Recensione Immortal Fenyx Rising, la leggenda di uno scudiero

Hai giocato Zelda Breath of the Wild e hai amato il mondo vivo e colorato che offre ma dopo averlo finito hai guardato Horizon Zero Dawn e lo hai lasciato stare perché non erano la stessa cosa? Un po’ mi dispiace per tale scelta, ma sono qui per raccontarti di come ho vissuto Immortal Fenyx Rising e di cosa mi ha fatto innamorare, tanto da perdermi, del mondo creato per sbaglio da Ubisoft.

Prometeo stai zitto che adesso la storia la racconto io

L’inizio della fine

Ci ritroviamo sull’Isola d’Oro, in una faida tra Tifone, gli Dèi e Zeus. Tu, Fenyx, scudiero venuto dal nulla ti troverai a dover placare tale faida rimandando indietro il piccolo Tifone che, ormai, ha corrotto tutta l’isola.

Inizialmente ci troveremo a dover seguire un tutorial dalla breve durata per raccogliere tutto l’armamento necessario per poter volare verso la nostra meta, l’inizio della nostra avventura. Non avete una strana sensazione di Déjà vu? Perché io si.

Quelle ali, offerteci in modo indiretto da Dedalo, sono il primo passo per la nostra libertà ed indipendenza da pareti e sporgenze. Il volare dall’isola del tutorial (dove non torneremo mai più facendo tutto ciò che l’isola ci offre lato attività) verso la prima parte dell’Isola d’Oro che è stata, probabilmente, una delle cose più belle che io abbia fatto su Immortal Fenyx Rising.

Panorama su Immortal Fenyx Rising
In sto gioco è tutto fantastico, partendo dai panorami che ci offre.

Smarrire la strada

Di base, Immortal Fenyx Rising, è un Open World. E qual è la prima cosa che ogni giocatore fa in un Open World? Esplorare, andare in giro senza meta, cercare anche nei buchi più piccoli o nei posti più alti (quando è possibile, ovviamente). Ma, effettivamente, cosa ferma il giocatore dall’esplorare fino in fondo un posto? L’assenza di vitalità, il non trovare più nulla da fare, il vuoto delle lande.

GamePad alla mano, però, mi sono emozionato ed innamorato nello scoprire che non è per nulla così, non è il solito Open World spoglio ed inattivo. Volavo da un punto all’altro e vedevo, sotto di me, che tutto aveva un senso, aveva un colore, aveva un movimento. I nemici si riunivano, si coprivano a vicenda, si educavano l’un l’altro. Gli animali andavano in giro per la mappa a cibarsi, guardare il panorama che il mondo gli offriva ed andare a dormire, spesso insieme. Prometeo e Zeus, così come Tifone, reagivano al mio scorrazzare in giro senza meta, incitandomi ad andare avanti e finire ciò che ho cominciato.

Ma io non volevo mettere la parola FINE a tutto ciò. Il sentirmi vivo, dopo mesi e mesi di siccità videoludica, mi aveva fatto sorridere e tirare un sospiro di sollievo. Non volevo smettere di divertirmi nel combattere le bestie che Tifone ci scagliava spesso contro, di cacciare gli animali, di dare la caccia ai mostri leggendari. Quel Combat System tanto semplice quanto bello, divertente e soddisfacente. Quelle sfide e quei puzzle che, pur nella loro semplicità, mi permettevano di trascorrere ore davanti lo schermo senza mai annoiarmi perché sapevo che ogni cosa, ogni azione, mi ricompensava, dal semplice taglio di un albero all’usare il cavallo per le sfide a tempo, però…

Ritrovare la propria strada

…Prima o poi, ahimè, tutto ciò che è bello volge al termine. Possiamo esplorare quanto ci pare, portare al massimo splendore qualsiasi arma e qualsiasi armatura ma una strada avrà comunque una fine e quella di Fenyx la porterà a concludere il suo viaggio con l’amore di chi alle leggende ci crede e le vive.


Videoludicamente scorretto:
La follia della ripetizione videoludica
Le attività purtroppo finiscono, i mostri ci sembreranno delle scartine e gli Dèi ci lasceranno in pace, una pace ampliamente conquistata ma, effettivamente, noi giocatori, quanto abbiamo voglia di tornare su un gioco solo per fermarci a guardare alba e tramonto? A fare delle foto che magari ci resteranno nel cuore perché noi quell’avventura l’abbiamo vissuta con gioia ed emozione e che nemmeno un minuti di gioco ci è sembrano pesante e noioso?

Io, sarò onesto, non torno quasi mai su un titolo solo per fermarmi a guardare con nostalgia ciò che ho vissuto ma posso affermare, con la certezza più totale, che Immortal Fenyx Rising è, per me, una bellezza senza tempo quindi grazie Isola d’Oro.

Altro panorama su immortal fenyx rising
Uno dei 4 punti più alti dell’Isola d’Oro.

Adesso la landa desolata è il mio cuore

Fenyx mi ha accompagnato per diverse ore, forse più del dovuto, più di quanto io avrei dovuto offrire io a lei (perché si, ho scelto il sesso femminile per Fenyx) e forse mi fa male non poter tornare ad esplorare proprio perché, una volta finito tutto, puoi fare solo quello in attesa delle nuove missioni che arriveranno nell’anno che verrà grazie al season pass.

Davvero, ragazzi, non perdetevi l’avventura che Ubisoft ha costruito per sbaglio (a detta loro il gioco è nato da un bug di Assassin’s Creed) proprio perché per sbaglio potreste innamorarvi. Trovarvi nel posto giusto in un gioco totalmente fuori posto, nato grazie ad un glitch trovato su Assassin’s Creed Odyssey che vedeva tutto un equipaggio di una nave diventare ciclope (divertente ma quanto avrebbe fatto schifo su un gioco “realistico” come Odyssey?)

Uno sbaglio, però, che mi ha fatto innamorare.

Verdetto
9 / 10
Zeus zitto che sto esplorando.
Commento
Immortal Fenyx Rising vuole essere lo Zelda di Ubisoft, volto, però, ad un pubblico giovane ma che sa conquistare anche i più grandi per la sua immediatezza e semplicità. Trama ben scritta, personaggi caratterizzati in modo impeccabile. Pecca leggermente il doppiaggio che, in italiano, non rispetta le punteggiature, non dando così le giuste pause dove dovrebbero stare o le domande che, chi parla, pone a chi ha di fronte. Ottimo open world colorato e pregno di quest secondarie ed attività, così come di mostri leggendari e sfide.
Pro e Contro
Esplorazione e combattimento soddisfacenti
Personaggi e Divinità ben caratterizzati
Colorato un botto

x Doppiaggio sotto tono
x Poca rigiocabilità

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