DLC #2: Pokémon Sputo&Spada

Recensione Life is Strange

Life is Strange è stata senza ombra di dubbio una delle “sleeper hit” dell’anno scorso: il secondogenito ad episodi di Dontnod Entertainment (che forse ricorderete per il discusso Remember Me) è riuscito, un po’ a sorpresa, a conquistare critica e pubblico puntata dopo puntata, facendo incetta di riconoscimenti anche qui su I Love Videogames (piazzandosi al secondo posto nei nostri Ilvg Awards e comparendo in diverse delle nostre top 10 di fine anno). In attesa di vederci più chiaro a proposito di una seconda stagione e dopo aver seguito le avventure di Max in maniera episodica,abbiamo deciso di approfittare dell’uscita della Limited Edition del titolo per raccontarvi (o quantomeno, provare a raccontare) cos’è Life is Strange visto nel suo insieme.

Versione testata: Playstation 4

Backwards Traveller

Life is Strange mette il giocatore nei panni di Maxine (o, come preferisce essere chiamata, Max) Caulfield, che dopo aver vissuto per gli ultimi 5 anni a Seattle ha deciso di ricominciare da zero e cercare di farsi una nuova vita nella sua città natale, Arcadia Bay (cittadina fittizia dello stato dell’Oregon), scegliendo di frequentare l’Accademia Blackwell e di coltivare in questa cornice la sua passione per la fotografia. Se in un primo momento la storia sembrerà incanalarsi sul binario del Teen drama, con Max alle prese con i tipici problemi di integrazione scolastica e con le sue ansie legate al passato, nella figura della sua migliore amica Chloe Price, e a quanto questo può essere cambiato dopo 5 anni di distanza, fin quasi dalle prime battute dell’esperienza la ragazza scoprirà di avere il potere di riavvolgere il tempo, potendo quindi modificare gli eventi dell’immediato futuro: le situazioni “alla Beverly Hills 90210”, pur non finendo completamente nello sfondo, lasceranno quindi il passo (specie a partire dal secondo episodio) alle indagini del duo sulla scomparsa di un’altra studentessa della Blackwell e su quanto sta accadendo nella scuola.

In più di un’occasione, sembra di essere all’interno di una serie tv

Il parallelo televisivo non è assolutamente casuale: dal punto di vista della regia e della narrazione il prodotto di Dontnod richiama molto da vicino il format delle serie tv, gestendo su questa falsa riga sia i ritmi narrativi di ognuno dei cinque episodi (che alternano situazioni più concitate guidate dagli eventi a spezzoni in cui la parte del leone è interpretata dalla psicologia e dalla caratterizzazione dei personaggi in scena) e chiudendoli tutti, con l’ovvia eccezione dell’ultimo, con cliffhanger capaci di lasciare sempre e comunque nel giocatore la voglia di passare al capitolo successivo. Ispirazione mai troppo celata, visto che alla fine di ogni episodio viene mostrata qualche anticipazione e all’inizio del successivo non manca nemmeno una sorta di riassunto della puntata precedente, approccio sicuramente utile ed apprezzato da chi ha vissuto l’esperienza “in diretta” seguendo Life is Strange ad ogni uscita. Il tutto è poi condito da una serie di citazioni sulla cultura pop, che chiamano in causa libri, film ed altre opere di culto senza mai sfociare nell’esagerazione, riuscendo in un qualche modo a creare fin da subito una buona empatia tra gli “attori” dietro lo schermo e i giocatori che invece ci sono davanti.

 

Somewhere in Time
Life is Strange si ispira al modello lanciato da TellTale Games, ma è molto più di un semplice “clone”

È inutile nasconderlo: dal punto di vista dell’impostazione ludica Life is Strange deve molto al filone delle “nuove avventure grafiche” affermatosi negli ultimi anni grazie ai lavori di Quantic Dream e, soprattutto, TellTale Games. Il grosso dell’esperienza quindi si andrà a sviluppare tramite l’interazione con gli altri personaggi e gli oggetti presenti a schermo, che permetteranno a Max di entrare in possesso di nuove informazioni o di procedere attraverso le situazioni che via via si presenteranno nel corso del titolo. Ma è a questo punto che Dontnod sfodera l’arma di cui è dotata la protagonista e riesce a confezionare Life is Strange in modo che non solo possa sedere (narrativamente) allo stesso tavolo delle migliori avventure TellTale, ma riesca anche a rilanciare proponendo un carattere tutto suo: grazie all’abilità di riavvolgere il tempo Max è capace di vedere le conseguenze a breve termine delle sue azioni e, in più di qualche caso, di “sbloccare” delle nuove opzioni utilizzando quando appreso indirizzando il dialogo con il personaggio di turno in una certa direzione. Riavvolgendo il tempo inoltre la ragazza continua comunque ad occupare la “posizione spaziale” in cui era collocata prima dell’attivazione del suo potere, di fatto “teletrasportandosi” se si guarda la cosa dal punto di vista del suo interlocutore (e in buona sostanza, facendo pensare quadrimensionalmente chi sta giocando). Questo effetto collaterale ha permesso agli sviluppatori, dal punto di vista del giocato, di non incamminarsi sul sentiero già battuto dagli altri team citati andando a strutturare queste fasi tramite Quick Time Event, ma piuttosto prendendo spunto questa volta dalle avventure grafiche di stampo classico andando ad introdurre quasi dei puzzle ambientali. L’ispirazione dei prodotti di “era LucasArts” comunque non si ferma qua, e segna anche il ritorno di alcune fasi mai troppo rimpiante tipiche delle avventure grafiche prima maniera: quelle in cui per proseguire bisogna far funzionare la testa e (in questo caso) mettere assieme gli indizi oppure osservare con attenzione, o ancora ricordare eventi successi qualche scena prima per trovare una delle possibili soluzioni all’enigma corrente. Grazie a queste scelte Life is Strange riesce quindi ad affermarsi in quanto prodotto con una propria (e precisa) identità, e non come semplice emule del The Walking Dead di TellTale.

 

The Power of Love is a curious thing
Dontnod purtroppo ha commesso un’ingenuità proprio in dirittura di arrivo

Vi sarà sicuramente successo di arrivare galvanizzatissimi al finale di un’opera, sia questa un film, un libro o un videogioco, e di incappare in quella fastidiosa macchia che vi fa inciampare proprio quando siete in vista del traguardo. Ci dispiace dovervi anticipare che molto probabilmente succederà anche con Life is Strange. Con questo non vogliamo assolutamente scoraggiarvi dal calarvi nei panni di Max, cosa che se avete “barato” scorrendo fino al voto avrete visto consigliamo senza riserve: dobbiamo però riconoscere a Dontnod l’ingenuità di essere caduta (in modo anche piuttosto palese) nella trappola tipica per i titoli dove le scelte del giocatore rivestono una parte importante dell’esperienza, ovvero il non dare a queste il giusto peso arrivati al momento della conclusione.

La scelta finale è amara e, per forza di cose, si “tifa” per una o per l’altra

Senza anticipare nulla, ci limitiamo a dire che non solo il finale di Life is Strange dipende quasi in toto (ci può essere qualche minima differenza) dall’ultima scelta fatta dal giocatore, ma paradossalmente chi impugna il gamepad può scegliere senza complicazioni in aperta contraddizione con le sue stesse azioni compiute fino a quel momento, laddove invece sarebbe stato più efficace rendere automatica questa scelta sulla base delle decisioni prese nel resto dell’esperienza (sulla falsariga, per esempio, di quanto fatto da CD Projekt Red con i finali di The Witcher 3). Si tratta comunque dell’unico vero problema di Life is Strange, visto che come già detto dal nostro Luca Mazzocco in occasione della recensione del quinto episodio (Polarized), inevitabilmente si patteggerà per un finale o per l’altro; si sceglie non solo sulla base di “come” si sono vissute le 10-15 ore di gioco nei panni di Max, ma (quantomeno, così ha vissuto la scelta finale tra quadrato e cerchio chi sta scrivendo) anche e soprattutto da quello che, dopo le peripezie attraversate dal duo, ognuno di noi decide di voler vedere succedere sullo schermo.

 

life is strange

Running in and out of time
Al netto del labiale fuori sincro, Life is Strange si lascia guardare ed ascoltare senza problemi

Sul fronte artistico non si può non ammettere che le scelte operate dallo sviluppatore francese paghino, riuscendo a confezionare il tutto, nonostante agli occhi più allenati qualche texture un po’ sottotono non sfuggirà, in modo da allinearsi bene allo stile “televisivo” della produzione. Da questo punto di vista l’unica nota stonata riguarda la sincronizzazione tra il labiale ed il doppiaggio dei personaggi, che riesce a farsi cogliere in fallo (questa volta in modo più evidente) in più di qualche occasione. Note stonate (scusate il gioco di parole) che invece difficilmente capita di riscontrare quando si passa al setaccio il comparto sonoro, grazie all’ottimo doppiaggio e soprattutto alla riuscitissima colonna sonora, che va ad impreziosire l’offerta della Limited Edition arrivata qualche giorno fa sugli scaffali. Come vanno ad impreziosire l’offerta i contenuti “dietro le quinte” e i sottotitoli aggiunti per l’occasione (in questo caso anche per chi ha acquistato Life is Strange in versione digitale), che aggiungono anche l’italiano e permettono di conseguenza a chiunque di avvicinarsi al serial di Dontnod, complice anche un adattamento oculato, che in qualche frangente sostituisce alcuni riferimenti pop potenzialmente oscuri alle nostre latitudini (per esempio rimpiazzando gli Hardy Boys con Cip e Ciop) con qualcosa di più “commestibile” per il pubblico italiano; scelta che sicuramente farà storcere il naso a qualche purista, ma che non rovina per nulla il risultato finale.

Verdetto
8.5 / 10
Stupido effetto farfalla
Commento
Ci sarebbe piaciuto premiare Life is Strange con un voto decisamente più alto: regia, dialoghi, personaggi e anche la colonna sonora di questa seconda uscita di Dontnod Entertainment sono praticamente al top, e anche dal punto di vista ludico, pur partendo da quanto oramai sdoganato da TellTale, lo sviluppatore francese riesce a farsi valere e ad affermare in modo piuttosto chiaro il carattere della produzione. Inevitabilmente però dobbiamo far pesare l'ingenuità commessa arrivati alla scelta finale, che permette potenzialmente di decidere in modo diametralmente opposto al modo in cui si è deciso di giocare Max nel corso del cinque capitoli: da una parte anche questo ha il suo fascino e lascia al giocatore l'illusione, almeno nella "sua" timeline, di aver deciso come meglio voleva, ma dall'altro in ogni caso l'approccio annulla il peso di tutte le scelte fatte nelle ore di gioco precedenti. In ogni caso, non possiamo non consigliare Life is Strange a qualunque tipo di giocatore, anche a quelli scettici su questo tipo di intrattenimento: è praticamente impossibile, in un modo o nell'altro, non arrivare a provare una certa empatia per Max.
Pro e Contro
In un modo o nell'altro coinvolge
I poteri di Max danno "carattere ludico" al tutto
Ottima colonna sonora

x Alla fine le scelte fatte hanno un peso relativo
x Labiale non sempre sincronizzato al doppiaggio
x Qualche difetto tecnico minore