay, distribuiti da quella fucina incredibile di talenti che risponde al nome di Annapurna Interactive.
Pro e Contro
estetica curatissima
meccaniche e narrativo si fondono assieme

x alcuni enigmi sono malpensati
x ottimizzazione non perfetta

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