Recensione Ender Lilies: Quietus of the Knights – Recensione

Ha ancora senso pubblicare metroidvania in un mondo in cui chi è innamorato del genere sta sbavando in attesa di Hollow Knight: Silksong? Domanda davvero complessa, soprattutto perché spesso la ricerca ossessiva di una ventata di novità rischia di portare pesantemente fuori strada, soprattutto di fronte a moderni capisaldi del genere che hanno sfiorato la perfezione assoluta. Ender Lilies, però, è riuscito in qualche modo a ritagliarsi un suo spazio all’interno di un panorama affollatissimo di opere derivative, attirando una piccola nicchia di curiosi e appassionati capace di generare parecchio rumore attorno al titolo. Io, da bravo tossicodipendente del genere, non attendevo altro che qualcosa che mi aiutasse a sopportare l’attesa. Metadone per drogati di metroidvania come me.

Binary Haze Interactive si è presentata sul mercato con un videogioco semplice ma incredibilmente efficace. Un titolo curato, cupo e perfettamente coerente con sé stesso e con le sue evidenti ispirazioni artistiche. Ender Lilies: Quietus for Knights, al netto di qualche problema piuttosto fastidioso, è un’esperienza che vale la pena di vivere e che dimostra ancora una volta la qualità di un certo approccio allo sviluppo tipicamente nipponico.

Una bianca vestale in un mondo putrescente

Il titolo si apre con l’immagine di una bambina vestita di bianco. È piccola, piccolissima se messa in relazione al mondo in cui si sveglia. Viene svegliata dallo spirito di un cavaliere che le offre il suo aiuto per salvare il mondo dalla piaga della necropioggia che ne ha corrotto gli abitanti. Il viaggio di Lily inizia così. È muta, spaventata, disorientata e priva di ogni ricordo. Quella dell’amnesia è una trovata narrativa oramai inflazionatissima, ma anche in questo caso riesce a contestualizzare alla perfezione il senso di smarrimento che si prova muovendo i primi passi a Land’s End. Non si può che fidarsi delle parole del cavaliere, dopotutto sembra forte e determinato, oltre che inspiegabilmente devoto a Lily.

Ciò che segue è un’opera che racconta un mondo in declino visto dagli occhi di una bambina in possesso della capacità di guarirlo. Esplorandone i meandri sarà possibile toccare con mano gli effetti catastrofici della necropioggia. ll regno è crollato sotto le sue gocce battenti, che ne hanno corroso gli edifici e corrotto gli abitanti, ormai ridotti a grovigli di carne impazzita pronti a uccidere chiunque gli si pari di fronte. Il mondo di Ender Lilies è ostile e pieno zeppo di pericoli, soprattutto per quella che è una bambina incapace di difendersi. Più o meno come quando mi sono perso a Gardaland, ma con mostri feroci pronti a farmi la pelle al posto di Prezzemolo.

Come fare per esplorare un mondo così ostile senza la capacità di brandire un'arma?

È qui che entra in gioco la meccanica di gameplay principale di Ender Lilies. La piccola vestale, infatti, non ha le forze per portare armi con sé; una spada di dimensioni normali rischia di essere due volte più grande di lei. Dopotutto, è pur sempre una bambina. Il vero guizzo di Ender Lilies sta proprio qui: si controlla il movimento di Lily, ma tutta la parte relativa al combattimento è affidata al cavaliere e agli altri spiriti incontrati durante l’esplorazione, le cui azioni sono affidate ai vari tasti del pad. È una scelta di gameplay perfettamente coerente con la narrativa del gioco, che però all’atto pratico necessita di qualche minuto per essere appresa a fondo.

Gli spiriti al fianco di Lily non hanno hitbox, ma sono loro a menare fendenti. Questo implica che per colpire e schivare assieme è necessario tenere un occhio sugli spiriti, che appaiono alle spalle di Lily come stand di Jojoiana memoria, e uno su gli attacchi diretti alla vestale. Non un’operazione semplice, soprattutto se si è abituati a controllare un solo personaggio alla volta come succede la stragrande maggioranza delle volte per titoli a scorrimento orizzontale di questo tipo. Appresi i rudimenti del combat system, però, quella di Binary Haze si rivela essere una scelta incredibilmente soddisfacente, pad alla mano, grazie anche a un’ottima calibrazione del livello di difficoltà.

Gli ispiratori illustri di Ender Lilies

Sarebbe facile pescare dal mazzo la carta Bloodborne per tracciare un parallelo con Ender Lilies, il suo mondo corrotto e i suoi abitanti putrescenti. Sarebbe semplicissimo e, a onor del vero, sarebbe anche corretto. Non sarebbe sbagliato nemmeno giocare la carta Castlevania – Aria of Sorrow, dal momento che la gestione degli spiriti, che altro non sono se non le anime dei nemici uccisi in battaglia, ne ricorda da vicino la varietà del combat system. Il fatto è che sì, la direzione artistica di Ender Lilies è veramente di un livello impressionante, ma il focus del titolo è un altro. Non è la sfida, non è nemmeno l’esplorazione. Ender Lilies ruota attorno al senso di colpa che è capace di generare nel giocatore.

Ho trascinato Lily all’interno di un ambiente orrendo. L’ho costretta a fronteggiare la putrescenza del mondo, le ho fatto rischiare la vita di fronte ai mostri che la stavano aggredendo seppur fosse disarmata. L’ho vista corrompersi mano a mano che assorbiva l’impurità del mondo, e non mi sono fermato. Dovevo finire il gioco, e dovevo farlo a discapito della salute di quella piccola e candida bambina. Lily è Wander. Ender Lilies è Shadow of the Colossus. Francamente vedere un team in grado di introiettare la lezione impartita così tanto tempo fa da Fumito Ueda mi ha sorpreso e, a modo suo, scaldato il cuore. Al netto del fatto che Ender Lilies ha una capacità spaventosa di far sentire profondamente in colpa il giocatore. Questo è in grado di far dimenticare tutte le incertezze del titolo.

Il dramma delle minimappe nei Metroidvania

Come dicevo in apertura, il Metrodivania è un genere che è stato in grado di regalare al medium alcuni tra i videogiochi più toccanti e memorabili degli ultimi anni. C’è però un elemento che è in grado di migliorare o, potenzialmente, peggiorare l’esperienza complessiva. Parlo delle minimappe. Negli ultimi anni si sono visti esempi di assoluta perfezione in questo senso, basti pensare ad Hollow Knight (e, giuro, quasi mi spiace questa reductio a Team Cherry). È inspiegabile come di fronte a numerosi esempi di grande maestria in questo senso Ender Lilies sia riuscito a toppare clamorosamente proprio la sua gestione della minimappa.

Se da un lato è apprezzabile la possibilità di sapere da subito quante diramazioni partano da una stanza prima ancora di averla esplorata nella sua interezza, dall’altro ci sono degli intoppi veramente fastidiosi. Le stanze di Ender Lilies, infatti, possono essere incredibilmente grandi, e il fatto di non poter in alcun modo vedere la loro conformazione mi ha dato fastidio il più delle volte. Altra mancanza, in questo senso, quella di poter posizionare dei segnalini sulla mappa per ricordarsi oggetti da recuperare in sede di backtracking.

La tara dei difetti

Ender Lilies è un videogioco povero. Al di là di una direzione artistica spaccamascella e di una colonna sonora veramente mozionante, è evidente la sua natura di non AAA. Dato il successo raggiunto dal titolo immediatamente dopo il lancio è possibile aspettarsi qualche mini aggiornamento capace di tappare qualche buco legato al budget risicato, primo tra tutti la mancanza del doppiaggio anche solo in lingua inglese (non preoccupatevi per la localizzazione, quella è più che buona anche in Italiano, anche se l’ingelse utilizzato risulta comunque molto più evocativo). Durante le belle cutscenes post-boss fight, che si presterebbero perfettamente a un’interpretazione sulla falsariga di quanto fatto da From Software con i soulsborne, si avverte proprio la mancanza di un doppiaggio di livello.

Al netto di tutto questo e di molte incertezze sulla gestione del livellamento, però, Ender Lilies è una vera e propria calamita. Il suo loop di gameplay e le innumerevoli combinazioni di spiriti che è possibile equipaggiare portano a sperimentare sempre e comunque mentre si avanza all’interno del mondo di gioco. Un viaggio che vale la pena di vivere davvero, una piccola perla che merita ancora più visibilità di quanta ne abbia attirata finora. Ender Lilies è uno di quei titoli piccoli ma incredibilmente quadrati e sorprendenti che merita di venire scoperto.

Per quanto male possa fare portarlo fino in fondo.

Voto e Prezzo
8 / 10
20€ /20€
Commento
Ender Lilies è una piccoola perla imperfetta. Un titolo piccolo come il budget alle sue spalle, ma pieno di cuore e di idee vincenti all'interno di un genere che tende ad innovare poco e a farlo spesso male. Una direzione artistica meravigliosa, una colonna sonora cupa ed emozionante ed una serie di ispirazioni illustri che vanno dai lavori di Hidetaka Miyazaki alla lezione impartita da quel fumito Ueda che da Shadow of the Colossus ha fatto scuola lasciando un segno marchiato a fuoco sulla storia del medium. Un metroidvania semplice e con una lista di difetti non indifferente, difetti che però passano in secondo piano di fronte alla pura e semplice bellezza dell'esperienza complessiva. Da provare e da vivere, non ve ne pentirete.
Pro e Contro
Direzione Artistica
Colonna sonora
Impossibile staccarsene

x Gestione della minimappa
x Manca il doppiaggio

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