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Recensione Life is Strange Ep.5 – Polarized

Dall’arrivo sul mercato di titoli suddivisi in episodi come una serie tv si è aggiunto un nuovo elemento da valutare in fase di recensione: il ritmo. C’è il pericolo, infatti, che la narrazione sia costruita in modo incostante, raggiungendo il climax (il punto più alto della storia) troppo presto e andando quindi a calare nell’ultima parte. Ovviamente è possibile che si verifichi anche il contrario, con una storia che rallenta sino ad arrivare agli ultimi 10 minuti, per poi spingere l’acceleratore della narrazione; in questo caso il danno è minore, ma si tratta sempre un prodotto non equilibrato. Questo breve discorso è stato fatto per introdurre la recensione del quinto (e ultimo) capitolo di Life is Strange, titolo realizzato dai ragazzi di Dontnod Entertainment e distribuito, al momento, solo in versione digitale, su PlayStation 3, PlayStation 4, Xbox 360, Xbox One e PC. Sarà riuscito lo studio francese a stupire anche in questo ultimo episodio, oppure ci troviamo davanti ad un calo di stile rispetto alle scorse “puntate”? Scopritelo nella nostra recensione di Life is Strange Ep.5 – Polarized!

 

Nota: Dato il tono generale intimo di questa produzione, sopratutto nel caso particolare di questo quinto capitolo, quella che segue è una recensione più personale rispetto a quelle che pubblichiamo di solito, quasi un editoriale. Nei limiti del possibile abbiamo comunque cercato di inserire alcuni riferimenti più “oggettivi”, nei limiti delle possibilità offerte da Polarized. Come al solito comunque la recensione è assolutamente spoiler-free, in modo da permettere anche a chi non ha giocato il titolo di poter continuare tranquillamente la lettura.

 

Versione testata: PlayStation 4

Life is… complicated
In modo del tutto imparziale possiamo però ammettere che il team di Remember Me ce l’ha fatta a tirare tutti i fili della trama

Trattare in modo oggettivo il comparto narrativo di Life is Strange è estremamente difficile, in quanto i ragazzi di Dontnod sono riusciti nell’intento di creare qualcosa di estremamente soggettivo e legato alle emozioni sopite dentro di noi. In modo del tutto imparziale possiamo però ammettere che il team di Remember Me ce l’ha fatta a tirare tutti i fili della trama, raggiungendo un finale soddisfacente e privo di qualsiasi errore di sceneggiatura. L’inizio dell’episodio, però, ci obbliga sin da subito ad entrare in una sfera “intima” del videogame, ovvero il nostro rapporto con esso. Con una soluzione narrativa che non andremo ad anticipare (come al solito cerchiamo di rendere questa recensione fruibile a tutti) tutte le nostre scelte prese negli episodi precedenti verranno in un certo senso annullate. Qualcuno potrà gridare “allo scandalo”, affermando di conseguenza quanto sia stato inutile prendere determinate decisioni per poi vederle cancellate, ma personalmente ritengo che la classica frase “l’importante non è la meta, ma il viaggio” non sia del tutto sbagliata. I nostri personaggi hanno comunque vissuto determinate esperienze e le nostre decisioni sono state effettivamente prese nel corso della narrazione, permettendoci in questo ultimo capitolo di guardare alle nostre spalle virtuali per vedere l’arazzo narrativo nella sua complessità e di non vederlo solo come un susseguirsi di decisioni meccaniche. La concatenazione di cause ed effetti era comunque presente negli episodi precedenti e nonostante non vada ad influire in modo incisivo sul finale, rimarrà sicuramente all’interno della vita di Max Caulfield. Proprio la protagonista, una volta terminato il gioco, non ci apparirà più come un semplice personaggio di un videogame, frutto dell’insieme delle nostre scelte e della giusta pressione di una serie di tasti, ma ci sentiremo talmente affini a lei che sarà come aver vissuto la storia in prima persona, con i suoi momenti belli e quelli brutti. Ci rendiamo conto che il discorso può apparire troppo emotivo e non in linea con gran parte delle recensioni, ma riteniamo sia necessario analizzare al meglio delle nostre forze un titolo che, oggettivamente, risulta scritto, pensato, diretto e realizzato non per colpire direttamente il cervello del giocatore, ma il suo cuore.

Life is… unfair
Il “problema” riguardo il finale è che solo uno dei due era corretto per la “mia” max. La Max Caulfield di un altra persona, che ha deciso di optare per un diverso tipo di approccio alla storia, potrebbe essere più propensa all’altro

Un discorso derivante da quanto scritto poco sopra può essere fatto riguardo il finale di questo quinto episodio. O meglio: i finali. Life is Strange, infatti, ci permettere di compiere una pesante scelta alla fine dell’ultima “puntata”, andando a completare il nostro percorso all’interno di Arcadia Bay. Il “problema” riguardo il finale è che, personalmente, ritengo solamente uno dei due “corretto”, mentre ritengo che l’altro vada a snaturare completamente il concetto alla base del titolo Dontnod. Attenzione, però, che quel “personalmente” non è inserito a caso. In base alle nostre scelte, ai nostri dialoghi e al nostro rapporto con la storia, infatti, troveremo totalmente insensato uno dei due finali, amando invece l’altro. Abbiamo quindi utilizzato i social network per sondare un po’ il parere degli utenti e ci siamo resi conto di quanto effettivamente sia vero quanto avete appena letto. Una volta terminato il gioco, inoltre, è possibile vedere la percentuale mondiale delle scelte, e scoprire di conseguenza che il 53% dei giocatori ha prediletto un finale, mentre il 47 ha optato per l’altro, creando due vere e proprie fazioni quasi in equilibrio. È inevitabile, infatti, che la storia che siamo andati a costruire grazie alle scelte e ai dialoghi appositamente studiati, ci permetta di accettare solamente una delle due possibili conclusioni, rifiutando l’altra in quanto diametralmente opposta. Ritengo infatti che uno dei due finali snaturi completamente il personaggio di Max che ho costruito pian piano, ora dopo ora con il pad alla mano, ma si tratta appunto della mia Max, che si è evoluta assieme a me durante queste 15 ore di gioco e che ha fatto da tramite alle mie emozioni ad ogni possibile interazione con il mondo di gioco. La Max Caulfield di un altra persona, che magari ha deciso di optare per un diverso tipo di approccio alla storia, potrebbe essere più propensa all’altro finale, andando in questo modo a cozzare con la mia decisione finale. Non esiste una sola Max. Noi siamo la Max che decidiamo di essere all’interno del gioco. E badate che non si tratta di un finale cervellotico, filosofico, ambiguo o incerto, ma di semplice chimica all’interno del nostro corpo che, in un modo totalmente emotivo, ci porterà a premere “quadrato” o “cerchio” nella scena finale.

Life is… unwritten
Come per i precedenti episodi ci troviamo di fronte ad un’opera più ampia e dettagliata rispetto ai titoli Telltale

Abbandonata la caratteristica principale di Life is Strange, possiamo ora concentrarci sul gameplay del titolo realizzato dai ragazzi di Dontnod Entertainment. Come per i precedenti episodi ci troviamo di fronte ad un’opera più ampia e dettagliata rispetto ai titoli Telltale, con più oggetti con i quali interagire e con aree più grandi di un singolo corridoio. Sottolineiamo, però, che alcune scelte di regia hanno obbligato lo studio francese a ridurre leggermente la dimensione delle aree, impedendo al giocatore di vagare per lungo tempo e perdere il ritmo serrato della narrazione. Come anticipato nella sezione dedicata alla trama, le decisioni in Life is Strange: Polarized si limitano a quella finale, con la quale decidiamo la sorte dei nostri protagonisti. È bene sottolineare che nel caso foste alla ricerca di un titolo dove le vostre scelte modificano pesantemente la narrazione, Life is Strange potrebbe apparirvi come una mezza delusione, in quanto quest’ultimo va a lavorare non sulle conseguenze fisiche e ambientali delle vostre decisioni, ma sul vostro rapporto con esse. Un esempio per farvi capire cosa intendo potrebbe essere questo: possedete una macchina del tempo e decidete di tornare indietro di “n” anni. In quella linea temporale conoscete una bella ragazza/o e decidete di offrirle/gli da bere al bar. Scoprite quindi che è fidanzata/o e che il suo fidanzato/a è pronto ad uccidervi per difendere il suo/a partner. Per legittima difesa voi reagite e per sbaglio lo/a uccidete. Decidete quindi ti tornare di nuovo indietro nel tempo per impedire l’avvenuto e, una volta sistemato il danno impedendo a voi stessi di commettere un omicidio, tornate nel presente per evitare di fare altri danni al continuum spazio temporale. In quel caso le vostre scelte non hanno sostanzialmente cambiato nulla, ma psicologicamente avrete subito un cambiamento e difficilmente vi avvicinerete di nuovo ad una ragazza seduta ad un tavolo di un bar con la medesima leggerezza. Life is Strange funziona più o meno così. Le vostre scelte alla fine non cambieranno in modo definitivo il destino di tutti i personaggi, ma porterete sempre dentro di voi le cicatrici dei vostri errori e/o vittorie.

Life is… musical
Life is Strange Ep. 5 – Polarized, tecnicamente, non si scosta molto dai precedenti episodi

Non c’è molto da dire per quanto riguarda il comparto tecnico di Life is Strange Ep. 5 – Polarized, in quanto non si scosta molto rispetto ai precedenti episodi. Le avventure di Max e Chloe, infatti, risultano ancora una volta piacevoli da vedere, pur con qualche animazione legnosa e un paio di cali di frame del tutto immotivati, ma nulla di neanche lontanamente fastidioso. Impeccabile ancora una volta il comparto sonoro che grazie ad un mix di doppiaggio curato e una colonna sonora meravigliosa (ed evidenziata nei giusti momenti) appare alle orecchie di tutti come qualcosa di sublime e indimenticabile. Per quanto non facente parte prettamente del comparto grafico e sonoro, ci sentiamo di fare un plauso particolare alla regia che, sin da subito, risulta brillante, ben strutturata e in grado di rivaleggiare coi pesi massimi dell’industria videoludica.

Verdetto
9 / 10
Life is... Strange
Commento
Life is Strange Ep.5 - Polarized, quinto e ultimo episodio della serie targata Dontnod Entertainment, è tra le punte di diamante della narrazione videoludica. Si tratta della conclusione di un'opera che come poche altre saprà accompagnarvi durante la vostra vita da videogiocatori, rimanendo nei vostri cuori per sempre e diventando semplicemente un must have per tutti gli appassionati delle storie ottimamente scritte e dirette. Certo se siete alla ricerca di un titolo prettamente ludico l'ideale sarebbe rivolgersi altrove, ma siamo certi che se saprete dare anche solo mezza occasione a Life is Strange non rimarrete delusi. Anzi.
Pro e Contro
Storia, regia, narrazione e dialoghi pressoché perfetti
Comparto sonoro indimenticabile
Scelte che non vanno ad influire sulla storia, ma direttamente sulle nostre emozioni

x Scelte che non vanno ad influire sulla storia, ma direttamente sulle nostre emozioni
x Uno dei due finali, inevitabilmente, non vi piacerà